| Titolo originale | La chambre de Mariana |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, Storico, |
| Produzione | Francia, Israele, Ungheria, Belgio |
| Durata | 131 minuti |
| Regia di | Emmanuel Finkiel |
| Attori | Mélanie Thierry, Artem Kyryk, Julia Goldberg, Yona Rozenkier, Minou Monfared Dima Savyan, Nikola Tutek, Yelena Khokhlatkina. |
| Uscita | martedì 27 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,40 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 27 gennaio 2026
Un film sulla sopravvivenza: un bambino nascosto, una donna ai margini, una guerra fuori dalla porta. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office La stanza di Mariana ha incassato 1,1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 1942, durante l'occupazione nazista dell'Ucraina, una madre di origine ebrea affida il figlio dodicenne Hugo all'amica prostituta Mariana. Nascosto in un armadio a muro nella stanza della donna, Hugo cresce osservando la vita della donna, i suoi clienti tedeschi, le sue giornate di ozio e sbronze e nel frattempo sogna i volti e le parole dei familiari che ha perduto. Scoperto dalle altre occupanti del bordello, Hugo rischia di essere denunciato, ma grazie alla protezione di Marian, che dopo essere stata cacciata dalla tenutaria fa ritorno alla sua stanza, riuscirà a sopravvivere e ad assistere alla ritirata dei tedeschi. L'arrivo dei russi sarà la fine di tutto?
Tratto dal romanzo "Fiori nelle tenebre" di Aharon Appelfeld, il film maschera da coming of age adolescenziale un'intensa riflessione sul ruolo della memoria nell'elaborazione del lutto e sulla rinascita nel segno dell'amore.
Come in La douleur, il precedente film di Finkiel tratto da Marguerite Duras, che raccontava la deriva psichica di una donna (anche in quel caso interpretata da Melanie Thierry, che qui è Mariana) rimasta sola dopo la deportazione del marito ebreo, in La stanza di Mariana è soprattutto la privazione fisica dell'altro a condizionare i personaggi. Abbandonato dalla madre, spettatore impotente dell'arresto del padre farmacista, Hugo, appartenente a una colta e benestante famiglia della comunità ebraica ucraina, è costretto a vivere in uno spazio ristretto e ad adattarsi a un tempo dilatato.
Allo stesso modo, la prostituta Mariana che lo nasconde, anch'essa chiusa in una stanza, resta bloccata in un'eterna sospensione, né figlia (la madre sta morendo lontano) né madre, nonostante sia pronta a spacciare come suo il piccolo Hugo. Giocare è il mio lavoro, dice al ragazzino che le chiede ingenuamente cosa succede coi clienti nella sua stanza, quando la spia da un buco nella porta.
Se inizialmente il protagonista del film è il solo Hugo, che nel buio del nascondiglio, come in un film di Bergman, vede la madre, il padre, la migliore amica, i parenti - tutti già morti o destinati a morire - in dialogo impossibile con il suo passato e il suo presente impossibile, poco alla volta la presenza fisica di Mariana, sensuale, volgare, viva, s'impone e allarga lo spazio e il futuro del ragazzino.
La guerra e la violenza restano fuori campo, intraviste dalla finestra da cui Hugo incautamente si sporge o sentite in lontananza. Nel solo momento in cui incontra l'orrore, in una fosse comune nel bosco limitrofo al bordello, Hugo si ritrova di fronte a cadaveri che hanno il volto impietrito come i fantasmi delle sue visioni: corpi muti che replicano immagini impossibili. Il nero su cui si apre La stanza di Mariana, quando madre e figlio camminano nelle fogne per sfuggire ai tedeschi, cancella ogni espressione dai volti, rende indistinguibile l'allucinazione dalla realtà, la ricostruzione del passato dalla fantasia, e immerge Hugo nel limbo di un'attesa senza soluzione o redenzione.
Nella prima parte, il film di Finkiel ricorda per libertà compositiva Il suono di una caduta, in cui i personaggi dialogano oltre le barriere del tempo, dello spazio e del corpo (meraviglioso il momento in cui Hugo fuoricampo chiama il nome della madre e questa, girandosi, non lo vede). Mariana, però, finisce per imporsi con la sua fisicità e porta Hugo fuori dal nascondiglio e dalla vita che la guerra gli ha in ogni caso strappato. Nella seconda parte, del resto, i fantasmi scompaiono e lasciano il posto alle figure in carne e ossa, al bisogno di vivere e sopravvivere.
E se il sogno in cui Hugo si commiata dalla famiglia, in uno dei tanti momenti in cui l'immaginazione del ragazzino si confonde con il realismo della rappresentazione, è forse didascalico (come il saluto tra Mariana e Hugo nel finale, chissà quanto consapevolmente ripreso da La vita è bella), il momento dell'unione dei due protagonisti, anch'essi chiamati a giocare un ruolo come la prostituta e il cliente, ha il sapore di un dono gratuito, di una grazia, pur nella sua dimensione scandalosa. O, forse, proprio per lo scandalo che crea.
Con La stanza di Mariana, Finkiel si dimostra ancora una volta un cineasta complesso e in costante ricerca di una forma da dare alle incertezze della mente e del cuore. Nonostante la coproduzione internazionale e l'apparenza da ennesima ricostruzione storica, il suo film è un'operazione intima, un racconto di formazione che afferma, dalla parte di Hugo, la necessità di sopravvivere alla perdita e, da quella di Mariana, la possibilità del sacrificio come estrema forma d'amore.
È un cinema di percezioni e istanze soggettive quello di Emmanuel Finkiel, come già aveva dimostrato nel precedente La douleur (2017) quando catturava il vissuto drammatico di una donna che instaurava una relazione con una agente della Gestapo per tentare di salvare l'uomo che amava. Un cinema mai ricurvo su sé stesso pur essendo immerso nei contrasti e pur riflettendo sulla distanza tra dentro e fuori, [...] Vai alla recensione »