Go Go Tales

Film 2007 | Drammatico, 100 min.

Regia di Abel Ferrara. Un film con Willem Dafoe, Bob Hoskins, Matthew Modine, Roy Dotrice, Riccardo Scamarcio, Burt Young. Cast completo Genere Drammatico, - USA, Italia, 2007, durata 100 minuti. Uscita cinema venerdì 20 giugno 2008 distribuito da Mediafilm . - MYmonetro 2,71 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 10 giugno 2016

Il locale di lap dance Paradise è a rischio di chiusura. Ce la farà il suo direttore Ray Ruby a salvarlo? In Italia al Box Office Go Go Tales ha incassato 582 mila euro .

Consigliato sì!
2,71/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,29
PUBBLICO 2,83
CONSIGLIATO SÌ
Divertissement affollato e claustrofobico con un tono da commedia nera.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 22 maggio 2007
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 22 maggio 2007

Ray Ruby è il titolare di un club di lap dance denominato «Paradise» in downtown Manhattan. Lo coadiuva l'amministratore Jay mentre il silente fratello Johnny è colui che finanzia l'impresa. Il problema è dato dal fatto che il fallimento è alle porte e l'anziana proprietaria dell'immobile non sembra più contenibile.
Si precipita nel locale in piena attività reclamando i mesi di affitto non percepiti. Se aggiungiamo che Johnny comunica a Ray che non ha più intenzione di dargli un dollaro e che le ballerine sono intenzionate a tenersi addosso i vestiti in una sorta di sciopero dello strip tease, si può facilmente indovinare quale sia il clima che domina nel locale. Diventa indispensabile trovare una soluzione.
Dopo il complesso e controverso Mary, Ferrara torna a circondarsi di attori amici (Dafoe, Modine, Argento) per raccontarci un divertissement affollato e claustrofobico. Il Paradise diventa così un luogo al contempo vicino e distante dal lontano (nel tempo) New Rose Hotel. Distante perché là i personaggi erano poco numerosi. Vicino perché torna di nuovo a essere ampia la confusione sotto il cielo ferrariano.
Come nell'altmaniano Radio America ci viene raccontato il rischio di chiusura di un luogo d'intrattenimento. Ovviamente quello di Abel non può essere altro che un paradiso di nome per un inferno di fatto, dato non tanto dagli strip tease (assolutamente vietato toccare le ragazze), quanto dal tono da commedia in nero (quasi sontuosa sul piano fotografico).
Il Paradise è una babele di suoni, rumori e attrazioni da cui sembrano autoescludersi uomini e donne come esseri umani. Sono tutti impegnati nei loro ruoli da commedia. La commedia della vita? Se pensiamo al Ferrara dei film migliori dobbiamo dire di sì. Tre stelle alla carriera.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Girato negli studi di Cinecittà e ambientato nel Paradise, go-go cabaret di Downtown Manhattan, è forse il film più personale e decontratto dell'eccentrico Ferrara, l'unica sua commedia, ricca di belle donne che si spogliano a pagamento sebbene siano stripper che coltivano un sogno: far carriera come ballerine, attrici, cantanti. Quando si era visto uno sciopero di spogliarelliste che protestano per il ritardo nei pagamenti? Il loro indebitato impresario, che ha il vizio del gioco del lotto, fa una vincita colossale, ma non trova più il biglietto. Tutto si svolge dal tramonto all'alba al ritmo veloce di una screwball di Hawks. Non si prende sul serio, ma si presta a una lettura di 2° grado. Oltre che dal protagonista Dafoe, simpatico sognatore, è recitato da tutti con un margine d'improvvisazione. Ne profittano la Argento per fare quasi un lingua in bocca con un rottweiler, una Rocca bravissima come stripper battagliera e Scamarcio che si sbriglia in una scenata di gelosia mediterranea. Prodotto da Bellatrix di Massimo Gatti.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 28 settembre 2009
saio82

Esatto Pep82.. a mio parere hai centrato perfettamente ciò che Abel voleva comunicare nel suo ultimo lavoro.. motivo per cui non và sminuito fino a farlo passare come un film spazzatura.. Le sensazioni che può trasmettere sono il grigiome claustrofobico di un film girato quasi interamente a porte chiuse in un night dove la gente sembra non aver mai visto la luce del sole.

Frasi
Viva la figa e chi la castiga
Il Dottor Steven (Riccardo Scamarcio)
dal film Go Go Tales - a cura di Fratto
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Boris Sollazzo
DNews

Un club newyorkese che si chiama Paradise, un istrionico padrone di nome Ray (raggio) Ruby, una screwball comedy politicamente scorretta sulla beata incoscienza di chi vuol evitare di imboccare il viale del tramonto. Ecco alcuni indizi per intuire che Abel Ferrara si è buttato in un racconto malinconico e solare, pieno di luci artificiali e ombre naturali, di gioiosa sensualità e amori disperati.

Giona A. Nazzaro
Rumore

Abel Ferrara non lo trovi mai lì dove pensi di ritrovarlo. Garanzia di serietà, questa. Go Go Tales giunge dopo Mary, ma forse è un film persino più importante. Una specie di screwball comedy cassavetesiana con porte che si aprono e si chiudono nel segno della migliore tradizione lubitschiana. Una sera della prima da tenere in piedi a tutti i costi, i soldi che non ci sono mai e i debiti che montano [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Non è vero, come spesso si sente dire, che esistono dei film «minori» di Abel Ferrara, sebbene alcune opere - come quest’ultima, Go Go Tales - lo lascino sinceramente pensare. Tutti i i film del regista americano sono - a modo loro - autentici, anche quando sommessamente sbalestrati, oppure transeunti, sponda per un’altra opera, casomai più significativa.

Walter Vescovi
Il Secolo d’Italia

Solo Abel Ferrara poteva inventarsi un viscido mondo di spogliarelliste e giocatori d’azzardo e trasformarlo in un’ode nostalgica a ciò che rischia di scomparire davanti al nuovo che avanza. Solo Ferrara, l’autore di film duri e puri come Il cattivo tenente e King of New York, poteva raccontare il sesso trash e in modo quasi innocente. Solo il geniale Abel, che ha firmato fiaschi solenni come Occhi [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Appaiono senz'altro buone le intenzioni di Abel Ferrara, che ha ricostruito per intero a Cinecittà i rutilanti interni in cui si svolge «Go Go Tales». Peccato che il film, passato fuori concorso al festival di Cannes 2007, le sprechi a poco a poco, manipolando le figurine che popolano l'ipotetico strip-tease night Ray Ruby's Paradise di Dowtown, Manhattan sino a rendere grottesco il versante da commedia [...] Vai alla recensione »

Federico Raponi
Liberazione

Un film come una lotteria. Pressato dallo stesso bisogno di denaro di chi è preda del vizio del gioco, realizzato e distribuito grazie a una scommessa e alla casualità di quel biglietto vincente che sono i finanziamenti. Figlio di un allibratore sempre sul sottile filo dell'equilibrio economico, Abel Ferrara inseguiva il suo Go go tales da 8 anni.

Mauro Gervasini
Film TV

Roy Ruby è proprietario di un Go Go Dancing Club di Manhattan, un locale di spogliarelli chiamato Paradise. In questa premessa c'è già tutto Abel Ferrara. Che questa volta, sorprendentemente, non infila occhi e mani negli escrementi della morale ma ci danza sopra con divertita leggerezza. Perché Ruby è sì un imprenditore del sesso con il vizio del gioco, ma anche una brava persona, purtroppo sull'orlo [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

A divertirsi più di tutti, con Go Go Tales, dev’essere stato Ferrara. S’è fatto ricostruire a Cinecittà un club di Downtown, Manhattan; lo ha riempito di facce note (Willem Dafoe, Bob Hoskins, Matthew Modine) e di belle donne; ci ha giocato come fosse a casa propria, trasmettendo un senso d’improvvisazione continua con una “nonchalance” ai limiti del menefreghismo.

Mariuccia Ciotta
Alias

Set della creatività minacciata, un «go go cabaret», locale situato a Manhattan, downtown, il Paradise, luogo di strip-tease e di lap-dance, tenuto da Ray Ruby (Dafoe), che difende il suo Eden schiacciato dai debiti. Il locale assomiglia a un reperto del passato, popolato da anziani nostalgici di altri tempi. Ferrara mette in scena intenzionalmente la decadenza dello show, fa la parodia della screwball [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Notizia n° 1: Abel Ferrara ha fatto una commedia. Notizia n° 2: l'ha girata tutto dentro Cinecittà. Cos'altro è infatti lo scalcinato locale di strip tease in cui è ambientato Go Go Tales? Un set, un laboratorio, la fabbrica di tutti i possibili sogni. Insomma un luogo dell'anima su cui veglia amoroso e improbabile l'impresario svitato Willem Dafoe.

Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

Cannes è stata ed è ancora una bombola di ossigeno per registi di tutto il mondo espulsi dal ciclo produttivo delle major. Cannes come la Paramount o la Warner Bros. Ma il sistema malato del cinema internazionale non guarisce così. Il modello e il suo indotto europeo rischiano di trasformare i festival in un circuito chiuso e in un mercato a parte, dove i film sono solo corpi sopravvissuti.

Alessio Guzzano
City

Tutto in una notte, nel club/cabaret di Manhattan dove Abel Ferrara ricrea – intorbidandola a suo modo – l'atmosfera delle vecchie commedie hollywoodiane in cui ogni tragedia volgeva al rosa e l'ironia aveva sempre la meglio sulla realtà. In sala comanda Bob Hoskins, ma al timone c'è l'ostinato Willem Dafoe: sogni di gloria notturna che cozzano con una clientela non ottima e poco abbondante.

Giulia D'Agnolo Vallan
Ciak

Il Ferrara più strutturato e spensierato da parecchio tempo a questa parte. Dopo la lucidità devastante, visionaria, di Mary, è impossibile non pensare un po' al cassavetiano Assassinio di un allibratore cinese in questa quasi commedia con go go girls, Asia Argento che bacia un rottweiler mentre fa lo striptease, biglietti della lotteria che appaiono e scompaiono, una padrona furibonda e una New York [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Lasciamo stare le polemiche sul bacio al rottweiler che Asia Argento imputa ad Abel Ferrara, mentre secondo il regista l’idea della slinguazzata canina sarebbe farina del sacco dell’attrice. Anche se ambientato in uno squallido cabaret del sesso, Go Go Tales non merita tanta morbosa pubblicità. Al «Ray Ruby’s Paradise» si respira un’aria di famiglia allargata e, sotto l’impeccabile direzione di sala [...] Vai alla recensione »

Federica Lamberti Zanardi
Il Venerdì di Repubblica

L'attore americano famoso per i suoi ruoli forti, è il protagonista di «Go Go Tales» di Abel Ferrara. Nel film è un proprietario di un locale notturno la Argento e la Rocca fanno lo streaptease... Ray Ruby, il mio personaggio in Go Go Tales è un sognatore. Ed è come io vedo Abel Ferrara. Lo conosco da tanti anni e questo mi sembra il suo film più personale».

Filippo Mazzarella
ViviMilano

Il vizio del gioco rischia di rovinare il boss di un night e la fauna di lapdancer e sciroccati che gli gravita attorno. Ma ogni tanto la ruota gira. Non fosse griffato Ferrara (ah! Fuori l'Autore!), vi direbbero tutti che è una schifezza. Qualcuno però parla di levità e stile. Boh. Asia bacia in bocca un cane, ma è il meno. MEDIOCRE - (SOLO) PER PREVENUTI Da ViviMilano, giugno 2008

Massimo Bertarelli
Il Giornale

Il talento di Abel Ferrara? Un'invenzione della critica snob, che avrebbe dovuto buttarlo a mare da quel dì. Come aveva già fatto il pubblico pagante dopo l'immondo Il cattivo tenente. Ed era il 1992. Nel frattempo l'inesauribile trombone italo-americano ha continuato a dirigere le sue boiate, puntualmente osannato dai devoti recensori, impagabili nel fingere di aver capito film deliranti.

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