Mickey RourkeLa rinascita di un mitoNome: Philip Andre Rourke Jr.53 anni, 16 Settembre 1956 (Vergine), Schenectady (New York - USA) |
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![]() Quante volte hai peccato, figliolo? Bèh, padre, non voglio farle fare le ore piccole, e quindi la informerò sull'ultima infornata…
dal film Sin City (2005)
Mickey Rourke è Marv
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Considerato un sex symbol degli anni Ottanta, dopo un periodo buio lungo una decina d'anni, Mickey Rourke ritorna ora vincente sul set cinematografico. E lo fa sul ring di The Wrestler, campo d'azione calpestato nella vita così come nella finzione. Arrabbiato, solitario, tormentato, il suo carattere selvaggio gli ha creato non pochi guai giudiziari. Ma l'aurea di mito non lo ha mai abbandonato e con i suoi amati cagnolini al guinzaglio, è pronto per riconquistare Hollywood.
Gli esordi
Viene da una famiglia di cattolici irlandesi e francesi. Trascorre l'infanzia nello Stato di New York e cresce nei sobborghi di Miami, assieme alla sorella Patty e il fratello Joey, oltre che altri sei fratellastri del secondo matrimonio della madre. Frequenta la Miami Beach Senior High School e si diletta nel pugilato, prima di studiare recitazione nel Lee Strasberg Institute. Dopo un piccolo ruolo in 1941 – Allarme a Hollywood (1979) di Steven Spielberg e ne Il caso di Greta Rideout (1980) , esordisce in una parte più importante nel western I cancelli del cielo (1980) di Michael Cimino, dove interpreta Nick Ray. Al cinema alterna qualche apparizione televisiva di scarso successo che serve però a renderlo più popolare. Così accade che, dopo numerosi ruoli da comprimario in film autorevoli come Brivido caldo (1981) di Lawrence Kasdan o A cena con gli amici (1982) di Barry Levinson, si imbatte nel personaggio perfetto, adatto al suo temperamento focoso: il 'Motorcycle Boy' di Rusty il selvaggio (1983) di Francis Ford Coppola. L'incontro con il regista di Detroit rappresenta una svolta nella carriera professionale di Rourke che finalmente può mettere in luce le doti recitative. L'immedesimazione nel leader laconico del film, sempre a zonzo a cavallo di una moto, eroe di quartiere ammirato dal fratello minore e rispettato dai coetanei, è talmente vera che gli specialisti del cinema non possono fare a meno di accorgersi di lui.
Grandi ruoli da sex symbol
Il periodo è fortunato: tenta una rapina in coppia con Eric Roberts ne Il "Papa" di Greenwich Village (1984), poi si erge a combattente solitario nella Chinatown più violenta ne L'anno del dragone (1985), nuovamente sotto le ali di Michael Cimino. Nel 1986 diventa uno dei sex symbol più richiesti del momento grazie al ruolo di un passionale agente di borsa in 9 settimane e ½, in delirio amoroso per la bella e seducente Kim Basinger. La scena memorabile dello spogliarello di lei sulle note di "You can leave your hat on" di Joe Cocker ha fatto storia e rimane, ad oggi, una delle più erotiche sequenze del cinema mondiale. L'anno successivo lo vediamo in tre film importanti; Una preghiera per morire di Mike Hodges, Barfly di Barbet Schroeder dove fa coppia 'alcolica' con una disperata Faye Dunaway e Angel Heart – Ascensore per l'inferno di Alan Parker, in cui veste i panni di uno scalcinato investigatore privato.
La vita di un santo
Nel 1989 viene in Italia per girare Francesco di Liliana Cavani che lo vuole come interprete della vita del santo, figura innovativa e molto diversa dai personaggi 'infernali' della filmografia precedente. Dopo l'incursione religiosa nel medioevo italiano, si trasforma (letteralmente cambia i caratteri del volto) per progettare un'amara e inutile vendetta in Johnny il bello (1989) di Walter Hill, seguito dal poliziesco Ore disperate (1990) e dall'erotico Orchidea selvaggia (1990) che tenta malamente di bissare il successo di 9 settimane e ½. Sul set conosce la modella Carré Otis che sposa nel 1992 dalla quale divorzierà qualche anno più tardi.
L'inizio del declino
Alcuni problemi personali dovuti alla vita dissennata dell'attore lo conducono a fare i conti con la giustizia e a frenare il ritmo della sua carriera. Fa qualche scelta sbagliata, Harley Davidson and the Marlboro Man (1991), L'ultimo fuorilegge (1993), Bullet (1995) e Uscita di sicurezza (1996) dov'è uno psichiatra vittima delle armi ammaliatrici di una donna tanto bella quanto pericolosa. Il ruolo non gli rende onore e l'attore appare poco credibile; tocca il fondo con Nove settimane e mezzo – La conclusione, dove si cerca in tutti i modi di imitare la storia dell'originale ma senza avere gli strumenti adatti per poterlo fare (la Basinger si rifiutò di prendere parte). In questo periodo riprende l'attività di pugile che aveva iniziato da più giovane con il risultato di ritrovarsi con una faccia totalmente stravolta da numerosi infortuni.
I primi segnali di rinascita
Quando ormai il suo declino sembra inarrestabile, viene messo in contatto con il vecchio amico Francis Ford Coppola che lo richiede per un ruolo nel legal L'uomo della pioggia (1997). Rourke si dimostra all'altezza di riprendere a lavorare ma ormai i casting delle più importanti case di produzione cinematografica non vogliono dargli una seconda possibilità. Steve Buscemi prova a ridargli la notorietà meritata con Animal Factory (2000), seguito dallo sci-fi Invasion (2001) e dall'interessante La promessa (2001) di Sean Penn. Nel 2002 trova spazio nel cast dello sperimentale Spun ma anche stavolta le cose non vanno benissimo.
Il ritorno di un mito
Il grande ritorno avviene grazie a Robert Rodriguez con C'era una volta in Messico (2003) e con l'action movie Man on Fire – Il fuoco della vendetta (2004). Diventa un cacciatore di taglie d'eccezione nel barocco Domino (2005) con Keira Knightley, poi si tuffa nell'oscurità della Sin City (2005) dove il suo volto sfigurato viene prestato al personaggio di Marv, prima di finire nell'adolescenziale Stormbreaker (2006). L'opportunità maggiore viene da Darren Aronofsky che lo vuole in The Wrestler (2008) a interpretare un campione di wrestling ormai abbandonato dalla buona sorte ma che ritrova la voglia di combattere sul ring e di recuperare gli affetti perduti. Incontra nuovamente Kim Basinger sul set di The Informers (2008), per poi dedicarsi al cinema d'azione con il seguito Sin City 2, Killshot e The Expendables diretto dal macho Sylvester Stallone.
Golden Globes 2009
Premio Oscar 2009
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Iron Man 2continua»
Genere Azione, - USA 2010. Uscita 30/04/2010. |
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Continua il momento d'oro di Mickey Rourke candidato l'anno scorso agli Oscar come miglior attore protagonista per The Wrestler. Dopo essersi assicurato il ruolo di Whiplash in Iron Man 2 il NY Post rivela che l'attore è stato scelto per interpretare Richard Kuklinski, l'assassino della mafia conosciuto con il nome di The Ice Man. La storia verrà basata sul libro omonimo dello scrittore Phil Carlo che racconta la vita di Kuklinski che ha ucciso nella sua carriera più di duecento persone. Prima di compiere diciott'anni uccise 50 vagabondi a cui seguirono altri 150 omicidi su richiesta della famiglia Gambino per accoltellamento, colpo d'arma da fuoco, soffocamento e avvelenamento da cianuro. Kuklinski morto in prigione nel 2006 aveva ottenuto il soprannome The Ice Man per il sangue freddo che aveva mentre uccideva, Carlo ha spiegato nell'intervista “Era solito usare pietre ma dato che gli finiva materia grigia sui vestiti, ha smesso”.
Ma all'inizio non era Rourke che doveva interpretare l'infame assassino ma l'attore Channing Tatum. Carlo non era per niente soddisfatto del casting della star del film dei G.I. Joe e aveva dichiarato al NY Post “Ho veramente odiato l'idea di Channing Tatum. Ho detto a Lorenzo di Bonaventura che non è il tipo che deve interpretare uno dei più temuti serial killer del ventesimo secolo. Penso che Mickey Rourke andrebbe molto meglio. Ha quel senso del pericolo e c'è una similarità tra i due. Ma non Channing Tatum”.
Ad agosto sono scadute le opzioni di Bonaventura sul romanzo di Carlo e lo scrittore è andato subito dopo da Rourke per proporgli il ruolo. “Non vede l'ora di essere The Ice Man e penso che farà un gran lavoro. Dice che per lui sarà il suo Toro Scatenato”.
Dopo aver girato la storia di un uomo che insegue l'immortalità e scopre la mortalità, Darren Aronofsky, il newyorker di origine ebraica, trasforma un combattimento posticcio come il wrestling in una pratica sacra. Recuperato il one man crash Mickey Rourke, lott-attore bello e selvaggio degli anni Ottanta, Aronofsky gira la parabola classica e malinconica di un eroe del New Jersey che combatte per essere. Randy "The Ram" è un wrestler professionista in disarmo e un padre dalle troppe occasioni fallite, ha il volto spappolato e il corpo segnato da una non rassegnata stanchezza, l'anima inquieta e i capelli ossigenati. Randy è un "vecchio" lottatore e la sua età fictionale coincide con l'età dell'attore che lo interpreta. L'immagine del wrestler che mette in scena la finzione di una violenza estrema diventa emblematica della posizione di Rourke davanti all'immagine (dis)incarnata che lo rappresenta sullo schermo. Dopo essersi sfasciato la faccia e la carriera, dopo sette anni di combattimenti sul ring e quattro plastiche facciali, dopo la collera e il malore esploso contro tutto e tutti, Mickey Rourke rialza la testa come un "ariete" e festeggia idealmente la sua seconda giovinezza cinematografica. A un soffio dall'Oscar, accordato alla silhouette esile di Sean Penn, l'ex "Johnny il bello" è ripartito alla conquista della Hollywood perduta, rientrando nel giro delle grandi produzioni. Gli occhi dell'industria e dei giovani cinefili sono di nuovo puntati su di lui e la sua filmografia torna a popolarsi di film e ruoli di primo piano, dopo il lungo purgatorio delle piccole parti dello scorso decennio. Sputtanata la carriera in un perverso gioco di autodistruzione e ritrovata con il roccioso e iracondo Marv di Sin City, Rourke diventa l'eroe ruvido di una ballata di Bruce Springsteen, il corpo e l'anima di un wrestler di Asbury Park, che realizza la quadratura del cerchio, assimilando il ring (l'attore) al quadrato (il personaggio). L'interprete è stato scelto per rendere più (in)credibile l'aspirazione artistica e il patimento fisico (e spirituale) del personaggio. Sul ring/altare si consuma il Sacrificio della carne, di un campione scordato (dal mondo) e arrestato in un fermo-immagine, di un ribelle cinematografico in volo sul nero dello schermo. Aronofsky ancora una volta estromette il tempo e come un arbitro fischia un intervallo metafisico che inchioda l'atleta, spegne le voci, ferma il cuore e canta Bruce. Two, three, four.
Attore talentuoso e ribelle, sex symbol, uomo violento, drogato, pugile, sostenitore dell'IRA, fallito, rinato. Sono tante le cose che si possono dire di Mickey Rourke, nessuna scontata, tutte vere, tutte essenziali a percorrere la strada della dannazione come a plasmarlo per renderlo sullo schermo l'icona dei sogni spezzati.
Rourke ha conosciuto la gloria: era la fine degli anni Ottanta e, dopo 9 settimane e mezzo, l'altra metà del cielo avrebbe fatto qualunque cosa per una notte con lui, l'altra metà avrebbe voluto essere come lui. Poi il successo ha mostrato il suo amaro retrogusto: la strada della perdizione ha avuto il sopravvento e Rourke si è buttato via in film soft core come Orchidea selvaggia, il matrimonio con Carre Otis ha consumato lui e la sua compagna fino alla scelta di tornare sul ring, l'antica passione giovanile a cui Mickey ha affidato il compito di restituirlo a una vita sana e riportarlo sulla retta via. Da quel giorno molti anni sono trascorsi e oggi il mondo finalmente lo acclama per il suo ruolo in The Wrestler, in cui probabilmente non interpreta altro che se stesso: i demoni dello show biz e di una vita trascorsa rinunciando e perdendo tutte le cose davvero importanti. Chissà se Rourke, ogni tanto, si chiede se ne sia valsa davvero la pena di percorrere tutti questi chilometri tra le fiamme dell'inferno, deformare il viso e il corpo gonfio per i colpi ricevuti, le braccia stanche per quelli inferti, e per poter regalare la sua esperienza in Randy 'The Ram' Robinson?
Quando si tratta di costruire una predestinazione i cronisti, gli uffici stampa delle majors, si mettono all'opera. Il punto è: trovare elementi utili, altrimenti inventarli. La formula finale quasi sempre è un mix fra realtà e invenzione, con equilibri che pendono, per lo più, dalla parte dell'invenzione. Se si parla di Mickey Rourke gli elementi sono molti, singolari e promettenti, fermo restando il suo appeal, che nel tempo si è manifestato, poi si è più o meno offuscato, ma c'era, e continua ad esserci. Adesso si parla di lui perché ha dato una grande prova d'attore in The Wrestler, che ha vinto il Leone d'oro a Venezia. La legittimazione finale è venuta da Wim Wenders, il presidente della giuria, che ha dichiarato con perentorietà e senza sottintesi che il film deve la vittoria alla grande interpretazione di Rourke "che ha commosso tutti". La traduzione è: la Coppa Volpi, attribuita al migliore attore –andata a Silvio Orlando- sarebbe stata di diritto dell'americano, che comunque si "consola" col Leone al film.
A kiva Goldsman è stato il produttore o lo sceneggiatore di molti film di successo come Cinderella Man, Io, Robot, Il Codice Da Vinci, Io sono leggenda, Angeli e Demoni e Hancock; nonostante nel 2002 abbia vinto l'Oscar per la sceneggiatura di A Beautiful Mind ancora oggi Goldsman è odiato dal fandom per la sceneggiatura di Batman Forever che ha distrutto la franchise di Batman lanciata da Burton. Al momento Goldsman è impegnato nella creazione del film di Lobo, l'adattamento di Swamp Thing e nel prossimo futuro nella supervisione del reboot dei Fantastici Quattro, di cui sarà uno dei produttori.
In una recente intervista col LA Times, Goldsman ha anticipato che a novembre Ritchie girerà un test scene per Lobo "Il design del personaggio ormai è quasi finito e il test ci permetterà di poter passare al prossimo punto". Il prossimo passo sarà il casting, a metà settembre l'attore Jeffrey Dean Morgan (The Losers) aveva detto di essere interessato al ruolo "Sarebbe bellissimo. Non penso di essere grande come Lobo ma se si potesse trapiantare il corpo di Mickey Rourke sopra la mia testa, sarebbe perfetto", ma gli attori verranno decisi solo dopo il test. Goldsman ha spiegato che Ritchie è stato scelto come regista di questo film perché "C'è qualcosa di iperbolico ed autentico in una pellicola di Guy Ritchie. I suoi miglior film sono profondamente stilizzati e allo stesso tempo sono coi piedi per terra; c'è un tessuto nella sua stilizzazione, sembra quasi un ossimoro ma è una cosa che rende perfettamente senso quando si vedono i suoi film. Non abbiamo mai visto la sensibilità di Guy sposata ad un progetto con un così largo budget per gli effetti speciali".
Ad agosto era stato scoperto che il produttore Joel Silver stava lavorando ad un adattamento del comic di Alan Moore, Swamp Thing. Silver non aveva rivelato molto di come sarebbe stata la trasposizione cinematografica a parte il fatto che avrebbe voluto vedere la pellicola in 3D. Nella sua intervista Goldsman ha spiegato che i personaggi del film avranno un tono simile a quello del fumetto piuttosto che alla creatura col costume di plastica del B-movie del 1982 diretto da Wes Craven. "Vogliamo una pellicola con dei toni dark, horror del vero Sud, un po' come se fosse un classico film horror della Universal".
Infine Goldsman ha detto che potrebbe dirigere la versione cinematografica del suo romanzo preferito Winter's Tale scritto nel 1983 da Mark Helprin che racconta di un ladro e di un cavallo bianco volante in una storia alternativa ambientata a New York.
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