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![]() Quando vieni al Sud piangi due volte, sia quando arrivi, sia quando te ne vai.
dal film Benvenuti al Sud (2010)
Alessandro Siani è Mattia
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Comico napoletano emerso soprattutto per i suoi spettacoli teatrali e per il suo "laboratorio", dove cura artisti emergenti.
Debutto
Inizia la sua carriera nella recitazione nel 1995 grazie al cabaret, vincendo, nello stesso anno, il Premio Charlot, seguito da altri premi nazionali. Esordisce in televisione con il programma regionale "Telegaribaldi", seguito poi da "Pirati", condotto da Biagio Izzo. Nel 2002, presenta assieme ad Alan De Luca il "Maradona Show" a Telecapri e, l'anno successivo, porta uno dei suoi personaggi più celebri: Tatore (il coatto napoletano) a Rai Due su "Bulldozer". "Fiesta", spettacolo teatrale che lui porta in scena con Francesco Albanese e Carmela Nappo, lo impongono come l'idolo dei teenagers partenopei.
Sul grande schermo
Ma è dopo lo spettacolo "Tutti bravi" (2005), che esordisce anche come attore cinematografico, quando Francesco Ranisti Martinotti lo chiama per il film Ti lascio perché ti amo troppo (2006), del quale è anche sceneggiatore. Siani interpreta il ragazzo comune che è stato lasciato dalla fidanzata di turno e che cerca in tutti i modi di dimenticarla. Poi eccolo mentre abborda Elisabetta Canalis nel cinepanettone Natale a New York (2006) di Neri Parenti. Ormai noto a tutti Italia, il 4 dicembre 2006, diventa unico conduttore di "Libero", che però sarà sospesa dopo appena due puntate per la mancanza di ascolti.
Dopo un altro cinepanettone, Natale in crociera e una commedia, ancora insieme ad Elisabetta Canalis, nel 2010 arriva la meritata popolarità: Siani è protagonista, insieme a Bisio, dell'enorme successo di Benvenuti al Sud, remake del francese Giù al Nord, incentrato su equivoci e stereotipi che caratterizzano il nostro bel paese. L'anno successivo è nel cast del film di Alessandro Genovesi La peggior settimana della mia vita, accanto a Cristiana Capotondi e Fabio De Luigi, partecipando poi al sequel Benvenuti al Nord. Nel 2013 debutta alla regia con la commedia Il principe abusivo.
David di Donatello 2011
Nastri d'Argento 2011
Uno dei due grandi trionfatori della stagione – l'altro è Checco Zalone – è il film Benvenuti al Sud. Uscito come una cosa piccola, una commedia da consumare al volo prima delle grandi abbuffate di Natale, si è conquistata l'affetto, gli entusiasmi del pubblico, e quasi trenta milioni di euro di incassi.
Uno degli artefici di questo successo è Alessandro Siani. Lui, naturalmente, da buon napoletano, un po' per scaramanzia, un po' per non attirare troppe attenzioni da parte degli dèi invidiosi, minimizza: "Sì, questo è stato un film diverso, anche per me. Diciamo che questa volta dovevo pure recitare".
Ma adesso, come sempre accade in caso di grande successo, ci sarà un "2". Come si chiamerà?
Beh, sì, dovrebbe esserci. Si chiamerà Benvenuti al Nord, e lo stanno scrivendo Luca Miniero e Massimo Gaudioso. E questa volta non sarà una copia di un film francese: sarà una cosa tutta originale. Questa volta toccherà a me andare al Nord.
Volendo, i "Benvenuti a..." potrebbero spaziare in tutte le regioni d'Italia.
Sì, restano ancora due punti cardinali, non vorremmo che si sentissero trascurati. In fondo, se i film di Natale vanno una volta sul Nilo e l'altra a New York, magari faremo anche "Benvenuti in Toscana", chiedendo il permesso a Panariello e Pieraccioni.
Ma lei come se la cava con il toscano?
Ma ché tu scherzi? Il toscano è la mia seconda lingua; me l'ha insegnata Paolino Ruffini, quando giravamo Natale in crociera durante le pause... Vuoi sentire? "Icché tu voi?", dice, in un toscano d'origine assolutamente non controllata.
Come il mondo ha due emisferi, ogni singolo paese ha (almeno) un Nord e un Sud. Nelle sue piccole dimensioni, lo stivale italiano riesce a fare anche di meglio in quanto a divisioni interne, ma, nelle linee sia storiche che culturali, si può dire che la differenziazione sia ormai da lungo tempo la stessa: l'operoso, frenetico e nebbioso Nord, contro il solare, rilassato e sanguigno Sud. Adattando a questo schema il "ciclone" francese del comico Dany Boon, che solo tre anni fa con Giù al nord conquistò tutti con una commedia leggera sugli stereotipi relativi all'estrema punta dell'hexagon, Luca Miniero (Incantesimo napoletano, Questa notte è ancora nostra) rilegge l'idea di un direttore delle poste che sogna il trasferimento ma trova solo l'incubo del luogo comune. Se nell'originale i due comici francesi Kad Merad e Dany Boon davano vita a un confronto giocato principalmente sulle incomprensioni linguistiche fra francese e inflessione piccarda, nella versione italica il milanese Claudio Bisio e il campano Alessandro Siani si fronteggiano anche sulle tradizioni, in un contrasto fra la nebbiosa Padania del gorgonzola e delle ronde e la soleggiata rocca di Castellabate dei caffè e del calcio balilla. Con Benvenuti al sud, la storia di Boon, nella sua leggerezza, dimostra di sapersi adattare bene alle varie identità locali e, nel mettere in primo piano i differenti retaggi, confessa l'universalità del suo messaggio e dei valori dell'amicizia e dell'ospitalità.
Perché un remake?
Giampaolo Letta (AD Medusa): Perché quando abbiamo visto l'originale francese abbiamo tutti pensato che fosse un film perfetto per la realtà italiana. Per questo abbiamo acquistato i diritti per un rifacimento prima ancora di distribuire il film in Italia e riscontrare anche da noi il successo di Giù al nord.
Riccardo Tozzi (Cattleya): Ci siamo incontrati a metà strada con la produzione Medusa. Loro è stata l'intuizione di acquistare i diritti del film di Dany Boon, noi della Cattleya abbiamo poi coinvolto Luca Miniero e Massimo Gaudioso per l'adattamento. Inizialmente volevamo che si trattasse di un rifacimento molto personale, ma è stato poi Gaudioso – sceneggiatore, fra vari film, anche di Gomorra - a decidere di tenersi più vicino alla sceneggiatura originale perché si adattava perfettamente anche alla nostra realtà.
Luca Miniero: Fare un remake è un po' come adattare un romanzo, L'originalità non sta tanto nella storia, ma nell'anima che puoi darle. Una storia come quella di Giù al nord si adattava perfettamente alla realtà italiana e alla nostra lunga tradizione della commedia, a cominciare dallo storico viaggio a Milano di Totò, Peppino e la malafemmina. L'importante era direzionare il racconto su altri conflitti culturali. Ad esempio, rispetto al film di Dany Boon, abbiamo cercato di ridurre l'effetto comico relativo al cliché verbale e di giocare più sulle tradizioni e sulle abitudini.
Da attori, come ci si adatta ai cliché?
Alessandro Siani: Rispetto alla sceneggiatura, c'è stata data molta possibilità di improvvisare e modificare alcune cose. Ad esempio, ho chiesto di cambiare il nome del mio personaggio da Ciro a Mattia, perché non sembrasse troppo stereotipato. Inoltre, in alcune scene abbiamo discusso su come lavorare sulla parlata e sui modi di presentare i personaggi affinché il luogo comune facesse emergere sempre l'umanità dei personaggi anziché solo il cliché. E soprattutto abbiamo cercato di evitare la rappresentazione del sud che vediamo in televisione, dove si vedono sempre cinque persone in motorino e i panni stesi sullo sfondo. Ma quei panni non asciugano mai?
Valentina Lodovini: Da toscana, per me è stato più anomalo degli altri adattarmi all'idea del cliché e interpretare una ragazza del sud. Tuttavia, mi sono divertita più a giocare con lo stereotipo del ruolo della donna che con quello campano. Nel film, sono l'unica donna di questo gruppo strampalato, una ragazza saggia e sicura di sé che vuole riconquistare il proprio uomo e fargli superare una sorta di complesso di Edipo.
Claudio Bisio: Ho visto Giù al nord da spettatore prima ancora di essere coinvolto in questo progetto e la prima cosa che ho pensato è stata in effetti perché non ci abbiamo pensato prima noi? I conflitti geo-culturali non esistono certamente solo in Francia, anzi, direi forse che da noi in Italia sono pure troppo forti. I nostri conflitti spesso infatti non si limitano al puro folklore, ma contaminano anche la politica e l'intera identità dell'Italia. L'idea forte del film per me era quella di mostrare questi conflitti irrisolti navigando sul filo della commedia. Non era quindi importante mostrare i discorsi di Bossi alla tv o la spazzatura di Napoli, ma far apprezzare un messaggio sul valore della diversità. Il mio personaggio e sua moglie sono in sostanza due persone ignoranti nel senso di due persone che ignorano completamente la diversità di luoghi, culture e usanze. Non si tratta di persone cattive, ma di persone che devono ancora comprendere e imparare l'importanza della diversità. Io stesso, per esempio, non conoscevo affatto il Cilento, pur avendo girato spesso in Campania. In questo senso, spero sia un film che stimoli delle curiosità e che mi piacerebbe vedessero in tanti, anche chi viene bonariamente "deriso" nel film, sia del nord che del sud.
Angela Finocchiaro: In realtà, messo a confronto con un nord come quello della Germania o della Scandinavia, ci rendiamo conto che nel "nostro" nord non c'è poi tanto motivo per fare i galletti. Il mio personaggio è a tutti gli effetti una persona ignorante: una personcina piccola ed egoista che purtroppo rappresenta molto bene sia una parte di me che di tanta altra gente. È la tipica rappresentante di una cultura di chiusura che guarda solo al proprio piccolo orto e che non usa la tradizione per guardare al futuro ma per chiudersi nelle proprie abitudini.
Come avete scelto la location?
Luca Miniero: Il Cilento è stato scelto in quanto presenza scenografica straordinaria, ma anche perché i suoi paesi sono realtà di periferia estremamente virtuose e con una forte umanità. Il paese si mostra con un'identità molto diversa rispetto a Napoli o altre location. Avevamo infatti l'intenzione di mostrare una zona che potesse dare un'immagine diversa rispetto alla Campania dei telegiornali, della spazzatura e della camorra.
Come avete affrontato i contrasti più attuali?
Luca Miniero: La contrapposizione nord-sud è a livello politico molto recente. Molto più profondo e antico è invece il contrasto culturale, che si esprimeva nello sfottò e molto meno spesso degenerava nell'intolleranza. Quel che è certo è che in tutta Italia vive tuttora un grande senso di appartenenza e un legame forte con le proprie tradizioni; è però l'identità nazionale a farsi però sempre più travagliata. Il film cerca di rendere questa contraddizione puntando soprattutto sui contrasti meno evidenti ed aggressivi. D'altronde, penso che nessuno riesca a essere un leghista 24 ore al giorno e che il conflitto politico si situi a un livello molto più superficiale.
Squadra vincente non si cambia e così, dopo Ti lascio perché ti amo troppo, Alessandro Siani, Francesco Albanese e il regista Francesco Ranieri Martinotti scrivono e girano una nuova commedia sentimentale, ambientata a Napoli e "musicata" da Pino Daniele. Una storia di disagio giovanile, il protagonista è precario e vive ancora con mamma e papà, naturalmente complicata dalle pene d'amore per una ragazza, la penalista morigerata (e inconsistente) di Elisabetta Canalis. Nella migliore tradizione della commedia, l'happy end è assicurato. All'ombra del Vesuvio, la Napoli "sentimentale" di Siani & C. sembra lontana dagli scandali e dagli abusi delle sue amministrazioni. Nella città mediterranea e solare, abita semplicemente la favoletta di Ilaria e Giulio, che affogano le loro difficoltà nell'amore e nella cucina cinese.
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