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Jean-Luc Godard

Jean-Luc Godard è un attore francese, regista, produttore, scrittore, sceneggiatore, montatore, è nato il 3 dicembre 1930 a Parigi (Francia).
Nel 2011 ha ricevuto il premio alla carriera al Premio Oscar. Dal 1960 al 2011 Jean-Luc Godard ha vinto 2 premi: Festival di Berlino (1960), Premio Oscar (2011). Jean-Luc Godard ha oggi 91 anni ed è del segno zodiacale Sagittario.

Godard è cinema

A cura di Fabio Secchi Frau

Il cinema è lo spazio in cui Jean-Luc Godard cerca rifugio. Entra come un ladro in un'arte che per lui è momentaneamente disabitata (e mal usufruita), ma non ruba nulla. Si ferma per molto tempo, crea nuove cose e aggiusta quelle che secondo lui non funzionano, lava il volto degli attori considerati commerciali e troppo popolari (Anna Karina, Jean-Paul Belmondo, Jean-Pierre Léaud, Brigitte Bardot, Michel Piccoli), li riprende in qualche immagine con la sua cinepresa. E quando sembra che non lasci tracce visibili all'occhio distratto scrive, invece, la Storia del Cinema. Potrebbe essere questo il sunto del suo lavoro. Un lavoro che ha portato alla creazione di capolavori pluripremiati dalla critica cinematografica mondiale, che ne ha colto le riflessioni profonde sul cinema, supportate a volte dai troppi dialoghi, a volte dai pochi dialoghi. Un cinema che lui tratta sempre con il rispetto e la gentilezza dello sguardo. Senza Godard, la storia della settima arte sarebbe una casa vuota. Avevamo bisogno di Godard, del suo pugno che intorno alla maniglia apre la porta e ci rende liberi. Favoloso e leggendario ideatore di un cinema rivoluzionario e (solo ingannevolmente) informale, ha contribuito negli Anni Sessanta alla Nouvelle Vague, giocando con trame convenzionali, messe in scena con strumenti quasi amatoriali e stratagemmi visivi singolari. Jean-Luc Godard sceglie la strada dell'audacia per presentarsi al mondo, prendendo a cazzotti sullo stomaco la critica e il pubblico e suscitando, come in ogni buona terapia d'urto che si rispetti, immediate reazioni d'amore e odio. Franco-svizzero, è un factotum efficientissimo: è scenografo, sceneggiatore, attore, montatore, produttore, critico e teorico del cinema. Sessantottino doc, sperimenta con il cinematografo ogni fantasia, rompendo i tabù del grande schermo: protagonisti che si rivolgono direttamente allo spettatore, la cinepresa sempre in spalle e troppo movimentata, inquadrature imperfette, recitazione imprecisa, sceneggiature latitanti se non inesistenti. Evolve così la sua filosofia visiva che, fra gli Anni Ottanta e Novanta, diventerà un collage poetico, fatto di riferimenti, citazioni (soprattutto al venerato Nicholas Ray) e omaggi ai maestri della storia della pittura, della letteratura (principalmente noir francese e statunitense), della poesia e della musica. Lezioni di cinema che verranno ereditate, se posso azzardarmi, da Lars von Trier, da sempre suo seguace e affascinato dalla nozione dell'immagine fine a se stessa. Radicale e provocatorio, questo cineasta è stato uno dei più influenti del mondo, un rivoluzionario, attratto e respinto da Hollywood che rimane per lui una terra incantata che però non accetta lo stravolgimento delle convenzioni, suo marchio di fabbrica. Di enorme e istintivo talento, gira contemporaneamente anche due film alla volta. Viene definito "una lama a doppio taglio", capace di fortunati virtuosismi che però, col passare degli anni, perdono di freschezza e stile. Si arriva, infatti, a un punto in cui la creatura che ha originato, gli si ritorce contro e gli impedisce di evolvere ancora di più... o di distruggere ancora di più.

Cahiers du Cinéma
Jean-Luc Godard è figlio del medico Paul Godard e della casalinga protestante Odile Monod, discendente di una delle più potenti famiglie bancarie, industriali e politiche della Svizzera che affonda le sue radici nientemeno in personaggi come il pastore teologo Adolphe Monod, il compositore Jacques-Louis Monod, il naturalista Théodore Monod e il noto religioso Fréderic Monod. Dopo aver frequentato le scuole a Nyon, in Svizzera, si trasferisce a Parigi al liceo Buffon. Iscritto alla Sorbona nel 1946, segue un corso di antropologia ed etnologia, anche se passa la maggior parte del tempo nei ciné-club parigini e alla Cinématique, dove conosce François Truffaut. Interessato alla pittura, pensa di poter diventare un artista, ma viene purtroppo internato in un ospedale psichiatrico per alcuni mesi. Pare fosse affetto da cleptomania. Uscito dall'ospedale, frequenta il quartiere latino di Parigi e comincia ad stringere rapporti di amicizia con André Bazin, Claude Chabrol, Jacques Rivette ed Éric Rohmer che lo spingeranno a diventare un critico cinematografico prima sulla 'Gazette du Cinéma', fondata da Rohmer e da Rivette (nella quale firmerà i suoi articoli sotto lo pseudonimo di Hans Lucas) e poi nei Cahiers du Cinéma. Come molti dei critici dei Cahiers du Cinéma, Jean-Luc Godard comincia a interessarsi alla messa in scena e al mestiere di regista. Comincia con il cortometraggio Una femme coquette (1955) che però firma con lo stesso nome d'arte che usava per firmare gli articoli. Successivamente, arriverà Opération "Béton" (1958), un documentario breve. Nel 1959, arriva un secondo cortometraggio, basato però su un soggetto di Rohmer. Si tratta di Charlotte et Véronique, ou Tous les garçons s'appellent Patrick con Jean-Claude Brialy nella parte di Patrick. A questo seguirà Charlotte et son Jules (1959), dedicato a Jean Cocteau. Con Truffaut lavora invece al corto Une histoire d'eau, girato a quattro mani durante una vera inondazione. Purtroppo per un motivo tecnico, gran parte del materiale girato viene definito inutilizzabile da Truffaut. La cosa però non ferma minimamente Godard che recupera ciò che può recuperare e lo monta aggiungendoci un commento fuoricampo e facendo la felicità dell'amico. Parallelamente, è bene che si ricordi che continua a lavorare per Cahiers du Cinéma, teorizzando quelle che saranno le linee stilistiche della Nouvelle Vague.

L'esordio con il manifesto della Nouvelle Vague: Fino all'ultimo respiro
È il produttore George de Beauregard a spingerlo a dirigere il suo primo lungometraggio. Fino all'ultimo respiro (1960) con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg e Jean-Pierre Melville diventa il film manifesto della Nouvelle Vague. La storia di un piccolo ladro di automobili che uccide un poliziotto che lo inseguiva per un sorpasso e che si nasconde a Parigi con l'amante americana Patrizia, è l'opera prima più folgorante della storia del cinema. Il disordine di quegli anni contribuisce, insieme a Hiroshima mon amour (1959) di Alain Resnais, a trasformare la linguistica e la grammatica del cinema, arrivando a sfidare quelle che sono le sue regole canoniche e sintattiche. L'anarchismo di cui viene accusato dai vecchi critici, diventa esaltante spontaneità per i nuovi critici. C'è da sfatare però la leggenda che vuole che Jean-Luc Godard avesse girato il film senza una sceneggiatura. È errato: è vero che Godard non aveva una sceneggiatura finita all'inizio delle riprese (si basava su un soggetto di Truffaut), ma è anche vero che scrisse le scene che doveva girare di mattina, per poi cominciare a metterle in scena il giorno stesso. Di questo film si ricorda soprattutto l'uso insolito della macchina da presa (fu di Jean-Pierre Melville l'idea di mettere Godard su una sedia a rotelle per permettergli di fare delle carrellate, una tecnica che Melville aveva usato ne Il silenzio del mare e Bob il giocatore, rispettivamente del 1949 e 1956) e del montaggio che gli valsero l'Orso d'Argento come miglior regista.

Il successo di Il disprezzo
Il suo secondo successo sarà Questa è la mia vita (1962) con Anna Karina, vincitore del Premio Pasinetti e del Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia. L'anno successivo, realizza dalla commedia antibellica "I carabinieri" di Beniamino Joppolo Les carabiniers (1963), un omaggio a Jean Vigo. Il produttore italiano Carlo Ponti (e altri finanziatori americani), a questo punto, gli chiede di adattare il romanzo di Alberto Moravia "Il disprezzo". Godard accetta e ne escono fuori 132 pagine di sceneggiatura che sarà portata sul grande schermo con uno dei budget più alti della sua carriera. Inizialmente, vuole Kim Novak e Frank Sinatra, ma entrambi gli attori non accettano. A questo punto, Ponti suggerisce sua moglie Sophia Loren accanto al suo instaccabile Marcello Mastroianni. Ma Godard non pensa sia una buona idea. Solo in un secondo momento, si opterà per Brigitte Bardot e Michel Piccoli, con la partecipazione del grande maestro Fritz Lang che reciterà la parte di se stesso. Il disprezzo (1963) diventa uno dei più grandi successi commerciali di Godard.

Alphaville, Il bandito delle undici e Il maschio e la femmina
Nel 1964, Godard e Anna Karina - che lui sposa nel 1961 - fondano la casa di produzione Anouchka Films. Nel 1965, Godard torna sul grande schermo con due film: Agente Lemmy Caution, missione Alphaville (vincitore dell'Orso d'Oro e tratto dal poema "Capitale de la douleur" di Paul Éluard) e lo stravagante Il bandito delle undici con Belmondo e Karina (anche se lui avrebbe voluto Richard Burton e Sylvie Vartan), realizzato senza sceneggiatura (anche se tratto dal romanzo "Obsession" di Lionel White) e chiaro omaggio a pittori come Velasquez, Renoir e de Stael; agli scrittori Céline ed Elie Faure e al regista Samuel Fuller, nonché alla pratica del collage situazionista e alla Pop Art (basti pensare che molti dei dialoghi sono in realtà spot pubblicitari dell'epoca). Alla fine del 1965, prendendo due novelle di Guy de Maupassant, ritorna al cinema con Il maschio e la femmina (1966) con Brigitte Bardot, vincendo l'Interfilm Award e lo Youth Film Award al Festival di Berlino. Purtroppo, finisce il matrimonio con Anna Karina e questo spingerà Godard ancora di più verso il lavoro.

Altri film degli Anni Sessanta
Sono giustamente da ricordare anche: La donna è donna (1961) con Belmondo e Jeanne Moreau che fu il primo film a colori di Godard, nonché vincitore di un Orso d'Argento; Le petit soldat (1963) completato nel 1960, ma censurato fino al 1963; la mitica commedia malinconica Bande à part (1964, tratto dal romanzo "Fool's Gold" di Dolores Hitchens) che colpì la fantasia di molti registi (Bernardo Bertolucci e Quentin Tarantino); La cinese (1967) vincitore del Premio Speciale della Giuria a Venezia.

I film degli Anni Settanta e l'incidente in moto
Intorno al 1968, Godard si avvicina al Groupe Dziga Vertov, un gruppuscolo maoista che gli darà nuovi stimoli lavorativi, ma per differenze di opinioni, dovrà fare a meno del suo fidato operatore Raoul Coutard. Si risposa con l'attrice e futura scrittrice Anne Wiazemsky, figlia di François Mauriac, che lui farà recitare ne La gaia scienza (1969) e Il vento dell'est (1970). Poi, dopo aver rivoluzionato il Festival di Cannes, nel 1971, ha un brutto incidente in moto che lo costringe a rimanere in ospedale per 3 anni. Godard ha la sensazione di aver ingannato il destino, visto che anche sua madre morì per un incidente in motorino nel 1954. Dal 1974, tenta di ritornare al cinema, ma è arrivata la televisione a rubare terreno. Non è spaventato. Si accorge che la televisione può essere un nuovo punto di partenza e, insieme alla sua terza compagna Anne-Marie Miéville, realizza: il documentario Ici et ailleaurs (1974); Numéro deux (1975) che Godard afferma essere un remake di Fino all'ultimo respiro; e la miniserie France/tour/detour/deux/enfants (1977).

Gli strani e scandalosi film degli Anni Ottanta-Novanta
A seguito del suo brutto incidente, prende le distanze dalla militanza politica e crea un atelier a Grenoble, trasferendosi in Svizzera, cercando pur sempre di rimanere domiciliato in Francia per pagare le tasse. Ritornerà davanti alla macchina da presa solo nel 1979, quando il produttore Marin Karmitz, aiutato dal vecchio amico Raoul Coutard, gli chiedono di dirigere un nuovo film. Ne arriveranno tantissimi: l'amaro ma tipicamente godardiano Si salvi chi può... la vita (1980); il criticatissimo Passion (1982) con Michel Piccoli; il Leone d'Oro Prénom Carmen (1983); lo scandaloso "Je vous salue, Marie" (1985); il criptico Détective (1985); Re Lear (1987) con Woody Allen; il bellissimo Nouvelle Vague (1990); Hélas pour moi - Peggio per me (1993) con Gèrard Depardieu.

Histoire(s) du cinéma
Dal 1988 al 1998, intraprenderà il progetto Histoire(s) du cinéma, una vasto affresco filosofico-estetico costituito da collages, citazioni alla maniera del Musée imaginaire di André Malraux, all'interno del quale la sua visione della forma cinematografica, le sue teorie e le sue poesie.

I film corali
Importanti, fin dall'inizio della sua carriera, le sue collaborazioni cinematografiche con registi molto noti. Lavorerà con Roberto Rossellini e Pier Paolo Pasolini a Ro.Go.Pa.G. (1963), con Rohmer a Parigi di notte (1963), con Mauro Bolognini a L'amore attraverso i secoli (1967), con Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci e ancora Pasolini a Amore e rabbia (1969), con Jean Pierre Gorin in Crepa padrone, tutto va bene (1972) con Jane Fonda e Vittorio Caprioli, con Robert Altman e Derek Jarman ad Aria (1988), con Nanni Moretti e Lars von Trier a Cinema 16 - Cortometraggi europei (2004) e a Paris, je t'aime (2010) con Ethan e Joel Coen.

Le più grandi onorificenze cinematografiche
Oggi considerato come il più grande filosofo dell'immagine, adorato dal pubblico e osannato dagli universitari, Jean-Luc Godard continua a realizzare film, partecipando a conferenze durante le quali distilla i suoi aforismi e i suoi giochi di parole. Per questo è stato omaggiato dall'Oscar alla Carriera, da ben due César onorari, dal Leopardo d'Onore a Locarno, dalla Medaglia d'oro del presidente del Senato Italiano e dal Leone d'Oro alla carriera. Controverso, polemico, cinico, ma pur sempre poetico ha diretto ultimamente Film Socialisme (2010), incontrando l'approvazione del pubblico, ma anche un omaggio di 3 minuti e 26 secondi all'amico scomparso Eric Rohmer.

La vita privata
Varie le storie d'amore. La prima con Anna Karina, sposata il 3 marzo 1961 e dalla quale ha divorziato nel 1967, per sposare Anne Wiazemsky il 22 luglio dello stesso anno. Divorziato nuovamente, trova conforto nel terzo matrimonio con Anne-Marie Miéville.

Ultimi film

Drammatico, (Francia - 2018), 90 min.

Focus

APPROFONDIMENTI
mercoledì 19 novembre 2014
Mauro Gervasini

Gesù, Godard. Che dire d'altro, di più? Non esiste cineasta vivente più venerato di lui, un po' come nel teatro Strehler. Godard è sempre Godard, qualunque cosa faccia, e a sostenere che magari qualche volta ci prende in giro si rischia l'impiccagione culturale, come quando in certi ambienti si tentano rimostranze nei confronti dell'intoccabile Straub. Mi è capitato di vedere di recente con alcuni studenti universitari La cinese (1967), film straordinario

APPROFONDIMENTI
martedì 1 febbraio 2011
Marzia Gandolfi

Capitani coraggiosi d'America, autobot allunati, pirati oltre i confini del mare, vampiri all'ultimo atto, piranha e panda in 3D, cowboys e alieni sbarcano sul Vecchio Continente e 'dichiarano guerra' al cinema europeo. Quello che nel 2011 imbocca la strada squisitamente autoriale e si fa fortino difensivo contro l'industria americana e i suoi fragorosi blockbuster. A guidarlo con orgoglio e fino all'ultimo respiro sarà Jean-Luc Godard che con Film Socialisme, sinfonia in tre movimenti presentato a Cannes nel 2010 e prossimamente in sala, continua ad interrogarsi su ciò che avviene sullo schermo

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