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![]() Te L'Appoggio..... E io Te Lo Spingo!!!!!!!
dal film Romanzo criminale (2005)
Kim Rossi Stuart è Freddo
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Attore romano dal fisico asciutto, occhi di ghiaccio ed un sorriso che è difficile da dimenticare, così come è arduo scordare che è lui una delle più importanti bandiere del buon cinema italiano del Duemila. Improbabile non rivedere in questo attore, in costante bilico fra teatro e cinema, la stessa fiamma che bruciava nel cuore di un altro grande nome della nostra storia cinematografica: Vittorio Gassman.
Nato a Roma, unico figlio maschio (in mezzo a tre sorelle) del caratterista Giacomo Rossi Stuart e di una top model, Kim a soli 5 anni debutta, biondissimo, di fronte ad una cinepresa nel film di Mauro Bolognini Fatti di gente perbene (1974) con suo padre Giacomo, ma anche in mezzo ad un grandissimo cast di attori famosi quasi impossibili da elencare tutti. È un battesimo straordinario.
All'età di 14 anni lascia la scuola per dedicarsi alla recitazione e, l'anno dopo, plana nel piccolo schermo con il film tv I ragazzi della valle misteriosa diretto da Marcello Aliprandi con Alessandro Haber e Veronica Logan (che sarà la sua fidanzata per diversi anni).
Studia teatro e nel 1986 comincia la sua carriera cinematografica. Avrà un piccolo ruolo ne Il nome della rosa (1986) di Jean-Jacques Annaud, ma la vera gavetta inizierà quando diventerà il protagonista della fortunata serie di film intitolata Il ragazzo dal kimono d'oro (1987) di Fabrizio De Angelis con Ken Watanabe, una scopiazzatura un po' pasticciata e all'italiana di Karate Kid (1984) di John G. Avildsen.
Nel 1989, arriva il salto di qualità sotto l'occhio sapiente di Franco Brusati che lo inserisce in un cast di glorie italiane (Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini e Stefania Sandrelli) e nuove leve (Simona Cavallari) nel film Lo zio indegno.
Ma è solo con le fiction della serie Fantaghirò (1991, 1992, 1993 e 1994), ispirata ad una vecchia fiaba italiana ("Fantaghirò, persona bella") per la regia di Lamberto Bava che Kim Rossi Stuart riceverà la notorietà che tanto andava aspirando. Nel ruolo del principe Romualdo, innamorato e rivale della principessa guerriera Fantaghirò, interpretata da Alessandra Martines, incanterà un vasto numero d'italiani, soprattutto i più piccoli che, oggi cresciuti, ammirando la sua carriera in continuo progresso, non possono non nascondere un caldo sorriso di compiacimento per uno dei loro idoli infantili.
Ne 1993 arriva la miniserie La Famiglia Ricordi di Mauro Bolognini e Kim è un impeccabile Vincenzo Bellini in mezzo ad un Gioachino Rossigni-Luca Barbareschi, un misurato Gaetano Donzinetti-Alessandro Gassman e un ottimo Giacomo Puccini interpretato Massimo Ghini. Intensa la sua interpretazione anche in Poliziotti (1994) di Giulio Base, dove è partner di Claudio Amendola contro il delinquente Michele Placido.
Da quel momento in poi sceglie solo film di qualità: Senza pelle (1994) di Alessandro D'Alatri, ne è un esempio più che valido. Nel ruolo di un uomo psicologicamente disturbato si fa acclamare dalla critica e la buona riuscita del film, spinge D'Alatri a scegliere l'attore per prestare il suo volto a Gesù ne I Giardini dell'Eden (1998). Sarà addirittura diretto nudo da due leggende come Michelangelo Antonioni e Wim Wenders in Al di là delle nuvole (1995) e farà bruciare di passione Carole Bouquet nella fiction, tratta dal romanzo di Stendhal, "Il rosso e il nero" (1997) di Jean-Daniel Verhaeghe.
Intervalla il cinema al teatro, dove diventa quasi un mito. È un ruggente Re Lear, affianca Turi Ferro ne "Il visitatore", ma è anche Macbeth per la regia di Giancarlo Cobelli e Amleto per quella di Antonio Calende.
Ancora una fiction nel 2001, diretto da Michele Soavi, in Uno Bianca e poi sarà un lodatissimo Lucignolo nella versione cinematografica di Roberto Benigni della fiaba di Carlo Collodi Pinocchio (2003), grazie al quale riceverà la nomination come miglior attore non protagonista al David di Donatello.
Non sbaglia un colpo. Con Le chiavi di casa (2004) di Gianni Amelio, nel ruolo del padre di un bambino disabile, si porta a casa la nomination come miglior attore protagonista ai David Di Donatello ed il cuore di molti dei giurati ai festival internazionali.
Michele Placido, che aveva già tastato la sua bravura in Poliziotti, lo vuole nelle fila dei cattivi nel suo Romanzo criminale (2005) e anche qui nomination come miglior attore protagonista ai David per il ruolo del crudele "Il Freddo", virile e fantastico nella sua cattiveria e nelle sue debolezze.
Ma il cinema rimane col fiato sospeso quando Kim ha un incidente in moto, investito da un'auto in via Tor di Quinto: gambe e polsi fratturati e trauma toracico lo costringono ad un intervento chirurgico d'urgenza nella notte del 17 ottobre 2005.
Tornato dall'incidente, decide di dedicarsi alla regia del suo primo film Anche libero va bene (2006): la storia di un padre che cresce da solo i suoi due figli, dopo la fuga della moglie (interpretata da Barbora Bobulova) che però poi ritornerà creando un disequlibrio familiare. Un'opera prima ragguardevole e meritevole di lode, che la critica europea apprezza enormemente.
Kim Rossi Stuart è l'emblema stesso di quel cinema che è stato definito "il rinascimento italiano" dopo i periodi bui degli anni Ottanta Novanta. Un vero angelo del cinema che continua a fare piccoli miracoli nella settima arte.
Nastri d'Argento 2009
David di Donatello 2008
Nastri d'Argento 2006
David di Donatello 2006
Alberto e Angelo vengono colpiti da un infarto nella stessa notte, nella stessa città. Il primo è un noto sceneggiatore, il secondo un giovane carrozziere: due vite distanti, destinate a non incrociarsi mai, che s'incontrano niente meno che davanti allo spettro della morte. Dove si dice che ognuno sia solo, loro si ritrovano in due. Ne nasce un'amicizia che riscrive ogni cosa e che fa dell'approccio alla vita e alla scrittura "una questione di cuore". Dal romanzo omonimo di Umberto Contarello, Francesca Archibugi ha tratto un film con Antonio Albanese (Alberto) e Kim Rossi Stuart (Angelo) che parla della relatività delle distanze e della necessità, per il cinema italiano, di tornare sulla strada.
Ci sono degli artisti che, agevolati o condannati da una latente patologia psichica, riescono a toccare l'essenza stessa della musica al punto da finire per perdersi in essa, venirne letteralmente risucchiati. Gli esempi sono molteplici. Si potrebbe parlare di Nick Drake, scomparso a neanche ventisette anni dopo aver dato alla luce tre album preziosi quanto illuminanti. O del già a lungo compianto Kurt Cobain che si è spento sin troppo giovane dopo essere stato investito, suo malgrado, del ruolo di portavoce di una generazione come leader dei Nirvana. O di Luca Flores, jazzista di formidabile talento e toccante sensibilità, pressoché sconosciuto dal grande pubblico che oggi viene sottratto all'oblio grazie al regista Riccardo Milani e a Kim Rossi Stuart che in Piano, solo ne assume la postura e lo sguardo. Tratto dal libro "Il disco del mondo - Vita breve di Luca Flores, musicista" di Walter Veltroni, Piano, solo racconta l'ascesa al successo dell'artista e la caduta negli inferi della mente dell'uomo. Abbiamo incontrato il regista e il cast del film atteso venerdì in 130 sale italiane.
Una carriera in continua ascesa che non ha disdegnato tappe televisive prima di sbucare nel grande fiume del cinema italiano di qualità. Prima di diventare simbolo e protagonista di pellicole apprezzate come Le chiavi di casa e Romanzo criminale, Kim Rossi Stuart si è costruito da solo la sua strada al successo. Nelle sale con Piano, solo di Riccardo Milani, l'ennesima prova di una carriera di qualità, la storia di questo attore romano figlio d'arte viene da lontano. Il suo primo "successo" è Il ragazzo dal kimono d'oro: il film è pieno di buchi e difetti ma il giovane Rossi Stuart non si perde d'animo. Con Fantaghirò diventa eroe delle platee televisive al fianco di Alessandra Martines, e il ragazzo riesce a sfruttare il successo iniziale per non fossilizzarsi in ruoli "televisivi" ma tentare subito il salto nel cinema di qualità: Cuore Cattivo di Umberto Marino e Al di là delle nuvole, diretto da Michelangelo Antonioni e Wim Wenders, lo lanciano in questa nuova dimensione.
L'ultima sua fatica è Piano, solo, storia del musicista Luca Flores tratta da un racconto di Walter Veltroni.
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