| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Franco Nero |
| Attori | Franco Nero, Stefania Rocca, Robert Davi, Kevin Spacey, Massimo Ranieri Faye Dunaway, Diana Dell'Erba, Vittorio Boscolo, Diego Casale, Andrea Cocco, Alessia Alciati, Simona Nasi, Emanuela Petroni, Marco Deambrogio, Paola Tortora, Alina La Costa, Giovanni Pilone, Carlo Gerbino, Carlo Lege, Anna Cuculo, Savino Genovese, Francesco David Clemente. |
| Uscita | giovedì 2 marzo 2023 |
| Distribuzione | L'Altrofilm |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,43 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 marzo 2023
La storia di un anziano signore non vedente, insegnante di ritrattistica a carboncino in una scuola serale. In Italia al Box Office L'uomo che disegnò Dio ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 13,2 mila euro e 6,1 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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L'anziano Emanuele, cieco sin da ragazzo, ha una dote unica: riesce a ritrarre chiunque solo ascoltandone la voce. Insegna ritrattistica a carboncino in una scuola serale, ma non ama la compagnia altrui, ad eccezione di quella dell'assistente sociale Pola. La sua vita solitaria viene sconvolta quando due immigrate africane si trasferiscono a casa sua occupandosi in cambio delle faccende domestiche, e riuscendo pian piano a fare breccia nel suo cinismo. Nel frattempo, un video di Emanuele all'opera con uno dei suoi disegni diventa virale, e in breve lui viene arruolato da uno show televisivo che tenta di sfruttarne la popolarità.
Il protagonista impersonato da Franco Nero sembra rimandare a Clint Eastwood, ma il film non ha lo stesso respiro e la resa complessiva si rivela modesta.
A quasi vent'anni dal suo esordio dietro la macchina da presa, Forever Blues (2005), Franco Nero torna alla regia cucendosi addosso un personaggio su misura, decisamente eastwoodiano, un duro e puro secondo cui il pietismo verso i disabili è una forma di razzismo che lui non tollera. Emanuele è una figura che vive ai margini, un non vedente che in fondo sa vedere meglio degli altri. Dio è il solo che lui non possa disegnare, almeno finché non ne ascolterà la voce. Il vero miracolo si manifesta però nell'incontro con due donne, madre e figlia scappate dal proprio Paese in guerra, che lo aiutano a riscoprire il senso di famiglia e a ritrovare un po' di fiducia smarrita nell'umanità.
La caratterizzazione del protagonista rappresenta l'aspetto migliore del film, grazie all'interpretazione sentita dell'ultraottantenne Franco Nero che gli conferisce un umorismo tagliente e non ha paura di renderlo anche antipatico e reazionario (è rigidamente contrario all'adozione da parte di coppie lesbo, come quella formata dall'amica Pola e la rispettiva compagna).
Purtroppo, il quadro in cui agisce il soggetto principale non è delineato con altrettanta cura, e il tratteggio dei personaggi secondari e delle situazioni si fa più grossolano. Mentre rispetto all'elemento favolistico (il talento inspiegabile di Emanuele nel ritrarre gli altri senza vedere) si sospende volentieri l'incredulità, risulta più difficile farlo di fronte all'inverosimiglianza involontaria di certe sequenze. Emblematica, in tal senso, l'assurdità del caso giudiziario in cui è coinvolto Emanuele con l'accusa di abusi sessuali nei confronti della minorenne Iaia.
L'unione di troppi temi, dall'integrazione multietnica all'isolamento nella disabilità e nella vecchiaia fino al potere manipolatorio dei media, impedisce qualsiasi tipo di approfondimento, e ogni riflessione che ne deriva non può che arrestarsi alla superficie. Se trent'anni fa in Perdiamoci di vista! (1994) Carlo Verdone anticipava profeticamente i meccanismi del trash televisivo e della TV del dolore, oggi la riproposizione degli stessi schemi, in forma pressoché identica, si rivela superata.
Vedere inserite in questa cornice stelle assolute del cinema quali Faye Dunaway e Kevin Spacey, oltretutto in piccoli ruoli forzati e al limite della caricatura (più riuscito, invece, il cameo di Massimo Ranieri nei panni di un accattone che si finge cieco) ha un effetto a dir poco straniante. Ma Franco Nero, attore-icona del nostro cinema, ha se non altro il merito di aver riportato sul set soprattutto Kevin Spacey, emarginato da Hollywood dopo le accuse di molestia sessuale e recentemente assolto. Per ironia della sorte, il commissario che interpreta vorrebbe far istruire un processo per lo stesso reato, e sulla base di una falsa denuncia...
è STATO UN FILM MOLTO EMOZIONATE, NON SCONTATO, FRANCO NERO SUPERLATIVO E LA MAMMA DELLA BAMBINA STRAORDINARIA
Una mistura di generi, ben amalgamata, connota "L'uomo che disegnò Dio", diretta da Franco Nero alla sua seconda regia. Ambientata a Torino la pellicola si presenta, al tempo stesso, come una tragedia greca e una favola felliniana sulla disabilità con Franco Nero, Stefania Rocca e Kevin Spacey. Franco Nero interpreta Emanuele, il tipico canuto cieco dell'epos greco che in questa pellicola non canta, [...] Vai alla recensione »