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lunedì 30 novembre 2020

Marlon Brando

La più grande presenza di tutto il cinema

Data nascita: 2 Aprile 1924 (Ariete), Omaha (Nebraska - USA)
Data morte: 2 Luglio 2004 (80 anni), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Gli amici tienitili stretti ma i nemici ancora di più. I nemici sono dappertutto Michael anche io potrei essere un tuo nemico.
dal film Il padrino (1972) Marlon Brando  Don Vito Corleone
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Marlon Brando
Premio Oscar 1990
Nomination miglior attore non protagonista per il film Un'arida stagione bianca di Euzhan Palcy

Golden Globes 1990
Nomination miglior attore non protagonista per il film Un'arida stagione bianca di Euzhan Palcy

Premio Oscar 1974
Nomination miglior attore per il film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci

Premio Oscar 1973
Premio miglior attore per il film Il padrino di Francis Ford Coppola

Golden Globes 1973
Premio miglior attore per il film Il padrino di Francis Ford Coppola

Premio Oscar 1973
Nomination miglior attore per il film Il padrino di Francis Ford Coppola

Golden Globes 1973
Nomination miglior attore per il film Il padrino di Francis Ford Coppola

David di Donatello 1958
Nomination miglior attore straniero per il film Sayonara di Joshua Logan

David di Donatello 1958
Premio miglior attore straniero per il film Sayonara di Joshua Logan

Premio Oscar 1958
Nomination miglior attore per il film Sayonara di Joshua Logan

Premio Oscar 1955
Premio miglior attore per il film Fronte del porto di Elia Kazan

Premio Oscar 1955
Nomination miglior attore per il film Fronte del porto di Elia Kazan

Premio Oscar 1954
Nomination miglior attore per il film Giulio Cesare di Joseph L. Mankiewicz

Premio Oscar 1953
Nomination miglior attore per il film Viva Zapata! di Elia Kazan

Premio Oscar 1952
Nomination miglior attore per il film Un tram che si chiama Desiderio di Elia Kazan

Festival di Cannes 1952
Premio miglior attore per il film Viva Zapata! di Elia Kazan



Johnny Depp e Penelope Cruz presentano a Cannes il quarto capitolo della saga.

Cannes affonda i pirati

domenica 15 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Cannes affonda i pirati «L'ultima nave è salpata da un pezzo»: con un ferale articolo, diffuso nel Palais poche ore prima dell'arrivo di Johnny Depp e Penelope Cruz a Cannes, la rivista Screen ha platealmente stroncato il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi, pellicola fuori concorso al cinema dal 18 maggio e primo sequel del franchise interamente in 3D. Un'opinione confermata dalla tiepida risposta ricevuta dal film in sala e persino dai suoi interpreti, attesi come star sul tappeto rosso della Croisette ma accolti con freddezza dalla stampa: scarsa la chimica tra i protagonisti Depp e Cruz, distanti sullo schermo come nella vita, ben poco carismatici (anche) dal vivo i nuovi acquisti della saga, Sam Claflin e la francese Astrid Berges-Frisbey, nell'ingrato ruolo di rimpiazzo dei transfughi Orlando Bloom e Keira Knightley. A guidare la pattuglia il produttore Jerry Bruckheimer e il regista Rob Marshall, subentrato al veterano Gore Verbinski, assenti ingiustificati gli sceneggiatori Terry Rossio e Ted Elliott, che avrebbero lavorato allo script del film insieme allo stesso Johnny Depp: «Questo film è il film di Depp», sottolinea Bruckheimer aprendo l'incontro con i giornalisti. Una frase che più che un complimento, suona come un sinistro avvertimento.

Capitan Jack Sparrow: Johnny Depp

Dopo 8 anni nei panni di Jack Sparrow, come si è preparato al ruolo?
Sparrow è un personaggio talmente complesso che si può sviluppare praticamente all'infinito. Mi sono preparato come faccio sempre, cioè guardando moltissimi cartoni animati. Mi piace pensare il Capitano come una specie di Bugs Bunny.
Da dove arriva la maggiore ispirazione per il suo personaggio?
C'è in lui qualcosa di Marlon Brando, un attore che è la mia ispirazione in tutto, in ogni cosa che faccio. E poi direi che Sparrow è un buffo mix tra una rockstar alla Keith Richards e una puzzola romantica.
A proposito. Keith Richards ha un cameo nel film: com'è stato recitare con lui?
Bellissimo. Per lui è stata un'occasione per esplorare il mondo del cinema, per noi un'esperienza di vita. Mi piacerebbe scriverci un libro.
In che modo è intervenuto sulla sceneggiatura?
Mi ritengo molto fortunato, perché mi è stato chiesto di partecipare al processo creativo e io l'ho fatto. Ma in una storia ci sono tanti ingredienti, non saprei dire quali idee siano mie e quali degli sceneggiatori.
L'ha mai tentata l'idea di produrre un capitolo de I Pirati?
No, non ce la farei mai, è un impegno che mi annienterebbe. L'unico in grado di fare una cosa del genere è Jerry Bruckheimer, un vero mago.
Ha improvvisato sul set?
L'ho fatto con Geoffrey Rush... ma più in generale un personaggio come Sparrow si presta all'improvvisazione, non lo puoi controllare in nessun modo.
Fa vedere i suoi film in famiglia?
La mia famiglia vede sempre i miei film: ne hanno visti più loro di me. Ho testato segretamente i personaggi su mia figlia, ci giocavo insieme con le Barbie e facevo le vocine finché non mi diceva basta. Mi ha aiutato a capire cosa funzionava di più.
Come ha lavorato con la sua partner, Penelope Cruz?
Spendidamente. Penelope è un regalo della natura, un'attrice talentuosa, sveglia e capace, una gran donna, un'amica fidata.
Quali sono per lei le qualità di un buon pirata?
Essere pronto a farsi sparare addosso. Avere una buona ciurma. Essere ignorante e ostinato.
Gli Oscar possono cambiare una carriera?
Non sono la persona più adatta a rispondere, io che gli Oscar sono più abituato a perderli che a vincerli. È bello quando il tuo lavoro viene riconosciuto, ma non è per questo, cioè per i premi, che si lavora. La professione dell'attore la si sceglie per creare, per esplorare nuovi mari e divertirsi con i compagni di set.
Meglio un piccolo film indipendente o un blockbuster sui pirati?
In vita mia ho fatto piccoli e grandi film. Sono felice per il successo de I Pirati, ma sono anche contento di aver costruito una carriera su molti flop. Uno dei miglior film, Liberty, praticamente non l'ha visto nessuno.
Ha paura dei critici?
Sì. Molta.
La emoziona essere al Festival di Cannes?
Sono onorato e felice. E credo che i Pirati piacerà anche al pubblico di Cannes, perché è un film fatto proprio per l'audience, per la gente. È divertente, nuovo.
Ci sarà un quinto capitolo de I Pirati dei Caraibi?
Se non ci si stanca dei personaggi, e il processo creativo mantiene la sua forza senza sottostare alle ragioni del movie business, le possibilità ci sono. Io sono disposto a tornare.

Angelica la piratessa: Penelope Cruz

Si è trovata a suo agio in un film colossale come I Pirati dei Caraibi?
Certamente. Mi sono sentita perfettamente inserita, a mio agio anche nei panni di una donna bugiarda e manipolatrice come Angelica. Sono onorata di aver diviso tempo e scene con un attore come Johnny Depp, con cui avevo lavorato già 12 anni fa. Il suo livello di creatività è cresciuto. È una creatura unica.
Girare un action movie in gravidanza è stato impegnativo?
Ho fatto due mesi di training con il team del film e poi ho lavorato in sicurezza, non ho fatto niente di pericoloso, mi hanno sempre protetta. In alcune inquadrature mi ha sostituita mia sorella Monica.
Da spagnola, trova difficile recitare in inglese?
Mi piace recitare in lingue diverse e ho avuto un bravo coach che mi ha aiutata sul set. Credo di essere migliorata, la prima volta che ho recitato con Depp mi perdevo la metà di quello che diceva...
L'Oscar per Vicky Cristina Barcelona, nel 2009, le ha cambiato la vita?
Non ha cambiato i motivi per cui scelgo o scarto un film. L'Oscar lo conservo in casa e ogni volta che lo guardo penso a tutte le persone che mi hanno aiutata a realizzare il sogno di diventare attrice.
Jack Sparrow cerca la fonte della giovinezza. E lei, l'ha trovata?
Ogni giorno penso al mio futuro e no, io non cerco la fonte. L'invecchiamento lo voglio celebrare, sono curiosa di esplorare nuove età, non ho paura di cambiare, non ho questo tipo di ossessione.
Che effetto le fa trovarsi a Cannes?
Sono molto contenta di essere qui. Ho letto la sceneggiatura del film in concorso di Almodovar e credo sia una delle migliori cose che abbia mai fatto: spero tanto che vinca almeno un premio...

Al timone: Rob Marshall, Jerry Bruckheimer e la ciurma

Qual è la maggiore sfida affrontata dal film?
Bruckheimer: Trovare la storia giusta. Ci sono voluti anni, ma con un capitano come Marshall al timone e con Depp alla sceneggiatura, il progetto è riuscito al meglio.

Un film come I Pirati richiede un impegno particolare al regista?
Marshall: Io venivo dall'esperienza di Nine, dove ho avuto un grande cast tra cui la stessa Cruz, quindi ero in parte allenato. Ho avuto la fortuna di lavorare qui con grandi attori che sono anche persone fantastiche: Johnny Depp, per esempio, è un vero genio della commedia.

E gli attori? Come si sono calati nei loro personaggi?
Geoffrey Rush: Io, per Barbossa, confesso di essermi ispirato a Barbara Streisand. Non ho problemi a passare da film come Il discorso del re, con un budget da 12 milioni, a film dal budget incalcolabile come I Pirati dei Caraibi: anche se hai 800 persone a pranzo, e 18 camion nel parcheggio, il tuo lavoro resta sempre lo stesso.
Ian McShane: per Barbanera mi sono preparato ascoltando Bob Dylan... il mio è un personaggio iconico, ma più che cattivo lo chiamerei complicato. Barbanera è un pirata standard: ti guarda negli occhi mentre impugna la spada, solo che la sua è lunga il triplo di quelle degli altri.
Astrid Berges-Frisbey: Sono molto emozionata di aver trovato il mio posto in questo kolossal. Non parlavo inglese, ma per fortuna sono stata aiutata da tutta la troupe sia con la lingua, sia con il mio personaggio: è difficile calarsi nei panni di una sirena...
Sam Claflin: Questo è il mio primo film in assoluto e ho un personaggio difficile, uno che non perde mai la fede in Dio nonostante le mille tentazioni. Posso dire che come lui anche io faccio fatica a resistere alle belle ragazze...

Apocalypse Now - Final Cut

Apocalypse Now - Final Cut

Un film di Francis Ford Coppola. Con Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall, Frederic Forrest, Laurence Fishburne.
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Genere Drammatico, - USA 1979. Uscita 14/10/2019.
Ultimo tango a Parigi

Ultimo tango a Parigi

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,82)
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Marlon Brando, Maria Schneider, Maria Michi, Giovanna Galletti, Gitt Magrini.
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Genere Drammatico, - Italia 1972. Uscita 21/05/2018.
Superman Returns

Superman Returns

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,95)
Un film di Bryan Singer. Con Brandon Routh, Kate Bosworth, James Marsden, Frank Langella, Eva Marie Saint.
continua»

Genere Avventura, - USA, Australia 2006. Uscita 01/09/2006.
Don Juan De Marco maestro d'amore

Don Juan De Marco maestro d'amore

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,99)
Un film di Jeremy Leven. Con Johnny Depp, Marlon Brando, Géraldine Pailhas, Talisa Soto, Faye Dunaway.
continua»

Genere Commedia, - USA 1995. Uscita 11/05/1995.
Il padrino

Il padrino

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,92)
Un film di Francis Ford Coppola. Con Marlon Brando, James Caan, Al Pacino, Robert Duvall, Diane Keaton.
continua»

Genere Drammatico, - USA 1972.
Filmografia di Marlon Brando »

domenica 15 novembre 2020 - Un viaggio insieme ad un artista prezioso, perennemente in cerca della propria realizzazione.

Il libro di Woody Allen: un'auto-radiografia completa

Pino Farinotti cinemanews

Il libro di Woody Allen: un'auto-radiografia completa La Nave di Teseo distribuisce Woody Allen – A proposito di niente- Autobiografia (400 pag. 22 €)
Direi che si tratta di evento. Ma prima di raccontare mi sento in dovere di rivelare la mia posizione rispetto al newyorkese. Di recente, durante un mio corso alla Iulm, e anche in altre occasioni, uno studente mi ha chiesto i nomi dei cineasti assolutamente indispensabili, della nostra epoca. Ho risposto: I Coen, Wim Wenders e Woody Allen, con Baz Luhrmann in lista di attesa. Direi che l’ulteriormente privilegiato, è Allen, perché oltre alla qualità, l’intelligenza e la cultura ha portato una bella cifra di evasione, persino di felicità. É prezioso, uno così. Figuriamoci in questa epoca. 
 

Ho letto il libro d’un fiato, ribadisco, forse non faccio testo, ma quelle  pagine sono un punto fermo del cinema esteso al costume e alla cultura non solo americana.
Pino Farinotti
Sappiamo che il piccolo ebreo si “esportava” volentieri. Le conosciamo le sue città, al di là di New York: Parigi, Londra, Venezia, Roma, Barcellona. É talmente articolato e completo il libro che, come sempre, sono costretto a scelte e omissioni. Comincerei col far parlare lui. La sua risposta, famosa, a quella domanda:   “Be’, ci sono certe cose per cui valga la pena di vivere. Ehm… Per esempio… il vecchio Groucho Marx per dirne una e… Joe DiMaggio e… il secondo movimento della sinfonia Jupiter e… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra… quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne…”

Credo che ci sia molto di condivisibile da parte di tutti. Non voglio essere solenne e radicale, dico semplicemente che vale la pena di vedere Woody Allen nei film. Ancora lui: l’incipit del libro: “Come il Giovane Holden, non mi va di dilungarmi in tutte quelle stronzate alla David Copperfield,  anche se i miei genitori magari possono essere un soggetto più interessante del sottoscritto. Mio padre, per esempio: nato a Brooklyn quando era ancora tutta campagna, raccattapalle per il Brooklyn Dodgers, giocatore di biliardo, bookmaker; un ebreo piccolo di statura ma che non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno, e che sfoggiava camicie sgargianti e capelli imbrillantinati pettinati all’indietro alla George Raft.”

Una sintesi della ricerca di Allen, lo si può scovare nel suo Midnight in Paris (guarda la video recensione), dove Woody si lascia andare al suo sogno perenne trasversale, ecumenico e impossibile da realizzare, che può solo essere indicato. La realizzazione, che devi sempre inseguire e non la raggiungi mai, è il mantra, è l’anima di quel grande artista. L’ha inseguita per 54 anni e 50 film. E guai se non continuasse. La Parigi di mezzanotte è quella degli anni venti, collettore di arte, cultura, politica, scien­za: si progettava un restyling delle discipline. In quella città fluivano le più belle intelligenze del mondo. Roba assolutamente da Allen

il (Owen Wilson) il protagonista - alter ego di Woody, molto più giovane, ma parla e pensa come lui-  è uno sceneggiatore hollywoodiano, dunque uno scrittore “di mestiere” che intende diventare romanziere, e questa è già in partenza un’indicazione di insoddisfazione. Poi scatta il sortilegio, Gil si ritrova in Parigi, in quegli anni. Gli si fa incontro Zelda Fitzgerald, poi arriva suo marito Scott, seduto al piano c’è Cole Porter che suona Let’s fall in love. E là in fondo, cir­condata da un capannello di uomini, Joséphine Baker canta e balla la Conga. Gil, naturalmente è stravolto dal sogno diventato reale. È dove avrebbe proprio sognato di essere, nella stagione dell’oro del secolo. 
 
Scott gli presenta Ernest (Hemingway, naturalmente) che sembrerebbe persino disposto a leggere il manoscritto di Gil. Non manca una visita a Gertrude Stein, protagonista del “salotto” che accoglieva tutte le leggende, e lì ci sono Picasso, Matisse, Belmonte il torero. La mattina Gil ritrova la fidanzata viziata e indisponente, e i futuri suoceri, insopportabili “repubblicani di destra” e tutto il quoti­diano che ormai gli è intollerabile. A mezzanotte riparte il sogno e il rito. Arriva il taxi, sale e siede vicino a Thomas Eliot e poi ecco Dalì, Man Ray e Buñuel e tanti altri eroi. C’è anche Adriana, fasci­nosa seduttrice di tutti. 

Gil-Woody  non se la sente più di accettare le mediocrità della sua epoca. Così decide: non tornerà più in America, resterà a Parigi, la città che più gli assomiglia. Rimarrà lì, solo. Il grande trucco di Allen è per lui magnificamente liberatorio. Agile e leggero è il racconto, e Woody ha la possibilità si sciogliere il suo sogno radicato, comuni­care con quella gente che tanto lo ha segnato. Come tutti noi – noi almeno che abbiamo letto Il Grande Gatsby e Per chi suona la campana, visto e capito Guernica di Pablo e Persistenza della memoria di Salvador, e poi tutto il resto prodotto allora – siamo figli di quella cultura e di quel sentimento. 

Ho scelto quel film quel modello a campione. Tutto il resto si srotola nel libro. Dove Allen non deve cavarsela in velocità con le battute, ma dispone di quattrocento pagine per rivelarsi. E così, ancora una volta, in modalità diversa, completa, torna a soccorrerci. In questo momento poi...
   

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