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venerdì 1 luglio 2016

Rosario Fiorello

Altri nomi: Rosario Fiorello / Rosario Tindaro
56 anni, 16 Maggio 1960 (Toro), Catania (Italia)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd CD
Rosario Fiorello

L'attore racconta i prossimi progetti, tra cinema e televisione.

Beppe Fiorello, il debutto da produttore

lunedì 28 marzo 2011 - Giovanni Bogani cinemanews

Beppe Fiorello, il debutto da produttore Un corto, un film, una serie tv per Beppe Fiorello. La sfida di un esordio come produttore cinematografico, e quella di raccontare – per il grande pubblico televisivo – il dramma dei padri separati. Infine, il ritorno al cinema, con il film di Emanuele Crialese Terraferma.

Fiorello, iniziamo dal tuo esordio come produttore. Il corto Domani, due minuti su uno dei principi della Costituzione italiana. Come è nato tutto?
In modo molto semplice. Giovanni Bufalini, un regista che da tempo lavora con me, mi ha proposto l'idea. C'era un concorso, per il quale potevano partecipare corti di due minuti, ispirati a princìpi della Costituzione. Abbiamo scelto il più semplice: la bandiera italiana è composta di tre rettangoli di eguale dimensione, bianco, rosso e verde. E ci abbiamo composto sopra una storia, breve e – spero – poetica.

Perché fare il produttore?
Per affrancarmi dai soliti meccanismi burocratici, dalle lungaggini, dai voleri di quelli più grandi di te. Quando c'è una buona idea, vorrei poterla realizzare, senza dover dipendere dai voleri di altri. In questo primo tentativo mi ha aiutato moltissimo mio fratello, Rosario. Gli ho detto: 'Rosa', damme una mano'. E lui non si è tirato indietro. Ci ha messo i suoi consigli, il suo entusiasmo, la sua società di produzione.

Ma sono state le prove generali per un film "lungo", da produrre in proprio?
Beh, in qualche modo sì. Produrre un film corto significa affrontare le stesse difficoltà che incontri nel produrre un film vero e proprio: cercare i permessi per girare, tutta la burocrazia, gestire un budget, gestire una troupe, curare che tutto sia professionale. Tutta esperienza che spero ci sia utile per affrontare un lungometraggio. L'idea c'è, abbiamo iniziato a scrivere la settimana scorsa. Sarà una commedia sul tema della famiglia, da girare il prossimo autunno, o nella primavera 2012. E mi piacerebbe che fosse lo stesso regista del corto, Giovanni Bufalini, ad affrontare l'impegno.

E il cinema degli altri, il cinema italiano degli "autori", che rapporto ha con te?
Sono sincero. Io non ho fatto parte del cinema italiano degli ultimi anni, e non è stato per mia volontà. Anzi, ne ho sofferto. Perché il cinema italiano l'ho sempre seguito, e apprezzato, e amato. Avevo esordito con Marco Risi ne L'ultimo compleanno, insieme a Claudio Santamaria, e poi avevo proseguito con Carlo Verdone, un'esperienza straordinaria, in C'era un cinese in coma. Poi, più niente, praticamente. Ma non sono stato io a volerlo.

Adesso, però, un film importante c'è.
Sì: e sono stato molto felice che un regista come Emanuele Crialese, che ha talento da vendere, si sia ricordato di me. Mi ha dato un ruolo in Terraferma, e mi è sembrato in qualche modo di rinascere, al cinema. Abbiamo girato a Linosa, con un cast di attori e di non attori: con me c'erano Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Filippo Pucillo, ma anche pescatori veri.

Qual è il tuo ruolo in Terraferma?
Sono Nino, un pescatore che non crede più in quello che hanno fatto i suoi padri, la sua gente, per generazioni. E che vuole usare la barca di suo padre per portarci su i turisti. É il crollo di un mondo, la trasformazione di un'economia. Io spero che il film di Crialese sia un modo, per me, per riaffacciarmi ad un mondo, quello del cinema italiano, che mi ha messo un po' da parte, senza che io lo volessi.

In compenso, per anni la televisione ti ha dato un ruolo centrale. Lo rinneghi?
No, niente affatto! La televisione mi ha permesso di diventare, per tanti italiani, un narratore di storie. Mi ha permesso anche di raccontare cose che forse il cinema non ha avuto il coraggio di raccontare. Come quando abbiamo fatto La vita rubata, su un omicidio di mafia, una storia rimasta insabbiata per vent'anni. Io credo che in molti casi la televisione abbia avuto più coraggio del cinema, nell'affrontare la nostra storia.

E ora quale storia vorresti raccontare?
É un tema che ho in mente da tanti anni. E che riguarda milioni di italiani. Il dramma dei padri separati. In Italia sono quattro milioni, i padri separati. E quasi un milione di loro vive sotto la soglia della povertà. Non è una cosa da niente. Perché? Perché quando una coppia si separa, è sempre lui a dover abbandonare il tetto coniugale, e quindi a doversi cercare una casa, e pagare gli alimenti. E molti non sono in grado di affrontare questo impegno.

Stai per iniziare a girare una serie su questo tema?
Sì: iniziamo a girare l'11 aprile. É una miniserie per Raiuno, due puntate che andranno in onda probabilmente in autunno. La regia è di Lodovico Gasparini. E ci saranno Ana Caterina Morariu, Rodolfo Laganà, Angelo Orlando e Gioia Spaziani. Il titolo provvisorio è Sarò sempre tuo padre.

Che cosa racconterete, esattamente?
Per esempio, che cosa succede, quando una coppia si separa, a un padre cui non viene data la possibilità di vedere suo figlio, che viene buttato fuori di casa, che non sa più dove andare a mangiare e a dormire... Quando gli sceneggiatori mi hanno fatto leggere la storia, ho detto loro: ma non avete esagerato? Mi hanno consigliato di visitare alcuni siti di assistenza a padri separati. Ho conosciuto storie che mi hanno messo i brividi. Ho scoperto situazioni addirittura tragiche. Gente che non sa come mangiare, dove dormire, che si adatta a dormire sotto i ponti. E tutto questo, in un'Italia apparentemente 'normale'.

   

Il 22 ottobre arriva in sala "la passione" di Turturro per la canzone napoletana.

Passione: 'o regista 'nnammurato

martedì 12 ottobre 2010 - Marzia Gandolfi cinemanews

Passione: 'o regista 'nnammurato Indimenticabile Jesus Quintana lungo la corsia di bowling dei fratelli Coen, John Turturro vuò fa il napoletano e lo fa con sensibilità e pertinenza nel suo nuovo e appassionato documentario. Come l'americano di Nisa e Carosone abballe 'o roccolo e gioca al baseball', colleziona canzoni napoletane e le esibisce lungo i vicoli di Napoli, dove una rosa illustre e titolata di artisti (re)interpreta il repertorio pop(olare) partenopeo. Tenace indagatore, Turturro adatta al suo documentario gli schemi e le convenzioni del cinema napoletano, inserendo e "sceneggiando" canzoni celebri come "Era de maggio" o "Malafemmena", "Maruzzella" o "Tammuriata nera". E proprio nei vicoli, scenario di base della sceneggiata napoletana, l'attore e autore americano canta Napoli e le sue canzoni, esplicitazione e sintesi della Storia di una città e di un'intera nazione. Scongiurando l'idealizzazione turistica da esportazione, Turturro guarda a Napoli e alla sua tradizione musicale con un amore pari solo all'ardente passione del carpentiere di Romance & Cigarettes per la sua Tula. Al teatro Trianon questa sera per il debutto napoletano, Passione uscirà in sala in cinquanta copie il prossimo 22 ottobre. A Roma questa mattina per presentare il suo film, il regista italoamericano ha dichiarato la sua Passione per il Belpaese, dove pensa di "restare" e di tradurre in un film i "fantasmi" di Eduardo De Filippo.

Aspettative
John Turturro: Il progetto di Passione nasce circa quattro anni fa in un momento molto buio per la città di Napoli, coinvolta negli scandali della "monnezza". Attraverso la canzone napoletana io, la montatrice Simona Paggi, gli artisti coinvolti, la regione Campania, il comune di Napoli volevamo restituire alla città tutta la sua bellezza. Questo documentario è stato girato con curiosità e con una grande umiltà nei confronti di una città meravigliosamente complessa. Quello che mi auguro adesso è che la gente resti sveglia in sala e guardi al film con lo stesso spirito con cui è stato ideato e prodotto.

Lavorare in Italia
John Turturro: Quando lavori con un regista ispirato come Francesco Rosi questa esperienza non può non lasciare il segno. Probabilmente devo ringraziare Francesco se ho deciso di lavorare in Italia. Il suo film La tregua richiese cinque anni di lavoro e in quei cinque anni ho imparato moltissimo sul vostro paese. Attraverso lo sguardo e le conversazioni con Francesco ho capito quello che prima mi sembrava incomprensibile ma soprattutto che se volevo saperne di più dovevo andare al fondo delle cose, delle esperienze, degli incontri. Passione nasce allora da uno sguardo rigoroso e profondo sulla cultura italiana, nello specifico sulla tradizione canora napoletana. Passione è principalmente un film su un luogo che ha saputo creare tanta musica e che poi l'ha esportata in tutto il mondo.

Cliché
John Turturro: Una degli aspetti che più mi stavano a cuore durante le riprese del film era quello di evitare cliché e stereotipi, volevo guardare la città con occhi diversi, sfuggendo lo sguardo del turista. Per questa ragione sono state scelte delle location non immediatamente riconoscibili come il Palazzo dello Spagnolo, il suggestivo Acquedotto romano del Serino poco distante da Napoli o la Solfatara di Pozzuoli, dove abbiamo girato la performance di Fiorello. Spero in questo modo di avere reso un favore a Napoli e corretto lo sguardo distorto degli americani sull'Italia e su ogni altro paese che non sia il loro. La maggior parte degli americani non sono curiosi e guardano per questo alle altre culture in maniera superficiale, trasformando ogni cosa in stereotipo. Questo è un atteggiamento infelice con cui ogni attore italoamericano finisce per fare i conti. E ne so qualcosa anch'io.

Sorrisi, cast e canzoni
John Turturro: Girando Passione non era mia intenzione fare la storia della canzone napoletana. Mi premeva piuttosto realizzare un film di intrattenimento impegnato a presentare, o ripresentare, al pubblico alcune tra le più belle canzoni della tradizione partenopea. Per questa ragione ho voluto che il mio cast fosse composto da cantanti tradizionali o sperimentali come Raiz e da attori come Fiorello, capaci di raccontare una storia e di non limitarsi ad interpretare una canzone. Da Ranieri a Peppe Servillo, da Lina Sastri a Fiorello, da Enzo Avitabile a Pietra Montecorvino sono stati tutti favolosi narratori di una città misteriosa che sfugge a chi viene da fuori e a chi da sempre ci vive. C'è qualcosa di vibrante e infinito a Napoli, qualcosa che percepisci ovunque e che ho cercato di catturare e di mettere nel mio film.

Angeli protettori
Fiorello: È incredibile, è la seconda volta che vengo scelto da un regista americano per cantare una canzone di Renato Carosone. Prima Minghella con "Tu vuò fa l'americano" e ora Turturro con "Caravan Petrol". A differenza degli altri artisti coinvolti in questo progetto io non sono napoletano, non scrivo musica e non sono nemmeno un attore, per queste tre ragioni rimasi perplesso dalla scelta di Turturro e provai a dissuaderlo. Ad oggi sono convinto che sia lo spirito di Renato Carosone a suggerire il mio nome ai registi americani. Quando ascoltai l'arrangiamento di Enzo Avitabile di "Caravan Petrol", versione assolutamente tarantinizzata, cominciai a capire perché John avesse pensato proprio a me per quella performance. Dopo aver dato fondo alle obiezioni ho naturalmente accettato con gioia di partecipare alla "passione" di Turturro, quando fai il mio mestiere prima o poi finisci sempre per confrontarti con la canzone napoletana.

Mettersi in gioco
Peppe Servillo: Per noi partenopei partecipare a una simile esperienza è stato davvero importante, Passione ha messo in gioco il nostro pudore verso una tradizione che ha origini antiche e davanti alla quale non avremmo saputo che cosa scegliere di cantare e che cosa escludere. La cultura americana pur così lontana dalla nostra ha comunque dei curiosi punti di contatto, dunque era interessante vedere lavorare Turturro su una materia a noi tanto cara, il suo sguardo garantiva in qualche modo contenuti più autentici sulla nostra cultura.

Farsi guardare
Raiz: Ho amato farmi osservare da un occhio esterno e appassionato come quello di John Turturro. Sarebbe stato molto difficile per me, come per altri artisti napoletani, mettere mano nel nostro repertorio e scegliere le canzoni e gli autori da inserire nel film, lasciando magari fuori compositori importanti come Murolo. Il mio coinvolgimento emotivo era tale che l'alterità di Turturro è stata di conforto. Ad aiutarlo nel suo lavoro è stata senza dubbio anche la sua italianità e il coraggio di osare, girando dentro una Napoli che io avrei probabilmente tenuto al riparo, perché troppo fragile e dolente.

Passione

* * * - -
(mymonetro: 3,37)
Un film di John Turturro. Con Mina, Spakka-Neapolis 55, Avion Travel, Pietra Montecorvino, Massimo Ranieri.
continua»

Genere Documentario musicale, - Italia, USA 2010. Uscita 22/10/2010.

Il talento di Mr. Ripley

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,52)
Un film di Anthony Minghella. Con Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Cate Blanchett, Philip Seymour Hoffman.
continua»

Genere Drammatico, - USA 1999.

Natale a casa Deejay

Un film di Lorenzo Bassano. Con Linus, Platinette, Gabriele Corsi, Furio Corsetti, Elio e le Storie Tese.
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Genere Commedia, - Italia 2004.

Cartoni animati

* * - - -
(mymonetro: 2,25)
Un film di Franco Citti, Sergio Citti. Con Franco Citti, Rosario Fiorello, Elide Melli
Genere Commedia drammatica, - Italia 1998.

Johan Padan a la descoverta delle Americhe

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,75)
Un film di Giulio Cingoli. Con Rosario Fiorello, Dario Fo
Genere Animazione, - Italia 2002.
Filmografia di Rosario Fiorello »
Passione (2010) Il talento di Mr. Ripley (1999)
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