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L'importanza di chiamarsi Ernest
Un film di Oliver Parker.
Con Rupert Everett, Colin Firth, Reese Witherspoon, Judi Dench, Tom Wilkinson
Titolo originale The Importance of Being Earnest.
Commedia,
Ratings: Kids+16,
durata 97 min.
- USA, Gran Bretagna, Francia 2002.
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![]() Piacevole e brillante trasposizione cinemetografica della commedia di Oscar Wilde
Marco Cavalleri
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Londra, fine dell’800. Jack Worthing, nonostante i suoi dubbi natali (è stato trovato dentro una borsa da un ricco benefattore) è divenuto un gentiluomo irreprensibile e un perfetto tutore di Cecily, nipote di chi l’aveva adottato. L’incontro con Gwendolen, ragazza dell’alta società, e il conseguente innamoramento darebbero una svolta alla sua vita. Ma la ragazza ha la ferma intenzione di sposarsi solo con qualcuno che si chiami Ernest, nonostante sua madre – la gelida e vittoriana lady Bracknell – abbia progetti ben diversi. Il bello è che anche Cecily ha la stessa fissazione, e il suo spasimante Algenorn è costretto a ricorrere allo stesso trucco di Jack. Vale a dire fingere di chiamarsi Ernest. Ma la cosa darà il via ad una serie sempre più scatenata di equivoci e a una incredibile rivelazione finale… |
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| Judi Dench e Colin Firth | |
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Sono in vita i genitori? Io li ho persi entrambi. Perderne uno, signor Worthing, può essere considerata una disgrazia. Ma perderli entrambi è sbadataggine! |
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| Rupert Everett | |
| L’essenza stessa di ogni amore è l’incertezza. | |
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| Rupert Everett | |
| L’unico modo di comportarsi con una donna è di farci l’amore se è bella e di lasciarla perdere se è brutta. | |
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Altre frasi celebri del film L'importanza di chiamarsi Ernest
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DVD | L'importanza di chiamarsi ErnestUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 10 settembre 2003
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di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Dopo Il marito ideale, ancora Oliver Parker con un testo di Wilde del 1895, come un'ideale collana british, adatta a un pubblico in grado di apprezzare gli understatement inglesi, le ciniche battute del grande Oscar, gli arredi e l'eleganza di una confezione. Sono le doti di L'importanza di chiamarsi Ernest (Ernesto e onesto, intraducibile gioco di parole), brillante e attuale gioco degli equivoci in cui due amici di vecchia data si annunciano sotto falso ed unico nome a due fanciulle in fiore, creando una catena di sospetti sentimentali e ripicche affettive. » |
di Giulia D'Agnolo Vallan Ciak
Secondo Colin Firth "deve esplodere come una pistolettata, L'importanza di chiamarsi Earnest", citando così la risposta di Oscar Wilde a chi suggerì che quella sua commedia era come "un elegante mosaico". Arrivato sui palcoscenici londinesi nel 1889, pochi giorni prima che Wilde venisse rinchiuso in prigione (per oscenità), The Importance of Being Earnest - dopo la versione cinematografica che il bravo Anthony Asquith realizzò molto fedelmente una cinquantina di anni fa - torna sui grandi schermi. » |
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di Paolo Boschi Scanner
La fonte letteraria del terzo film di Oliver Parker è una garanzia assoluta del calibro de L'importanza di chiamarsi Ernesto, ovvero l'opera più frizzante della limitata produzione drammatica di Oscar Wilde, una tetralogia comprendente anche Un marito ideale, Il ventaglio di Lady Windermere e Salomé. Il regista, Oliver Parker, è inoltre un esperto di traslazioni dal teatro al cinema, avendo esordito con Othello nel 1995 ed avendo già adattato con successo sul grande schermo un'altra commedia wildiana nel 1999, per l'appunto Un marito ideale. » |
di Silvio Danese Quotidiano.net
Che cosa non si fa per una sottana: deciso a tutto per conquistare una dama bella e ricca dell'aristocrazia londinese di fine Ottocento, che smania per un nome maschile altero e seduttivo, lo spavaldo Jack simula di chiamarsi Ernesto. Nella giostra di equivoci si mette in mezzo anche l'amico squattrinato a caccia di matrimonio con dote. È forse la commedia più riuscita di Wilde, che puntava a dimostrare al suo pubblico elegantemente borghese e pomposamente britannico quanto fosse elegantemente borghese e pomposamente britannico, cioè concentrato a raggiungere, nell'ossessione dell'ipocrisia sociale, una stupidità profonda, ma perfetta. » |
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