Kirk DouglasUna delle figure più rilevanti del mondo di HollywoodNome: Issur Danielovitch Demsky93 anni, 9 Dicembre 1916 (Sagittario), Amsterdam (New York - USA) |
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![]() Si,sò chi era Giuda,era un uomo che stimavo e per il quale ero fiero di lavorare fino al giorno in cui non disonorò la divisa che indossava.
dal film Sette giorni a maggio (1964)
Kirk Douglas è Il colonnello Martin 'Jiggs' Casey
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Figlio di un venditore di stracci ebreo, secondo la sua autobiografia, fa buoni studi (Accademia di arte drammatica) e lo troviamo debuttante a Broadway nel 1941. Notato dagli agenti della Paramount si trasferisce a Hollywood dove vive la canonica trafila prima di ottenere una parte importante in Lo strano amore di Martha Ivers. D. fa parte della seconda generazione del cinema parlato", come Lancaster e Peck e Holden, dopo quella dei Cooper e dei Bogart e la sua attitudine è quella di una maggior ricerca e consapevolezza, e anche dolore. L'eroe non è più buono, per lo meno non è più soltanto buono. Nei film è spesso l'ambizioso che si audistruggerà (Il campione, Le vie della città, Le catene della colpa). Biondo, lineamenti classici, fisico da atleta vero, esuberante, estroverso, D. ha una presenza straordinaria e un'espressione quasi travolgente. La grande occasione gliela dà Billy Wilder nel '51 affidandogli il ruolo di Tatum, giornalista senza scrupoli ne L'asso della manica. E' ormai una delle figure più rilevanti di Hollywood. Un altro grande cinico è il produttore impersonato da D. ne Il bruto e la bella di Minnelli. E' la volta del gran maestro Kubrick a dargli una grande chance nella parte dell'avvocato militare nel declamato Orizzonti di gloria. E' anche un ottimo westerner: eccolo Doc Hollyday in Sfida all' O.K. Corral. Di Spartacus, oltre che protagonista è anche produttore, esercizio improbo, dovendosi confrontare con lo stesso Kubrick, personaggio certo non facile. Successivamente D. alterna scelte buone e mano buone: western discreti, iniziative impegnative (Il compromesso di Kazan). E non si risparmia in attività sociali e politiche, impegnandsi come "ambasciatore" americano in certi paesi del terzo mondo. Negli anni novanta è diventato uno scrittore, discreto. Racconta sempre un piccolo aneddoto: una volta a Beverly Hills è stato fermato da una ragazza che ha esclamato: ma lei è il papà di Michael Douglas. Michael è un grande del cinema contemporaneo, ha già vinto un Oscar (sempre negato a Kirk), porta con onore il testimone di suo padre. Ma... non è suo padre.
Premio Oscar 1956
Premio Oscar 1952
Premio Oscar 1949
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Spartacus
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Genere Storico, - USA 1960. |
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Orizzonti di gloria
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Genere Drammatico, - USA 1957. |
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Sfida all'O.K. Corral
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Genere Western, - USA 1957. |
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Countdown dimensione zero
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Genere Fantascienza, - USA 1980. |
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Saturn 3
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Genere Fantascienza, - Gran Bretagna 1980. |
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Ofelia scivola lungo il ruscello, in mezzo ai fiori. È Jean Simmons 19enne, scelta da Laurence Olivier per quel ruolo mitologico nel suo Amleto del 1948. Marlon Brando canta a Jean Jour eyes are the eyes of a women in love …. Tenendole il viso fra le mani. Quel viso non avrà trasmesso l'aggressività febbrile di un Vivian Leigh, o la sensualità di Liz Taylor, ma era uno dei più belli di tutto il cinema. Olivier e Brando sono simboli opposti del cinema, e anche del teatro. Significa che la Simmons aveva entrambe le attitudini, quella classica, e nobile, insieme a quella spettacolare e leggera, al massimo livello. Non è da tutte, proprio non lo è. Era nata a Londra e da subito, da ragazzina, aveva frequentato scuole serie di recitazione. A 16 anni era già nel cast di Cesare e Cleopatra, da Bernard Shaw, accanto a Vivian Leigh (appunto) e a Stewart Granger. Su quel set Jean e Stewart si innamorarono. Si sarebbero sposati quattro anni dopo, nel '50, avrebbero avuto una figlia, Tracy, e avrebbero divorziato nel '60. Un talento del genere non poteva… star lontano da Hollywood e infatti a vent'anni Jean entrava far parte della strepitosa colonia britannica in California, insieme ad attrici come Greer Garson, Deborah Kerr, Olivia de Havilland e la sorella Joan Fontaine, e … le solite Liz Taylor e Vivian Leigh. Al genere "classicità" può essere omologato il genere "storia", e quando la Metro, nel 1953 realizzò l'ennesimo film su Elisabetta prima, (La regina vergine) nella sua età giovanile, chi poteva giocarsi quella parte se non Jean Simmons? Un altro ruolo storico, e certamente suggestivo fu quello di Désirée Clary, fidanzata del giovane Napoleone, abbandonata dal generale per sposare Giuseppina Beauharnais, che poteva essergli decisamente più utile. Ma Désirée ripagò il traditore con la stessa moneta, sposando Bernadotte, generale di Napoleone, che tradì il suo imperatore per diventare re di Svezia e Norvegia. La Simmons fu come sempre perfetta nei due registri, la mite e piccola borghese di Marsiglia e l'altera regina Desideria. Fu quello, alla Fox, il suo momento di maggiore popolarità. Il boss Zanuck nel '53 produsse un film certo rivoluzionario, La tunica in Cinemascope, e volle Jean nel ruolo della vergine (ancora) Diana, accanto a Richard Burton che faceva Marcello. Bella, dolce, dolente erano la cifra che Jean si vide assegnata in una serie di produzioni colossali. In Sinuhe L'egiziano è Merit, la popolana che, fanciulla, si innamora del tristissimo Edmund Purdom e lo amerà, infelicemente, per tutta la vita. In Spartacus è Varinia, la schiava che darà un figlio a Spartaco. Indimenticabile la sequenza che vede Jean mostrare il bambino a Kirk Douglas, morente sulla croce. Dunque dramma, melò, storia e classicità. Forse nessuna attrice ha mostrato tanta duttilità. E come era naturale che accadesse, le furono affiancati quasi tutti i semidei dei quel momento. Oltre a Brando, a Burton e a Douglas: Robert Mitchum (Bella ma pericolosa), Spencer Tracy (L'attrice), Gregory Peck e Charlton Heston (Il grande paese), Paul Newman (Quattro donne aspettano), Rock Hudson (La mia terra), Burt Lancaster (Il figlio di Giuda), Cary Grant (L'erba del vicino è sempre più verde). Quando una parte della Hollywood di quelle stagioni se ne va, è un segnale che va rilevato ed è un ricordo che occorre accogliere e fermare. Nel titolo ho scritto "bella e brava" in realtà Jean Simmons merita il superlativo, merita tutti i superlativi, come la sua quasi omologa Deborah Kerr, che non c'è più da qualche settimana.
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