Jude LawJude law non va in vacanzaNome: David Jude Law36 anni, 29 Dicembre 1972 (Capricorno), Londra (Gran Bretagna) |
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![]() Le cose che non sai non ti possono ferire…
dal film Tutti gli uomini del re (2006)
Jude Law è Jack Burden
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Ingrediente numero uno: formarsi con un repertorio classico e imbattibile. La ricetta di un buon attore comincia così, anche se va arricchita con un pizzico di storie e guai sentimentali (possibilmente con qualcuno di famoso) e una manciata di contatti importanti. Poi si fa bollire il tutto in un calderone hollywoodiano e si alza la fiamma della stampa leggermente (che aiuta l'incasso). Alla fine si servirà al pubblico uno degli attori più glamour del mondo. In questo caso, Jude Law.
Fratello dell'attore Peter Law, figlio di due insegnanti, Jude deve il suo nome alla canzone dei Beatles "Hey Jude". Dopo aver studiato recitazione alla Guildhall School of Music and Drama e al National Youth Music Theatre (dividendo la stanza con Ewan McGregor), esordisce televisivamente nel 1989 in The Tailor of Gloucester (1989) di John Michael Phillips, accanto a Ian Holm. Poi, all'età di 17 anni, lascia completamente gli studi per diventare una star nella soap opera inglese Families (1990). Alterna il lavoro alla televisione a quello teatrale, debuttando in "The Fastest Clock in the Universe", seguito poi da "Indiscretions" per il quale riceve una nomination ai Laurence Olivier Award come miglior attore emergente. Il successo che lo porterà a Broadway, dove lavorerà accanto a Kathleen Turner.
Dopo Broadway fa il grande passo verso il cinema e, per il suo esordio sulla pellicola, sceglie il film indipendente di Brian Gilbert Wilde (1997) con Stephen Fry, Vanessa Redgrave e Orlando Bloom, biografia sullo scrittore inglese Oscar Wilde all'interno della quale lui recita la parte del suo giovane amante. La critica lo apprezza moltissimo e Clint Eastwood, che lo ha notato in quel ruolo, gliene affida un altro molto simile in Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997). Nel frattempo si sposa con l'attrice Sadie Frost, che ha conosciuto nel 1993 sul set della pellicola Shopping di Paul W. Anderson. Da lei avrà quattro figli: Finlay Munro, Rafferty, Iris (la cui madrina è Kate Moss) e Rudy Indiana Otis. I due divorzieranno nel 2003, quando verrà a galla un flirt di Law con Nicole Kidman. Insieme però, sono ancora soci di una casa di produzione.
Professionalmente la sua carriera si arricchisce di ruoli come quello del paraplegico di Gattaca – La porta dell'universo (1998) di Andrew Niccol, con Uma Thurman e Ethan Hawke, e del videogiocatore di eXistenZ (1999) di David Cronenberg, che gli permetteranno, in una manciata di anni di carriera, di essere accostato a Hugh Grant nel gruppo di attori del "Brit Pack", ovvero di quell'insieme di interpreti inglesi rilanciati a Hollywood. La Hollywood di Anthony Minghella, per esempio, che lo sceglie per tre ruoli. Quello del figlio di papà americano nella trasposizione del romanzo di Patricia Highsmith Il talento di Mr. Ripley (1999) - che gli permetterà di essere nominato all'Oscar e ai Golden Globe come miglior attore non protagonista, ma che gli farà vincere solo ed esclusivamente un BAFTA nella stessa categoria –, quello dell'innamorato che parte per la guerra civile in Ritorno a Cold Mountain (2003) – anche qui doppia nomination agli Oscar e ai Golden Globe come miglior attore protagonista, ma nessun premio – e quello dell'architetto in crisi esistenziale di Complicità e sospetti (2006).
Sporadicamente ritorna anche al cinema europeo e con un enorme successo; ne è una prova il personaggio del soldato russo nella pellicola Il nemico alle porte (2001) di Jean-Jacques Annaud, sul cui set conosce la sua migliore amica Rachel Weisz. Robert Altman (Gosford Park, 2001), Steven Spielberg (A.I. Intelligenza Artificiale, 2001, per il quale è nuovamente candidato ai Golden Globe per il miglior attore non protagonista) e Sam Mendes (Era mio padre, 2002) sono i registi che lo dirigono con estrema bravura. Anche se è scartato per pellicole come From Hell – La vera storia di Jack Lo Squartatore (2001), Star Trek: La Nemesi (2002) e Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma (2003).
Closer (2004) di Mike Nichols lo inserirà in un quadrilatero d'amore e sesso con Julia Roberts, Clive Owen e Natalie Portman, mentre a grande voce è visto come il nuovo Michael Caine (tanto è vero che verrà scelto per il remake del suo film Alfie, 2004). Fidanzato prima con Scarlett Johansson e poi con Sienna Miller, scoppia lo scandalo quando viene scoperto a letto con la baby sitter dei suoi figli, Daisy Wright. La Miller, dopo alcuni mesi di rottura per questo, si riconcilia con l'attore, ma rompono definitivamente il fidanzamento nel novembre del 2006, giusto alcune settimane prima dell'uscita de L'amore non va in vacanza (2006) di Nancy Meyers e il remake Tutti gli uomini del re (2006) di Steven Zaillian, pellicole in cui lui recita. Protagonista del film di Kar-Wai Wong My Blueberry Nights (2007), Jude Law è diventato in brevissimo tempo una delle icone sexy più versatili del cinema mondiale, affascinante e super professionista.
Golden Globes 2004
Premio Oscar 2003
Golden Globes 2002
Golden Globes 2000
Premio Oscar 1999
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Sherlock Holmescontinua»
Genere Azione, - USA 2009. Uscita 25/12/2009. |
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Tanto gossip, un bel faccino, una discreta attitudine a scegliere dei buoni ruoli, soprattutto un grande talento. L'inglese Jude Law è da circa un paio d'anni nella top ten degli attori nella lista "A", ovvero di coloro che ad Hollywood possono chiedere ingaggi multimilionari. Merito forse dei pettegolezzi che hanno alimentato pagine e pagine sulla sua presunta love story con Nicole Kidman, un divorzio alle spalle e una storia importante implosa sulla stampa anglosassone (quella con Sienna Miller, tradita con la baby sitter); soprattutto, le tante affermazioni professionali hanno costruito una reputazione di rilievo a un attore che, in particolare negli ultimi anni, sta dando il meglio di sé. Merito anche della solida impostazione, i buoni studi e buone amicizie, come quelle con il regista Anthony Minghella, che l'ha voluto con sé per Il talento di Mr. Ripley, Ritorno a Cold Mountain e Complicità e sospetti.
Presto nelle sale con Sleuth, Law si confronta per l'ennesima volta con un mito della recitazione "british", quel Michael Caine da lui già incrociato con Alfie: stesso ruolo ricoperto con qualche decennio di distanza.
Nel film di Branagh, sono rivali e intraprende una intricata guerra psicologica dai risvolti imprevedibili.
Basato sull'opera teatrale di Anthony Shaffer - che era già stato adattato per il grande schermo nel 1972 - il nuovo film di Kenneth Branagh mette in luce l'animo umano di fronte al tradimento e all'umiliazione utilizzando il gioco come oggetto di rivalità fra uomini. Lo sceneggiatore Harold Pinter riprende in mano il lavoro di Shaffer per gettare le basi di un film - completamente diverso dall'originale - dove si esplora un nuovo mondo con nuove dinamiche, come ha spiegato Jude Law (co-produttore e interprete di Sleuth) nell'incontro che si è tenuto a poche ore dalla presentazione del film.
Non ero a Roma, avevo altri impegni, e poi ero sicuro che... non mi sarei molto divertito. Tuttavia ero quotidianamente informato, dai redattori di MYmovies, dai giornali, dalla letteratura che accompagna i titoli. Che quella manifestazione non sia ... indispensabile lo si dice da quando è nata e alla fine le sensazioni sono quelle, che vengono riconfermate anno dopo anno: la quasi-continuità rispetto a Venezia, quella grottesca excusatio dell'antagonismo sempre negato, e poi la qualità, sempre in subordine proprio a Venezia, visto che spesso i film presenti sono "scarti" di quella mostra. Così com'erano stati scartati i titoli che hanno ottenuto i premi più importanti a a href="http://www.mymovies.it/festival/roma/2009/">Roma, Broderskab (miglior film), di Nicolo (accento sulla i) Donato, danese, e L'uomo che verrà (gran premio Marc'Aurelio d'argento) di Giorgio Diritti. Broderskab è la storia d'amore di due neonazisti "con scene reali e crude" dice una didascalia. A Venezia devono aver pensato che dopo il Leone d'oro ai cow boys gay di Brokeback Mountain (ma guarda che assonanza) quattro anni fa, forse non era opportuno insistere sull'argomento. Anche il film di Diritti è una rinuncia di Venezia, che voleva inserirlo nella sezione B, "Orizzonti", fuori concorso. Il regista ha preferito cimentarsi in gara, e ha vinto. L'uomo che verrà è stato sponsorizzato da buona parte della critica, a cominciare dal titolare del maggior quotidiano nazionale, un competente, uno che fa testo. Lo stesso titolare aveva indicato anche A Serious Man, dei Coen, che invece è stato ignorato dalla giuria presieduta da Milos Forman. Tendo a fidarmi del titolare detto sopra più che di quella giuria. Un altro dato di fatto, certo accreditato è la qualità: a Roma non ci sono mai grandi film, anche perché i grandi film, nell'era recente, sono molto rari.
Il pomeriggio domenicale si apre con un'apologia dell'intrigo e della tensione vecchio stampo firmata da quell'abile mano, che è un'assicurazione, di Alfred Hitchcock il quale in L'uomo che sapeva troppo (La7, 13.30) insieme a Leslie Banks e Peter Lorre ci porta fra rapimenti e studiati inseguimenti dentro alle trame di un complotto ai danni di un politico inglese. Appena il tempo di riprendere fiato con Guillermo del Toro e il suo fumettistico divertissement Hellboy (Italia 1, 19.00), con il quale ci si può rilassare e divertire in un classico pastone yankee di effetti speciali e buoni sentimenti, che già va riaccesa l'attenzione per godere appieno del nostro orgoglio nazionale Gomorra (Sky Mania 21.00) che con la mente di Garrone e il volto camaleontico di Toni Servillo riesce a renderci consapevoli e partecipi dei loschi meccanismi della malavita di casa nostra, attraverso cinque storie ritratte con stile raffinato e innovativo; una pellicola di importanza capitale per la nostra cinematografia recente. Il lunedì ci aspetta un palinsesto altrettanto ricco di stimoli che inizia e si conclude in compagnia di un Martin Scorsese in due diverse età: per gli anni '80, Toro Scatenato (Sky Cinema Mania, 13.50), la storia del pugile Jake LaMotta e della sua tormentata vicenda che ha valso l'Oscar a un De Niro in una delle sue più alte interpretazioni, fra monologhi ormai divenuti iconici e scene di lotta che hanno trasformato indelebilmente il genere. Più tardo, 2002, il crudo e vertiginoso Gangs of New York (Rete 4, 23.15) dove con sanguinarie lotte territoriali tra americani e irlandesi, Leonardo DiCaprio e il sempre in forma Daniel Day-Lewis ci trascinano con veemenza verso l'atavico concetto della violenza come fonte dei popoli. Fortuna che fra le due pellicole c'è il tempo di svagarsi con Non è mai troppo tardi (Premium Cinema, 21.00), una frizzante commedia dove Jack Nicholson e Morgan Freeman, entrambi malati terminali, fanno divertire con classe e spensieratezza tentando di realizzare tutti i sogni che in vita non hanno avuto il coraggio di realizzare.
Diciannove film e tanti riconoscimenti, tra cui l'Oscar postumo. Nella lunga – e triste – carrellata di morti eccellenti nel mondo del cinema, quella di Heath Ledger è l'ultima in ordine di tempo ma, senz'altro, quella che ha colpito molti e lasciato un vuoto forse incolmabile. Il decesso per avvelenamento accidentale da farmaci giunge in una sera di inverno del gennaio 2008, con l'attore reduce dall’estenuante lavorazione de “Il cavaliere oscuro” e mentre aveva appena iniziato a lavorare sul “Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo” di Terry Gilliam. Proprio per quest'ultima pellicola, in uscita il 23 ottobre 2009, furono gli amici Depp, Law e Farrell a offrirsi di completare le riprese, recuperando il personaggio di Ledger.
Così, a quasi due anni di distanza dalla tragica fine, Ledger torna ancora una volta sul grande schermo. Mentre voci più o meno incontrollate fanno trapelare indiscrezioni su un Joker “resuscitato” elettronicamente per il terzo capitolo del Batman di Nolan, resta il ricordo di un'artista che, proprio come dimostrano i corti girati da solo e con il collettivo di registi The Masses presentati al Festival di Roma, non ha avuto abbastanza tempo per esprimere tutto se stesso, anche se, quello che ci ha regalato in 28 anni di vita, è tanto.
Aveva una magnifica ossessione Heath Ledger, rivelato e rivelata ieri a Roma dentro una sala e uno schermo "extraordinario". Attore giovane e preparato sognava di diventare regista e sarebbe stata, anche in questo caso, una benedizione. Finanziava un collettivo artistico di Los Angeles e contemporaneamente scriveva e girava videoclip musicali, ne ha diretti sei con tecniche svariate, immaginando, come Parnassus, un cinema per "ingannare" e incantare il mondo. Il regista Matt Amato e la produttrice Sara Cline, ambasciatori dei The Masses a Roma, hanno consegnato idealmente e materialmente al pubblico romano il cuore e il materiale inedito di Heath Ledger, quattro videoclip e un corto animato, King Rat, blasonato addirittura dalla Peta, un'organizzazione no-profit a sostegno dei diritti degli animali. Da Ben Harper a Nick Drake, dal rapper N'Fa ai Modest Mode, dall'astratto all'animazione, l'attore australiano cercava e sperimentava una, cento, mille forme per trasformare le note in immagini, giocando sui due versanti della propria attività e mettendo culturalmente regista e attore su un piano di parità. Regalando uno spazio e una speranza ai The Masses e ai loro progetti poco commerciali e molto artistici, Heath Ledger dimostrò la volontà di misurarsi con artisti altrettanto giovani, entrando con umiltà nel loro modo di concepire la professione, studiando, comprendendo e applicandosi. L'amicizia vera, poi, la stringeva nel privato, come con Matt Amato o con Johnny Depp, con Jude Law o Terry Gilliam, ma c'era comunque un grado di implicita intimità nel modo in cui Ledger approcciava i suoi colleghi, che ne faceva tutti dei potenziali amici. E questo è un punto importante: si respira nella sua filmografia e nell'esclusiva bottega artistica di L.A. un'aria di famiglia, quel senso ormai perduto di un'amplissima squadra di persone accomunate dall'amore per il proprio lavoro e dalla concezione che un film non sia solo un'esperienza tecnica e un'impresa finanziaria ma anche e soprattutto un incontro umano di talenti e attitudini. Scrivendo un biopic del cantante Nick Drake e adattando per lo schermo il romanzo di Walter Travis, "La regina degli scacchi", Heath Ledger ha dimostrato che il suo laboratorio è un luogo in cui si confeziona uno spettacolo di immagini e (soprattutto) di persone.
Per le uscite di ottobre segnaliamo subito i film drammatici: in primis La battaglia dei tre regni, kolossal del cinese Woo che tratta uno dei più importanti testi dell'epos cinese, Lebanon di Samuel Maoz e Il Nastro bianco di Haneke, pellicola in bianco e nero ambientata nella Germania del 1913-14 dove in un paesino rurale si succedono inspiegabili stranezze per mano dei bambini del villaggio, la generazione che comporrà la Germania nazista.
Ci catapultiamo nella Venezia del 1763 con Io, Don Giovanni di Carlos Saura con Lorenzo Balducci nella parte di Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart dalla vita dissoluta dalla quale prenderà spunto per scrivere la famosa opera "Don Giovanni".
Inoltre troviamo nelle sale l'ultima apparizione cinematografica dello scomparso Heath Ledger in Parnassus – l'uomo che voleva ingannare il diavolo di Terry Gilliam, regista di Brazil. L'attore, venuto a mancare durante le riprese è stato sostituito da vari attori come Johnny Deep, Colin Farrell e Jude Law, che hanno devoluto il proprio compenso alla figlia di Ledger.
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