Anthony PerkinsData nascita: 4 Aprile 1932 (Ariete), New York City (New York - USA)Data morte: 12 Settembre 1992 (60 anni), Los Angeles (California - USA) |
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![]() Io sono la nuova legge da queste parti. E che cos'è che vi dà questo diritto? Conosco la legge, visto che ho passato tutta la vita cercando di fregarla.
dal film L'uomo dai sette capestri (1972)
Anthony Perkins è Il reverendo La Salle
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Suo padre era l'attore Osgood Perkins. Anthony inizia a recitare da studente, dapprima in maniera non continuativa, quindi con sempre maggiore convinzione. Il suo tipo fisico (è molto alto, molto magro e ha un'espressione perennemente tormentata) ne fanno l'interprete ideale di personaggi schivi, introspettivi, spesso nevrotici, cocciuti e a volte perseguitati. Il primo, brillante esempio di questo multiforme talento lo offre in Prigioniero della paura (1957). Non si possono inoltre dimenticare le fortunate interpretazioni in Psycho (1960), che ha avuto un seguito in Psycho II (1982), Psycho III (1986) e Psycho IV (1990), Le piace Brahms? (1961, che gli è valso il premio quale migliore attore al Festival di Cannes), Il processo (1962) di Orson Welles.
David di Donatello 1962
Festival di Cannes 1961
Premio Oscar 1956
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Psyco
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Genere Giallo, - USA 1960. |
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Assassinio sull'Orient Express
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Genere Poliziesco, - Gran Bretagna 1974. |
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The Black Hole (Il buco nero)
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Genere Fantascienza, - USA 1979. |
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Il processo [2]
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Genere Drammatico, - Francia, Italia 1962. |
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L'ultima spiaggia
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Genere Drammatico, - USA 1959. |
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Il giallo si addice alla Gran Bretagna. Vittoria, regina di Gran Bretagna e Irlanda, imperatrice delle Indie: sì, la leggendaria Vittoria che regnò per 64 anni. "Gran Bretagna, Irlanda, Indie…" titoli davvero evocativi. L'epoca vittoriana era il centro del mondo. Storia, politica, potenza economica, cultura: al centro del mondo. "Commonwealth" era una delle parole più pronunciate negli ultimi secoli, meno nell'era recente, quasi più nell'era contemporanea. Foreign Office: c'era una rubrica fissa nei giornali radio e nei quotidiani di tutto il mondo, che raccontava i fatti dell'impero, fino a non molto tempo fa. Scrittori come Kipling e Stevenson, come Conrad, Maugham e Forster, britannici nati in Ucraina e morti nel Kent (Conrad), o nati a Bombay e morti a Londra (Kipling), comunque sempre in giro nei due emisferi: sono loro, in quelle epoche, che hanno inventato un parte della nostra più bella educazione sentimentale, e anche culturale. L'incanto, il sogno, l'avventura, le terre lontane e tante terre, l'estremo oriente e il medio, l'India e l'Australia, il Canada, le isole del Pacifico e dei Carabi. Una cultura tutta sui libri, prima che arrivasse il cinema. Quando le coste e le navi, le genti e gli animali, le armi e gli amori, il deserto e le carrozze, i poveri e i ricchi, quasi sempre i ricchi: tutto doveva essere desunto dalla scrittura, sforzo attivo di fantasia, con l'eroe da immaginare, non un Gary Cooper scelto da altri per nostra comodità. E in che grande misura il cinema avrebbe attinto a quegli autori.
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