Burt LancasterUn divo fuoriclasseNome: Burton Stephen LancasterData nascita: 2 Novembre 1913 (Scorpione), New York City (New York - USA) Data morte: 20 Ottobre 1994 (80 anni), Century City (California - USA) |
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![]() I siciliani non vorranno mai migliorare, perché si considerano già perfetti. In loro la vanità è più forte della miseria.
dal film Il gattopardo (1963)
Burt Lancaster è Don Fabrizio, il principe di Salina
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Nato povero fa molti mestieri, fra questi l'acrobata insieme a un amico, Nick Cravat. I due, in seguito, appariranno insieme in un paio di film. Si sa di certo che è in guerra, in Africa e in Italia. Un produttore della Paramount si scontra con lui entrando in ascensore, è la fine del '45, l'anno dopo Lancaster è già protagonista de I Gangsters, da Hemingway, ed è un successo. Definisce in pochi anni il suo primo personaggio, l'eroe più buono che cattivo del genere nero. Diventa uno di più credibili protagonisti in quel senso, con personaggi come Bogart, Mitchum e Ladd. Lancaster è una vera forza della natura: molto alto, atletico, biondo, occhi cerulei, faccia da canaglia, sorriso irresistibile, migliora nella recitazione di film in film. È anche un uomo avveduto, e intelligente, riuscendo presto a liberarsi dei pesantissimi vincoli contrattuali che le majors imponevano e diventando anche un produttore indipendente. Quando il noir tramonta Lancaster sceglie il western e l'avventura. Nel ruolo del pirata del Corsaro dell'isola verde e di una sorta di Robin Hood ne La leggenda dell'arciere di fuoco Lancaster dà corpo e volto a personaggi nuovi, complessi e ironici, un passo avanti rispetto al grande avventuriero Errol Flynn. La più bella istantanea generale dell'attore viene da quei due film. Ne L'ultimo apache Lancaster anticipa la stagione dei western dalla parte degli indiani e non era piccola intuizione nel 1951. Due anni dopo in Da qui all'eternità gareggia in bravura con Montgomery Clift, ritenuto un genio della recitazione. Successivamente si adegua all'emotività di una Magnani ne La rosa tatuata. Lancaster si pone orizzonti sempre nuovi, non si ferma mai su un clichè. È sempre più bravo. Accanto a Kirk Douglas, da sempre suo grande amico, disegna un Wayatt Earp silenzioso e intensissimo in Sfida all' O.K. Corrall. Lancaster è ormai pronto per l'Oscar, che arriva nel '60 con Il figlio di Giuda. Eccolo affrontare nuovi ruoli, impegnativi e complessi come quello del giudice nazista Janning in Vincitori e vinti. Ed ecco una nuova evoluzione, davvero importante, quando nel '63 l'attore diventa il principe di Salina ne Il Gattopardo di Visconti, col quale collabora anche in Gruppo di famiglia in un interno. Legittimato dunque da uno dei massimi autori europei Lancaster è ormai uno dei più grandi attori del cinema del mondo. Continuerà ad alternare ruoli, anche d'azione, fino alla tarda età, tornerà in Italia, con la Cavani, per La pelle. Lancaster ha mostrato una capacità straordinaria di aderire a qualsiasi tipo di personaggio, al massimo livello. Nessuno è stato altrettanto duttile e credibile. Per la magnifica presenza, per la simpatia, per quel quanto non misurabile che produce un divo fuoriclasse, per l'irresistibile identificazione che sapeva generare, Burt Lancaster ha riempito il cinema come pochissimi altri.
Golden Globes 1982
Premio Oscar 1981
David di Donatello 1981
David di Donatello 1975
Festival di Venezia 1962
Premio Oscar 1962
Premio Oscar 1960
Festival di Berlino 1956
Premio Oscar 1953
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Novecento
continua»
Genere Drammatico, - Italia 1976. |
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Il gattopardo
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Genere Drammatico, - Italia 1963. |
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L'uomo dei sogni
continua»
Genere Fantastico, - USA 1989. |
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Il treno
Genere Guerra, - USA 1964. |
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Da qui all'eternità
continua»
Genere Drammatico, - USA 1953. |
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Ofelia scivola lungo il ruscello, in mezzo ai fiori. È Jean Simmons 19enne, scelta da Laurence Olivier per quel ruolo mitologico nel suo Amleto del 1948. Marlon Brando canta a Jean Jour eyes are the eyes of a women in love …. Tenendole il viso fra le mani. Quel viso non avrà trasmesso l'aggressività febbrile di un Vivian Leigh, o la sensualità di Liz Taylor, ma era uno dei più belli di tutto il cinema. Olivier e Brando sono simboli opposti del cinema, e anche del teatro. Significa che la Simmons aveva entrambe le attitudini, quella classica, e nobile, insieme a quella spettacolare e leggera, al massimo livello. Non è da tutte, proprio non lo è. Era nata a Londra e da subito, da ragazzina, aveva frequentato scuole serie di recitazione. A 16 anni era già nel cast di Cesare e Cleopatra, da Bernard Shaw, accanto a Vivian Leigh (appunto) e a Stewart Granger. Su quel set Jean e Stewart si innamorarono. Si sarebbero sposati quattro anni dopo, nel '50, avrebbero avuto una figlia, Tracy, e avrebbero divorziato nel '60. Un talento del genere non poteva… star lontano da Hollywood e infatti a vent'anni Jean entrava far parte della strepitosa colonia britannica in California, insieme ad attrici come Greer Garson, Deborah Kerr, Olivia de Havilland e la sorella Joan Fontaine, e … le solite Liz Taylor e Vivian Leigh. Al genere "classicità" può essere omologato il genere "storia", e quando la Metro, nel 1953 realizzò l'ennesimo film su Elisabetta prima, (La regina vergine) nella sua età giovanile, chi poteva giocarsi quella parte se non Jean Simmons? Un altro ruolo storico, e certamente suggestivo fu quello di Désirée Clary, fidanzata del giovane Napoleone, abbandonata dal generale per sposare Giuseppina Beauharnais, che poteva essergli decisamente più utile. Ma Désirée ripagò il traditore con la stessa moneta, sposando Bernadotte, generale di Napoleone, che tradì il suo imperatore per diventare re di Svezia e Norvegia. La Simmons fu come sempre perfetta nei due registri, la mite e piccola borghese di Marsiglia e l'altera regina Desideria. Fu quello, alla Fox, il suo momento di maggiore popolarità. Il boss Zanuck nel '53 produsse un film certo rivoluzionario, La tunica in Cinemascope, e volle Jean nel ruolo della vergine (ancora) Diana, accanto a Richard Burton che faceva Marcello. Bella, dolce, dolente erano la cifra che Jean si vide assegnata in una serie di produzioni colossali. In Sinuhe L'egiziano è Merit, la popolana che, fanciulla, si innamora del tristissimo Edmund Purdom e lo amerà, infelicemente, per tutta la vita. In Spartacus è Varinia, la schiava che darà un figlio a Spartaco. Indimenticabile la sequenza che vede Jean mostrare il bambino a Kirk Douglas, morente sulla croce. Dunque dramma, melò, storia e classicità. Forse nessuna attrice ha mostrato tanta duttilità. E come era naturale che accadesse, le furono affiancati quasi tutti i semidei dei quel momento. Oltre a Brando, a Burton e a Douglas: Robert Mitchum (Bella ma pericolosa), Spencer Tracy (L'attrice), Gregory Peck e Charlton Heston (Il grande paese), Paul Newman (Quattro donne aspettano), Rock Hudson (La mia terra), Burt Lancaster (Il figlio di Giuda), Cary Grant (L'erba del vicino è sempre più verde). Quando una parte della Hollywood di quelle stagioni se ne va, è un segnale che va rilevato ed è un ricordo che occorre accogliere e fermare. Nel titolo ho scritto "bella e brava" in realtà Jean Simmons merita il superlativo, merita tutti i superlativi, come la sua quasi omologa Deborah Kerr, che non c'è più da qualche settimana.
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