Le chiavi di casa

Film 2004 | Drammatico +16 105 min.

Anno2004
GenereDrammatico
ProduzioneItalia, Francia, Germania
Durata105 minuti
Regia diGianni Amelio
AttoriKim Rossi Stuart, Charlotte Rampling, Alla Faerovich, Pierfrancesco Favino, Manuel Katzy, Michael Weiss (II), Ingrid Appenroth, Dimitri Süsin, Thorsten Schwarz, Eric Neumann, Dirk Zippa, Barbara Koster-Chari, Anita Bardeleben, Ralf Schlesener, Andrea Rossi .
Uscitavenerdì 10 settembre 2004
TagDa vedere 2004
Distribuzione01 Distribution
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 2,69 su 55 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Gianni Amelio. Un film Da vedere 2004 con Kim Rossi Stuart, Charlotte Rampling, Alla Faerovich, Pierfrancesco Favino, Manuel Katzy, Michael Weiss (II), Ingrid Appenroth, Dimitri Süsin, Thorsten Schwarz, Eric Neumann, Dirk Zippa, Barbara Koster-Chari, Anita Bardeleben, Ralf Schlesener, Andrea Rossi. Genere Drammatico - Italia, Francia, Germania, 2004, durata 105 minuti. Uscita cinema venerdì 10 settembre 2004 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 2,69 su 55 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il viaggio in terra tedesca costituisce per Gianni e suo figlio l'occasione per conoscersi meglio e riuscire finalmente a comprendersi. Ha vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office Le chiavi di casa ha incassato 3,8 milioni di euro .

Le chiavi di casa è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato nì!
2,69/5
MYMOVIES 3,13
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,09
CONSIGLIATO SÌ
Un film che fa riflettere e commuovere nel senso più profondo del termine.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Negato a Berlino che Io corteggiava da mesi, rifiutato da Cannes che proponeva in cambio l'apertura della sezione ""Un certain regard"", Le chiavi di casa sbarca finalmente in concorso alla Mostra di Venezia.
"Chi entra papa in Conclave ne esce cardinale". Non vorremmo che l'antica massima venisse ancora una volta applicata a Venezia (è già successo lo scorso anno con Bellocchio). Sin dall'inizio della Mostra si parlava di un Amelio possibile vincitore del Leone d'Oro e questo non favorisce certo un effettivo raggiungimento del massimo premio. In realtà Amelio un premio questa volta lo meriterebbe per l'amore con cui ha adattato il libro di Pontiggia dedicato al suo rapporto con il figlio spastico.
Gianni (Kim Rossi Stuart) ha perso la giovane moglie in sala parto mentre dava alla luce un figlio portatore di handicap. Da allora ha rifiutato di vederlo. Ora però fa ritorno per accompagnarlo in Germania per una visita specialistica. Il viaggio e la permanenza in terra tedesca costituiscono per i due l'occasione per conoscersi e comprendersi.
Detto così Le chiavi di casa può sembrare o il solito film 'on the road all'italiana' o l'ennesimo clone para-hollywoodiano sull'handicap. Ma quando dietro alla macchina da presa sta un signore che si chiama Gianni Amelio e alla sceneggiatura lavorano Rulli e Petraglia il risultato è senz'altro diverso. Il rapporto tra padre e figlio è narrato non come un work in progress di comprensione ed empatia ma con la profonda consapevolezza della impermanenza dei comportamenti. Gianni si rende conto che la sensibilità del figlio Paolo (Andrea Rossi) è elevatissima. Ma così come lo è sul piano dell'espansività affettiva lo è anche su quello delle reazioni di chiusura, degli automatismi ripetitivi che servono a darsi sicurezza, dei ritorni indietro rispetto ad atteggiamenti che si ritenevano ormai acquisiti. "Perché fai così?" è la domanda di Gianni di fronte a una reazione inattesa di Paolo. Ma alla domanda, Amelio ne è perfettamente consapevole, non ci può essere risposta. Paolo non 'sa' perché si comporta in quel modo. Lo fa e basta. Il rapporto tra i due non potrà che tentare di fondarsi sulle sabbie mobili dell'incertezza, del costruire con amore ogni giorno una rete di piccoli segni tanto delicata quanto fondamentale. Ma il messaggio (ebbene sì il 'messaggio' che così tanta paura sembra fare ai cinefili portabandiera del cinismo) più forte è affidato alle parole di Charlotte Rampling rivolte a Gianni: "Mi sembrava che lei si vergognasse di suo figlio". Non bisogna vergognarsi di amare chi non ci offre certezze. E' forse in questo l'essenza dell'amore più vero.

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Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

Le chiavi di casa è un film sull’handicap, ma è anche e soprattutto un film sui rapporti tra padre e figlio. I film di Amelio si basano in genere su due personaggi centrali, un adulto e un bambino, o adolescente. Nel corso della storia, l’adulto insegna qualcosa al bambino e al contempo impara qualcosa da lui. Possiamo chiamare l’adulto “docente” e il bambino “discente”. Il discente ha alle spalle un vissuto drammatico che lo ha segnato precocemente, è escluso dagli altri o si autoesclude, per vergogna o per un orgoglio che lo spinge a rivendicare autonomia (le chiavi di casa, simbolo di indipendenza). Il discente e il docente affrontano insieme un viaggio iniziatico. Si ritrovano in un ambiente estraneo: qui è Berlino, che simboleggia il rapporto tra i due: una città che è stata distrutta (Gianni abbandona Paolo, distrugge il loro rapporto), divisa da un muro (la divisione tra Gianni e Paolo), e riunificata (Gianni e Paolo si ritrovano). Il docente apre al discente lo spiraglio per vedere la luce dell’utopia. Nasce un’utopia doppia, sdoppiata. L’utopia del discente verte sulla comunicazione: il discente sogna di aprirsi, ridere, divertirsi. L’utopia del docente verte sull’educazione: il docente sogna di prendere con sé il discente, di guidarlo. Ma si arriva al finale, al pianto di Gianni, che viene consolato da Paolo. Il docente dimostra di avere meno maturità e più paura del futuro rispetto al discente. Se non c’è separazione, c’è la dimostrazione di una distanza forse irriducibile. Gianni soffre il peso della responsabilità, sente che non potrà mai veramente capire Paolo, entrare nel suo mondo. Paolo gli dice «Non si fa così»: gli indica la strada giusta, gli insegna a fargli da padre. Sullo sfondo c’è una casa, spazio della famiglia, della convivenza, della condivisione. Il film è ispirato al romanzo autobiografico Nati due volte di G. Pontiggia, che ha scritto: «Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte, e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita».

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Recensione di Francesca Pellegrini
mercoledì 3 novembre 2004

Gianni è un giovane padre che dopo anni di rifiuto decide di incontrare suo figlio, Paolo, un ragazzo disabile ma con una grande voglia di vivere. Nonostante il grande successo, il film di Gianni Amelio è alquanto deludente. La sceneggiatura debole e la trama colma di lacune, rendono questa pellicola ahimè, fredda ed insipida. Un vero peccato perché con un tema di questa portata, poteva nascere un'opera davvero rilevante e toccante ma che invece non dà alcuna emozione. Malgrado tutto, i due attori protagonisti sono stati bravissimi; Kim Rossi Stuart ci ha regalato un'interpretazione intensa e di grande introspezione mentre Andrea Rossi è stato un uragano di simpatia e spontaneità.

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Recensione di Giovanni Idili
lunedì 25 ottobre 2004

L'opera nasce dall'adattamento voluto dal regista Amelio del libro Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, dove l'autore racconta il suo rapporto con il figlio Andrea, portatore di handicap. La pellicola è incentrata sulla estremizzazione del rapporto tra un padre e un figlio disabile e presenta al pubblico i tratti problematici di simili situazioni quali l'accettazione della diversità e l'imbarazzo nei confronti degli altri. L'opera non si sofferma sul tema dell'handicap in se, pur ovviamente toccandolo, ma svaria sul fronte emozionale di un rapporto in evoluzione. Secondo le dichiarazioni del regista questo è uno dei suoi lavori dove si ride di più e in cui il tema principale viene trattato con maggior serenità e leggerezza ma pur ritrovando in alcune scene una vena di allegria, data dalle genuine capacità comunicative di Andrea Rossi (Paolo nel film), tale serenità proprio non traspare durante la visione. Sin dall'inizio le atmosfere sono pesanti e condite da una colonna sonora in grado di trasmettere ansia; le inquadrature fisse, tanto amate dal nostro cinema, ci lasciano presagire che il film ci metterà parecchi minuti a decollare.
Il narrato ha inizio con l'incontro tra Gianni e il cognato Alberto; parlano di Paolo, figlio di Gianni che lui non ha mai visto e del quale si sono presi cura gli zii, Alberto e sua moglie. Veniamo a sapere così che Gianni non ha mai voluto vedere suo figlio, ritenendolo responsabile in parte della morte in seguito al parto della sua fidanzata. Inizierà da questo punto il viaggio di Paolo e Gianni durante il quale i due impareranno a scoprirsi e conoscersi l'un l'altro. La storia si sviluppa quasi interamente nella città di Berlino, dove i protagonisti devono recarsi perché Paolo possa effettuare degli esami medici. Fin dal primo incontro tra l'uomo e il bambino si evince la difficoltà dell'adulto a relazionarsi con il figlio mentre il piccolo, al contrario, risulterà molto più immediato, quasi avvantaggiato dalle sue peculiarità in una situazione di questo tipo. Paradossalmente il bambino mostrerà al padre con semplicità e naturalezza inconsapevoli ed istintive ciò di cui ha bisogno.
La pellicola comunica tramite messaggi chiari attraverso immagini drammatiche e significative, ma dobbiamo sottolineare che lo spettatore potrà uscire provato da questa prima parte del racconto, troppo lenta e macchinosa, con inquadrature trascinate oltre il limite del poetico. Il personaggio di Gianni prosegue il suo lento cammino di evoluzione passando attraverso piccoli eventi del quotidiano che spesso sono realmente significativi in una situazione particolare come questa e arriverà presto per l'adulto la consapevolezza della fragilità del ragazzo e della sua dipendenza da chi gli sta vicino. Emergeranno così le peculiarità di una persona che può trovare nella sua unicità uno schermo nei confronti della società: tutte le sofferenze che dovrebbero essere del bambino, scoprirà Gianni, sono in realtà spesso sofferenze di chi gli sta accanto. L'uomo si troverà così disarmato davanti a scelte ed interrogativi importanti; verrà chiamato a redimere se stesso, a trovare dentro di se lo spirito necessario per accettare le diversità e ritrovare la dignità di essere veramente padre.
La drammaticità di alcuni momenti del film è sicuramente toccante e fa riflettere profondamente su cose che troppo spesso si tende a cancellare dal proprio mondo; purtroppo però, seppur di inattaccabile valore umano, molte sequenze ostentano una drammaticità prolissa che di "sereno e leggero" ovviamente ha proprio poco, eccezion fatta, come detto, per alcuni accenti di allegria che Andrea Rossi/Paolo regala al pubblico. Un lavoro che sulla carta poteva essere un capo-lavoro ma che non ci sente di definire tale, vuoi per l'eccessiva lentezza del narrato, vuoi per molte scene trascinate all'estremo del possibile, elementi che contribuiscono a rendere questo "mazzo di chiavi" troppo pesante. Un Kim Rossi Stuart che non convince - a volte il suo essere impacciato risulta fine a se stesso e non è sempre funzionale all'aspetto interpretativo - è in compenso sostenuto da una buona Charlotte Rampling. Andrea Rossi sullo schermo (e nella realtà) ha bisogno di un bastone di sostegno per poter camminare e reggersi in piedi, ma il peso del film, dal punto di vista recitativo, ricade completamente sulle sue spalle, ed è lui, a conti fatti, a tenerlo in piedi.

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Recensione di Luigi Catalani
lunedì 13 settembre 2004

Vent'anni dopo Gianni Amelio continua a Colpire al cuore. Il regista adotta prima il fortunato romanzo di Giuseppe Pontiggia Nati due volte, poi l'esordiente Andrea Rossi, gli affianca un Kim Rossi Stuart impeccabile e registra con una regia trasparente ed essenziale la storia ben sceneggiata da Rulli e Petraglia. In pratica, non sbaglia un colpo. Un padre incontra per la prima volta il figlio disabile, evitato per quindici anni, per accompagnarlo a Berlino per una visita specialistica. Kim Rossi Stuart è una spalla perfetta, esprime con grande efficacia il disagio e l'imbarazzo del suo personaggio. Amelio, senza pietismi e finte consolazioni, mette in scena la diversità, la sua drammaticità, la sua bellezza, la sua imprevedibilità. L'estetica del film è tipicamente nordica. Negli spazi asettici della clinica si riconosce la gelida lucidità di certi episodi del Decalogo di Kieslowski. A ciò si aggiunge la dolente personalità del personaggio interpretato da Charlotte Rampling, che pare diretta da Ingmar Bergman. Ma alla fredda ambientazione non corrisponde una disperante glacialità emotiva: il merito è del giovanissimo protagonista, un autentico mattatore, un campione di umorismo e spontaneità, il vero gioiello del film.

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Gianni, impiegato trentenne che vive a Milano con moglie e figlio, non ha mai visto Paolo, altro suo figlio, nato da un parto traumatico costato la vita alla giovanissima madre e affidato agli zii materni di Roma. A distanza di anni lo raggiunge su un treno diretto a Berlino dove Paolo, quindicenne con gravi disturbi psicomotori, è sottoposto alle terapie di una clinica specializzata. Il racconto si conclude in Norvegia con un abbraccio tra padre e figlio. Un finale che è un inizio, quello di una vita insieme da condurre nei fastidi e nella fatica di ogni giorno. Come dire che l'amore non basta, che "nun se fa così", se non c'è un'assunzione costante di responsabilità. Come altri di Amelio, è un film di viaggio, sostenuto da "una morale della necessità nella quale non si può distinguere il fatto dalla forma " (M. Grande). Ispirato a Nati due volte (2000) di Giuseppe Pontiggia, scritto dal regista con Rulli e Petraglia, è il film più semplice, lineare, ellittico di Amelio che lo chiama, paradossalmente ma non a torto, il suo film più allegro. Forse, però, è il film più pessimista di un cineasta oggi così sfiduciato nei rapporti tra realtà e cinema. Ne fa un film depurato e intenso alla soglia del sociale: l'handicap - la diversità - non è il tema del film, ma il film stesso. A. Rossi/Paolo gli dà l'acqua della vita. K. Rossi Stuart, bello da copertina, è perfetto, mentre C. Rampling è una mater dolorosa inquietante. Fotografia: Luca Bigazzi. Musica: Franco Piersanti. David di Donatello a Alessandro Zanon (presa diretta). 3 Nastri d'argento: regia, fotografia, fonico.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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LE CHIAVI DI CASA
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 25 luglio 2016
Great Steven

LE CHIAVI DI CASA (IT/FR/GERM, 2004) diretto da GIANNI AMELIO. Interpretato da KIM ROSSI STUART, ANDREA ROSSI, CHARLOTTE RAMPLING, ALLA FAEROVICH, PIERFRANCESCO FAVINO, MANUEL KATZY, MICHAEL WEISS, THORSTEN SCHWARZ Gianni è un uomo ancora giovane che vive con la moglie che gli dà dato da poco un bambino, ma aveva già avuto un altro figlio, di nome Paolo e nato con un grave [...] Vai alla recensione »

sabato 9 agosto 2014
IuriV

Un padre incontra il figlio spastico solo quando questi ha quindici anni e lo porta in una clinica specializzata di Berlino che promette miracoli. Tra i due dovrà nascere un sentimento. Amelio sceglie una storia piuttosto toccante e decide di spogliarla di tutto, presentando un film quadrato e dalla regia trasparente. La visone è caratterizzata, infatti, da una fotografia fredda, da [...] Vai alla recensione »

martedì 5 aprile 2011
Gianluca78

Un rapporto difficile tra padre e figlio,a volte critico ma intenso ed emozionante, che rende il film un atto d'amore di Gianni Amelio verso la vita e dona all'amore più puro il suo senso vero autentico.Ottima interpretazione di Kim Rossi Stuart e e di Charlotte Rampling.

domenica 5 luglio 2009
Antonio L.

Film brutto,tedioso e senile di Gianni Amelio.Strascicato nelle sequenze e nei dialoghi,tutti sussurrati e poco comprensibili.Un protagonista antipatico,un viaggio senza senso,un messaggio che non c'è.Fastidioso questo ragazzino che parla solo romanesco,di calcio e pretende e basta.Scartato all'Orso d'oro? La Germania ne esce di un grigiore unico,la terapista è gelida,la mamma della ragazzina conosciuta [...] Vai alla recensione »

Frasi
Stavo lì fuori dalla stanza, quando arriva un dottore che dice "sua moglie non ce l'ha fatta, ma il bambino sta bene, ha solo qualche problema" [...] e chi si è preso cura di lui? [...] Io non l'ho nemmeno voluto vedere.
Una frase di Gianni (Kim Rossi Stuart)
dal film Le chiavi di casa - a cura di Tim
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Natalia Aspesi
La Repubblica

Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, per quanto vagamente autobiografico, era un romanzo, con un suo inizio, una sua fine, dei suoi personaggi. Le chiavi di casa di Gianni Amelio, che a quel libro lontanamente si ispira, è un film, e non bisogna dimenticarlo, anche se l’intensità della storia e la veridicità del protagonista paiono cancellare ogni finzione.

Brunella Schisa
Il Venerdì di Repubblica

Quando mi hanno proposto di fare un film dal libro Nati due volte, di Giuseppe Pontiggia, mi sono subito reso conto che non ne ero capace. La storia era troppo personale, toccava un argomento drammatico nel quale non sarei riuscito a entrare con naturalezza. Avrei dovuto parlare di un’esperienza nella quale non potevo identificarmi. Un regista usa un linguaggio diverso rispetto a uno scrittore e deve [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Il bellissimo Le chiavi di casa di Gianni Amelio non è soltanto un film sull’approdo alla maturità (le chiavi di casa ne sono appunto il simbolo), su1 rapporto tra un giovane padre e un figlio quindicenne gravemente handicappato. Il talento del regista amplia l’analisi a ogni rapporto tra sano e malato, forte e debole, normale e diverso, autosufficiente e dipendente, e senza mai lasciar intendere che [...] Vai alla recensione »

Franco Patruno
L'Osservatore romano

Uscendo dalla film di Gianni Amelio Le chiavi di casa non si vive fortunatamente nel ricordo patetico. La precompressione pronta a farsi pregiudizio, su un possibile sentimentalismo del soggetto, svanisce lentamente percorrendo non solo la storia in quanto tale, ma i disincantati modi di rappresentazione. É parso evidente che il regista calabrese abbia a tal punto focalizzato l’attenzione sul divenire [...] Vai alla recensione »

Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

Con Gianni Amelio, il tris italiano è sul tavolo della giuria presieduta dall'inglese John Boorman, il regista di Excalibur, la spada sacra del verdetto che coinvolgerà nella scelta del Leone d'oro da Spike Lee a Mimmo Calopresti, da Makavejev a Helen Mirren, Pietro Scalia, Scarlett Johansson, Wolfgang Becker, Hsu Geng. A festival ormai concluso - manca solo il taiwanese Hou Hsiao-Hsien - resta l'impression [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Un giovane uomo (Kim Rossi Stuart) incontra per la prima volta il figlio handicappato quindicenne. Alla nascita la giovanissima madre era morta, il bambino nato male era stato lasciato dal padre alla famiglia materna. Si vedono dopo tanto tempo su richiesta dei medici, che sperano in un miracolo. Fanno insieme un viaggio a Berlino dove il ragazzo deve curarsi: imparano a conoscersi, a superare ostacoli, [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Vinca il Leone d'oro, o no, un grande film trova le chiavi del cuore di chi lo vede. Mentre il pubblico italiano affolla le sale dove si proietta Le chiavi di casa, un'entusiastica recensione di le Monde evoca la "semplicità di Giotto", "l'umiltà e il senso rosselliniano della conoscenza dell'altro". Amelio lo ha tratto (liberamente) dalle pagine di Giuseppe Pontiggia; però il soggetto è intimamente [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Che coraggio: un film sull’handicap che non scarica il problema sull’interprete (come è accaduto ai vari Sean Penn, Dustin Hoffman, Daniel Day-Lewis, Giancarlo Giannini, etc.) ma va in fondo alle cose, prendendo per attore un vero handicappato e affrontando tutti i problemi di regia posti da una scelta simile: cosa mostrare, in che modo, come dirigere un disabile che non si limita certo a "fare" se [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

UNA giornata con due Leoni d’oro in campo. Uno, Gianni Amelio, Leone d’oro nel’98 con «Così ridevano», in concorso adesso con «Le chiavi di casa», l’altro, Wim Wenders, Leone d’oro nell’82 con «Lo stato delle cose», in concorso con «Land of Plenty» (La terra dell’abbondanza). Naturalmente non hanno deluso, al contrario. Soprattutto Amelio che è tornato alle psicologie sommesse, ai tratti fini, all’intensi [...] Vai alla recensione »

Alessandra De Luca
Avvenire

«Non ci si deve piangere addosso. È questa la grande lezione che Paolo, il ragazzino disabile del mio film, insegna a suo padre, tormentato dai sensi di colpa per aver abbandonato il figlio alla nascita». Accolto da una standing ovation, Gianni Amelio andrebbe avanti ore a parlare de Le chiavi di casa, prodotto da Rai Cinema (in uscita oggi nelle sale italiane) e del rapporto con i suoi straordinari [...] Vai alla recensione »

Roberta Ronconi
Liberazione

Partiamo da una sequenza. Un ragazzino in mutande con le gambe fasciate da ferri e un braccio meno abile di un altro tenta di correre lungo una striscia bianca disegnata sul pavimento di una grande stanza. Avanti e indietro, avanti e indietro. Si chiama Paolo, ha 15 anni. Un forcipe alla nascita lo ha ferito nel corpo e nella mente. Ora è in un ospedale a Berlino, dove suo padre lo ha accompagnato [...] Vai alla recensione »

Stefano Solinas
Il Giornale

Dalla proiezione di Le chiavi di casa si esce con un senso di vergogna e di sollievo, perché la storia non ci riguarda in prima persona e di disperazione nell’ipotesi che potrebbe un giorno riguardarci. Non bisogna farsi illusioni e non bisogna autoingannarsi o farsi ingannare. Tutte Ie sottolineature che, intervistati, il regista Gianni Amelio e l’attore Kim Rossi Stuart fanno della sensibilità e [...] Vai alla recensione »

Edmondo Berselli
L'Espresso

A naso ill film di Gianni Amelio Le chiavi di casa è un tipico film italiano, di quelli che raecontano un viaggio, le ferie, un frammento di vita senza trama. Nel caso, l’incontro e il viaggio di un padre, Kim Rossi Stuart, con il figlio quindicenne disabile. Ma sull’estetica cinematografica i discorsi sono complicati. Il giudizio sul film di Arnelio è stato fortemente influenzato dal punto di vista. [...] Vai alla recensione »

Priscilla del Ninno
Il Secolo d’Italia

A questo punto della maratona cinematografica A un passo dal traguardo finale, è chiaro: le chiavi del cinema italiano, quelle che aprono la porta al cuore e che lasciano entrare nella stanza dei sentimenti. Nella dimensione del racconto tenero e coinvolgente, sincero nella sua durezza e spietato nella sua dolcezza Una stanza narrativa che confina con la poesia e che mai, neppure per un attimo, appare [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Le chiavi di casa non è un film: è un’esperienza di vita che Gianni Amelio ha avuto la generosità di condividere con noi. Poi, sì, è anche un bellissimo film, che però non esisterebbe se Amelio, dopo essersi innamorato del libro di Giuseppe Pontiggia Nati due volte, non avesse incontrato in una piscina romana specializzata nella riabilitazione fisica il piccolo Andrea Rossi.

Franco Montini
La Repubblica

Il film nasce dal libro di Giuseppe Pontiggia Nati due volte, storia autobiografica e drammatica del suo rapporto col figlio handicappato. Ma il film non è la trascrizione cinematografica del libro, perché, rispettoso di una vicenda così intima, pur partendo dallo stesso soggetto, Amelio con i suoi sceneggiatori di fiducia ha avvertito il dovere di scrivere un’altra storia.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Un uomo e un bambino. Sono padre e figlio, anche se hanno vissuto finora come se non lo fossero. Le chiavi di casa che Gianni Amelio ha tratto da Nati due volte di Giuseppe Pontiggia racconta la riscoperta di un rapporto, la seconda nascita, appunto, di quel giovane figlio e di quell’angosciatissimo padre. La vicenda dura pochi giorni e si svolge quasi tutta in terra straniera, tra Berlino e la [...] Vai alla recensione »

Emanuela Martini
Il Sole-24 Ore

Il primo piano di un uomo; in . sottofondo, i rumori dei bar di una stazione. L’uomo ha a faccia affaticata, concentrata, ma non arrabbiata: sta passando le consegne di un’esperienza difficile a un altro uomo, che vediamo nel controcampo, che sembra preoccupato, teso, quasi intimidito. L’esperienza difficile si chiama Paolo, ha quindici anni, è nato da un parto disgraziato che ha ucciso sua madre e [...] Vai alla recensione »

Leonardo Jattarelli
Il Messaggero

«Il mio Andrea potrebbe essere E.T., un bambino alieno atterrato sulla terra da un pianeta lontano per insegnarci come si ama». Gianni Amelio è commosso quando parla di Andrea Rossi, il ragazzo portatore d'handicap che in compagnia di Kim Rossi Stuart e Charlotte Rampling compie il difficile e commovente “viaggio” di Le chiavi di casa su una strada dove l'amore è assunzione di responsabilità e la malattia [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Venezia. Alla perenne ricerca di un padre, il cinema di Gianni Amelio ha trovato con «Le chiavi di casa» un tenerissimo figlio. Senza insistere troppo sugli automatismi freudiani, gli ammiratori dello schivo regista de «Il ladro di bambini» sanno che i temi che gli interessano gravitano quasi sempre sugli snodi cruciali della crescita: nel film annunciato come candidato n°1 al Leone d'oro essi metabolizzano [...] Vai alla recensione »

Redazione
Ciak

Negato a Berlino che Io corteggiava da mesi, rifiutato da Cannes che proponeva in cambio l’apertura della sezione "Un certain regard", Le chiavi di casa sbarca finalmente in concorso alla Mostra di Venezia. E subito dopo esce nelle sale italiane, distribuito da 01. C’è molta attesa per il ritorno di Gianni Amelio, a sei anni da Così ridevano: tratto liberamente da Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, [...] Vai alla recensione »

Rita Celi
La Repubblica

Tutti sono gentili e carini con i bambini, specialmente se sono malati, dice Gianni, un padre che si trova all'improvviso a dover trattare con un figlio quindicenne affettuoso e allegro, ma con gravi problemi di handicap. Gianni ha il volto spaesato e tenero di Kim Rossi Stuart, protagonista di "Le chiavi di casa" di Gianni Amelio, terzo italiano in concorso, accolto con applausi alle prime proiezioni [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

L’uomo e il bambino, stretti l’uno all’altro: la macchina da presa li inquadra alle spalle, da lontano. Su questa immagine si chiude Le chiavi di casa (Italia, Francia e Germania, 2004, 105’), che Gianni Amelio e i cosceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli hanno tratto liberamente da Nati due volte di Giuseppe Pontiggia. Pochi istanti prima, al termine di un viaggio che dall’Italia li ha portati [...] Vai alla recensione »

NEWS
CELEBRITIES
martedì 18 settembre 2007
Stefano Cocci

Una carriera in continua ascesa Una carriera in continua ascesa che non ha disdegnato tappe televisive prima di sbucare nel grande fiume del cinema italiano di qualità. Prima di diventare simbolo e protagonista di pellicole apprezzate come Le chiavi [...]

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