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Susanne Bier

Susanne Bier è una regista, produttrice, produttrice esecutiva, scrittrice, sceneggiatrice, è nata il 15 aprile 1960 a Copenhagen (Danimarca).
Nel 2021 ha ricevuto il contributo europeo al cinema mondiale al European Film Awards. Dal 2011 al 2021 Susanne Bier ha vinto 2 premi: European Film Awards (2011, 2021). Susanne Bier ha oggi 62 anni ed è del segno zodiacale Ariete.

La regista più popolare della Scandinavia

A cura di Nicoletta Dose

Studentessa di storia dell'arte alla Hebrew University di Gerusalemme e specializzanda in architettura all'Architectural Association di Londra, la danese Susanne Bier dedica allo studio la maggior parte del suo periodo giovanile. Si diploma alla Danisch School of Film di Copenhagen nel 1987 ed è proprio in questo periodo che coltiva con passione l'amore per la settima arte.

Una raccolta di videoclip per il debutto alla regia
Esordisce dietro la macchina da presa con Songlines, una raccolta di videoclip per la band tedesca Alphaville, noto gruppo musicale del genere synth pop/rock famoso soprattutto negli anni Ottanta. I primi lungometraggi della regista sono inediti in Italia ma nel paese d'origine hanno avuto un discreto successo: la dolce commedia Freud Living Home (1991) definisce già quali sono le tematiche care sulle quali tornerà più volte successivamente, ovvero la psicologia dei personaggi, la cura per l'introspezione e l'intimità delle persone. Passato un po' inosservato è invece il documentario Brev til Jonas (1992), seguito dal più interessante Affari di famiglia (1994) dove racconta il viaggio di un giovane orfano che decide di ritrovare i veri genitori, scomparsi non si sa dove in Portogallo. Nel 1995 dirige Pensione Oskar, una commedia nera tratta dagli scritti di Jonas Gardell, un'artista dichiaratamente omosessuale che si è spesso occupato del tema della diversità nei suoi spettacoli teatrali.

Sperimentazione di generi e il manifesto Dogma
Due anni dopo è la regista del thriller Credo, il racconto di due amiche che, nell'ansia investigativa di trovare qualcosa di marcio in un bizzarro psichiatra, si ritrovano vittime di una trappola tra fanatismo e psichiatria. Nel 1999 firma Den Eneste Ene (con i suoi 900.000 spettatori è tra i 5 film più visti nella storia del cinema danese), una commedia romantica scritta da Kim Fupz Aakeson, una sceneggiatura intrigante che verrà venduta poi a Peter Flannery per realizzare il film The One and Only di Simon Cellan Jones. Con il successivo Una volta nella vita, la regista rimane fedele alla passione per la musica e costruisce un divertente racconto basato sullo scontro dei sogni (in questo caso di una donna ossessionata dal desiderio di entrare nel Contest Musical organizzato da Eurovision) con la dure leggi della realtà. Segue alla lettera il manifesto del Dogma fondato da Lars Von Trier con Open Hearts (2002), raccontando un'intricata storia di sensi di colpa, domande senza risposta e rimpianti del passato, senza scadere in facili moralismi assolutori.

La forza del passato in storie drammatiche
Con Non desiderare la donna d'altri (2004), film che segna un cambiamento nel suo percorso artistico visto che è il primo ad essere venduto in tutto il mondo, la Bier porta sullo schermo la storia di due fratelli, uno scapestrato e l'altro militare in carriera, che dovranno fare i conti con nuove responsabilità, quando uno dei due scomparirà in un incidente. Nel 2006 il suo Dopo il matrimonio viene nominato all'Oscar come miglior film straniero, una conferma che le facilita la strada verso Hollywood. Mantenendosi salda ai valori iniziali di evitare effetti speciali o virtuosismi da grandi produzioni, la regista chiama Halle Berry e Benicio Del Toro per raccontare il sentimento che può nascere tra due "sconosciuti", una ricca borghese con una splendida casa e un solido matrimonio alle spalle e un tossicodipendente, dopo l'uccisione del marito. Con Noi due sconosciuti (2008) la Bier entra di fatto in quella schiera di registi europei che sono riusciti a trovare un varco per sfruttare gli ottimi attori americani, pur raccontando piccole storie personali, tragiche e commoventi. Una di queste è quella narrata in In un mondo migliore (2010), film premio Oscar 2011 (Miglior film straniero) dove due giovani, entrambi soli, stringono un'amicizia che si trasformerà presto in una pericolosa alleanza e in un inseguimento mozzafiato in cui sarà in gioco la loro stessa vita. Nel 2012 gira tra l'Italia e la Danimarca la commedia romantica Love is All You Need; e torna a toni più drammatici nel 2014 con Second Chance.
Dopo Una folle passione (2014) e Bird Box (2018), adattamento del romanzzzo di Josh Malerman, dirige la serie con Nicole Kidman, Hugh Grant e Donald Sutherland The Undoing - Le verità non dette.

Ultimi film

Drammatico, (Danimarca - 2014), 104 min.

Focus

APPROFONDIMENTI
mercoledì 1 aprile 2015
Mauro Gervasini

Second Chance, ultimo film di Susanne Bier nelle sale italiane dal 2 aprile, è ahinoi un po' un pasticcio. Tenta di applicare a un presupposto di genere, il poliziesco, l'elaborazione psicologica di un dramma umano e familiare, con il risultato di restare alla sola superficie negli aspetti introspettivi e di procedere per stereotipi in quelli noir. L'utilizzo della chiave poliziesca per scardinare comportamenti o attitudini morali non è una novità, anche quando mero pretesto, basti pensare, al cinema, a Claude Chabrol o Jacques Audiard

FOCUS
lunedì 28 febbraio 2011
Tirza Bonifazi Tognazzi

Ha avuto inizio nella Parigi di Inception l'83sima notte degli Oscar, con un montaggio a effetti speciali che ha visto gli ospiti della serata Anne Hathaway e James Franco entrare e uscire dalle scene madri dei film nominati. Subito dopo Tom Hanks ha aperto la premiazione annunciando i vincitori nelle categorie art direction e fotografia (andati rispettivamente ad Alice in Wonderland e Inception), ma il primo momento emozionante è stato quando Melissa Leo, introdotta da un Kirk Douglas in vena di scherzi, è salita sul palco a ritirare il premio come miglior attrice non protagonista per The Fighter

INCONTRI
mercoledì 4 giugno 2008
Marzia Gandolfi

Una danese a Hollywood Il cinema di Bille August e di Lars von Trier ha dilatato il concetto danese di film, adesso è la volta di Susanne Bier. Se i primi lavori di Bille August (Luna di miele) sono film calati in ambienti esplicitamente danesi con attori danesi, le opere successive rompono l'isolamento e diventano coproduzioni internazionali (La casa degli spiriti e Il senso di Smilla per la neve)

INCONTRI
venerdì 26 ottobre 2007
Tirza Bonifazi Tognazzi

Il film Quando Audrey rimane improvvisamente vedova con due bambini da crescere da sola è talmente sconvolta dal dolore che si rivolge al miglior amico del marito, Jerry, pur non avendolo mai sopportato. Jerry è un ex avvocato, devastato dalla tossicodipendenza, che trova nella famiglia dell'amico un pretesto per provare a disintossicarsi e ricominciare una nuova vita. Ma Audrey, che non riesce a elaborare il lutto, comincia a sentire la presenza dell'uomo nella sua casa come una minaccia alla memoria del marito

News

Second Chance della regista premio Oscar dal 2 aprile in sala.
Anne Hathaway e James Franco animano e "svecchiano" l'ottantatreesima Notte degli Oscar.
L'Italia si fa valere con Toni Servillo, miglior attore per Una vita tranquilla.
Susanne Bier sbarca a Hollywood e con le sue star "sconosciute" supera il manifesto Dogma.
Nel suo nuovo film Susanne Bier elabora il lutto di una donna rimasta vedova.
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