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Colin FirthL'importanza di chiamarsi Firth52 anni, 10 Settembre 1960 (Vergine), Grayshott (Gran Bretagna) |
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![]() Sono in vita i genitori? Io li ho persi entrambi. Perderne uno, signor Worthing, può essere considerata una disgrazia. Ma perderli entrambi è sbadataggine!
dal film L'importanza di chiamarsi Ernest (2002)
Colin Firth è Jack
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Sterminati sono i suoi ruoli teatrali, al pari di quelli televisivi. Mentre il suo talento come interprete poderoso, che tiene la scena, è leggermente nascosto quando si parla di cinema. Colin Firth è un attore anglosassone che, sul palcoscenico, fra delitti e castighi, sensi di colpa e abusi di potere, viene preso direttamente per le corna dal pubblico. Mentre sul grande schermo diventa quasi un reietto, creatore di personaggi poco sviscerati e per nulla analizzati in profondità. Forse perché il ruolo che gli viene affidato più spesso è quello dell'uomo che perde la testa e tutta la sua serietà per una donna... e quindi anche per l'amore. Si riparte da lì ogni volta, senza la necessità di rintracciare i fili rossi dell'anima. D'altronde è così che piace a Hollywood! Ci si ferma al generale quindi. È questa l'impressione che dà la sua filmografia non abbondante (una trentina di film in tutto). Colin Firth, in definitiva, è sempre Colin Firth, almeno al cinema. Eccezion fatta per due casi.
I ruoli più impegnativi
Per il magnifico Valmont interpretato nell'omonimo film di Forman, all'interno del quale offre una recitazione così gravida di stimoli e di riflessioni sul materialismo e la superficialità umana da essere perfetto. E per il compatto e travolgente Darcy della miniserie su tensioni amorose e sociali, tratta dal libro di Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio", che ha lasciato il pubblico inglese supinamente entusiasta.
L'infanzia e il teatro
Figlio di due docenti universitari (suo padre è professore di storia al King Alfred College di Winchester, mentre la madre insegna studio comparativo delle religioni all'Open University), trascorre gran parte della sua infanzia assieme ai nonni, missionari metodisti, in Nigeria. A 5 anni, torna in Gran Bretagna per cominciare la sua istruzione obbligatoria. È ancora adolescente quando comincia ad avvicinarsi al mondo della recitazione, iscrivendosi al Drama Centre di Chalk Farm, dove vi rimane per due anni. Proprio durante una rappresentazione di fine corso, nel quale interpreta Amleto, viene notato per la sua performance e invitato a entrare nella compagnia del West End di Londra, dove metterà in scena "Another Country" di Julian Mitchell. Il suo ruolo è quello di Tommy Judd, migliore amico del protagonista Guy Burgess (allora interpretato da Rupert Everett).
Nel contempo, Firth comincia anche ad apparire in televisione partecipando dal telefilm Crown Court, ma rimane alquanto sorpreso quando lo invitano a riprendere il ruolo di Tommy Judd anche nella sua trasposizione cinematografica: sarà il suo primo film. Diretto da Marek Kanievska, sempre accanto a Everett e a Cary Elwes prenderà così parte ad Another Country - La scelta (1984). Poi, per tutti gli anni Ottanta, sarà attivo sia sul grande che sul piccolo schermo inglese, ma lo si vedrà maggiormente a teatro, dato che diventerà un membro attivissimo della Royal Shakespeare Company. Il suo "Re Lear" continua, ancora oggi, a fa parlare di sé.
I successi al cinema e in televisione
Nel 1989, Milos Forman lo inserisce nella pellicola Valmont, dove stringerà una forte relazione romantica con una delle attrici principali, Meg Tilly, dalla quale avrà perfino un figlio, Will, nato nel 1990. Dopo essere stato accanto a Peter O'Toole in Le ali del successo (1990), lascerà la Tilly per l'attrice Jennifer Ehle, conosciuta sul set del suo successo televisivo più grande: la miniserie televisiva Pride and Prejudice (1995).
In seguito, comincia a lavorare anche in America, con un discreto successo. Sono gli anni di Segreti (1997) con Michelle Pfeiffer e sono gli anni in cui conosce e sposa (sempre nel 1997) la produttrice italiana Livia Giuggioli, dalla quale avrà due figli: Luca (nato a Roma nel 2001) e Mateo (2003). Ritroverà poi l'amico Everett, ma anche una Gwyneth Paltrow con profumo di Oscar, in Shakespeare in Love (1998), cui seguirà il film con Julie Andrews La fidanzata ideale (2000).
Dopo il film tv con Kenneth Branagh Conspiracy (2001), è sempre accanto a Rupert Everett nella commedia di Oscar Wilde L'importanza di chiamarsi Ernest (2002), anche se il ruolo migliore della sua carriera è sicuramente quello dello scrittore Jamie Bennett perdutamente innamorato della sua cameriera portoghese Aurelia in Love Actually - L'amore davvero (2003) di Richard Curtis, dove è perfettamente inserito in un cast che comprende anche Hugh Grant, Liam Neeson, Emma Thompson, Alan Rickman, Keira Knightley, Bill Nighy e Rowan Atkinson.
Gli ultimi anni
A consolidare la sua fama arrivano anche i due film tratti dai due best sellers della serie Bridget Jones, rispettivamente girati nel 2001 e nel 2004. Mentre nel 2007 è ancora una volta accanto a un Everett en travestì nello spassoso St. Trinian's, ballando e cantando anche con Meryl Streep nel musical Mamma Mia! (2008). Nel 2009 - dopo aver preso parte a Un marito di troppo (2008) - partecipa a Un matrimonio all'inglese di Stephan Elliott e interpreta Joe nel drammatico Genova di Winterbottom. Seguono poi altre quattro interessanti pellicole: A Single Man, Dorian Gray e A Christmas Carol, tutte del 2009 e, nel 2011, Il discorso del Re, film sulla lotta contro la balbuzia di Re Giorgio VI che vale a Firth il premio Oscar 2011 per il miglior attore.
Nel 2012 cambia genere e inizia l'anno con un film di spionaggio: La talpa, nel quale recita al fianco di Gary Oldman. In seguito affianca Cameron Diaz nel remake di Michael Hoffman del film del '66 Gambit.
Sobrio, chiaro e piacevole, non dotato certo dell'autoironia caustica di un Hugh Grant senza prostituta al seguito, ha una recitazione che finora potrebbe essere definita con un vecchio slogan pubblicitario italiano: "basta la parola". E basta davvero la parola, dato che gli inglesi vanno letteralmente in sollucchero per questi ruoli cinematografici così poco incalliti di negatività e così poco intensi. Da sfruttare di più.
Golden Globes 2011
Golden Globes 2011
Premio Oscar 2011
BAFTA 2011
Premio Oscar 2011
European Film Awards 2011
European Film Awards 2011
Golden Globes 2010
BAFTA 2010
Premio Oscar 2010
BAFTA 2010
Festival di Venezia 2009
Gli 007 svedesi piacciono, eccome, alla Mostra di Venezia. Accolto da un lungo applauso in sala stampa, il regista di Stoccolma Tomas Alfredson e il produttore Tim Bevan hanno portato oggi in concorso Tinker, Taylor, Soldier, Spy (in Italia a gennaio con il titolo La Talpa), che lo sceneggiatore Peter Straughan ha tratto dal romanzo capolavoro sul mondo delle spie di John Le Carré. Già adattato per il piccolo schermo nel 1979 in una miniserie in 7 puntate, La Talpa ha portato al Lido anche un cast di altissimo livello: Colin Firth, John Hurt, Benedict Cumberbatch, Mark Strong e Gary Oldman, che nel film di Alfredson veste i panni del personaggio interpretato trent’anni fa da Alec Guinness nella miniserie tv. «Se Guinness potesse vedere la prova d’attore di Oldman – ha detto il regista – sarebbe il primo a fargli una standing ovation». Continua »
Ha avuto inizio nella Parigi di Inception l'83sima notte degli Oscar, con un montaggio a effetti speciali che ha visto gli ospiti della serata Anne Hathaway e James Franco entrare e uscire dalle scene madri dei film nominati. Subito dopo Tom Hanks ha aperto la premiazione annunciando i vincitori nelle categorie art direction e fotografia (andati rispettivamente ad Alice in Wonderland e Inception), ma il primo momento emozionante è stato quando Melissa Leo, introdotta da un Kirk Douglas in vena di scherzi, è salita sul palco a ritirare il premio come miglior attrice non protagonista per The Fighter.Così, per il secondo anno consecutivo, ha vinto un'interprete femminile che ha portato sul grande schermo la figura di una madre padrona. Quanto all'attore non protagonista, finalmente Christian Bale è riuscito a ottenere la sua prima candidatura all'Oscar per The Fighter e a impugnare la prestigiosa statuetta d'oro. A svecchiare ulteriormente l'edizione numero ottantatré della notte degli Oscar è stata la vittoria di Trent Reznor (e Atticus Ross) per la miglior colonna sonora originale realizzata per The Social Network. “Tutto questo sta accadendo realmente”., Ha iniziato così il discorso di ringraziamento il leader dei Nine Inch Nails che per l'occasione ha indossato il suo abito migliore. D'altronde, secondo l'Internazionale, l'oroscopo di Trent diceva: “Le prossime settimane saranno un ottimo momento per essere più audace nell’esprimere la tua bellezza e fare in modo che le persone a cui tieni la vedano in tutto il suo splendore”. Invece Randy Newman si è portato a casa il premio per la miglior canzone originale, “We Belong Together,” scritta per Toy Story 3.
Nomi, cose, città, attrici e attori
Danimarca batte Messico 1 a 0 nel momento in cui Susanne Bier viene chiamata a ritirare il premio come miglior film straniero per In un mondo migliore. Sebbene facessimo il tifo per Biutiful di Alejandro González Iñárritu, siamo felici e fieri del fatto che abbia vinto una donna. E se l'anno scorso una donna vinceva per la prima volta l'Oscar come miglior regista, è sempre lei, la stessa Kathryn Bigelow, a premiare Tom Hooper nella categoria miglior regia per la direzione di Il discorso del re. Poco dopo, è Jeff Bridges ad annunciare le cinque candidate come migliori attrici, e a premiare la visibilmente imbarazzata e commossa Natalie Portman, magnifica ballerina dalla doppia personalità in Il cigno nero, per la quale facevamo tutti il tifo. La signora in rosso Sandra Bullock ha invece avuto l'onore di presentare i candidati nella categoria miglior attore protagonista che ha visto premiare Colin Firth, il reale balbuziente di Il discorso del re. Infine, a chiudere una notte leggera, divertente ed emozionante è stato il re di Hollywood Steven Spielberg, chiamato a tenere banco per annunciare il miglior film dell'anno: Il discorso del re. Forse l'unica scelta vecchia di un premio che a ottantatré anni è sempre più giovane.
E non balbetta neanche un po’! Il re Colin parla tranquillo, con la sua forza ostinata, da traino Scania. Dodici nomination, tra cui quella a lui come miglior attore, devono dare un bel po’ di fiducia. Lui però gioca al ribasso, com’è giusto: l’arte dell’understatement non l’hanno inventata gli inglesi? “Io sono a scoppio ritardato: può darsi che tiri i pugni in aria a maggio e che stappi una bottiglia di champagne a settembre, per la felicità che vivo oggi”, ha detto pochi giorni fa, a chi gli ha chiesto come si senta, nell’imminenza degli Oscar.
Lui arriva, e sembra il remake della conferenza di Venezia, quando venne con A Single Man. Sembra vestito da Tom Ford. Impeccabile, giacca nera, camicia bianca, cravatta nera. Premiato come miglior attore ai Golden Globes, arriva qui a Berlino giusto per spalmare un po’ di glamour su una Berlinale a basso tasso divistico. Il suo film è fuori concorso.
Quanto è stato difficile imparare a balbettare per il film? “No, non è stato difficile imparare a balbettare”, risponde. “È che, per un po’, dopo il film, ho parlato con ancora maggiore difficoltà che di solito! Per prepararmi, ho guardato film documentari su veri balbuzienti. Ma non sono un esperto di balbuzie: abbiamo fatto tutto da noi, per costruire i personaggi. Mia sorella è una terapista della voce, ma non mi ha aiutato con consigli ‘tecnici’…”.
“Comunque – prosegue – non è stato un lavoro intellettuale, ma solo un lavoro d'istinto. Quello che ho cercato di evitare? Il lato ‘povero me’ del personaggio. Non volevo che fosse compatito; il pericolo era solamente l’autoindulgenza e il sentimentalismo, che avrebbero ucciso la storia. Io e Tom, il regista, abbiamo lavorato molto perché non ci fosse questo aspetto. Cercando di mettere insieme umanità e ironia”.
“C’era poi un altro aspetto apparentemente difficile”, conclude. “Io sono molto dissimile dal vero re George, che era magro e piccolo. Ma penso che le nuove generazioni non sappiano molto del reale aspetto del re George”.
Il film è candidato a dodici Oscar, e uno è quello come miglior attore, che la riguarda in prima persona. Che cosa significherebbe per lei vincere? “La tradizione degli Oscar è meravigliosa, ed è già un privilegio farne parte. Su tutto quello che succederà quella notte, credo che ci penserò nei sei mesi successivi, comunque vada. Adesso non riesco proprio a pensarci”.
Uno è nato il 9 settembre, l'altro il 10. Uno è alto un metro e ottanta, l'altro uno e ottantasette. Uno è scapolo, l'altro sposato. Uno si è specializzato nelle commedie romantiche, l'altro ha saputo entrare e uscire dal genere come attore – ha interpretato il celebre pittore Vermeer in La ragazza con l'orecchino di perla e si è quasi portato a casa l'Oscar come protagonista del film drammatico di Tom Ford, A Single Man – nonché come produttore del documentario adottato da Amnesty International Tutta la mia vita in prigione. Sul grande schermo hanno entrambi offerto il volto a personaggi letterari nati dalla penna di Nick Hornby (il primo vestendo i panni di uno scapolo benestante in About a Boy - Un ragazzo, il secondo interpretando un tifoso dell'Arsenal in Febbre a 90°), hanno cantato l'amore (rispettivamente in Scrivimi una canzone e Mamma Mia!), si sono contesi la stessa ragazza (nell'adattamento cinematografico del diario di Bridget Jones) e si sono calati nei panni di un primo ministro e di uno scrittore nella commedia corale Love Actually - L'amore davvero. "Il mio rapporto con Hugh Grant? Come quello tra Bette Davis e Joan Crawford" ha dichiarato scherzosamente Colin Firth, nato nello stesso anno del collega, sotto il segno della vergine.
Con un volto classicamente inglese e un atteggiamento romantico e scostante, Colin Firth sembra nato per recitare; in particolare è decisamente adatto alle atmosfere vittoriane dell'autrice Jane Austen. Non è un caso che il suo primo e importante successo sia coinciso con una produzione televisiva del noto romanzo, "Orgoglio e pregiudizio". Tale fu l'apprezzamento e la eco della sua interpretazione che Helen Fielding, l'autrice de "Il diario di Bridget Jones", penserà proprio a lui nel descrivere il suo protagonista, il bello e tenebroso Mark Darcy. In questa ottica sorprende la sua partecipazione a L'ultima legione. Nel film di Doug Lefler, tratto da un libro<> di Valerio Massimo Manfredi, Firth è Aurelio, comandante della quarta legione sopravvissuto alla deposizione del legittimo imperatore, che parte alla ricerca di Romolo Augusto, e della nona legione in Britannia, l'ultima rimasta fedele a Roma. Un ruolo inusuale per Colin, che ci ha abituato ai suoi modi eleganti e le battute a effetto, ora si ritrova a combattere per la sua sopravvivenza e quella dell'Impero romano, nel fango e nel sangue.
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Gambit
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Genere Commedia, - USA 2012. Uscita 21/02/2013. |
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La talpa
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Genere Spionaggio, - Gran Bretagna, Francia, Germania 2011. Uscita 13/01/2012. |
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Il discorso del re
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Genere Storico, - Gran Bretagna, Australia 2010. Uscita 28/01/2011. |
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Un marito di troppo
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Genere Commedia, - USA, Irlanda 2008. Uscita 19/11/2010. |
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A Single Man
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Genere Drammatico, - USA 2009. Uscita 15/01/2010. |
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