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![]() Senti mettiamola così: forse verrei con te se fossi l' ultimo uomo sulla terra. Ma non siamo sulla terra.
dal film Fantasmi da Marte (2001)
Jason Statham è Jericho Butler
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Jason Statham appassiona le donne. Inglese, barba incolta, muscoli in bella vista, una peluria notevole su buona parte del corpo, preferisce il sesso a cose come l'amore e il matrimonio. Normalmente, le donne con un barlume di amor proprio fuggirebbero da un uomo del genere, invece paradossalmente, da uno come lui si sentono meravigliosamente attratte, proprio in virtù del fatto che è un potenziale bastardo! Maturo e mascolino, è un attore che ha recitato in action movie britannici e americani indie di difficile reperibilità. Fa a botte, guida come un dannato fra incendi ed esplosioni, dà del filo da torcere a chiunque abbia di fronte, spara, fa flessioni in prigione. E per vedere tutto questo basta guardare uno solo, a caso, dei suoi film. Prendete Death Race, per esempio, rimarrete stupiti da quanto possa essere erede di Stallone e Schwarzenegger!
Scoperto da Guy Ritchie
Nato nel 1972 da un cantante e da una stilista che concilierà poi il suo lavoro con quello di ballerina, è uno sportivo prestato alla recitazione. Infatti, dopo aver lavorato come venditore ambulante e artista di strada, si appassiona alle arti marziali, alla kickboxing, ma soprattutto al nuoto, arrivando a partecipare alle Olimpiadi di Seul del 1988 nella Squadra Nazionale Inglese di Subacquea, passando nel 1992 a quella di tuffi. Dotato di un fisico eccezionale, comincia a muovere i suoi primi passi nella moda e nelle pubblicità (Levis e French Connection) come fotomodello. Notato proprio in una di queste campagne pubblicitarie dal regista Guy Ritchie sarà da lui scoperto e inserito all'interno di un film che stava dirigendo.
Il debutto nell'action
Quel film è la commedia gangsteristica Lock & Stock - Pazzi scatenati (1998) che conquisterà tutta l'Europa e l'America! Accanto a Nick Moran, Jason Flemyng, Dexter Fletcher, Sting, Vinnie Jones e Steven MacKintosh, Jason Statham fa faville e si conquista altre partecipazioni ai film di Ritchie: una su tutte il bellissimo Snatch - Lo strappo (2000) con Brad Pitt.
Legato sentimentalmente alla fotomodella Kelly Brook, era stato scelto per il ruolo del soldato Cooper nel film d'orrore Dog Soldiers (2002), che però rifiuto per scegliere il più affascinante John Carpenter con Fantasmi da Marte (2001).
Protagonista della serie di film The Transporter, recita con Tom Cruise in Collateral (2004) e con Steve Martin e Kevin Kline in La pantera rosa (2006). Dopo il rifiuto di Vin Diesel per il ruolo dell'Agente 47 di Hitman (2007), è uno degli attori più appetibili in circolazione per affrontare quel tipo di personaggio, salvo poi la scelta dei produttori di offrire la parte a Timothy Olyphant. Adrenalinico, muscoloso, molto rude è perfetto nelle pellicole d'azione, ma anche in quelle fantasy come In the Name of the King (2008) con Burt Reynolds.
Nel 2010, per non allontanarsi troppo a lungo dal ruolo di macho che lo ha reso noto, è sul set di I mercenari, al fianco di "altri bruti" come lui: Sylvester Stallone, Mickey Rourke, Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger. E, dopo un'incursione nel mondo del doppiaggio animato con Gnomeo e Giulietta di Kelly Asbury, nel 2011 è il protagonista dell'action Professione Assassino, con Ben Foster e Donald Sutherland e di Killer Elite accanto a Robert De Niro, Clive Owen e Dominic Purcell.
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Fast & Furious 6
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Genere Azione, - USA 2013. Uscita 22/05/2013. |
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Jason Statham appartiene a quella schiera di attori che si impongono per naturalezza, fisicità, prestanza e non lasciano neppure per un momento il sospetto di essere pensati a tavolino. Magari soltanto costruiti in piscina. L'ex tuffatore olimpionico scoperto da Guy Ritchie (Lock&Stock – Pazzi scatenati e Snatch – Lo Strappo) è così fisico e sanguigno da mettersi in gioco completamente, offrendo il proprio corpo atletico sull'altare dello sguardo, senza temere ruoli sgradevoli o compromettenti. Senza preoccuparsi, come fanno i suoi colleghi, di costruirsi un'immagine con i personaggi che interpretano. Con Statham lo spettatore è chiamato di fatto a immergersi nell'azione fino a sperimentarne la totalità delle sensazioni. In tempi di defisicizzazione dell'eroe action dentro un cinema che si trasforma in (video)game, l'attore inglese è creatura vera che conosce la fatica della corsa, sia pure in auto. È la risposta del corpo allo stato attuale della percezione virtuale, è un corpo di muscoli definiti, statuari e immortali, è un superuomo pazzo, completamente pazzo, che può tuffarsi nelle fiamme della violenza senza ustionarsi. L'autista pignolo di The Transporter, uno e due, è una vita al massimo, meglio, un giorno al massimo, un morto deambulante che torna implacabilmente a respirare o a correre sulla pista e dietro la maschera di Death Race. Jason Statham è anche questa volta interprete di una creatura (Frankenstein) a suo modo fuori dall'ordinario. Non c'è mai per i suoi protagonisti la tensione enfatica verso una nobilitazione tragica del personaggio, piuttosto una costruzione drammaturgia brusca, rude, lineare e priva di complessità. È il simbolo dell'estetica "B", di un cinema velocissimo e pervaso di tecnologia. Ipercinetico e concitato è l'eroe pop di storie in accelerazione che si complicano e si semplificano bruscamente, mescolando vita da gangsters e perfido umorismo, ottima musica e villain credibili. Cattivi che prima della fine si saranno uccisi a vicenda per invidia o ripicca, per autodifesa o per sbaglio. In piedi resta soltanto lui. Ancora vivo, dopo gli incontri, gli scontri e i pugni in faccia.
Copiato e abusato da intere generazioni di cineasti occidentali, il genere arti marziali ha una struttura classica, ferrea e ricorsiva: il protagonista subisce un torto che scatena la sua furia e che placherà con la vendetta. Rogue il solitario del regista Philip G. Atwell in questo senso non fa eccezione, introducendo però elementi che finiscono per tradire e inquinare la purezza del genere. Ripescando la tradizione orientale e incarnandola nel protagonista di Jet Li, Atwell la mette a confronto, come altri autori prima di lui, con il più tradizionale action americano. Prendere il genere ultrapopolare delle arti marziali, praticate nel film dal solitario Rogue di Li, e affiancarlo al cinema commerciale hollywoodiano non dà però i risultati sperati. Se ad Ang Lee il miracolo è sempre riuscito grazie alle sue esperienze con la cinematografia occidentale, che gli hanno permesso di sposare gusti e tradizioni diverse dalla sua, viceversa Atwell vampirizza l'immaginario "marziale" senza riuscire mai a congiungerlo a quello autoctono dentro un prodotto armonioso. Nemmeno il cavaliere errante e solitario di Jet Li, che lotta contro il male alla ricerca della pace interiore, riesce a confluire e a legare con la filosofia villana dell'agente di Jason Statham. Nella danza dei corpi (davvero scarsa) e nella dinamica della lotta, Li e Statham si muovono su piani paralleli: Jet Li liberato dalla gravità è un corpo inconsistente e mobile che fugge, beffa e anticipa l'avversario, svincolandosi dal realismo che lo caratterizza; Statham è un eroe in carne e ossa, il corpo pesante che subisce e patisce restando ancorato a terra. I combattimenti del solitario sono morbidi e vorticosi, i colpi seguono un ritmo forsennato ma sono inferti con la grazia assoluta di un maestro zen; quelli inflitti da Statham sono al contrario privi di lievità e gonfi di rabbia. La macchina da presa di Atwell cerca allora invano di inseguire e contenere nella stessa inquadratura il controllo totale dei sensi e la ricerca della bellezza di Li con la forza brutale e lo sforzo dei muscoli dello statuario Statham. Girato con uno scarso senso del ritmo e dei tempi, Rogue il solitario, sfrutta una serie di argomenti non originali: l'amicizia virile tra i due protagonisti e la complementarietà tra bene e male, che si conclude con un "ribaltamento di campo" che mostrerà il buono più malvagio del cattivo. Sottolineando il potere deduttivo del villain, di per sé elemento di massima fascinazione del genere, Atwell confonderà le carte, dimostrando che niente è come appare e nessuno è chi dice di essere. Magia del cinema e della chirurgia plastica.
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