Michael DouglasIl sex-simbol degli anni novantaNome: Michael Kirk Douglas65 anni, 25 Settembre 1944 (Bilancia), New Brunswick (New Jersey - USA) |
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![]() Lei amava l’uomo che è stato ucciso? No, mi piaceva scopare con lui. Allora è una professionista. No, dilettante.
dal film Basic Instinct (1992)
Michael Douglas è Nick Curran
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Se ci fosse un oggetto che potrebbe rappresentare questo attore, ebbene, quell'oggetto sarebbe una pistola, una di quelle nere, moderne, lucide, da poliziotto. Sempre un colpo in canna, sempre pronta a sparare e con quel fascino che solo un'arma può dare. Michael Douglas è proprio come quella pistola. Capace di trasudare puro star power hollywoodiano, irradia senza alcuno sforzo quell'allure da capogiro che sembrava essere per sempre svanito con i grandi attori del passato. E invece no! Forse perché quel suo viso, quel suo corpo appartengono molto al passato, grazie ai geni ereditati dal padre, il grande Kirk Douglas, talmente tanto identico a lui che se indossasse un abito vintage anni '40 o '50 sarebbe il suo sosia.
Così, quando Adrian Lyne venne scelto come regista di Attrazione fatale (che John Carpenter e Brian De Palma rifiutarono), per quanto avesse dubbi sulla scelta dell'attrice che doveva interpretare la parte di Alex – vagando fra nomi come quelli di Isabelle Adjani, Barbara Hershey, Kate Capshaw, Mimi Rogers, Miranda Richardson e Debra Winger, scegliendo poi Glenn Close -, non ebbe alcun tentennamento di fronte al nome di Michael Douglas.
L'unico che poteva interpretare con convinzione il marito fedifrago, sessualmente debole e abbastanza tosto da poter far girare la testa alla prima donna di turno. Un personaggio che gli è rimasto addosso in una carriera gestita con grande scrupolo, fra recitazione e, udite udite, produzione. Alla faccia del padre, che ha messo al mondo un oculato e abile manager di se stesso.
Ostacolato dal padre Kirk
Figlio d'arte, suo padre è il divo Kirk Douglas e sua madre l'attrice bermudiana Diana Dill (che si separerà dal marito quando Michael aveva solo 6
anni), rispettivamente fratello e fratellastro dei produttori Joel e Peter Douglas e dell'attore Eric Douglas, nasce a New Brunswick, in New Jersey, studiando alla Allen-Stevenson School, alla Eaglebrook School di Deerfield (Massachusetts), alla Choate School e infine frequentando la University of California di Santa Barbara, dalla quale esce laureato in arte drammatica e con qualche amico in più: il compagno di stanza Danny DeVito, il cantante Jack Johnson e l'attore Ossie Beck.
Fin da quando era teenager è sicurissimo di voler intraprendere la stessa carriera che ha portato molta fortuna ai suoi genitori e così chiede al padre di portarlo spesso sui set nei quali lavora. Kirk non prenderà mai di buon occhio la sua scelta. Pensa che suo figlio non sia tagliato per l'industria cinematografica e così cerca di scoraggiarlo in tutti i modi. Ma Michael insiste e arriverà addirittura a pagarsi dei corsi di recitazione a New York City con l'insegnante Michael Howard.
Il debutto sul grande schermo
Nel 1966, ha il suo primo debutto sul grande schermo. Il film è quello diretto da Melville Shavelson Combattenti della notte e, fra gli attori (Senta Berger e Angie Dickinson), c'è anche suo padre. È una semplice apparizione, ma per lui è sempre un inizio.
Già nel 1969, viene nominato ai Golden Globe come migliore promessa maschile per il film Hail, Hero! e la critica, entusiasta, lo ribattezza il nuovo Kirk Douglas. Ma la personalità di Michael Douglas è quanto di più lontano ci sia da quella di suo padre. Più che una mente da attore, ha la mente imprenditoriale e dato che gli anni d'oro del cinema di Hollywood sono finiti e con loro anche la potenza dei grandi Studios, Douglas intuisce che il futuro e la fama di un attore possono anche stare in altre forme di ricchezza come la percentuale negli incassi.
Gli viene proposto il ruolo di Oliver in Love Story (1970), ma lui, avvertendo la potenzialità del film, chiede anche il 10% degli incassi. La Major non accetta e lui rinuncia al ruolo nel film che, come aveva predetto, fu un successo.
Il successo nel telefilm Le strade di San Francisco
Nel 1972, la Disney fa fuoco e fiamme per averlo nel cast di Due ragazzi e un leone con l'enfant prodige Jodie Foster e lo stesso anno lui sceglie il piccolo schermo diventando il protagonista del serial poliziesco Le strade di San Francisco (1972-1976) di Dennis Donnelly e Theodore J. Flicker, con Karl Malden. Il suo ruolo è quello dell'ispettore Steve Keller, un ruolo talmente cucitogli addosso che verrà plurinominato ai Golden Globe e agli Emmy.
La carriera di produttore
A quel punto, con i soldi guadagnati, fonda la Big Stick Productions che gli permetterà di finanziare la pellicola Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), pellicola che gli fece ottenere l'Oscar come miglior film.
Dal punto di vista produttivo, ha un grandissimo fiuto nel sentire odore di pellicole memorabili. Si deve a lui Starman (1984) di John Carpenter con Jeff Bridges, Teneramente in tre (1991) con John Travolta, Face/Off – Due facce di un assassino (1997) di John Woo con Travolta e Nicolas Cage e L'uomo della pioggia (1997) con DeVito e Jon Voight.
I due matrimoni
Il 20 marzo del 1977, sposa la produttrice Diandra Douglas, dalla quale avrà un figlio Cameron, anche lui oggi attore. Purtroppo il matrimonio, che si credeva longevo e in buona salute, durerà ufficialmente fino al 1 giugno 2000.
Douglas, infatti, conobbe, nell'agosto del 1998, l'attrice di 25 anni più giovane di lui, Catherine Zeta-Jones al Deauville Film Festival, in Francia. Sposati il 18 novembre 2000, avranno altri due figli: Dylan Michael e Carys Zeta Douglas. Fra l'altro, il loro matrimonio è passato alla storia per il lungo negoziato del ricco accordo prematrimoniale che l'attrice ha strappato al futuro marito: in caso di tradimento, lui dovrà versarle 12 miliardi di dollari.
Il ritiro dalle scene per tre anni
Ma torniamo indietro, in tempi in cui, Catherina Zeta-Jones forse neanche pensava di fare l'attrice e Michael Douglas era accanto a Jane Fonda e Jack Lemmon per il thriller Sindrome cinese (1979). Arrivano gli Anni Ottanta, e proprio nel 1980, Douglas ha un brutto incidente con gli sci che lo fanno assentare dal grande schermo per ben tre anni.
Il ritorno sul grande schermo con Kathleen Turner e Danny DeVito
Ritorna sulla scena accanto a Kathleen Turner e Danny DeVito nell'avventura All'inseguimento della pietra verde (1984) e con il suo sequel Il gioiello del Nilo (1985). Sta così bene con gli altri due interpreti che nel 1989, decidono di tornare a recitare insieme nella tragicommedia La guerra dei Roses, grazie al quale sarà nominato ai Golden Globe.
Attrazione fatale e l'Oscar per Wall Street
Il 1987, è invece l'anno del suo primo erotico successo Attrazione fatale con Glenn Close. Il film è un cult e lui viene lanciato ufficialmente come sex symbol, peraltro impegnato, perché la sua recitazione è degna persino di una candidatura ai BAFTA Awards. Il successo, o meglio, la consacrazione avviene però con un altro titolo: Wall Street (1987) di Oliver Stone con Daryl Hannah, Charlie e Martin Sheen e Frank Adonis.
Un'interpretazione memorabile che vale al cattivo Douglas, nei panni dello spregiudicato uomo d'affari Gordon Gekko, l'Oscar come miglior attore protagonista in barba a William Hurt, Robin Williams, Jack Nicholson e il nostro Marcello Mastroianni. Golden Globe, David di Donatello e Nastro d'Argento. Sono tutti nelle sue mani. Difficile non rendere omaggio a questo ruolo difficile, aspro, angoscioso, travolgente e pieno di rabbia perfettamente incanalato nel mondo della finanza. È talmente incisivo che, nel 2010, Oliver Stone decide di riproporlo sul grande schermo con Susan Sarandon.
Basic Instinct
Compratore della Furthur Films, recita per Ridley Scott nell'action movie Black Rain – Pioggia sporca (1989), peccato che poi la fama finalmente ottenuta gli dia così alla testa da spingerlo all'alcol. Pertanto, è costretto a ritirarsi per un lungo periodo di tempo in una clinica di disintossicazione, il Sierra Tucson Center. Uscito dalla clinica, è pronto per mangiare di nuovo la polvere. E lo fa con un altro cult storico a base di sesso: Basic Instinct (1992) di Paul Verhoeven, con Sharon Stone, Dorothy Malone e Jeanne Tripplehorn.
Il suo ruolo è quello di Nick Curran, un poliziotto di San Francisco (gli uomini armati legalmente di pistola sono i personaggi più indicati per lui) che prende una sbandata per una scrittrice sospettata di un omicidio a sfondo sessuale. Per tre quarti del film, Michael Douglas recita nudo e nonostante qualcuno abbia da ridire sulla sua interpretazione (la peggiore secondo la critica), lascia il segno incarnando un esplosivo cocktail tutto hollywoodiano di pericoloso erotismo e impalpabile tragedia.
Comprensibilmente entusiasta di aver fatto la scelta giusta accettando questo ruolo, diventa il simbolo sexy, trucido, brutale, tenebroso del sesso Anni Novanta. Sarebbe stato impensabile un Basic Instinct senza di lui, senza la sua indimenticabile ossessione, il terrore misto all'eccitazione, la sua angoscia stordente e quel parlare fluido e profondo che rimane il contrasto perfetto di una gelida e hot Stone dalle gambe sempre aperte. Nominato agli Mtv Movie Award come miglior attore e per la migliore coppia, si aggiudica anche una candidatura ai Razzie Award, che però non vince. A dimostrazione del fatto che c'era qualcuno peggiore di lui.
Altri film e il volontariato
Sfortunatamente, dopo questo exploit, la carriera di Douglas comincia a vacillare: accetta l'allucinante Un giorno di ordinaria follia (1993) con Robert Duvall; il romantico e quasi invisibile Il presidente – Una storia d'amore (1995) che gli frutta una nuova candidatura ai Golden Globe; l'interessante The Game – Nessuna regola (1997) con Sean Penn e il remake hitchcockiano Delitto perfetto (1998) con Gwyneth Paltrow, ma non riesce più a eguagliare la buona riuscita dei ruoli precedenti.
Viene quasi mandato in pensione e lo dimostrano i nuovi premi. Tutti onorari: il César e la nomina a messaggero di pace per conto delle Nazioni Unite direttamente avuta dal Segretario Generale Kofi Annan, che ufficializza la missione intrapresa dall'attore attraverso la Michael Douglas Foundations, un'organizzazione no-profit nata nel 1991, con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul disarmo nucleare, la pace fra i popoli, la tutela dei diritti umani e la salvaguardia dell'ecosistema.
La passione per il golf
Nel 2000, quasi rifiuta il ruolo di Wakefield accanto alla seconda moglie in Traffic, ma poi quando il regista accetta di riscrivere le sue parti, ingrandendole, prende parte anche lui al film. Il cinema sembra non interessargli più di tanto, si è messo quasi il cuore in pace e ha smesso di inseguire il successo duraturo, preferendo il golf; tanto da organizzare a Palos Verdes il Michael Douglas & Friends Celebrity Golf Event, destinando i 500.000 dollari dell'incasso al Motion Picture and TV Fund, un ente che finanzia i lavoratori dello spettacolo caduti in disgrazia e bisognosi di assistenza medica.
Accetta qualche particina in telefilm di enorme successo (Will & Grace, 1998, con tanto di nomination agli Emmy) o pellicole con ruoli da protagonista (Wonder Boys, 2000, con candidatura ai BAFTA e ai Golden Globe).
Il Cecil B. DeMille
Dopo il serial Freedom – A History of Us (2003) con Michael Caine, Anthony Hopkins, Brad Pitt, Susan Sarandon, Kevin Spacey, Glenn Close, Tom Hanks, Samuel L. Jackson e Tim Robbins, recita con il padre e la madre in Vizio di famiglia (2003).
Poi si aggiudica il Cecil B. DeMille e torna con DeVito e la Sarandon sul set in Solitary Man (2009). Alto e forte, nonostante sia figlio d'arte, Michael Douglas si è guadagnato ampliamente il posto che occupa quel suo viso tagliente nel firmamento hollywoodiano. Ottimo per capacità recitative, temprate nella crudele mecca del cinema degli Anni Ottanta, si è rivelato un produttore esaustivo e di successo.
Lo abbiamo amato quando è stato perseguitato da una riccia Glenn Close o quando è stato sedotto da una bollente Sharon Stone o da Demi Moore. Ma ci è piaciuto ancora di più accanto a Kathleen Turner e Danny DeVito. Meno carismatico del padre Kirk, se ne frega anche di questo e poggia il suo successo su quei segreti dell'ingranaggio cinema che proprio il padre non ha mai carpito.
Golden Globes 2001
Golden Globes 1996
Golden Globes 1990
Golden Globes 1988
Nastri d'Argento 1988
David di Donatello 1988
Premio Oscar 1987
Alla parola senilismo, il dizionario Garzanti recita: “s. m.; 1) vecchiaia precoce; 2) (fig.) atteggiamento di favore, di fiducia eccessiva nei confronti degli anziani.”. Michael Douglas sembra un eterno fanciullo e non è certo il tipico rappresentante della terza età ma giunto ormai a 65 anni, alcuni dubbi sulla sua sanità mentale sopraggiungono scorrendo la lista degli ultimi film interpretati ( Tu, io e Dupree e La rivolta delle ex), confrontandoli con alcune perle del passato (Wall street su tutti) ma anche alcune chicche prodotte come Qualcuno volò sul nido del cuculo e Face/Off. Forse solo l’atteggiamento di favore di cui beneficiano gli anziani consente fino ad oggi di dimenticare alcune delle insulsaggini appartenenti alla prima lista, soprattutto dopo le oscure vicende seguenti a Basic Instinct, con il ricovero in una clinica per malati di sesso. Tant’è che Michael Douglas mantiene un'aura da icona dello star system hollivudiano: impegnato attivamente in attività benefiche che nel 1998 gli valsero l’investitura dell’allora Segretario generale della Nazioni unite quale “messaggero di pace”; la nobile attività della “Michael Douglas foundation”; il sostegno al partito democratico; il matrimonio “perfetto” con Catherine Zeta–Jones.
Se non basta, possiamo ricordare l’appartenenza alla nobile schiatta dei Douglas di cui il patriarca Kirk ancora rappresenta una colonna. Infatti, partecipando recentemente a una puntata del Late show di David Letterman, Michael ricordava come, a 93 anni suonati, il genitore fosse ancora attivissimo come attore. Senza contare che i due divisero lo schermo nel film del 2003 Vizi di famiglia di Fred Schepisi, una grande vicenda familiare con echi vagamente biografici essendo i due, guarda un po’, padre e figlio. Sebbene Kirk sia ancora in vita, nei mesi scorsi Michael ha perso colui che considerava il padre putativo e autentico mentore della sua carriera cinematografica, quel Karl Malden con cui fece coppia per tanti anni Le strade di San Francisco.
Oggi, dopo gli esperimenti falliti nelle commediole giovanilistiche di cui sopra, ci riprova con un remake, Un alibi perfetto, rivisitazione del film di Fritz Lang del 1956. Già nel 1998 si presentò con il rifacimento di Delitto perfetto al fianco di Viggo Mortensen prima che partisse per la Terra di mezzo, e Gwyneth Paltrow. Senza dimenticare che rifiutò di tornare nella seconda puntata di Basic Instinct ma non ha saputo resistere al richiamo di Oliver Stone per vestire di nuovo i panni di Gordon Gekko, che nel 1987 gli valse l’Oscar quale Miglior attore protagonista.
Nel libro I film della mia vita François Truffaut, parlando di Fritz Lang, scriveva che "di tutti i cineasti tedeschi che nel 1932 fuggirono il nazismo, è quello che non si 'rimetterà' più, tant'è vero che l'America, che pure lo ha accolto, sembra ripugnargli. Per Fritz Lang non c'è alcun dubbio che l'uomo nasce malvagio [...] È esattamente quest'idea – nessuno può giudicare nessuno, tutti sono colpevoli, tutti sono vittime – che Fritz Lang illustra con genio ostinato nella sua opera". Con la sua ultima opera americana il grande regista tedesco metteva a punto la sua ossessione esponendo un'inquietante riflessione sulla responsabilità dell'individuo e la fallibilità dell'idea che abbiamo di giustizia. Era il 1956; a distanza di cinquantatre anni Peter Hyams (Condannato a morte per mancanza di indizi, 2010 - L'anno del contatto, Timecop - Indagine dal futuro e Relic - L'evoluzione del terrore) adatta L'alibi era perfetto e lo tramuta in un legal movie contemporaneo con tanto di azione.
Se c'è un ambito in cui Michael Douglas è preparatissimo è proprio quello delle malattie mentali e delle psicosi. Fu lui il primo a essere preso per pazzo quando lasciò la celebre serie televisiva Le strade di San Francisco, giunta alla quinta stagione, per andare a produrre un "piccolo" film indipendente, in cui neanche compariva come attore, intitolato Qualcuno volò sul nido del cuculo e ambientato, neanche a farlo apposta, in una clinica psichiatrica. Durante la sua trentennale carriera è stato sedotto da una donna psicotica (Attrazione fatale), ha rasentato la pazzia in un matrimonio disastroso (La guerra dei Roses) e perso il lume della ragione in Un giorno di ordinaria follia. Se nel thriller Don't Say a Word ha vestito i panni di uno psichiatra, in Alla scoperta di Charlie ritrova quella scintilla di follia negli occhi quando, uscito da un ospedale psichiatrico, decide di mettersi alla ricerca di un tesoro convinto che sia sepolto sotto le fondamenta di un enorme centro commerciale. Nell'avventura lo seguirà suo malgrado la figlia adolescente Evan Rachel Wood che, dismessi gli abiti da tredicenne (Thirteen), dimostra di aver maturato come giovane donna e come attrice.
Questo freddo weekend di metà novembre, porta con sé tutto il calore che le pellicole dirette da Pedro Almodóvar racchiudono da sempre. A distanza di tre anni da Volver – Tornare, l'acclamato cineasta spagnolo torna sui grandi schermi con Gli abbracci spezzati, accompagnato ancora una volta dalla sua musa Penelope Cruz. Ambientato in Spagna, Gli abbracci spezzati racconta l'amnesia volontaria di Matteo Blanco (Lluís Homar), un regista che a causa di un incidente stradale ha perso la vista insieme alla sua Lena (Penelope Cruz), la donna della sua vita. Da quel triste momento, Matteo preferisce dimenticare il regista che era (e che amava la sua compagna), per vivere da Harry Caine, lo pseudonimo con il quale firma le sceneggiature. Cancellando la sua biografia e sviluppando un'insolita ironia, Harry tenta di ricominciare a vivere nella propria oscurità.
Torna al cinema anche l'instancabile Michael Douglas, con un altro personaggio misterioso. Nel thriller Un alibi perfetto, diretto da Peter Hyams, si racconta la storia un giovane e ambizioso giornalista (Jesse Metcalfe) che si ritrova ad indagare su un procuratore distrettuale corrotto (Douglas). Facendosi passare per il maggiore indiziato di omicidio al fine di portare avanti la propria tesi però, il giornalista finirà con l'essere incriminato a sua volta dallo stesso procuratore che ha scoperto l'inganno.
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