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dal film Non è mai troppo tardi (2007)
Morgan Freeman è Carter Chambers
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Quando c'è di mezzo Morgan Freeman si sa per certo che è un film di qualità e forse che interpreterà uno di quei ruoli per il quale riceverà l'ennesima nomination. Certo che ne è passato di tempo da quando indossava canini finti nella parte del Conte Dracula per il piccolo schermo e lavorava accanto ai Muppets! Oggi, sulla soglia degli ottant'anni, lo abbiamo visto stringere il suo primo Oscar, con la stessa gioia che ha un bambino il giorno del suo compleanno, nel momento in cui scarta il primo regalo. È sulfureo Freeman, mai sottotono, controllato e convincente. Uno sguardo che dice più di quanto non dica la sua profonda voce, un sorriso che è in grado di scaldare il cuore dello spettatore e di provocargli, anche in una parte negativa, un'immediata simpatia. È uno dei migliori attori di Hollywood, che ha mangiato terra pur di emergere come interprete di spicco, in barba al colore della sua pelle che, per gli Anni Sessanta-Settanta, rappresentava un vero handicap professionale, dato che lo relegava a ruoli di secondo piano.
Le origini
Memphis non è stata solo la patria di Elvis Presley, ma anche la sua. Figlio di un barbiere e di una donna delle pulizie, Morgan Freeman cresce assieme ai suoi tre fratelli maggiori, trascorrendo un'infanzia all'insegna dei traslochi (dato che i suoi genitori facevano fatica a sbancare il lunario ed erano alla continua ricerca di un lavoro): prima a Greenwood nel Mississippi (dove si diploma), poi a Gary nell'Indiana e infine a Chicago nell'Illinois. Ma il suo soggiorno nella città dello sport americano dura poco, Morgan si è stufato di seguirli e di cambiare scuola continuamente, così preferisce trasferirsi una volta e per sempre a Charleston, dove abitano i nonni. La passione per la recitazione scaturisce in lui già a 8 anni, quando interpreta il protagonista in uno spettacolo scolastico, mentre a 12 vince una competizione statale di recitazione che gli diede l'occasione di recitare in un programma radiofonico di Nashville. Iscrittosi alla Jackson State University, abbandona gli studi e, nel 1955, viene assunto come meccanico dalla U.S. Air Force, con la speranza, un giorno, di diventare pilota aeronautico. Disgraziatamente, il massimo livello al quale potrà aspirare nelle forze armate è semplicemente una promozione a noiosi lavori di ufficio. Negli Anni Sessanta, insoddisfatto, cambia ancora una volta lavoro e città: si trasferisce a Los Angeles e diventa un impiegato della trascrizione al Los Angeles Community College, non abbandonando minimamente il suo sogno di diventare un attore per professione, infatti comincia a prendere lezioni private di recitazione.
Gli esordi nel mondo dello spettacolo
Nel 1964, è ancora un nomade: va a vivere a New York City, dove si guadagna da vivere come ballerino all'Esposizione Universale, ma si iscrive anche alla New York University per completare la sua istruzione, poi a San Francisco dove è un membro del gruppo musicale Opera Ring. È proprio in quell'anno che debutta come attore (una piccola comparsata) sul grande schermo. Lo si può infatti notare nel film di Sidney Lumet L'uomo del banco dei pegni (1964) con Rod Steiger.
Deciso più che mai a realizzare il suo sogno, recita in "The Royal Hunt of the Sun", successivamente seguito dallo spettacolo off-Broadway "The Niggerlovers" (1967) con Viveca Lindfors, e dal musical "Hello, Dolly!" (1968) in una versione broadwayana che vedeva tutti attori di colore nel cast, fra cui Pearl Bailey e Cab Calloway. Ma non gli basta, e tenta parallelamente la strada del cinema arrivando disgraziatamente a fare solo dei piccoli e insignificanti ruoli, come quello in Che cosa hai fatto quando siamo rimasti al buio? (1968) con Doris Day.
Nel frattempo, si sposa. Jeanette Adair Bradshaw sarà la sua prima moglie e madre dei suoi due figli: Alphonse (oggi attore) e Saifoulaye Freeman. Con l'arrivo degli Anni Settanta, si apre per Freeman un piccolo bagliore di luce: entra a far parte del popolare show educativo per bambini "The Electic Company", prodotto dalla The Children's Television Workshop, dove crea il personaggio di Easy Reader. Si sdoppia, si triplica per la televisione, il cinema, il teatro e alla fine, dopo molti sacrifici, riesce finalmente ad avere la prima ricompensa: una nomination ai Tony Award come miglior attore per "The Mighty Gents" (1978). È il suo trampolino di lancio verso la celebrità.
Ruoli importanti
Cominciano a fioccargli addosso delle proposte lavorative allettanti. Hollywood ha aperto gli occhi e vuole imporre questo attore nelle sue pellicole, pur sempre in ruoli secondari, ma significativi: affianca Denzel Washington in Coriolanus (1979), Robert Redford in Brubaker (1980) e William Hurt e Sigourney Weaver in Uno scomodo testimone (1981). A 50 anni, si sposa una seconda volta, dopo aver divorziato dalla precedente compagna. Questa volta la prescelta è Myrna Colley-Lee, madre di Deena (adottata) e Morgana Freeman.
L'attore continua ad apparire sul grande schermo. Passa da Harry & Son (1984) di e con Paul Newman, a Teachers (1984) con Nick Nolte. E dopo una piccola apparizione nel telefilm Ai confini della realtà (1985), è accanto a Jerry Lewis in Lotta per la vita (1987), arrivando a sfiorare l'Oscar come miglior attore non protagonista per Street Smart – Per le strade di New York (1987) di Jerry Schatzberg, dove recita accanto al defunto Christopher Reeve e a Mimi Rogers. Non passa neanche un anno che replica la candidatura, ma questa volta nella categoria miglior attore protagonista, grazie alla commedia di Bruce Beresford A spasso con Daisy (1989), nel ruolo dell'autista privato di Jessica Tandy, assunto dal figlio Dan Aykroyd e da sua moglie, interpretata da Patti LuPone. Non vincerà l'ambita statuetta, ma si consolerà con un Orso d'argento al Festival di Berlino e con un Golden Globe.
Il giusto riconoscimento?
Ora Freeman è finalmente un attore riconosciuto e dalla fama ineguagliabile. Sembra quasi che tutti lo vogliano nei loro film: affianca ancora una volta Washington in Glory – Uomini di gloria (1989), viene diretto da Brian De Palma ne Il falò delle vanità (1990) con Bruce Willis e Tom Hanks, è il crociato arabo accanto a un Robin Hood che ha il volto di Kevin Costner in Robin Hood – Principe dei ladri(1991), ma soprattutto stringe una formidabile amicizia con Clint Eastwood, il quale, passato dietro la macchina da presa lo dirige in uno dei capolavori della storia del cinema: Gli spietati (1992) con Gene Hackman.
L'anno seguente, Freeman decide di seguire le orme del suo migliore amico e firma la sua opera prima, Bopha! (1993), una storia di razzismo e apartheid con Danny Glover e Malcolm McDowell. Sarà la sua unica prova da regista, poi preferirà impegnarsi come attore.
Dopo essere stato membro della giuria del Festival di Berlino nel 1994, recita accanto a Tim Robbins nell'immacolato Le ali della libertà (1994), nel ruolo di un carcerato che stringe amicizia con un uomo imprigionato erroneamente per l'assassinio di sua moglie e del suo amante. Immancabile la nomination all'Oscar come miglior attore. Partecipa poi al cult Seven (1995) con Brad Pitt, Gwyneth Paltrow e Kevin Spacey e al meno uscito Virus letale (1995) sempre con Spacey e con Dustin Hoffman. Viene diretto da Steven Spielberg nel toccante Amistad (1997) con Anthony Hopkins ed è con Robert Duvall e Vanessa Redgrave nel catastrofico Deep Impact (1998).
Darà del filo da torcere a Gene Hackman nel thriller Under Suspicion (2000) e sarà un ironico Dio nello spassoso Una settimana da Dio (2003) con Jim Carrey.
La consacrazione con l'Oscar
Infine la consacrazione. Gli ci sono voluti i 70 anni, per riuscire a prendere uno dei premi più ambiti del mondo e che aveva tante volte appena sfiorato con la punta delle sue dita. Il merito è di Eastwood che lo dirige nel toccante Million Dollar Baby (2004), nel ruolo dell'ex-pugile Scrap, parte acclamata dall'Academy che finalmente gli consegna l'Oscar come miglior attore non protagonista.
Le quotazioni di Freeman, strano a dirsi per un attore di quell'età, ma aumentano ancora di più. Dopo anni e anni, ritorna accanto a Redford ne Il vento del perdono (2005) e affianca Michael Caine nel dark Batman Begins (2005) e in The Dark Knight (2008), tornando con Spacey per Edison City e con Willis in Slevin – Patto criminale (2006). Proprietario della casa di produzione cinematografica Revelation Entertainment, recita accanto a Danny DeVito in 10 Items or Less (2006), al grande Jack Nicholson in Non è mai troppo tardi (2008) e all'atipico Terence Stamp in Wanted (2008).
Golden Globes 2005
Premio Oscar 2004
Golden Globes 1995
Premio Oscar 1994
Golden Globes 1990
Festival di Berlino 1990
Premio Oscar 1989
Golden Globes 1988
Premio Oscar 1987
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Invictuscontinua»
Genere Drammatico, - USA 2009. Uscita 12/02/2010. |
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È il grande vecchio del cinema americano. Non ci riferiamo al potere acquisito in anni di onorata carriera quanto al carisma di un attore dall'aria paterna e la voce calda e inconfondibile. Negli anni, Morgan Freeman si è guadagnato un enorme credito professionale in patria e nel mondo, oltre ad essere uno degli attori afro-americani più amati. Merito dell'aver speso la propria vita professionale dalla parte dei buoni, proprio grazie all'aria bonaria ed aperta. Il ruolo del Padre Eterno interpretato nella commedia Una settimana da Dio è stato il riconoscimento definitivo di questo apprezzamento.
In 10 cose di noi incontra Paz Vega, unendo il mondo del palcoscenico al sottoproletariato.
Prima di fare l'attore, Freeman ha lavorato come meccanico presso l'U.S. Air Force, l'aviazione statunitense; è il figlio di una donna delle pulizie e di un barbiere e, oggi, rifiuta di vivere nella dorata Hollywood per restare vicino alle proprie radici, in quella Charleston dove andò a vivere con la nonna quando suo padre morì di cirrosi epatica.
Dopo tante esperienze, tre nomination all'Oscar (per Street Smart - Per le strade di New York, 1987, A spasso con Daisy, 1989, e Le ali della libertà, 1994), nel 2005 ha ricevuto l'Oscar al miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in Million Dollar Baby di Clint Eastwood. Nel 2005 è stato chiamato da Steven Spielberg per narrare le vicende de La guerra dei mondi e del documentario vincitore dell'Oscar La marcia dei pinguini.
Morgan Freeman ha settantuno anni, ha interpretato svariati film più un numero imprecisato di telefilm e nel suo palmarès può contare un dignitoso debutto alla regia (Bopha!). Negli ultimi anni è stato varie volte votato come il personaggio cinematografico più popolare. Insomma, Morgan Freeman è una star. Per questa ragione lo ha corteggiato e assoldato Brad Silberling per il suo Dieci cose di noi, storia di una star invecchiata e in disarmo che deve decidere se prendere in considerazione il ruolo da protagonista in un film indipendente. La sua recitazione "in riserva", asciutta e classica dà il passo al film contrapponendosi e dominando dolcemente quella esuberante ed eccitabile di Paz Vega, impegnata nella sua seconda esperienza di spanglish, neutralizzato (e non poteva essere diversamente) dal doppiaggio italiano. Dieci cose di noi, scritta, prodotta e diretta da Silberling, è un ricamo romantico attorno a un amore platonico, una storia essenziale senza sbavature patetiche. Morgan Freeman abita con spirito da pioniere un progetto che può essere considerato a ragione una riflessione sulla sua lunga ed esemplare carriera attoriale.
Criminali da inseguire e poliziotti da evitare. Il palinsesto televisivo della settimana offre un doppio sguardo sul mondo della delinquenza. Da un lato abbiamo i fuorilegge, dall'altro i tutori della stessa. Autori e scrittori di tutto il mondo hanno spesso ricercato negli angoli bui del noir e del poliziesco gli stimoli per raccontare storie al limite del consentito che indagano sul labile confine tra il rispetto per il bene comune e la corruzione. Domenica sera ci troviamo di fronte a due grandi telefilm che, in modi molto diversi, riflettono con la stessa profondità sul rapporto tra poliziotti e malviventi. Cominciamo con un prodotto del passato (la serie è dell'inizio degli anni Settanta), Arsenio Lupin (FoxRetro, 21.00), dove un ladro gentiluomo e raffinato, interpretato da Georges Descrières, e il suo fidato collaboratore Grognard (Yvon Bouchard), sono braccati dall'ispettore Guerchard (Roger Carel) che li insegue sempre ma non li acchiappa mai. Nel cast anche una giovanissima Raffaella Carrà che ci offre un'occasione per rivederla agli esordi della sua folgorante carriera. Subito dopo, su Canale 5, va in onda Distretto di polizia 9 (21.30), ovvero come guardare alla criminalità con l'occhio da sceriffo. Dopo la simpatia innata di Lupin sarà difficile passare dall'altra parte della barricata ma è un esperimento da provare. E dopo la rapina, la caccia al ladro e la carcerazione, segue l'inevitabile processo all'accusato. La tv non ci delude e sempre nella stessa serata ci offre la possibilità di avvicinarci al mondo dell'avvocatura con la quinta stagione di Boston Legal (Mya, 21.45). Lunedì sera è tempo di stare a casa con i propri cari, assieme a Un medico in famiglia 6 (Rai 1, 21.10), o ad avvicinarsi nuovamente al mondo delle forze dell'ordine, ma questa volta con Il comandante Florent (Rete 4, 21.10), una donna determinata a dare ragione a tutte le femministe del mondo. Facciamo un salto lontano dal nostro mondo e apriamo la porta alla fantascienza assieme ai protagonisti di Sanctuary (Steel, 21.00), ma se cerchiamo ancora una volta l'adrenalina delle azioni proibite, l'appuntamento è con il film tv noir The Code (SkyCinema 1, 21.00), con Antonio Banderas e Morgan Freeman. In tv il giallo è ormai di casa.
La Warner Brothers ha fatto uscire il primo poster ufficiale del film Invictus diretto da Clint Eastwood. Nel cast Morgan Freeman che interpreta Nelson Mandela e Matt Damon nei panni del giocatore di rugby Francois Pienaar.
La Warner probabilmente spera di ripetere il successo di Gran Torino e nonostante non si sia ancora visto alcun video tratto dal film, il trailer dovrebbe uscire probabilmente la prossima settimana, molti esperti degli Oscar stanno già dichiarando che Invictus potrebbe vincere l'Oscar come miglior film.
La sceneggiatura della pellicola è stata scritta da Anthony Peckham (Sherlock Holmes) ed è basata sul libro di John Carlin, Playing the Enemy.
Invictus uscirà nei cinema italiani il 12 febbraio.
Il pomeriggio domenicale si apre con un'apologia dell'intrigo e della tensione vecchio stampo firmata da quell'abile mano, che è un'assicurazione, di Alfred Hitchcock il quale in L'uomo che sapeva troppo (La7, 13.30) insieme a Leslie Banks e Peter Lorre ci porta fra rapimenti e studiati inseguimenti dentro alle trame di un complotto ai danni di un politico inglese. Appena il tempo di riprendere fiato con Guillermo del Toro e il suo fumettistico divertissement Hellboy (Italia 1, 19.00), con il quale ci si può rilassare e divertire in un classico pastone yankee di effetti speciali e buoni sentimenti, che già va riaccesa l'attenzione per godere appieno del nostro orgoglio nazionale Gomorra (Sky Mania 21.00) che con la mente di Garrone e il volto camaleontico di Toni Servillo riesce a renderci consapevoli e partecipi dei loschi meccanismi della malavita di casa nostra, attraverso cinque storie ritratte con stile raffinato e innovativo; una pellicola di importanza capitale per la nostra cinematografia recente. Il lunedì ci aspetta un palinsesto altrettanto ricco di stimoli che inizia e si conclude in compagnia di un Martin Scorsese in due diverse età: per gli anni '80, Toro Scatenato (Sky Cinema Mania, 13.50), la storia del pugile Jake LaMotta e della sua tormentata vicenda che ha valso l'Oscar a un De Niro in una delle sue più alte interpretazioni, fra monologhi ormai divenuti iconici e scene di lotta che hanno trasformato indelebilmente il genere. Più tardo, 2002, il crudo e vertiginoso Gangs of New York (Rete 4, 23.15) dove con sanguinarie lotte territoriali tra americani e irlandesi, Leonardo DiCaprio e il sempre in forma Daniel Day-Lewis ci trascinano con veemenza verso l'atavico concetto della violenza come fonte dei popoli. Fortuna che fra le due pellicole c'è il tempo di svagarsi con Non è mai troppo tardi (Premium Cinema, 21.00), una frizzante commedia dove Jack Nicholson e Morgan Freeman, entrambi malati terminali, fanno divertire con classe e spensieratezza tentando di realizzare tutti i sogni che in vita non hanno avuto il coraggio di realizzare.
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