| Titolo internazionale | The Disappearance of Josef Mengele |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania, Francia |
| Durata | 135 minuti |
| Al cinema | 4 sale cinematografiche |
| Regia di | Kirill Serebrennikov |
| Attori | August Diehl, Maximilian Meyer-Bretschneider, David Ruland, Friederike Becht Mirco Kreibich, Burghart Klaußner, Carlos Kaspar, Heinz K. Krattiger, Dana Herfurth, Anton Lytvynov, Alina Lytvynova, Tetiana Lytvynova, Diana Stepanova, Santino Lucci. |
| Uscita | giovedì 29 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Europictures |
| MYmonetro | 3,00 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 27 gennaio 2026
Il 'Dottor Morte' di Auschwitz riletto nella clandestinità e nel giudizio del figlio. La scomparsa di Josef Mengele è 122° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 68,00 e registrato 7.637 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Josef Mengele, grazie a una rete di protezione, riesce a raggiungere l'America Latina passando dall'Argentina all'Uruguay e al Brasile. Mentre altri responsabili della Shoah vengono catturati (il caso più clamoroso è quello di Adolf Eichmann sequestrato dal Mossa israeliano in territorio argentino) lui riesce a nascondersi. Il figlio Rolf riesce però a raggiungerlo con il proposito di chiedergli conto di ciò che ha fatto.
Serebrennikov affronta un'altra biografia con uno stile totalmente differente da quello di Limonov.
Ci sono personaggi difficili da contenere in un film e Serebrennikov ne è perfettamente cosciente avendo affrontato, oltre al dissidente russo, la figura di Tchaikovsky visto attraverso gli occhi della consorte. In questo caso però si trattava di accostarsi ad una delle figure più inquietanti della già orribile strategia della Shoah. Sono innumerevoli gli atti di crudeltà a lui attribuiti e le aberrazioni nell'ambito della sperimentazione su esseri umani. Chi ebbe modo di conoscerlo ne descriveva la gentilezza che accompagnava la perversione alternata a scatti di rabbia incontrollabile. È su questo doppio registro che si sviluppa la lettura del personaggio a cui August Diehl offre un'adesione che non va a ricercare tanto la somiglianza fisiognomica quanto piuttosto l'adesione cieca ad un'ideologia che impedisce qualsiasi, seppur minima, possibilità di pentimento. Il suo Mengele, pur nello scorrere degli anni, rimane identico a sé stesso nella difesa del proprio operato (di cui però non esplicita i dettagli) e ancor più nell'attacco a chi osa metterne anche solamente in dubbio la moralità. A partire dal figlio 'capellone' (che verrà adeguatamente sottoposto a rasatura) che vorrebbe sapere per cercare se sia possibile comprendere l'incomprensibile.
Serebrennikov, mentre scava nella personalità di Mengele, non nasconde tutte le connivenze che hanno permesso a questo essere di morire se non proprio nel suo letto comunque fuori da un carcere. Lo fa con un bianco e nero temporalmente dominante sulla durata complessiva del film che viene però interrotto da inserti a colori, il primo dei quali fa pensare a La zona d'interesse. Sono le riprese dell'arrivo nel campo estremamente luminose come se si trattasse della più normale e quotidiana attività di routine di militari nel corso di un'esercitazione. Quella banalità del male (definita come tale da Hannah Arendt a proposito del processo ad Adolf Eichmann che Mengele considera un traditore che accetta di parlare dinanzi a un tribunale che non ha alcun diritto di giudicarlo) diventa qui una sequenza di cinema finto amatoriale che, al contempo, diventa documento agghiacciante e ricordo piacevole per chi di quegli orrori era uno degli artefici.
“La scomparsa di Josef Mengele” del regista russo Kirill Serebrennikov, tratto dall’omonimo romanzo del francese Oliver Guez, è un film in chiaro-scuro come le tinte che dominano la pellicola, con rari sprazzi a colori. Certamente Serebrennikov poteva osare di più nel far comprendere agli spettatori di quali indicibili orrori si è macchiato l’”Angelo [...] Vai alla recensione »
La scomparsa di Josef Mengele ripercorre l’ultimo periodo della vita del criminale di guerra tedesco rifugiato in Brasile, il suo rapporto con il figlio e il ricordo delle malefatte passate. Il regista russo dissidente Kirill Serebrennikov aggiunge il ritratto di Mengele a quelli del cantante rock Viktor Coj in Leto, del compositore Tchaikovsky in La moglie di Tchaikovsky e del poeta e oppositore russo Limonov nel film omonimo in una galleria ideale di identità più o meno celebri, ma sempre a confronto con se stessi e con la Storia.
Come ha scelto il titolo del suo ultimo film?
Volevo raccontare la parabola di un uomo che per anni ha vissuto sotto copertura e sotto falso nome – anzi, sotto falsi nomi – non solo come scomparsa fisica ma anche morale e metafisica, come una sorta di implosione. Ho cercato di raccontare un’anima in putrefazione, circondata dalla solitudine e dall’assenza totale di amore, in una vita che aveva perso ogni traccia di parvenza umana.
Ad un certo punto Mengele, anche per giustificare il suo operato nei campi di concentramento, dice: “Il passato non esiste”.
Affermare che il passato non esiste è una manipolazione pericolosa della realtà, ed è la scusa per crearsi realtà su misura, con leggi ad personam. È un modo per lavarsi la coscienza e affermare che la propria valutazione di ogni situazione esterna è legittima, e legittima è qualunque nostra azione.
Che cosa dice del passato La scomparsa di Josef Mengele rispetto al nostro presente?
Vorrei che il mio film funzionasse come una sorta di vaccino affinché il passato più terribile non si ripeta, e che fosse visto soprattutto dai più giovani che non conoscono la storia di Mengele. Le nuove generazioni vivono immerse nell’atmosfera tossica e nella bolla di propaganda che si crea sui social. È per questo che il film inizia proprio con un docente universitario che spiega ai suoi studenti chi era quel criminale di guerra.
Mengele però non è mai stato punito formalmente per i suoi crimini.
La sua impunità è al centro del mio film. Per educazione e forse per ingenuità, o anche solo per aver letto Dostoevsky, siamo convinti che ogni crimine debba trovare la sua punizione, ma questo, almeno a livello giudiziario, non sempre succede. Tuttavia quella impunità che in qualche modo logora chi sa di aver commesso un crimine.
Nonostante il titolo, La scomparsa di Josef Mengele non è un film sulla sparizione dell'"angelo della morte", divenuto simbolo della crudeltà nazista. Perché Josef Mengele non scompare affatto. Semplicemente percorre strade "poco battute", protetto da un'ampia rete di complici e famigliari che lo custodiscono in Germania, quando torna dopo la guerra per brevi momenti, ma anche nel suo pellegrinaggio [...] Vai alla recensione »
Il russo esule Kirill Serebrennikov, grande regista soprattutto teatrale che Putin considera "persona non grata", centra il bersaglio che aveva fallito con Limonov. Nel film ispirato al romanzo di Emmanuel Carrère tutti, anche i russi degli anni Sessanta, parlavano incongruamente inglese rendendo la visione quasi imbarazzante; qui la fuga del medico criminale nazista Josef Mengele percorre due continenti [...] Vai alla recensione »
Josef Mengele, medico nazista e criminale di guerra, noto come "l'angelo della morte", dopo il 1945 riesce a fuggire in Sud America. Tra Paraguay, Argentina e Brasile trascorre oltre trent'anni in clandestinità, cambiando più volte identità, fino alla morte avvenuta nel 1979. Dopo "La moglie di Tchaikovsky" e "Limonov", Kirill Serebrennikov torna a confrontarsi con la Storia scegliendo di raccontare [...] Vai alla recensione »
All'origine c'è un romanzo di Olivier Guez, scrittore francese che in "La scomparsa di Josef Mengele" (Neri Pozza) ha ricostruito i trent'anni di latitanza trascorsi dal criminale nazista in Argentina. A partire dal 1949, quando alla dogana di Buenos Aires, appena sbarcato da una nave arrivata dal Brasile (il Mossad era ormai sulle sue tracce) si presenta un uomo con due valigie.
All'indomani della Seconda Guerra Mondiale, Josef Mengele, il medico nazista del campo di Auschwitz, fugge in Sud America per sfuggire a qualsiasi forma di processo. Quando il figlio lo rintraccia e lo raggiungere per interrogarlo, l'angelo della morte non potrà fare a meno di confrontarsi con il proprio passato. Diretto da Kirill Serebrennikov e tratto dal libro di Olivier Guez, La scomparsa di Josef [...] Vai alla recensione »
Una stagione all'inferno. Anzi due, se non tre. C'è un prima, un durante e un dopo, anche se il film oscilla continuamente tra una stagione e l'altra seguendo il suo protagonista in tre età distinte e insieme inseparabili. C'è il medico, c'è il fuggiasco, c'è il relitto. Il primo è lo scienziato nazista che conduceva esperimenti atroci ad Auschwitz.
Usava i prigionieri nei campi di sterminio di Auschwitz come cavie per i suoi esperimenti. Lo chiamavano «angelo della morte». Nel film senza pietà di Serebrennikov - serve uno stomaco di ferro! seguiamo il medico nazista nella sua fuga in Sud America. Un bianco e nero dotato e sincero come l'interpretazione di August Diehl. Da Il Giornale, 30 gennaio 2026
Serebrennikov c'invita ad affrontare una prova fisicamente sgradevole, eticamente discutibile e artisticamente terrificante. Il regista e dissidente russo ha deciso di applicare lo stile febbrile che ha impiegato nelle biografie della moglie di Cajkovskij e di Limonov a quella di un criminale di guerra nazista: Josef Mengele, "medico" di Auschwitz soprannominato "angelo della morte".
Difficile pensare alla banalità del male per un criminale come Mengele. L'angelo della morte di Auschwitz ha compiuto crudeltà al di là del male e non se n'è mai pentito. Scampato all'arresto grazie a una rete di protezione, riesce a raggiungere l'America Latina. Opera ardua mettere in scena un personaggio così che alterna gentilezza a orrore e il regista russo, come nel suo "Limonov", ci trascina [...] Vai alla recensione »
A commemorare quest'anno sugli schermi il Giorno della memoria è un film che ricorda le vittime dell'Olocausto a contrasto, ovvero filtrando la tragedia dei campi di sterminio attraverso lo sguardo agghiacciante di un protervo aguzzino, il medico Joseph Mengele, in fuga dalla Germania perché accusato di crimini di guerra. Dopo Tchaikovsky e Limonov, Kirill Serebrennikov si cimenta con «l'Angelo della [...] Vai alla recensione »
Parlando del suo film, ora in sala dopo l'anteprima allo scorso Festival di Cannes, Kirill Serebrennikov ha spiegato che la scelta di confrontarsi con una figura come quella del criminale nazista Josef Mengele gli è venuta dalla necessità di mantenere sul passato una memoria «attiva», capace cioè di declinarsi al presente sia in forma di monito, perché certe mostruosità non accadano mai più, che come [...] Vai alla recensione »
Adattamento del romanzo di Olivier Guez, passato anche per Cannes 2025, La scomparsa di Josef Mengele, nelle sale italiane il 29 gennaio 2026 per Europictures, è la ricostruzione degli ultimi vent'anni di uno dei più aberranti criminali di guerra del XX secolo. Josef Mengele, medico nazista, soprannominato l'"Angelo della Morte" per gli esperimenti condotti ad Auschwitz sui corpi dei prigionieri del [...] Vai alla recensione »
La fuga perenne opposta in contrappasso alla cattività del campo di concentramento: la libertà, scontata da Josef Mengele dopo la guerra come una prigione a piede libero, nei meandri della clandestinità sudamericana, viene assunta da Kirill Serebrennikov come una figura retorica, per descrivere il perimetro ossessivo in cui l'"Angelo della morte" di Auschwitz ha condotto la sua esistenza da medico [...] Vai alla recensione »
Il recente Norimberga ci ha rammentato l'epilogo di Hermann Göring e di altri criminali di guerra nazisti, processati e condannati dalle potenze vincitrici del Secondo conflitto mondiale: non fu così per il medico Josef Mengele (1911-1979), esponente delle SS e responsabile di atroci esperimenti sui prigionieri ebrei e romaní del lager Auschwitz-Birkenau.
Dopo il tremendo Parola di Dio (2016), il febbrile La moglie di Tchaikovsky (2022), il brillante Limonov (2024), il regista Kirill Serebrennikov affronta il fuggitivo Josef Mengele, l'angelo della morte, il criminale nazista medico delle SS che condusse esperimenti sui prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, trattando gli esseri umani come topi da laboratorio.
Il protagonista del "delitto e castigo" di Kirill Serebrennikov supera ogni dostoevskiana fantasia, essendo incarnato da uno dei peggiori criminali della Storia del 900. Non occorre infatti riesumare l'orrore perpetrato dal dottor Josef Mengele per comprendere in quale inferno si è calato lo sguardo dell'autore russo, spesso interessato a decostruire biografie estreme e identità mutanti, si pensi alla [...] Vai alla recensione »
Nonostante esplori un periodo di tempo abbastanza lungo, una durata che potrebbe comprendere l'arco di un'intera vita da adulto, La scomparsa di Josef Mengele mantiene la promessa contenuta nel proprio titolo e non si pone come la dettaglia biografia del sadico ed esaltato medico nazista che cercò una folle spiegazione scientifica nelle torture e negli squartamenti inflitti come "esperimenti" agli [...] Vai alla recensione »
Avrebbe potuto essere un grande film, ma La scomparsa di Josef Mengele non lo è. Nessuna sorpresa, lo dirige il russo classe 1969 Kirill Serebrennikov, che - si considerino il deteriore Limonov, il valente Petrov's Flu e l'irrisolto La moglie di Tchaikovsky - è discontinuo e alterno come pochi. Non si discute il talento visivo, che seppur straordinario non è, ma qualcos'altro, che pertiene più al tavolo [...] Vai alla recensione »
Ci sono due immagini frequentemente usate, in libri, mostre, esposizioni allestite nei campi di sterminio, per illustrare i cosiddetti esperimenti di medicina condotti dai medici nazisti sui deportati nell'universo concentrazionario. La prima fotografia, con asettico sguardo scientifico, come se si ritraesse un minerale, mostra un uomo affetto da nanismo e deformità.
«Qui vale tutto ciò che Rivette rimproverava a Pontecorvo per Kapò: "incoerenza, stupidità (e) codardia"» tuona Oliver Lamm sulle pagine di "Libération". Da un lato ci rincuora: si pensa ancora che il cinema possa avere un'etica. Ma, alla fine, è solo il negativo del "capolavorismo" che esalta un film di Cannes su due. Serebrennikov, lo sappiamo, è regista dal gesto evidente e smisurato, dallo stile [...] Vai alla recensione »
Josef Mengele è, nel nuovo film del dissidente russo Kirill Serebrennikov, come un buco nero. È lì, al centro dell'inquadratura per la maggior parte delle sue due ore di durata, interpretato da un grandissimo August Diehl sempre carico come una molla pronta a scattare, ma è come se non si potesse penetrare l'orizzonte degli eventi per vederlo davvero.
In una scena verso il finale del film, Josef Mengele (interpretato da August Diehl), in fuga attraverso il Sud America - prima nell'Argentina peronista, poi nel Brasile della dittatura militare - è in preda al terrore di essere catturato e alla paranoia per l'aura di terrore che la sua figura suscita in tutto il mondo. Dopo l'arresto di Eichmann nel 1960, infatti, era diventato il ricercato numero [...] Vai alla recensione »