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dal film Casomai (2002)
Stefania Rocca è Stefania
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Una diva mancata o una delle migliori attrici italiane che c'è in circolazione? Ogni critico ha la sua risposta. L'unica certezza è che Stefania Rocca è una delle più mostruose gigantesse del cinema italiano, nonostante il fatto che critica e pubblico, ogni tanto, la maltrattino per la sua recitazione così controversa.
Figlia di un capo della sorveglianza della Fiat e di una stilista, sorella della presentatrice e scrittrice Silvia Rocca, Stefania Rocca ha una formazione artistica fin dall'adolescenza grazie allo studio del pianoforte, del canto e della danza al Teatro Stabile di Torino. Sul finire degli anni Ottanta, lascia il capoluogo piemontese per trasferirsi in quello lombardo, dove alterna il lavoro di modella pubblicitaria con lo studio della recitazione: la sua vera passione. Frequenta una serie di corsi e seminari teatrali e nel 1993, grazie a una borsa di studio, entra nel Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma.
Esordisce nel 1994 nella pellicola Poliziotti di Giulio Base con Michele Placido, Kim Rossi Stuart e Roberto Citran nel ruolo della ex fidanzata di Claudio Amendola. L'anno seguente Pupi Avati la sceglie per apparire nella pellicola Voci notturne, accanto ad altri nuovi volti del cinema italiano (Stefano Accorsi e Lorenzo Flaherty), poi torna ai film con tematiche mafiose in Palermo Milano solo andata (1995) di Claudio Fragasso.
Abbandonato il Centro Sperimentale, sceglie di lavorare con Carl Haber ne L'amico di Wang (1997) e con Gabriele Salvatores nel fantascientifico Nirvana (1997), dove emerge fra attori di primo livello come Christopher Lambert, Diego Abatantuono e Emmanuelle Seigner, nel ruolo della ragazza con i capelli blu Naima. Segue l'Actor's Studios a New York e, tornata in patria, accetta di essere la protagonista di Viol@ (1998), dove diretta da Donatella Maiorca (alla sua prima esperienza come regista), interpreta una donna alle prese con un misterioso individuo con cui intraprende degli erotici giochi virtuali in chat, il tutto in un crescendo di suspense. Il film fa discutere, il suo volto comincia a essere associato al suo nome e lei si impone finalmente come una delle nuove leve del cinema italiano.
Si confronta con la commedia nell'opera di Anna Negri In principio erano le mutande (1999), dove divide il set con Teresa Saponangelo e il grande attore teatrale Filippo Timi. Poi comincia la sua avventura americana che le porterà una notevole popolarità anche all'estero: Anthony Minghella, giunto in Italia per dirigere Il talento di Mr. Ripley (1999), la sceglie per il ruolo dell'amante dello spregiudicato Jude Law. Stefania Rocca ha così modo di recitare accanto a grandi star americane come Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Cate Blanchett e Philip Seymour Hoffman. Notata da Kenneth Branagh, appare nel musical shakespeariano Pene d'amor perdute (2000).
In Italia la critica la osanna per la sua interpretazione in Rosa e Cornelia (2000) di Giorgio Treves, con la quale si aggiudica il Globo d'Oro, e i fratelli Taviani la inseriscono nello sceneggiato internazionale mandato in onda su Rai Uno Resurrezione: «Mai un personaggio russo era stato rappresentato così bene». Mentre in America si mette nelle mani del regista premio Oscar Mike Figgis, che la dirigerà nel travagliato Hotel (2001), interamente girato in digitale, accanto a Salma Hayek e Saffron Burrows, ma anche a compatrioti come Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio e la bellissima Elisabetta Cavallotti. Ritrova Cate Blanchett sul set di Heaven (2002), pellicola tratta da una sceneggiatura di Krzysztof Kieslowski, ma diretta da Tom Tykwer. Poi arriva il successo inaspettato, grazie al passaparola del pubblico, nella commedia sentimentale Casomai (2002) di Alessandro D'Alatri (che la inserirà anche nel cast di Commediasexi, 2006), dove in coppia con Fabio Volo, recita in uno dei film più belli del panorama cinematografico italiano dal 2000 a questa parte, meritandosi innumerevoli premi, nonché le candidature come miglior attrice per il David di Donatello e il Nastro d'Argento.
Dotata di grande poliedricità, Renzo Martinelli la affianca a Donald Sutherland, Giancarlo Giannini e F. Murray Abraham nel thriller terroristico Piazza delle cinque lune (2003), ispirato al Caso Moro. Il re dell'horror italiano, Dario Argento le fa vestire i panni insanguinati del detective Mari nel thriller Il cartaio (2004), dove però risulta un po' eccessiva nella recitazione (anche perché la pellicola era interamente girata in inglese e la Rocca ha dovuto doppiare se stessa con un risultato pessimo). E Carlo Verdone le offre la parte della confidente/terzo incomodo ne L'amore è eterno finché dura (2004). La Francia la reclama per il ruolo di Anna d'Austria nella trasposizione cinematografica de "I tre moschettieri" di Dumas ne D'Artagnan et le trois mousquetaires (2005) di Pierre Aknine, intanto che il regista maledetto Abel Ferrara la inserisce nello scandaloso Mary (2005) con Juliette Binoche, Forest Whitaker, Matthew Modine e Heather Graham.
In Italia, bacia Angela Finocchiaro a occhi chiusi (interpreta la cieca Emilia) nel drammatico La bestia nel cuore (2005) di Cristina Comencini, aggiudicandosi la nomination come miglior attrice non protagonista ai David di Donatello (che però sarà vinto dalla Finocchiaro). Poi Carlo Sigon le fa vestire i panni della donna di Claudio Bisio ne La cura del gorilla (2006), che però è un flop al box office, ma si rifà in televisione interpretando Mafalda di Savoia nel film tv omonimo, per la regia di Maurizio Zaccaro.
Pallavolista e istruttrice di nuoto, legata sentimentalmente all'aiuto regista Bernardo Barilli, è anche un'ottima interprete teatrale e si è messa in mostra sul palcoscenico in: "Angelo e Beatrice" di Memé Perlini, "Processo a Giovanna D'Arco" di Walter LeMoli e "Totem" per la regia dello scrittore Alessandro Baricco e Gabriele Vacis, cui seguono "Le polygraphe" e "Vecchi merli e cucù". Ma è presente anche in innumerevoli cortometraggi come: Effetto, Tre del mattino, Francesca, La misura dell'amore e Io e Giulia di Gabriele Muccino.
Stefania Rocca da circa dieci anni (forse anche di più) offre al cinema italiano dei personaggi che sono sospinti dal corso degli eventi sui lati opposti delle barricate. Ambigui o leali, manipolatori e materialisti, hanno tutti un minimo comune denominatore: sono tutte donne fragili e complesse che scelgono di diventare leggenda, che siano esse delle psicopatiche e delle anarchiche, rifiutando i luoghi comuni per salvarsi la pelle. Cosa ci piace di questa attrice? La sua necessità inevitabile di recitare in maniera poetica, ma che ogni tanto dovrebbe stemperare.
David di Donatello 2006
Comincerà domenica 7 dicembre la programmazione di Tutti pazzi per amore, della nuova fiction di Rai Uno, che vede schierato un cast, di attori professionisti, eccezionale. Un regalo di Natale per le famiglie, considerata la fitta trama di storie sentimentali, amicali, lavorative che contiene. Max Gusberti, Raifiction, fa la presentazione della serie, ricordando una cosa importante e cioè che, dieci anni fa, alla Rai, si presentava il "mitico" Un medico in famiglia, che un po' ricorda questa nuova produzione, se non altro perché al centro di tutto c'è la famiglia, sebbene con le sue nuove connotazioni. Sono passati dieci anni, il mondo è cambiato e così anche le serie e questa, in particolare, ha dei nuovi elementi: è una commedia scintillante, ci dice; scritta da autori capaci di toccare corde originali, è un prodotto che presenta un grado di complessità e, al tempo stesso, di grande semplicità con una grande innovazione di linguaggio. Ed è bene parlare di amore in questi tempi "calamitosi" prosegue Gusberti: "È un prodotto che racconta il percorso accidentato, ma fatale, che va dall'accensione subitanea dell'innamoramento all'amore. Tutti hanno fame d'amore "all we need is love!"; l'amore è il propellente che moltiplica le energie e raddoppia la vitalità con un pizzico di follia e ti induce, in questa serie, ad oltrepassare la linea di confine con la normalità, ti immette in un'altra dimensione, ti spinge alla ricerca della felicità e quest'ultima è un'impresa difficile! Questo prodotto è scritto in modo eccellente, è diretto da una regia 'in stato di grazia', che guida, con mano fermissima, un gruppo foltissimo di attori, tutti scelti per la loro capacità, in cui spiccano, naturalmente, Stefania Rocca ed Emilio Solfrizzi. Sottolineo la funzione della musica in questo racconto, che avvolge i personaggi, che ne esprime i sentimenti, che li esalta anche quando la piena dei sentimenti trabocca. Un prodotto ricco di sottotesti, di citazioni, di rimandi. Basti pensare al fatto che loro si chiamano Paolo e Laura e ci vengono in mente "Paolo e Francesca" (di dantesca memoria) o la Laura di Petrarca. Un discorso capace di affascinare, quindi, una grande scommessa".
Nel pomeriggio della prossima domenica si chiude con un viaggio nel lontano passato del selvaggio West la trilogia di Doc e Marty e di Ritorno al futuro – Parte III (Italia 1, 19.00) e si apre una settimana che riscopre i luoghi dell'immaginario del western e della mitica Monument Valley. A tornare indietro nel tempo è anche il mito cinematografico dell'uomo pipistrello, tornato a grandi risultati artistici nel 2005 dopo il baratro pop-psichedelico in cui era finito col tramonto degli anni '90. Batman Begins (Italia 1, 21.25) riazzera il tempo e le origini di Bruce Wayne (Christian Bale) e della criminalità di Gotham City grazie all'apporto di Christopher Nolan, autore di culto dopo Memento e The Prestige. Il resto del cinema lo si consuma in piena notte, fra una sfida miti musicali. Come risposta al remake depurato e giovanilista appena uscito nelle sale, si conquista di prepotenza il suo spazio televisivo in piena notte l'originale Saranno famosi (Italia 1, 2.25) di Alan Parker, prototipo di una infinita serie di film, telefilm e programmi televisivi che dura da trent'anni. Dopo aver figurato come giurato d'eccezione all'ultima Mostra di Venezia, il rocker Luciano Ligabue ripropone questa sera il suo film d'esordio, Radiofreccia (Canale 5, 2.15). Tratto da un racconto scritto di suo pugno e interpretato da Stefano Accorsi, Radiofreccia racconta la storia di un giovane della periferia emiliana fra rock, radio pirata e tossicodipendenza. La serata della cinefilia più militante di Fuori Orario propone invece una notte interamente dedicata al sottovalutato regista americano Richard Fleischer, importante autore di pellicole di genere come i due thriller L'assassino di Rillington Place n.10 (RaiTre, 1.55) e Terrore cieco (RaiTre, 3.40).
Il lunedì riparte a passo di danza con i pinguini del cartoon Happy Feet (Italia 1, 21.10), ma per il resto della serata si dedica ai grandi autori del cinema americano e italiano. Clint Eastwood propone uno dei suoi film più anomali, la rappresentazione semi-teatrale fra giallo e grottesco della buona borghesia americana nei primissimi anni '80 di Mezzanotte nel giardino del bene e del male (Rete 4, 23.15). Il rappresentante alla prossima edizione degli Oscar Giuseppe Tornatore scopre il talento di Ksenia Rappoport in La sconosciuta (Iris, 21.00), mentre Nanni Moretti si propone esclusivamente nelle vesti di attore per il film di Daniele Luchetti dedicato alla politica italiana della Prima Repubblica: Il portaborse (Sky Italia, 21.00).
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