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martedì 6 dicembre 2016

Samuel L. Jackson

Un attore duro a morire

Nome: Samuel Leroy Jackson
68 anni, 21 Dicembre 1948 (Sagittario), Washington (DC - USA)
occhiello
Come ti chiami?
Mi chiamo Gerda e non è con le chiacchere che uscirai con questa me**a!

dal film Pulp Fiction (1994) Samuel L. Jackson è Jules Winnfield
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Samuel L. Jackson
Festival di Berlino 1998
Premio miglior attore per il film Jackie Brown di Quentin Tarantino

Golden Globes 1998
Nomination miglior attore per il film Jackie Brown di Quentin Tarantino

Golden Globes 1997
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il momento di uccidere di Joel Schumacher

Golden Globes 1995
Nomination miglior attore non protagonista per il film Pulp Fiction di Quentin Tarantino

Premio Oscar 1994
Nomination miglior attore non protagonista per il film Pulp Fiction di Quentin Tarantino



Intervista a Lorenzo Richelmy, su Netflix con la seconda stagione di Marco Polo.

Da Marco a Lorenzo, i destini «promessi» del nome che indossi

martedì 12 luglio 2016 - Lorenza Negri cinemanews

Da Marco a Lorenzo, i destini «promessi» del nome che indossi

Con una filmografia che conta più di cento film, l'attore è stato tutto e ha fatto tutto ma è con Quentin Tarantino che trova il grande successo. Al cinema con The Hateful Eight.

Samuel L. Jackson, il volto violento delle parole

mercoledì 3 febbraio 2016 - Marzia Gandolfi cinemanews

Samuel L. Jackson, il volto violento delle parole Presente in sei degli otto film di Quentin Tarantino, Samuel L. Jackson abbraccia corpo e anima la 'causa tarantiniana', adottandone la verbosità prolissa e il gesto pervasivo. Esibizione pop (e pulp) della cultura fast-food, interpreta magnificamente il tempo della discussione, tempo libero e interminabile che interrompe arbitrariamente col linguaggio secco e brutale delle pistole. Rivelato al grande pubblico nel 1994 (Pulp Fiction), con una tirata sul sistema metrico tra Stati Uniti e Europa e sul carattere erotico (o no) di un massaggio plantare, l'attore viene da lontano e va lontano. "Ciascuno ha la sua strada, ciascuno ha il suo cammino" ripete come un mantra Jackson che prima di ottenere il ruolo di comprimario a fianco di Bruce Willis (Die Hard), di essere riconosciuto con Spike Lee (Jungle Fever), consacrato con Tarantino (Pulp Fiction) e (ri)compensato con ragguardevoli cachet (Star Wars, Iron Man), langue per due decenni in produzioni teatrali o show televisivi modesti dove ricopre anche il ruolo di intrattenitore del pubblico tra una spot e l'altro ("Cosby").

Attore ciarliero e saturo dei personaggi che interpreta, supera la dipendenza dall'alcol e la cocaina traslocando esperienza e fragilità in Gator Purify (Jungle Fever), tossicodipendente col vizio del crack e l'ossessione del denaro per procacciarselo. Per quell'interpretazione i francesi nel 1991 istituiscono addirittura un premio nella cornice di Cannes, quello al miglior attore non protagonista.
Dentro al cinema di Tarantino Samuel L. Jackson esibisce un'attitudine fino a quel momento trascurata: la coolness. Un misto di impassibilità e padronanza, freddezza e stile, manifestazione artistica e prodotto di consumo come il cowboy della Marlboro o i dischi di Chet Baker, come i militanti delle Black Panther Party o David Carradine in "Kung Fu". Una proprietà misteriosa la sua condivisa dai film di Tarantino e liberata in ciascuno dei suoi film, abitato con la parrucca riccia (Pulp Fiction), la coda di cavallo sotto il Kangol (Jackie Brown), la bombetta nera (Kill Bill vol. 2), la basetta grigia (Django Unchained). Virtù misteriosa, di cui Jackson è portatore esemplare, la coolness implica insieme l'ansia del distacco e il distacco dall'ansia. Soffrire senza averne l'aria, essere un killer spietato senza averne l'aria, militare con intransigenza senza averne l'aria. Uno sdoppiamento singolare e bizzarro che l'attore traduce nella coesistenza in superficie di due intensità contrarie e indissociabili l'una dall'altra. Che interpreti l'affrancato Major Marquis Warren (The Hateful Eight) o, dall'altra parte dello spettro, il soggiogato Stephen (Django Unchained), suo gemello malefico e doppio epocale, che incarni il felpato Rufus, organista all'angolo della chiesa (Kill Bill vol.2) o il miracolato Jules Winnfield (Pulp Fiction), avo mistico che ha riposto la pistola. Perché a furia di ripetere il versetto di Ezechiele uccidendo ne penetra il senso.

Scoperto da Spike Lee e indissociabile da Tarantino, nondimeno l'attore corre da solo e dentro un cinema che si consuma consumando popcorn. Stimato (letteralmente) il più bankable di Hollywood, partecipa a un numero ragguardevole di saghe milionarie e nel 2011 entra nel Guinness Book con un fatturato esagerato (i suoi film hanno incassato 7,4 miliardi di dollari), relegando nelle stive della Perla Nera e del Titanic rispettivamente Johnny Depp e Leonardo DiCaprio. Titolo invidiabile a Hollywood, conquistato recitando o anche solo affacciandosi nei blockbuster degli anni Novanta (Star Wars, Die Hard, Jurassic Park), in un pugno di titoli di Tarantino e in qualche altra macchina da soldi di cui è lecito dimenticarci. Una rivincita per l'artista che trova il successo a quarantasei anni (Pulp Fiction) e che a sessantasei non smette di battere cassa. Assoldato dalla Marvel, 'chiude un occhio' e combatte il Male (Iron Man, Captain America, The Avengers).

Lontano da un'infanzia spesa nel Tennessee e sotto il cartello "Whites only", Samuel L. Jackson vive oggi il sogno di Obama e interpreta ruoli che calza come un guanto dentro film prodotti in massa e per la massa. Quei film insomma destinati a evaporare presto con le emozioni (semplici) che generano: riso, paura, tensione, eccitazione. In questo genere il suo capolavoro è senza dubbio Shaft, giustiziere solitario, troppo nero per la polizia e troppo blu (NYPD) per i fratelli. Testa rasata e pizzetto battente, Jackson impersona il nuovo John Shaft, eroe mitico della Blaxploitation, incarnato negli anni Settanta e nei pantaloni a zampa da Richard Roundtree. Vestito da Armani, lo Shaft di Jackson dà un colpo di griffe alla mitologia e si impone come un divertissement riuscito.

Matematico tra Dustin Hoffman e Sharon Stone (Sfera) o maestro Jedi tra Yoda e Obi-Wan Kenobi (Star Wars), Samuel L. Jackson naviga in una filmografia che supera ormai i cento titoli, incrocia Spielberg, Soderbergh, Scorsese, Schroeder, Shyamalan, Boorman, Buscemi, Thomas Anderson (all'esordio) e deflagra in Django Unchained e The Hateful Eight, dittico western tarantiniano. Luogo di innesco del sottotesto politico, in cui il vero duello si svolge tra schiavo emancipato e schiavo realizzato nella sudditanza (Django Unchained), tra bianco (confederato) e nero (unionista) (The Hateful Eight), i film sono agiti su un piano verbale e di concezioni del mondo. Docile 'negro di casa' ieri, 'scatenato' maggiore nordista oggi, i personaggi di Samuel L. Jackson confermano un'intelligenza superiore, debitamente occultata per non avere problemi o per studiare e poi spiazzare il rivale, fiaccato con le parole e steso con una colt.

E pensare che Samuel L. Jackson è affetto da balbuzie. La fluenza della parola, interrotta da involontarie ripetizioni, viene corretta dall'attore col lavoro e la tenacia, fino a farne, tra tecniche di respirazione, esercizi di rilassamento e motherfucker interposti, un rimarchevole oratore. Demostene hollywoodiano, anche l'abilità retorica dell'ateniese superò presunti 'blocchi verbali', l'attore non smette di parlare nell'emporio di Minnie come nel simposio con Vincent Vega, avvantaggiandosi sugli avversari e dimostrando meglio di chiunque altro il regime letale del linguaggio. Controcampo dell'America WASP o di Jackie (Jackie Brown), per cui il silenzio è d'oro e la parola mai disinteressata (soprattutto in un film di Tarantino), Samuel L. Jackson la incarna e ne incarna la violenza di cui è (quasi) sempre foriera. Così in Pulp Fiction come in The Hateful Eight il bla-bla-bla di Jackson conduce sempre a un'esecuzione, perché come nessun'altro ha capito che è lo storytelling l'arma segreta della (sua) nazione. Con Tarantino, Samuel L. Jackson riabilita gli avatar disprezzati del western classico apertamente razzista, trionfando i martiri contro gli aguzzini. Con buona pace di Spike Lee che tuona ancora sulla blackness di circostanza dell'autore e sulla yankeetudine dell'attore-fratello.

L'attore parla dei suoi prossimi progetti Marvel.

Samuel L. Jackson non apparirà in Thor ma in Captain America

martedì 20 aprile 2010 - Marlen Vazzoler cinemanews

Samuel L. Jackson non apparirà in Thor ma in Captain America Durante una conferenza stampa che si è tenuta oggi al Four Season Hotel per il film drammatico Mother and Child, l'attore Samuel L. Jackson ha parlato del suo ruolo nei panni di Nick Fury nelle prossime uscite dei live action dei supereroi della Marvel.
L'attore in precedenti interviste aveva già parlato del suo contratto per nove film come agente dello S.H.I.E.L.D., e della possibilità di una pellicola dedicata a Nick Fury: “Ho iniziato quando ho fatto la fine di Iron Man. Il mio piede era sul sentiero. Ora, il mio piede è un po' più in là sulla strada perché abbiamo Iron Man 2. Non sono in Thor. Dovrei fare Capitan America quest'estate a Londra”. Jackson non ha idea del perché il suo personaggio sia assente in Thor: “Non ne ho idea. Non ho la responsabilità di prendere queste decisioni. Pensavo di esserci. Dicevano che ero in trattative, ed io ho detto, 'Oh, ho un lavoro!' E poi ho chiamato la mia agente e mi ha detto: 'No, non ci sei. Hanno fatto un errore di stampa'. Ed io, 'Beh merda, hanno bisogno di pagarmi solo perché ci hanno messo il mio nome'”.
Jackson non ha ancora letto la sceneggiatura di The Avengers che verrà riscritta da Joss Whedon (Buffy, Dollhouse) ed ha spiegato che il suo personaggio sarà uno dei protagonisti del film, le cui riprese sono previste per febbraio 2011.

   

Nella terra in cui il denaro salvifica tutto, l'attore afroamericano ha un ruolo determinante.

Samuel L. Jackson, eroe americano

domenica 21 dicembre 2008 - Stefano Cocci cinemanews

Samuel L. Jackson, eroe americano Compie sessant'anni oggi Samuel L. Jackson, un'età che per molti, i comuni mortali, rappresenterebbe il tempo della riflessione e del ritiro. Non per un eroe del cinema che, a questa veneranda età sarebbe il caso di dire, ancora si lancia in avventure come quella di The Spirit, in cui interpreta il super – cattivo Octopus. Non rinuncia alle sfide, quindi, nemmeno fisiche, tanto meno professionali. Il dato più importante, però, è che con una filmografia esplosa in ritardo (Pulp Fiction il suo primo vero successo mondiale è del '94, quando il nostro eroe aveva 46 anni) oggi Samuel L. Jackson entra di diritto nel Guinness dei primati come l'attore con il più alto record di incassi della storia: la cifra astronomica di 7,94 miliardi di dollari lordi maturati nelle sue apparizioni sul grande schermo. Nella nazione in cui i sogni hanno il colore dei soldi, è l'investitura a Signore di Hollywood. Il segreto del suo successo, come spesso ha dichiarato, è di aver mantenuta intatta la curiosità "di fare per lavoro le cose che adorava vedere da ragazzo", ruoli e interpretazioni "eccitanti da guardare".
Se sia il segreto del successo, non lo sappiamo. Certo è che grande parte ha avuto Quentin Tarantino nel costruire l'eroe Jackson, scegliendolo per il pluripremiato Pulp fiction quando l'attore afro-americano non era nient'altro che una figura di rincalzo nel panorama cinematografico. Poi sono arrivati Die Hard e Guerre Stellari. Insomma, capitoli fondamentali di quella straordinaria saga chiamata cinema.

Icona di culto per alcuni cineasti, all'attore americano piace cimentarsi in pellicole non sempre impegnate.

5x1: le due anime di Samuel L. Jackson

martedì 20 novembre 2007 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: le due anime di Samuel L. Jackson Quando esplose, all'epoca di Pulp Fiction, fu acclamato come la grande speranza nera. Denzel Washington era una stella ma faticava a raggiungere quel riconoscimento che arrivò con Training day, mentre Halle Berry era una delle tante bellone di Hollywood. Il monologo tratto dalla Bibbia di Jules Winnfield conquistò il pubblico e la critica di tutto il pianeta e Samuel L. Jackson si impose come una delle star in maggiore ascesa. Ottenne una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. La sua carriera era in prepotente scalata verso l'Olimpo.
Da allora, però, il nostro eroe ha alternato alcune buone prove ad altre francamente sconcertanti, non tanto in termini di successo al box office quanto come qualità stessa dei copioni scelti. S.w.a.t., Shaft e Blu profondo sono alcuni esempi. Per questo, all'attore di livello Samuel L. Jackson si è affiancato l'intrattenitore, come in queste pellicole di azione già citate o nei tanti thriller cui ha partecipato nel corso degli anni, alcuni francamente da dimenticare.
Oggi l'attore nato a Washington DC e che ha trascorso l'infanzia in Tennessee torna tra di noi con un thriller annunciato tra i più belli della stagione, 1408, tratto da un racconto di Stephen King, e presto anche in Black Snake Moan, in cui appare incanutito e calvo tenere in catene una Christina Ricci senza controllo. Ma qual è la vera anima di Samuel L. Jackson? Cerchiamo di scoprirla tra i 5 film scelti.

The Legend of Tarzan

* * - - -
(mymonetro: 2,31)
Un film di David Yates. Con Alexander Skarsgård, Samuel L. Jackson, Christoph Waltz, Margot Robbie, Djimon Hounsou.
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Genere Avventura, - USA 2016. Uscita 14/07/2016.

Cell

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,92)
Un film di Tod Williams. Con John Cusack, Samuel L. Jackson, Isabelle Fuhrman, Stacy Keach, Griffin Freeman.
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Genere Azione, - USA 2016. Uscita 13/07/2016. 14

The Hateful Eight

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,61)
Un film di Quentin Tarantino. Con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir.
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Genere Western, - USA 2015. Uscita 04/02/2016.

Big Game - Caccia al Presidente

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,60)
Un film di Jalmari Helander. Con Samuel L. Jackson, Onni Tommila, Ray Stevenson, Victor Garber, Felicity Huffman.
continua»

Genere Azione, - USA 2015. Uscita 25/06/2015.

Avengers: Age of Ultron

* * * - -
(mymonetro: 3,09)
Un film di Joss Whedon. Con Samuel L. Jackson, Aaron Johnson, Robert Downey Jr., Elizabeth Olsen, James Spader.
continua»

Genere Azione, - USA 2015. Uscita 22/04/2015.
Filmografia di Samuel L. Jackson »

lunedì 28 novembre 2016 - In prima serata alle 21:15 un'opera impeccabile di Quentin Tarantino, in perfetta continuità stilistica e tematica con il precedente Bastardi senza gloria.

Django Unchained stasera su TV8

a cura della redazione cinemanews

Django Unchained stasera su TV8 Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Per scovarli, libera dalle catene lo schiavo Django, promettendogli la libertà a missione completata. Tra i due uomini nasce così un sodalizio umano e professionale che li conduce attraverso l'America delle piantagioni e degli orrori razzisti alla ricerca dei criminali in fuga e della moglie di Django, Broomhilda, venduta come schiava a qualche possidente negriero. Tutto concorre a nutrire uno spettacolo magistrale, che si appoggia su una narrazione forte, sempre più classica e ponderosa. Qui, più di prima, il piacere del cinema, di farlo così come di ammirarlo, è in ogni piega del testo: nella recitazione espansiva dei protagonisti, con le punte di diamante di Samuel L. Jackson e DiCaprio; nella potenza del dialogo (perché Tarantino sceneggiatore non è mai da meno di Tarantino regista); nell'uso della musica e degli sguardi, che ha riesumato dal cinema italiano degli spaghetti western e portato a nuovo splendore; nel gioco (la sua comparsata "esplosiva"); nella citazione omaggiante o dissacrante che sia (di Griffith, ad esempio).

Django Unchained andrà in onda stasera in prima serata alle 21:15 su TV8.

   

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