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lunedì 18 dicembre 2017

Michelle Pfeiffer

Gli occhi che hanno stregato Hollywood

Nome: Michelle Marie Pfeiffer
59 anni, 29 Aprile 1958 (Toro), Santa Ana (California - USA)
occhiello
La troverò e lo splendore della giovinezza sarà ancora nostro!
dal film Stardust (2007) Michelle Pfeiffer è Lamia
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Michelle Pfeiffer
Golden Globes 1994
Nomination miglior attrice per il film L'età dell'innocenza di Martin Scorsese

Golden Globes 1993
Nomination miglior attrice per il film Due sconosciuti, un destino di Jonathan Kaplan

Festival di Berlino 1993
Premio miglior attrice per il film Due sconosciuti, un destino di Jonathan Kaplan

Premio Oscar 1992
Nomination miglior attrice per il film Due sconosciuti, un destino di Jonathan Kaplan

Golden Globes 1992
Nomination miglior attrice per il film Paura d'amare di Garry Marshall

Golden Globes 1991
Nomination miglior attrice per il film La casa Russia di Fred Schepisi

Golden Globes 1990
Premio miglior attrice per il film I favolosi Baker di Steven Kloves

Golden Globes 1990
Nomination miglior attrice per il film I favolosi Baker di Steven Kloves

Premio Oscar 1989
Nomination miglior attrice per il film I favolosi Baker di Steven Kloves

Golden Globes 1989
Nomination miglior attrice per il film Una vedova allegra... ma non troppo di Jonathan Demme

Premio Oscar 1988
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Le relazioni pericolose di Stephen Frears



De Niro - Pfeiffer: la vecchia guardia non cede.

ONDA&FUORIONDA

domenica 27 ottobre 2013 - Pino Farinotti cinemanews

ONDA&FUORIONDA Piace alla gente, e non solo, Cose nostre - Malavita: il titolo originale sarebbe The Family, ma noi dobbiamo sempre metterci qualcosa in più di "mercato". Il regista è il francese/americano (per stile) Luc Besson, uno che sa girare. Ma i nomi più interessanti sono quelli di Robert De Niro, protagonista, e di Martin Scorsese, produttore. I due devono essersi divertiti un mondo a impegnarsi in questo mafia movie, doppio, triplo richiamo alla loro vicenda personale. Non si può infatti non partire da un classico di Scorsese, Quei bravi ragazzi, storia di tre mafiosi. Al centro del racconto c'era il più giovane Henry Hill, cui dava corpo e volto Ray Liotta - gli altri due erano De Niro e Pesci- che dopo una discreta carriera, decideva di collaborare con la giustizia e raccontava tutto della "famiglia". Naturalmente era costretto a sparire, ad affidarsi al cosiddetto "programma protezione testimoni". Henry concludeva il suo lungo racconto rivelando un'irresistibile nostalgia di quando era un "bravo ragazzo", cioè qualcuno, mentre adesso "non sono più nessuno".
De Niro riprende, di fatto, quel personaggio, gli anni sono passati, ma i padrini traditi non dimenticano, mai. E così di Paese in Paese, di città in città, Giovanni Manzoni, De Niro appunto, arriva in una cittadina della Normandia. Ma il carattere è il carattere, la storia è la storia, e il mafioso continua ad esserlo. Così come i componenti della famiglia, il maschietto quattordicenne, che si sente già in ritardo rispetto al padre, assassino a tredici anni, e la ragazza diciassettenne, una "dark" romantica ma violentissima. E poi la madre, Michelle Pfeiffer, perfettamente omologa per carattere famigliare: sente il proprietario di un supermercato parlar male degli americani e ... il supermercato brucia. Besson usa toni estremi, ironici, surreali, divertenti. Lo scontro finale è in perfetto stile tarantiniano. Un eccesso talmente eccesso che finisce per annullarsi, divertendo, appunto. Giovanni/Robert trova una vecchia macchina da scrivere e comincia a scrivere la sua storia. Roba pericolosa, per sé e per tutti. Ma regista, produttore e attore, portano il loro divertimento sul filo sottile e intelligente della citazione, che è proprio Quei bravi ragazzi. La comunità che ospita la famiglia è affascinata dallo scrittore americano, lo invita a un cineforum dove viene proposto quel film di Scorsese con De Niro. Doppio, triplo gioco appunto. E Manzoni/De Niro, che conosce l'argomento come nessun altro, incanta tutti. Ovazione. Per la disperazione del loro angelo custode, l'agente FBI Tommy Lee Jones, altro eroe veterano, parente, forse con minore mitologia ma stretto, dell'eroe eponimo protagonista. Gente della vecchia guardia dunque. Come lei, la Pfeiffer, cinquantacinquenne moderatamente disturbata dal dimostrarlo. Con quelle sue naturali, affascinanti piccole rughe sotto gli occhi: lontana dalle nostre attrici, o conduttrici, che non ti fanno capire se hanno quindici anni oppure settanta.
E poi lui, De Niro, che ormai deve, ad ogni film, vedersela con la propria leggenda a e il proprio monumento. Ha settant'anni, portati come... un settantenne. Non è ricorso a nessun chirurgo e se ne compiace, con quei primi piani sul volto che richiamano la sua lunga storia, e qualcosa di più dell'America. Quell'effige, quella faccia di roccia, potrebbe figurare fra quelle di Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, sul monte Rushmore, magari fra Roosevelt e Lincoln, là dove l'immane scultura fa una curva. Quelli, grandi presidenti, questo, grande modello della vita e, perché no, della cultura americana. Nel film guardi Giovanni Manzoni, ma non riesci a non vederci De Niro. Il quale ha un'età in cui, solitamente, si rallenta o si cambia, per tutte le naturali ragioni, storiche, fisiche , estetiche. Invece "Giovanni" possiede l'energia anzi la violenza dei tempi belli. Oltre alla maggiore autorevolezza. È corretto dire che Robert vale Giovanni, se è vero che nel suo lavoro non ha affatto rallentato, anzi ha accelerato, con ..violenza.
Un dato assoluto, persino aritmetico: De Niro nel 2013 ha fatto 6 film (per i supercinefili: The big Wedding, Killing Season, Cose nostre - Malavita, Last Vegas, American Hustle, Grudge Match). Credo sia il suo record personale, e forse non solo suo, a questi livelli, da protagonista. Ed è automatico il richiamo a un altro eroe dello schermo e oltre lo schermo, Al Pacino, che nel recente Uomini di parola, faceva un personaggio simile a quello di De Niro. Pacino-De Niro, promemoria di veterani di gran classe. Quasi eterni, per fortuna.

   

L'attrice californiana torna a essere diretta da Stephen Frears dopo Le relazioni pericolose.

5x1: brava, bella e sexy Michelle Pfeiffer

martedì 25 agosto 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: brava, bella e sexy Michelle Pfeiffer Una donna che ha incarnato un tempo rimanendo una donna di un altro tempo. Michelle Pfeiffer stupì il mondo nel 1983 con Elvira di Scarface malgrado il regista Brian De Palma, che fino a l'ultimo si mostrò riluttante nello scritturarla. Con quel personaggio si impose per il suo talento diafano ed etereo ma soprattutto per un canone di bellezza che ancora oggi resiste e che, a 51 anni suonati, la incorona ancora come una delle donne più belle, affascinanti ed attraenti del pianeta. Sebbene Michelle Pfeiffer rappresenti ancora un canone di bellezza, il suo stile di vita si discosta da quelle che ormai sono i vizi imperanti dello star system. Dell'attrice si conoscono due storie d'amore conclamate: con il regista Peter Horton, da cui ha divorziato nel 1988, e con lo sceneggiatore David E. Kelley (autore di Ally McBeal, Chicago Hope, La famiglia Brock, The Practice e Boston Legal), incontrato in un appuntamento al buio nel 1993 e sposato l'anno seguente. Tra i due matrimoni si è vociferato di qualche flirt ma sicuramente niente a che vedere con le paparazzate di cui sono protagonisti gli attori del grande e piccolo schermo negli States e anche nel nostro paese. Non solo: la Pfeiffer, praticamente all'apice della carriera, si è ritirata dalle scene per dedicarsi alla cura dei suoi due figli, per ritornare solo recentemente in Hairspray e Stardust. Lontana dai rifiuti che ne hanno caratterizzato la carriera – ha rinunciato a Thelma e Louise, Basic Instinct e Il Silenzio degli innocenti – torna con un film di Stephen Frears, Cheri, in cui interpreta un'affascinante cortigiana.

Assassinio sull'Orient Express

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,82)
Un film di Kenneth Branagh. Con Kenneth Branagh, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp.
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Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 30/11/2017.

Madre!

* * - - -
(mymonetro: 2,24)
Un film di Darren Aronofsky. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson.
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Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 28/09/2017. 14

Cose nostre - Malavita

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,49)
Un film di Luc Besson. Con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron, John D'Leo.
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Genere Thriller, - USA, Francia 2013. Uscita 17/10/2013.

Dark Shadows

* * * - -
(mymonetro: 3,23)
Un film di Tim Burton. Con Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Eva Green, Chloë Grace Moretz.
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Genere Drammatico, - USA 2011. Uscita 11/05/2012.

Capodanno a New York

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,79)
Un film di Garry Marshall. Con Robert De Niro, Zac Efron, Lea Michele, Ashton Kutcher, Jessica Biel.
continua»

Genere Commedia rosa, - USA 2011. Uscita 23/12/2011.
Filmografia di Michelle Pfeiffer »

lunedì 27 novembre 2017 - È uscito in sala Mistero a Crooked House e, dal 30 novembre, arriverà Assassinio sull'Orient Express. Entrambi tratti dai suoi romanzi.

Agatha Christie, la scrittrice eternamente letta e vista... al cinema

Pino Farinotti cinemanews

Agatha Christie, la scrittrice eternamente letta e vista... al cinema "Sei tu che mi abbandonasti, al Cairo". Una battuta come questa, ai nostri giorni, che si tratti di letteratura o di cinema, difficilmente verrebbe accettata. Ma se fa parte di una storia di Agatha Christie, allora tutto cambia. Perché la scrittrice inglese ha imposto regole sue, che comandano, dalle quali non si può prescindere. E, comunque "vanno bene". Eterna Agatha. Il 30 ottobre è stato distribuito nelle sale Mistero a Crooked House, per la regia di Gilles Paquet-Brenner, tratto da un inedito - sì c'è ancora qualche inedito - della signora inglese. Non solo, il 30 novembre arriverà Assassinio sull'Orient Express, terza edizione, dopo quella del 1974 di Sidney Lumet e quella televisiva del 2010 firmata da Philip Martin. "L'Orient", insieme al "Nilo" e ai "Dieci piccoli indiani", sono i titoli che più identificano l'opera generale della Christie. Inserto dovuto su Agatha: è lo scrittore più letto al mondo dopo gli istituzionali, chiamiamoli così, come la Bibbia e il Corano o monumenti come Omero e Shakespeare. In questa epoca viene insidiata da campioni di best seller come Dan Brown e Stephen King, ma credo che debba ancora passare del tempo prima del... ricongiungimento. E poi i film: fra grande e piccolo schermo sono centinaia. Anche in quella disciplina, nessuno come lei. "Crooked" è un racconto in perfetto stile-Christie. Ambiente vittoriano, il maniero dei lord e dei sir, la famiglia in tre generazioni, il patriarca prepotente e crudele, i figli succubi, i nipoti debosciati. La novità è una bambina più intelligente e contorta degli adulti. Charles Hayward, un giovane detective riceve da Sophia, quella che lo aveva abbandonato al Cairo, l'incarico di trovare l'assassino del nonno patriarca, di certo un famigliare. Alla fine ci riesce muovendosi un po' fra Marlowe, Poirot e... Barnaby. Poco Poirot, purtroppo. Una citazione per il protagonista, è Max Irons, figlio di Jeremy, discreto. Un nome che va fatto è senz'altro quello di Julian Fellowes, sceneggiatore, un fuoriclasse. Bastano poche informazioni, la firma su Gosford Park del 2001, diretto da Robert Altman, che gli ha portato l'Oscar per la migliore sceneggiatura. E poi Downton Abbey, la serie-culto, che gli ha portato l'Emmy. Quell'ambiente di prestigio vittoriano gli è dunque del tutto congeniale. Il film è un compito ben eseguito, ma non è un "Orient Express". Dove l'impegno produttivo è di ben altra portata, così come i nomi in gioco. Per cominciare la regia: livello molto alto, Kenneth Branagh, che fa anche Poirot, e certo lo fa bene. In retrospettiva ecco il Poirot di Lumet, che era Albert Finney, troppo aitante per quella parte, infatti venne invecchiato e ingobbito. Nel televisivo c'era David Suchet, che, per numero di titoli si è impadronito del ruolo. Non era nell'"Orient" ma era nel "Nilo" e in altri film: è Peter Ustinov, che ha lasciato segnali profondi. La vicenda dell'"Orient" è conosciuta, l'assassino... sono tutti i viaggiatori in un complotto che viene da lontano. Chi vedrà il film ne sarà al corrente, ma non ha nessuna importanza. La Christie sorpassa anche la sorpresa finale: vale il suo racconto, i suoi caratteri e la sua storia. Se ti appresti a vedere un film "suo" parti già con un pregiudizio felice, e non è poco. I due film valgono un confronto in termini di partecipazioni. Il primo era un contenitore di divismo, almeno una dozzina di superstar, anche il secondo è ricco e non voglio dare giudizi secondo discrezione -non intendo essere il solito passatista- sto ai nomi, ai ruoli più importanti. Di Poirot ho già detto. Rispetto ai personaggi dico che l'ucciso nel '74 era Richard Widmark, adesso è Johnny Depp. A fronte di Sean Connery c'è Leslie Odom Jr.. E poi Lauren Bacall - Michelle Pfeiffer; Jacqueline Bisset - Lucy Boynton; Anthony Perkins - Josh Gad; Michael York - Sergei Polunin. Lascio ai cinefili di due generazioni il compito di valutare il peso delle stelle e della qualità. Comunque, di oggi o di allora, l'"Orient express" è bene vederlo: è di Agatha.

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