Kevin CostnerBalla fra i lupi del sogno americanoNome: Kevin Michael Costner55 anni, 18 Gennaio 1955 (Capricorno), Lynwood (California - USA) |
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![]() Ti dimenticherai presto di me, vero? Ogni giorno.
dal film Le parole che non ti ho detto (1999)
Kevin Costner è Garret
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Leggerezza americana per l'uomo meglio conosciuto come "uno degli uomini più sexy della terra" e i suoi personaggi. Questo è ciò che ci vorrebbe per Kevin Costner. Il cinema e lui stesso hanno sfruttato la sua faccia da guerriero per interpretare sempre gli stessi ruoli, senza un minimo di ironia, senza quella cattiveria scrupolosa e acidula dell'America di oggi. È vero, è molto affascinante, ma è diventato una stella cadente, anzi decadente! Nulla di eccentrico nella sua carriera: tanta barbosa filosofia sul vivere spesa e bruciata tra paesaggi mozzafiato e flashback di ricordi. Gli ci vorrebbe un'iniezione di cinismo per staccarsi da questi ritmi lenti e da questi personaggi fatti con lo stampino. Siamo davanti a una carriera ancora aperta? Ci sono segni di ripresa che vengono dai suoi personaggi? Kevin Costner è ancora in gradi di raccontare e crisi di uomini… magari di mezza età, contro ricordi e le memorie di una vita che spesso si vorrebbe ricominciare daccapo? O siamo già alla fine del secondo tempo? Disgraziatamente basta un fiasco per cadere in disgrazia. E lui ne ha visti abbastanza ultimamente, ma è balzato ugualmente nella storia del cinema producendo, dirigendo e interpretando un western in cui nessuno credeva. E cosa aveva Balla coi lupi di diverso rispetto agli altri film? Era insolito. Poteva essere eletto la "musa" di quell'American Dream ormai morto, ma ha preferito una grande quantità di pellicole commerciali che lo hanno professionalmente allontanato dai piaceri del pubblico. Così è la vita. Così è Kevin Costner.
Il suo cognome, originariamente era Koster, come quello dell'eroe di Little Big Horn, poi però si era americanizzato in Custer e il nonno di Kevin, figlio di una pellerossa e di un emigrante tedesco, l'aveva trasformato in Costner (le sue origini indiane saranno un chiodo fisso nella sua mente, infatti quando fonderà la sua casa di produzione, la chiamerà TIG, dal nome della tribù della bisnonna). Californiano, terzo figlio di un agricoltore, divenuto poi operaio elettrico per la Southern California Edison, e di un'assistente sociale, Kevin fin da piccolo fu costretto a spostarsi di città in città, cambiando scuola per via del lavoro paterno. Quando i genitori lo portano a Disneyland, fece un incontro straordinario: perdutosi, verrà infatti ritrovato da Walt Disney che lo riporterà a sua madre che lo cercava disperatamente. Da adolescente, frequenta il Mt. Whitney High School di Visalia, trasferendosi nel 1973 al Villa Park High School. Trova un posto nel coro della chiesa battista che frequentava, si dilettava in poesia ed era abilissimo nella scrittura. A 18 anni, avventuroso, costruisce una canoa e va a zonzo per i fiumi del suo paese, che lo poteranno fino all'Oceano Pacifico. Sportivo (basket, football, ma soprattutto baseball), si iscrive al corso di BA Business & Marketing della California State University Fullerton, dove si laurea. Ma nel contempo, prende parte a delle lezioni di recitazione 5 volte a settimana al Coast Actor's Co-op e si sposa con una sua compagna di studi, Cindy Silva, che all'epoca si guadagnava il pane interpretando Biancaneve a Disneyland. Tre figli da Cindy, tutti divenuti attori: Annie, Lily e Joe Costner. Sarà un altro nuovo incontro del tutto casuale, quello con l'attore Richard Burton, a fargli cambiare vita, spingendolo a lasciare il lavoro nel marketing che aveva trovato a Orange Country. Burton, conosciuto durante un volo verso il Messico, gli consiglia di dedicarsi completamente alla carriera di attore se è questo ciò che realmente vuole fare nella vita. Così, Costner si trasferisce a Los Angeles, incontrando le furie della moglie che sognava per lui un posto in banca. Comincia a sottoporsi ai primi provini e nel frattempo si guadagna da vivere facendo il camionista, il pescatore nelle chiatte e la guida dei tour alle ville dei divi, poi passa a primo attrezzista ai Raleigh Movie Studios.
Debutta ufficialmente, come comparsa, nel 1982 in Chasing Dreams di Therese Conte e Sean Roche, poi verrà scelto come protagonista di Wargames – Giochi di guerra (1983) di John Badham, ma Costner rifiuterà preferendo il ruolo del morto per Lawrence Kasdan ne Il grande freddo (1983). La parte nel film di Badham verrà presa poi da Matthew Broderick, ma disgraziatamente la scena in cui Costner compare nel film di Kasdan viene tagliata in sala di montaggio. Dopo il danno, anche la beffa. Diretto da Ron Howard, comparirà in Night Shift – Turno di notte (1984) e avrà finalmente l'occasione di essere protagonista di un film nel mediocre The Gunrunner (1984) di Nardo Castello, mentre Kasdan lo imporrà nel cast del western Silverado (1985). Spinto dal bisogno, accetterà anche il ruolo di protagonista in un porno soft dal titolo Sizzle Beach U.S.A., nel quale interpreta il padrone di un ranch abbastanza libertino nei confronti di tre ragazze (cercherà in ogni modo di far scomparire le tracce di questa pellicola, ma il film riuscirà comunque a trovare una distribuzione, arrivando in Italia nel 1989).
L'amicizia con il regista Kevin Reynolds gli porterà finalmente un po' di fortuna: scelto come protagonista della commedia Fandango (1985), comincerà a essere richiesto da registi dello stampo di Oliver Stone (per Platoon, che lui rifiuterà per l'idea negativa che dava dei soldati in Vietnam, come suo fratello), Robert Zemeckis, Steven Spielberg, ma soprattutto Brian De Palma che ne Gli intoccabili (1987) lo metterà niente di meno che contro Robert De Niro. Inseritosi nello strano menage a trois fra Tim Robbins e Susan Sarandon in Bull Durham – Un gioco a tre mani (1988), continuerà la sua scalata al successo, ripercorrendo il sogno americano tanto lucente con i personaggi interpretati ne L'uomo dei sogni (1989), Revenge – Vendetta (1989) di Tony Scott, ma soprattutto tentando di resuscitare un genere ormai clinicamente dato per morto, il western, con Balla coi lupi (1990), tratto dall'omonimo romanzo di Michael Blake, che raccontava la storia del tenente John J. Dunbar, aggregatosi a una tribù Sioux durante la guerra di Secessione. Un esordio alla regia che gli portò l'Oscar per il miglior film, quello per la miglior regia, una nomination come miglior attore protagonista, l'Orso d'Argento a Berlino e una valanga di Golden Globe.
Ottenuto il divorzio dalla moglie, Kevin Costner si dà alla pazza gioia con le attrici Mira Sorvino e Courteney Cox, le modelle Elle Macpherson e Naomi Campbell, l'ereditiera Bridget Rooney (dalla quale avrà un figlio, Liam Rooney), mentre al cinema spopola con Robin Hood – Principe dei ladri (1991) diretto dall'amico Reynolds. Contrapposto a Harrison Ford, dopo il rifiuto di quest'ultimo per il ruolo di Jim Garrison in JFK – Un caso ancora aperto, Kevin Costner si fa avanti per impersonare il protagonista di questo film drammatico, guadagnandosi una candidatura ai Golden Golbe come miglior attore.
Accoppiato alla cantante Whitney Huston darà luogo a uno dei più grandi successi commerciali degli anni Novanta: Guardia del corpo (1992) di Mick Jackson, ma sarà scelto da Clint Eastwood come protagonista di Un mondo perfetto (1993) e da Kasdan che, per la terza volta, lo dirigerà nel western Wyatt Earp (1993). Sarà la mania del kolossal e dei budget stratosferici a tradire la buona stella di Costner che, dopo il successo mondiale di Balla coi lupi, cercherà di spettacolarizzare ogni suo film, a partire da Waterworld (1995) costato, oltre che il ripudio di Kevin Reynolds come regista e amico, anche la bellezza di 3.000 miliardi di vecchie lire. Una cifra sconsiderata anche per le manie di grandezza dell'attore in un momento di egocentrismo assoluto. Non gli portarono altrettanta fortuna una serie di documentari geografici sugli indiani d'America intitolata 500 Nations e la pellicola Rapa Nui.
I debiti lo spingeranno ad accettare ruoli in pellicole pessime come The War (1995), ci sarà un momento di ripresa in Tin Cup (1996) di Ron Shelton, nel ruolo di giocatore di golf perdente che gli frutterà un'altra nomination ai Golden Globe. Considerato per il ruolo del presidente degli Stati Uniti in Air Force One (1997), ma poi scartato a favore di Ford. Torna alla regia dirigendo il fantastico L'uomo del giorno dopo (1998) che sarà un altro flop. Inutile accostarlo a Paul Newman ne Le parole che non ti ho detto (1999), l'unica fortuna che sembra avere Kevin Costner è nell'amore, sposando la modella Christine Baumgartner. Tagliata la scena di nudo integrale in Gioco d'amore (2000) di Sam Raimi, che avrebbe dovuto farlo tornare in auge, accetta il ruolo del protagonista di Dragonfly (2002), originariamente scritta per Harrison Ford, ma scarta quella del colonnello James Dolittle in Pearl Harbor (2001) e, ancora più scioccante, il ruolo di Bill nei due volumi di Kill Bill (2003-2004) di Quentin Tarantino. Regista di Open Range – Terra di confine (2003), recita conteso da Jennifer Aniston e Shirley MacLaine in Vizi di famiglia (2005) e offre il ritratto del solito maestro spirituale in The Guardian (2006), pellicola commerciale di Andrew Davis, dando forfait per il ruolo del protagonista di Lady in the Water (2006).
Tanti enormi sbagli nella carriera di Kevin Costner. È ancora visto come l'ultimo autentico erede dei "decent heroes" americani interpretati da Gary Cooper, James Stewart e John Wayne? No, la sua stella ha smesso di brillare. I pochi alti e i molti (troppi) bassi, hanno messo a rischio la sua brillante carriera. Peccato, ci piacerebbe rivedere brillare i suoi occhi azzurri, percepire la passione risorgere nella pelle di un personaggio. Ci piacerebbe vederlo con una carica diversa. Ma Costner sembra quasi allontanarsi dai ruoli stravaganti rispetto alla sua abituale immagine cinematografica. Nascondiamo una sconfinata ammirazione per questo attore che, oggigiorno, non riesce a lavorare ai massimi livelli, anche se efficienza e risorse non mancano di certo. Forse un ritorno alle origini, a quelle caratterizzazioni dotate di senso di umorismo e di quell'antiestetismo che oggi va di moda. Di quei personaggi loschi, criminali, cattivi e tormentati che buttano fango sui vecchi valori americani. Brinderemo per lui nel vederlo in queste sordide vesti?
Golden Globes 1997
Golden Globes 1992
Golden Globes 1991
Premio Oscar 1990
Kevin Costner è stato tutto: uomo dei sogni e del giorno dopo, guardia del corpo e cow-boy, investigatore e principe dei ladri, procuratore distrettuale e giocatore (di golf), vedovo introverso ed evaso "innocente" nel mondo perfetto di Eastwood, ma soprattutto è stato l'indimenticabile tenente della Cavalleria Nordista John Dumbar. Gli spazi armoniosi di una Frontiera ancora vissuta dai nativi, la bellezza selvaggia del West e la purezza elegiaca dell'universo indiano, hanno incantato gli spettatori e ispirato con ogni probabilità la musica che oggi e domani Kevin Costner e i Modern West suoneranno al Brancaccio di Roma. Ma la cavalcata nostalgica dell'eroe democratico per eccellenza sul palcoscenico romano, non mancherà di ripercorrere (anche) le atmosfere "on the road" di Fandango. Se amate Kevin Costner, non potete mancare al suo "mezzogiorno di fuoco". A colpirvi al cuore, sulla "terra di confine", saranno soltanto le sue note.
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Mr. Brooks
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Genere Drammatico, - USA 2007. Uscita 05/10/2007. |
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The Guardian
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Genere Azione, - USA 2006. Uscita 19/01/2007. |
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Vizi di famiglia
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Genere Commedia, - USA 2005. Uscita 23/12/2005. |
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Litigi d'amore
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Genere Commedia, - USA 2004. Uscita 15/04/2005. |
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Gli intoccabili
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Genere Drammatico, - USA 1987. |
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Anche quest'anno il Sundance Film Festival, fondato nel 1981 da Robert Redford, cercherà di mantenere i suoi due obiettivi: supportare nuovi artisti e ispirare nuovi pubblici. Alla direzione artistica del Festival farà il suo debutto John Cooper che ha dichiarato di voler mantenere l'impegno della manifestazione di scoprire nuovi talenti che lavorano al di fuori delle convenzioni.
Nell'edizione di quest'anno che si terrà dal 21 al 31 gennaio a Park City, Salt Lake City, Odgen e Sundance in Utah, è stata inserita una nuova sezione NEXT, che si comporrà di sei / otto film americani selezionati per la loro innovatività e l'originalità dei loro lavori creati a basso o senza budget.
In competizione ci saranno una sessantina di film divisi in quattro categorie: U.S. Documentary Competition; U.S. Dramatic Competition; World Cinema Documentary Competition e World Cinema Narrative Competition. Sono diversi i titoli attesi nella competizione di quest'anno, Blue Valentine diretto da Derek Cianfrance ed interpretato da Ryan Gosling e Michelle Williams; Hesher di Spencer Susser interpretato da Joseph Gordon-Levitt, Natalie Portman e Rainn Wilson; Holy Rollers diretto da Kevin Tyler Asch ed interpretato da Jesse Eisenberg e Justin Bartha; Howl scritto e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman ed interpretato da James Franco, David Strathairn, Jon Hamm, Mary-Louise Parker e Jeff Daniels; Welcome to the Rileys diretto da Jake Scott ed interpretato da James Gandolfini, Kristen Stewart e Melissa Leo; Boy scritto e diretto da Taika Cohen; Skateland di Anthony Burns con Shiloh Fernandez e Ashley Greene;
Fuori competizione saranno presentati una cinquantina di film suddivisi nella categoria Premiers; Next; Spotlight e Park City at Midnight. Tra i film attesi The Company Men scritto e diretto da John Wells con Ben Affleck, Kevin Costner, Maria Bello, Tommy Lee Jones e Chris Cooper; Buried di Rodrigo Cortés con Ryan Reynolds; Frozen scritto e diretto da Adam Green con Emma Bell, Shawn Ashmore e Kevin Zegers; Splice di Vincenzo Natali con Adrien Brody e Sarah Polley; Tucker & Dale vs. Evil di Eli Craig con Tyler Labine, Alan Tudyk, Katrina Bowden e Jesse Moss; Jack Goes Boating diretto da Philip Seymour Hoffman ed interpretato da Hoffman, Amy Ryan, John Ortiz e Daphne Rubin-Vega; Cyrus di Jay Duplass e Marc Dupass con John C. Reilly, Marisa Tomei, Jonah Hill e Catherine Keener; The Romantics di Galt Niederhoffer con Katie Holmes, Josh Duhamel, Anna Paquin, Adam Brody, Elijah Wood, Candice Bergen e Dianna Agron; High School di John Stalberg con Sean Marquette, Adrien Brody e Colin Hanks.
Verrà inoltre presentato al Festival il corto I'm Here diretto da Spike Jonze, una storia d'amore tra robot interpretata dall'attore inglese Andrew Garfield.
Partiamo dall'iperbole degli incassi. Avatar è già primatista del mondo per velocità, 1 miliardo e 140mila dollari in poche settimane. E non c'è dubbio che batterà il record assoluto (1 miliardo 800mila) di Titanic, dello stesso Cameron. Anche da noi ha già battuto il primo record di incasso in un solo giorno. Una mia didascalia è quella riferita al rapporto successo di pubblico-qualità artistica: un capolavoro non è mai proiettato in una sala troppo piena. Nel caso Cameron tutto concorre all'iperbole dei dollari, uffici stampa, storia, marketing spontaneo. Un meccanismo sospetto, favorito dal target prevalente del cinema, i giovani eccetera, perfetto per accogliere il fenomeno Avatar. Un altro sortilegio si chiama "effetti speciali", un altro "digitale". Altre parole magiche per il botteghino. Sappiamo.
Logica
Dico dunque che l'iperbole ha una certa logica. Chi mi conosce sa che non sono un innamorato del fantasy, ma Avatar è decisamente un film importante, che va visto, che lascerà dei segnali. Nella sua recensione su MYmovies Giancarlo Zappoli scrive: "Ci vogliono registi capaci di osare, sapendo che tutte le storie sono già state narrate ma che alcune meritano di essere ribadite con tutta la forza della spettacolarità che è possibile mettere in campo". E' un'affermazione perfetta. Tutte le storie sono già state inventate così come tutti i codici dominanti, e non è stato il cinema a inventare e raccontare per primo. Il nodo è proprio questo: il pericolo che al cinema vengano attribuite paternità che appartengono ai maestri legislatori di altre epoche, quando... il cinema non c'era. Avatar contiene metafore infinite, ispirazioni radicali, dolori e sentimenti naturali, antropologici. Il cinema arriva buon ultimo nella scoperta, ma diventa importante nella rappresentazione. Il regista, nello sforzo, nella creatività, nell'estetica, insomma nel "cinema", si è portato molto avanti, ha davvero evoluto, se non trovato, una frontiera. Fantasy, davvero fantasy, nobile fantasy, se non arte nobile. Il tema è antico, espresso dal pianeta Pandora : l'umano civile che si ritrova in un mondo primordiale e naturale e si integra coi "primordiali/naturali", ritrovando la prima mistica, magari incoraggiato dall'amore. L'enfatizzazione del film, avallata anche dai numeri, ci sta. E' un titolo che i libri certo riporteranno. Il nodo è un altro, che esprimo così: sempre di film trattasi. Riprendo il concetto di Zappoli. "Tutto è già stato inventato e raccontato". Parto da alcuni richiami del cinema che sono espliciti, dico, fra gli altri, Guerre stellari, naturalmente Aliens e Terminator (2), queste ultime autocitazioni. E poi Balla coi lupi, col bianco Costner che a contatto col popolo rosso si integra diventandone alleato contro la propria gente. E' esattamente lo stesso percorso dell'Avatar. Il film diretto da Costner è di pura derivazione cinematografica, lo sceneggiatore è Michael Blake. Intendo dire che alla base non c'è un romanzo, un testo nobile. Balla coi lupi si è riferito a un tema, a un codice fondamentale, ancestrale, l'Eden. Il pianeta Pandora cos'è se non una proposta di Eden? Il codice, quel primario bisogno umano, sappiamo da dove derivi, dai primi tempi, dalle prime scritture dell'umanità, orientali, mediorientali, cristiane, che siano.
1969: un anno memorabile per la Storia come per il cinema, che esplode delle contestazioni giovanili e della voglia di nuovo e di libertà. Domenica si può rivivere quel vento di ribellione; Born to be wild, cantano gli Steppenwolf, e l'America si attraversa a bordo delle moto di Dennis Hopper e Peter Fonda, nell'opera prima di Hopper che diventò manifesto di una generazione: Easy Rider (Canale 5, 2.45). Altro Fonda, altro capolavoro dell'anno cruciale '69: è la volta del mitologico western di Sergio Leone, C'era una volta il West (Raisat cinema, 21.00). La bellezza scarmigliata e indomabile di Claudia Cardinale, lo sguardo gelido di Henry Fonda, l'eloquenza "musicale" del silenzioso Charles Bronson: elementi scolpiti nella leggenda per un film che sancisce la morte di un genere e al tempo stesso l'apice di un grandissimo regista. Da mostri sacri a esordienti col botto: Pranzo di Ferragosto (Sky Mania, 21.00) di Gianni Di Gregorio ha la leggerezza gustosa di un pasto ben cucinato, come quelli che il protagonista allestisce per un quartetto di vecchiette irresistibili, in una commedia che è un vero gioiello per tempi comici e freschezza degli interpreti. Lunedì lasciatevi portare on the road dal grande film di Clint Eastwood, Un mondo perfetto (Premium Emotion, 21.00); Kevin Costner è il bandito gentiluomo Butch, in fuga attraverso gli States insieme a un bimbo che da ostaggio si diverte molto più che nella sua vita quotidiana... uno struggente, lucido racconto sull'America. E Costner torna protagonista ed eroe sensibile e coraggioso nella doppietta di Sky Hits: Balla coi lupi (18.10) e Robin Hood Il principe dei ladri (21.15), due classici degli anni '90 in cui l'attore si confronta col mito del West e con quello del ladro di Nottingham dando vita a personaggi indimenticabili. Come indimenticabile è il luciferino e debordante Jack Nicholson che occhieggia dalla commedia grottesca Le streghe di Eastwick (Studio Universal, 18.10), in cui il Diavolo in persona seduce un trio di dive irripetibile: Cher, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer sono le donne sole che vengono travolte dall'imprevedibile e a tratti esilarante magia nera del film.
È uscito online il teaser trailer di The Company Men diretto da John Wells, che verrà presentato nella categoria Premiere al Sundance Film Festival che si terrà dal 21 al 31 gennaio.
Il film racconta la storia di tre impiegati di una società che cercano di sopravvivere ad un ridimensionamento della compagnia mentre cercano di combattere gli effetti che si abbattono sulle loro famiglie e sulle loro identità. Ben Affleck interpreta un uomo d'affari la cui vita viene rovinata quando viene licenziato dalla sua compagnia e va a lavorare come muratore per la ditta del cognato (Kevin Costner). Nel cast anche Tommy Lee Jones, Chris Cooper, Maria Bello, Craig T. Nelson e Rosemarie DeWitt.
La pellicola è il primo film cinematografico diretto da Wells, conosciuto sopratutto per aver scritto e prodotto centinaia di episodi di E.R. e West Wing.
Il Western (W maiuscola) è americano e finisce, come movimento, poi ci saranno altre individualità, nei primi anni sessanta. Una certa corrente storica indica in L'uomo che uccise Liberty Valance (Ford, 1961) l'ultimo titolo "eponimo". Dunque Ford cominciava (Ombre rosse), Ford chiudeva. È legittimo che sia così.
Altri western classici sarebbero stati prodotti successivamente, ma erano singoli segnali, opere di autori che avevano operato nelle stagioni eroiche e che continuavano a fare ... il loro mestiere. El Dorado di Hawks, del '67, è uno di quei titoli, l'anziano grande maestro del genere non aveva perso l' attitudine.
Aggressivo
Quando sopra ho scritto "americano" non era un concetto scontato, perché a metà degli anni sessanta, casualmente, nasceva un movimento importante, aggressivo, che avrebbe lasciato segni profondi. Sergio Leone girava a Cinecittà un western dai toni strani, non decifrabili, ma con codici che si sarebbero rivelati efficaci. Il titolo era Per un pugno di dollari (1964). Il carattere più importante era protagonista, Clint Eastwood, pressoché sconosciuto. Il poncho, un brutto cappello, il sigaro, un'unica espressione, pochissime parole e, naturalmente la Colt. Clint, eroe spurio, un po' più buono che cattivo, niente a che vedere con Gary Cooper. Un altro contrassegno, certo decisivo: la violenza. La formula venne perfezionata nei titoli successivi, Per qualche dollaro in più, Il buono il brutto e il cattivo, C'era una volta il west. Leone, autore talentuoso, certo creò uno stile. Solo che ... distrusse il genere. Eastwood sull'abbrivio del maestro diresse e interpretò una serie di western americani, ma erano "americani alla Leone". Ci furono anche autori importanti, accreditati, come Sam Peckinpah, che firmarono altri western americani, ma non riuscirono a prescindere dal modello di Cinecittà.
| Mr. Brooks (2007) | The Guardian (2006) |
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