Show me the Picture - The Story of Jim Marshall

Film 2019 | Documentario, +13 92 min.

Anno2019
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA
Durata92 minuti
Regia diAlfred George Bailey
AttoriGaladrielle Allman, Adam Block, Anton Corbijn, Amelia Davis, Michael Douglas Peter Frampton, Eileen Hirst, Jorma Kaukonen, Kamau Kenyatta, Graham Nash.
Uscitalunedì 2 marzo 2020
TagDa vedere 2019
DistribuzioneZenit Distribution
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Regia di Alfred George Bailey. Un film Da vedere 2019 con Galadrielle Allman, Adam Block, Anton Corbijn, Amelia Davis, Michael Douglas. Cast completo Genere Documentario, - USA, 2019, durata 92 minuti. Uscita cinema lunedì 2 marzo 2020 distribuito da Zenit Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Condividi

Aggiungi Show me the Picture - The Story of Jim Marshall tra i tuoi film preferiti
Riceverai un avviso quando il film sarà disponibile nella tua città, disponibile in Streaming e Dvd oppure trasmesso in TV.



Accedi o registrati per aggiungere il film tra i tuoi preferiti.


oppure

Accedi o registrati per aggiungere il film tra i tuoi preferiti.

Il fotografo Jim Marshall cattura i momenti più importanti della storia del rock and roll, dai Beatles e Jimi Hendrix, ai movimenti per i diritti civili e ad alcuni dei momenti più iconici degli anni '60. In Italia al Box Office Show me the Picture - The Story of Jim Marshall ha incassato 516 .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

Impostazioni dei sottotitoli

Posticipa di 0.1s
Anticipa di 0.1s
Sposta verticalmente
Sposta orizzontalmente
Grandezza font
Colore del testo
Colore dello sfondo
0:00
/
0:00
Caricamento annuncio in corso
Una celebrazione affettuosa e nostalgica nel senso più sincero all'irripetibilità dell'era analogica.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
mercoledì 26 febbraio 2020
Recensione di Raffaella Giancristofaro
mercoledì 26 febbraio 2020

New York, 2010. Solo, in una camera d'albergo, moriva James "Jim" Joseph Marshall. Fotogiornalista indipendente e irrequieto, classe 1936, dal carattere e dalla fisicità alla John Belushi, come lui figlio di immigrati e nato a Chicago. Un accreditato insider, per circa mezzo secolo, dell'ambiente musicale, tra tour e concerti epici, una strenua dipendenza dalle droghe e un momento di inattività per possesso e uso di coltelli e pistole e una pena scontata in carcere ("the lost years", gli anni perduti, si legge sul suo sito ufficiale). Nel '98 aveva incontrato e nominato sua assistente Amelia Davis, che in mancanza di eredi, dopo la sua morte ne gestirà e deterrà l'ingente collezione di stampe e negativi.

Un patrimonio iconografico impressionante di artisti e momenti cruciali prima del jazz e poi del rock, cioè la ricchezza e il cuore del film: Miles Davis che si allena alle corde, Bob Dylan che passeggia con gli amici, Hendrix che dà fuoco alla sua Stratocaster a Monterey Pop o che riprende Janis Joplin con una Super8 in un camerino, o ancora la Joplin in compagnia di una bottiglia di Southern Comfort, seduta sulla sua Porsche psichedelica o che finge di strangolare Grace Slick dei Jefferson Airplane. L'ultimo live dei Beatles a Candlestick Park, San Francisco, 1966. Johnny Cash (e la moglie June Carter) che saluta col dito medio le guardie, i leggendari concerti di Folsom Prison e a quello di San Quentin. Il tour americano degli Stones nel '72 seguito per "Life" (da Marshall definito "pharmaceutical"), i Grateful Dead a Woodstock, l'amico Duane Allman e molti altri protagonisti della controcultura rock statunitense. Una scorribanda armata e ad alta tensione tra giganti, iniziata per caso con John Coltrane (che gli chiese indicazioni stradali per Berkeley sulla strada verso un'intervista, nel 1960, cortesia fatta in cambio della possibilità di fargli qualche foto). Proseguita con circa cinquecento crediti per altrettante cover e scatti a contratto negli studi di Atlantic e Columbia, culminata nell'era del classic rock, tra '60 e '70, e tramontata a contatto con gruppi molto meno eclatanti, proprio mentre Marshall iniziava a presentare i suoi libri fotografici nelle gallerie e la sua capacità di aver colto con passione lo spirito del tempo e la verità degli artisti veniva legittimamente riconosciuto.

Show Me the Picture è infatti anche il titolo del volume fotografico uscito nel 2018 per Chronicle Books e sempre curato da Davis, che è anche coproduttrice e figura tra gli intervistati del film, insieme ai colleghi, i compagni di strada e gli amici stretti.

Tra gli amici compare nel film Joel Selvine, critico musicale del "The San Francisco Chronicle" e curatore di altri tre suoi volumi. O Michael Douglas, conosciuto durante le session sul set del telefilm Le strade di San Francisco (1972-77), e la compagna Michelle Margetts, che lo conobbe da studentessa di giornalismo, incaricata dalla sua università di "stanare" e intervistare quel fotografo famoso che aveva fatto perdere le sue tracce e che pure nel 2004 per la sua prolungata militanza nel music business riceverà un premio honoris causa dai Grammys.

Agli antipodi dell'estetica di Annie Leibovitz - che lo ha definito "il fotografo del rock 'n' roll" - nelle immagini di Marshall i soggetti non sembrano mai in posa e il quadro non è frutto di una costruzione meticolosa ma della fiducia che riusciva a conquistarsi dai suoi soggetti e del suo timing, l'istinto del fermare il tempo nel momento esatto. Ciò s'intende anche per la produzione extra musicale, quando documentò le marce contro la segregazione, il nucleare, la guerra in Vietnam, o le reazioni alla morte di JFK.

Presentato al SWSX nel 2019, opera seconda di Alfred George Bailey (già applicatosi al cantante Gregory Porter), più che un ritratto in profondità di Marshall, piuttosto renitente all'autoanalisi o alla confessione, Show Me the Picture è una celebrazione affettuosa e nostalgica nel senso più sincero all'irripetibilità dell'era analogica, sia in ambito musicale che giornalistico. Anche nelle scelte formali: i raccordi tra le scene, quando in colonna audio entra la voce di Marshall, sono inquadrature dei più classici registratori a nastro magnetico, di audiocassette o led colorati; un altro leitmotiv è la riproduzione di carta stropicciata e di contact sheets, o provini a contatto, cioè le stampe dell'intero rullino in sequenza, su un unico foglio di carta fotografica che contiene tutti gli scatti, permettendo di identificare gli scartati e quelli approvati per la pubblicazione.

Non è solo una forma di feticismo tecnico o un'esigenza di coerenza temporale rispetto alla storia, si tratta anche del modo in cui Marshall concepiva il proprio lavoro: una prossimità, a volte anche amichevole, la consapevolezza di un numero limitato di scatti (come colpi in canna), in assenza di ritocco, e prima ancora di un accordo di non interferenza dello staff dell'artista nello shooting, dal parrucchiere al publicist. L'audio dell'intervista in cui identifica il passaggio tra la sua abituale libertà di movimento e l'imposizione del controllo delle corporation sulle immagini, che ha anche a che fare con la questione del copyright, la proprietà intellettuale dei servizi, in questo senso, vale tutto il film.

Grazie alla moltitudine di fotografie e filmati d'epoca lo zeitgeist in cui si mosse è splendidamente reimpaginato, da The Haight (Haight-Ashbury, il quartiere di San Francisco dove iniziò tutta quella rivoluzione, nel '67) e corre chiaro e ad alto volume per tutto il film il suo entusiasmo traboccante, febbrile, ossessivo per il mestiere, fino alla candida deriva autodistruttiva via cocaina, inequivocabile sul suo setto nasale. Mentre si aggira nei backstage tra tutte celebrità, con tutte quelle Leica M4 perennemente a tracolla, il corpo debordante e generoso di Marshall regala anche una piccola, ultima illuminazione: il debito che ha nei suoi confronti lo strafatto reporter, inventato da Dennis Hopper, in Apocalypse Now.

Sei d'accordo con Raffaella Giancristofaro?
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 3 marzo 2020
Maria Sole Colombo
Film TV

È un adagio radicato quello per cui grandi fotografi e giganti della scrittura della luce debbano essere buoni samaritani e pie donne tormentate, etnografi in comunione panica coi loro soggetti. Ne smentisce postulato e corollari la figura irregolare di Jim Marshall, cavallo pazzo della summer of love, ragazzo della San Francisco di Jack Kerouac, amico di Johnny Cash e Janis Joplin.

venerdì 28 febbraio 2020
Alice Sforza
Il Giornale

Un fotografo delle leggende del rock, divenuto, a sua volta, una star. Jim Marshall era talmente un'icona, nel suo lavoro, che Dennis Hopper, in Apocalypse Now, si ispirò proprio a lui. A distanza di dieci anni dalla sua morte, ecco un documentario che è un viaggio non solo nella carriera artistica, ma anche per comprendere la sua anticonformista eccessiva unicità.

NEWS
TRAILER
martedì 25 febbraio 2020
 

Regia di Alfred George Bailey. Dal 2 al 4 marzo al cinema. Guarda il trailer »

POSTER
giovedì 13 febbraio 2020
 

Il film racconta la famigerata vita del fotografo dietro e fuori dalla macchina fotografica. Figlio di immigrati e di una vita in lotta con demoni interiori, Jim ha combattuto per diventare uno dei fotografi più fidati durante la storia degli anni '60. [...]

NEWS
venerdì 13 dicembre 2019
 

Il fotografo Jim Marshall cattura i momenti più importanti della storia del rock and roll, dai Beatles e Jimi Hendrix, ai movimenti per i diritti civili. Vai all'articolo »

Vai alla home di MYmovies.it
Home | Cinema | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club
Copyright© 2000 - 2020 MYmovies.it® - Mo-Net s.r.l. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale. P.IVA: 05056400483
Licenza Siae n. 2792/I/2742 - Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Accedi | Registrati