L'asso nella manica

Film 1951 | Drammatico +16 112 min.

Titolo originaleAce in the Hole
Anno1951
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata112 minuti
Regia diBilly Wilder
AttoriKirk Douglas, Jan Sterling, Robert Arthur, Porter Hall, Frank Cady, Richard Benedict Ray Teal, Lewis Martin, John Berkes, Frances Dominguez, Gene Evans, Frank Jaquet, Harry Harvey, Bob Bumpas, Geraldine Hall.
TagDa vedere 1951
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 4,56 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Billy Wilder. Un film Da vedere 1951 con Kirk Douglas, Jan Sterling, Robert Arthur, Porter Hall, Frank Cady, Richard Benedict. Cast completo Titolo originale: Ace in the Hole. Genere Drammatico - USA, 1951, durata 112 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,56 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Charlie Tatum, giornalista con la carriera in avaria, si ritrova in un giornaletto di provincia. La sua grinta e il suo professionismo fanno presa in quell'ambiente. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Venezia,

Consigliato assolutamente sì!
4,56/5
MYMOVIES 4,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,96
ASSOLUTAMENTE SÌ

Charlie Tatum, giornalista con la carriera in avaria, si ritrova in un giornaletto di provincia. La sua grinta e il suo professionismo fanno presa in quell'ambiente. Ma Tatum sogna lo scoop. E lo trova nella figura di Leo Minosa, un pover'uomo rimasto bloccato in una caverna. Tatum organizza attorno a quell'uomo intrappolato una magistrale montatura giornalistica. Diventa amico dello sventurato e amante della moglie, moralmente degna di lui. Una grande folla si accalca attorno alla galleria. Tatum dirige le operazioni, ma Leo muore e Tatum è ucciso dalla vedova. Charlie Tatum è uno dei più spregevoli eroi dell'intera storia del cinema. Questo elemento indispensabile al film, è anche il motivo del suo insuccesso. Nessuna possibilità di consolazione è concessa allo spettatore. Con una spietata e incalzante narrazione, Wilder ci dimostra come il successo sia il tallone di Achille di una società opulenta come quella americana. Nulla viene risparmiato in questa crudele requisitoria dal talento di Wilder, in anticipo sui tempi di almeno vent'anni. Il film venne ritirato, come talvolta usa fare la Paramount, vedi il caso di Salvate la tigre, e rimesso in circolazione con un altro titolo: The Big Carnival. Quello originario era Ace in the Hole. Fu comunque un notevole "flop" dal punto di vista degli incassi. Mettere sotto accusa il pubblico stesso era una concessione che Wilder ottenne in virtù delle sue credenziali e della permissività della Paramount. Ma il devastante ritratto del protagonista era francamente troppo per il pubblico americano. Tuttavia la sceneggiatura de L'asso nella manica, a opera dello stesso Wilder e di Lesser Samuels e Walter Newman, è stimolante e cinematograficamente perfetta. Douglas implorò Wilder di ammorbidire il personaggio del cronista. Wilder tenne duro e tutto sommato pensiamo avesse ragione lui. La critica, formata per lo più da giornalisti, si sentì offesa e abbandonò il film al suo destino. Wilder racconta di avere in seguito assistito a un incidente stradale. Mentre lui cercava soccorso per un ferito, un fotografo si limitava a scattare foto mormorando: "Devo pubblicare le foto". L'episodio lo mise in pace con la sua coscienza. L'interpretazione di Douglas è scandalosamente perfetta. Infatti non ebbe l'Oscar. E cosa ancora più incredibile non lo ebbe in tutta la carriera. Una inspiegabile dimenticanza di Hollywood o una postuma vendetta? Ma l'emozione che suscita il film ogni volta che si ha la fortuna di rivederlo è il giusto compenso morale, che non è poco, concesso al più intransigente ed efferato capolavoro del cinema americano. John Ford usava dire: "Quando hai dubbi sulla tua carriera, fai un western". Il successivo film di Douglas fu un western.

Recensione di Stefano Lo Verme

Il giornalista Charlie Tatum, assunto nella redazione del quotidiano di una cittadina del New Mexico, sogna di realizzare lo scoop in grado di riportarlo sulla cresta dell'onda. L'occasione arriva all'improvviso quando un operaio, Leo Minosa, rimane intrappolato nel crollo di una miniera; immediatamente, Charlie sfrutta la situazione per creare un grande evento mediatico, rallentando di proposito i soccorsi.
Realizzato nel 1951, un anno dopo il capolavoro Viale del tramonto, L'asso nella manica è uno dei film più amari e crudeli del geniale regista e sceneggiatore Billy Wilder, da sempre impietoso smascheratore delle debolezze umane e dei falsi miti che governano la nostra società. Scritto da Wilder insieme a Walter Newman e Lesser Samuels, L'asso nella manica è ispirato a un reale fatto di cronaca verificatosi nel 1925 in Kentucky, che aveva suscitato un immenso clamore mediatico. La pellicola, però, ha ricevuto un'accoglienza piuttosto tiepida alla sua uscita nelle sale, soprattutto a causa del feroce pessimismo della storia narrata, che non scende ad alcun compromesso con lo spettatore; tuttavia, a distanza di tanto tempo L'asso nella manica è entrato negli annali del cinema come uno dei migliori film nell'intera produzione di Wilder.
Protagonista della pellicola è un memorabile Kirk Douglas alle prese con un ruolo volutamente sgradevole: quello di Charlie Tatum, cronista cinico e senza scrupoli, emblema di quella deriva morale che porterà alcuni individui a servirsi della sventura di un altro essere umano a proprio vantaggio. Disposto a tutto pur di mettere a segno il colpo che gli cambierà la carriera, Charlie conquista la fiducia e l'amicizia del povero Leo (Richard Benedict) e nel frattempo fa in modo di prolungarne la prigionia, incurante dei rischi. Allo stesso modo, altri personaggi moralmente discutibili utilizzano la vicenda per il loro tornaconto, come la moglie dell'uomo, Lorraine (Jan Sterling). Soltanto nel drammatico finale il protagonista, messo di fronte al peso delle proprie colpe, sconterà una fatale (ma tardiva) redenzione.
Ma l'aspetto forse più attuale de L'asso nella manica resta la sua sarcastica descrizione del "grande carnevale" che si sviluppa attorno alla tragedia di Leo, quando l'avidità di alcuni reporter e la morbosa curiosità della gente comune trasformeranno il crollo della miniera in un autentico "spettacolo" per le masse; un fenomeno del quale, purtroppo, ancora oggi abbiamo testimonianza diretta in occasione dei più efferati fatti di cronaca. Mai come in questo caso, dunque, è possibile riscontrare il carattere tristemente profetico dell'opera di Wilder; la quale, dopo oltre mezzo secolo, non ha perso un grammo della sua carica mordace e corrosiva.

Sei d'accordo con Stefano Lo Verme?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Un tombarolo è immobilizzato sottoterra da una frana in un'antica necropoli indiana del New Mexico. Giornalista senza scrupoli sfrutta la situazione e, ritardando la liberazione dell'intrappolato, trasforma il luogo in un "grande carnevale" finché il poveretto muore. Caffè forte di effetto simpaminico. Uno dei migliori film del primo Wilder sull'America amara e l'ultimo di carattere drammatico, con la parziale esclusione di L'aquila solitaria (1957). Oltre a essere un violento atto d'accusa contro il giornalismo scandalistico, è il film più esplicito di Wilder nell'analizzare l'economia (il denaro) come misura di valore e motore del mondo moderno. Altro titolo originale: The Big Carnival .

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 6 agosto 2010
chriss

"Tell the truth" è la frase scritta all' interno di un quadretto appeso fuori la porta dell' editore di un giornale di un piccolo paese americano. La segretaria gli ha fatto pure la cornicetta...Quando giunge in paese Charles Tatum, un giornalista di New York in cerca di un impiego ( gode di una pessima reputazione ), quella frase, che sembra tanto [...] Vai alla recensione »

lunedì 30 agosto 2010
chriss

L' Asso nella manica è un film che anticipa i tempi. Forse sarebbe il caso di dire che anticipò i tempi, ma va bene lo stesso: resta comunque il fatto che difficilmente sarà dimenticato dai mass-media e dal sottoscritto. Anche la triste storia di Alfredino Rampi, seppur lontana di quasi trent' anni fa, è ancora viva negli occhi di tutti, specialmente [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 gennaio 2010
G. Romagna

Crudo, cinico, spietato, semplice, coraggioso ed illuminante. Probabilmente il miglior film di Wilder, per conto mio ancor più bello di Viale del Tramonto. Bravissimo Kirk Douglas e di grande respiro tutta l'evoluzione della vicenda, che fortunatamente rifugge ogni tentazione edulcorativa con conseguente lieto fine raffazzonato -come invece, ahimè, lo stesso regista aveva fatto in Giorni Perduti, storpiando [...] Vai alla recensione »

martedì 28 aprile 2020
samanta

Esiste una cesura nella vita cinematografica di Billy Wilder, gran regista della Hollywood dei tempi d'oro (3 Oscar per la regia: Viale del tramonto, L'appartamento, Tempi perduti, oltre a 3 Oscar per la sceneggiatura) che passò dalla commedia drammatica a quella brillanto e/o comica con venature sempre amare (per tutte: Sabrina  e Prima pagina).

domenica 17 maggio 2015
Andrea Alesci

Ha i penetranti lineamenti di Kirk Douglas il volto della società spettacolarizzata, che tutto è disposta a fare per guadagnarsi quei “15 minuti di celebrità” decantati da Andy Warhol e poi divenuti paradigma di un mondo che si rimira nello specchio del successo. Preveggente Billy Wilder, tanto da non incontrare allora i favori della critica, proprio per la sfacciata [...] Vai alla recensione »

martedì 29 marzo 2011
Luca Scialo

Charles 'Chuck' Tatum è un giornalista di talento, ritrovatosi disoccupato e squattrinato dopo essere stato cacciato da più giornali, per il suo comportamento poco professionale sul lavoro. Riesce a trovare occupazione in un quotidiano locale, a bassa tiratura, ma dopo un anno si sente annoiato e stretto in un mondo così piccolo, statico e poco stimolante.

domenica 17 ottobre 2010
il cinefilo

TRAMA:Un giornalista vile,ambizioso e privo di scrupoli prolunga deliberatamente l'agonia di un minatore rimasto sepolto vivo allo scopo di fare uno"scoop"sensazionale...COMMENTO:Si tratta dell'ultimo film drammatico di Billy Wilder prima del periodo delle commedie e si può considerare,senza dubbio,uno dei vertici del suo cinema.

venerdì 14 novembre 2014
Contrammiraglio

E' un gran bel film, asciutto, caustico, innovativo; rifatto altre volte in seguito, ma impossibile da eguagliare.

giovedì 17 giugno 2010
germi86

il film è del 1951,ma la storia è di un'attualità impressionante..Billy wilder ci vedeva lontano già all'epoca..film spietato e cinico come il giornalista protagonista,interpretato da un fenomenale Kirk Douglas.

Frasi
Non sperate che il ragazzo vi segua. Lui vuole muoversi, muoversi...
Per andare dove?
Dialogo tra Charles 'Chuck' Tatum (Kirk Douglas) - Jacob Q. Boot (Porter Hall)
dal film L'asso nella manica
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mario Gromo
La Stampa

Il titolo era Ace in the Hole («L'asso nella manica») l'allusione al baro vi era evidente; è stato sostituito da The big Carnival, più generico ma forse più appropriato. Sopratutto per alcune intenzioni quasi satiriche che non è difficile rintracciare nella ormai vasta opera del Wilder, e che in questo suo ultimo film tenderebbero a una maggiore evidenza.

Gian Piero dell'Acqua

In una miniera isolata, un operaio è sepolto vivo. Un giornalista decaduto e senza scrupoli sfrutta la situazione e, ritardando la liberazione del prigioniero, trasforma il luogo in un “grande carnevale”, in una mela di picnic domenicali per folle di curiosi. Finché il poveraccio muore. Un altro buon film, e forse il migliore, di Wilder sugli aspetti più ingrati della società americana, sia pure visti, [...] Vai alla recensione »

winner
premio internaz.
Festival di Venezia
1951
winner
miglior colonna sonora
Festival di Venezia
1951
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