Minority Report

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Un film di Steven Spielberg. Con Tom Cruise, Samantha Morton, Max von Sydow, Colin Farrell, Peter Stormare.
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Fantascienza, durata 145 min. - USA 2002. MYMONETRO Minority Report * * * - - valutazione media: 3,35 su 42 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,35/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblico * * * - -
   
   
   
I nomi in gioco sono certo garanti di cinema, livello altissimo. Per cominciare Philip K. Dick, scrittore-culto di fantascienza (ha firmato Bladerunner) poi c'è Spielberg dietro alla macchina, e Cruise davanti. Più di così...
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primo piano
Da Philip K. Dick la fantascienza si fa action con Spielberg
Pino Farinotti     * * * - -

I nomi in gioco sono certo "garanti di cinema", livello altissimo. Per cominciare Philip K. Dick, scrittore-culto di fantascienza (ha firmato Blade Runner e Atto di forza, fra gli altri), poi c'è Spielberg dietro alla macchina e Cruise davanti. Più di così... Siamo nel 2054, a Washington, dove è stato messo a punto un sistema capace di prevedere i crimini, dunque prevenirli. Niente di particolarmente tecnologico: semplicemente tre umani dotati di capacità paranormali. Si chiamano pre-cog, da precognitives. I loro nomi sono un inno al "giallo", Agatha come Christie, Dashiell come Hammett e Arthur come Conan Doyle. Vivono in una piscina e hanno visioni che poi trasmettono a un secondo livello, a un'unità di pronto intervento, il cui eroe è John Anderton (Cruise). Ma ecco che i veggenti a un certo punto indicano proprio John come futuro omicida di un tale che non conosce. Dunque il detective comincia la caccia a se stesso, naturalmente c'è la possibilità di qualche trucco, qualcuno per esempio potrebbe fabbricare non false prove, ma false visioni. Da qui una corsa contro il tempo, che è breve, con azioni alla Cruise-Spielberg, dunque esagerate e accattivanti. Sia chiaro che l'azione prevale, come prevale la ricerca del successo di pubblico rispetto ai significati letterari, anche se Spielberg ha detto di averne avuto abbastanza di "quel" successo e di aver finalmente costruito una storia perfettamente a propria misura. Chi ha praticato Dick (morto nell'82, giusto l'anno di Blade Runner) trova che la grande attitudine critica e dolorosa dello scrittore, principe delle metafore fantastiche, lascia troppo spazio al Cruise delle missioni impossibili e al regista sublimatore di effetti speciali. Anche se la storia, e il film, "ci sono".

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Premi e nomination Minority Report MYmovies
il MORANDINI
Primo Weekend Usa: $ 35.677.000
Incasso Totale* Usa: $ 35.677.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 23 giugno 2002
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Povero philip k. dick!

martedì 19 novembre 2002 di Gwath

Tratto da una trama di tutto rispetto, credo che questo film come è successo in altri nella storia del cinema fin da quando è stato publicizzato, portava dalla sua il peso di una grossa responsabilità quello di riproporre una visione di un mondo simile a Blade Runner. Questo non solo perchè era tratto da un libro P.K.Dick, ma perchè perfino le anticipazioni lo publicizzavano così. Quindi i casi sono due: o chi ha fatto tali anticipazioni non ha mai visto Blade Runner, oppure l'ha visto e non ci continua »

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Sulle montagne russe dell'immaginazione

domenica 29 settembre 2002 di Fabio Cerullo

Un film bello e divertente, sociologicamente attuale e ottimamente realizzato. Questo è un esempio di come si possano coniugare spettacolari effetti speciali con una buona storia e raggiungere un grande ventaglio di pubblico a livelli diversi. C'e' chi lo amerà solo per la sua forza immaginifica e chi ne apprezzerà gli inquietanti interrogativi, ma quasi nessuno si annoierà (come invece è successo a molti con A.I.) Bravi gli attori, tutti nella parte (una mezione per Peter Stormare, il "chirurgo continua »

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Un film che vi impegnerà la testa (vuota?)

giovedì 24 marzo 2005 di Paok

L'impatto con il film può risultare un pò troppo frontale; dopo un quarto d'ora avviene già un prima scrematura di pubblico. Una volta entrati nella realtà della vicenda e del contesto immaginato dall'autore è difficile non farsi prendere dalla vicenda e dai punti interrogativi che la storia provocherà nello spettatore. Il film invoglia anche a riflessioni semi-filosofiche; ci saranno quesiti che rimarranno insoluti e altri che svaluteranno un pò la storia. Uno di questi su tutti: come fa Agata continua »

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Gli occhi, la visione e l'inganno

martedì 5 novembre 2002 di Tiziana

Ancora una volta un romanzo antico (1956) dal Maestro della fantascienza P. K. Dick, tanto ossessionato dagli occhi quanto dall’inganno che possono trarre. E ancora un omaggio a Kubrick da parte di Spielberg, nell’istante in cui gli occhi di Cruise vengono spalancati dallo strumento divaricatore. «Minority Report» è un film sul cinema, cioè sugli occhi: sugli occhi del Governo che puntano tutti, nel presente, nel passato e ora anche nel futuro, invadendo la nostra privacy, i nostri pensieri più continua »

John Anderton
Agatha, esiste o no il rapporto di minoranza?????
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Lo spacciatore
Nel paese degli uomini ciechi... colui che ha un occhio solamente è re.
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John Anderton
Signor Marks, in nome della sezione Precrimine di Washington la dichiaro in arresto per il futuro omicidio di Sarah Marks e Donald Dubin, che avrebbe dovuto avere luogo oggi 22 Aprile alle ore 8 e 04 minuti.
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DVD | Minority Report

Uscita in DVD

Disponibile on line da venerdì 25 agosto 2006

Cover Dvd Minority Report A partire da venerdì 25 agosto 2006 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Minority Report di Steven Spielberg con Tom Cruise, Samantha Morton, Max von Sydow, Colin Farrell. Distribuito da 20th Century Fox Home Entertainment, il dvd è in lingue e audio inglese, DTS 5.1 - italiano, DTS 5.1. Su internet Minority Report è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 7,99 €
Prezzo di listino: 9,99 €
Risparmio: 2,00 €
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di Emanuela Martini Film TV

immagini muovendo le mani come se dirigesse un’invisibile orchestra: le fa procedere veloci, le scarta, le riguarda, corre ansioso tra passato e futuro. In realtà, non è un regista, ma un poliziotto, John Anderton, comandante dell’unità precrimine che, attraverso i sogni premonitori dei pre-cogs (precognitivi), riesce a prevenire gli omicidi, a salvare le vittime, a rinchiudere per sempre in carcere i potenziali assassini. E il 2054, a Washington, DC., dove la Casa Bianca, il distretto di Columbia, il Capitol Building si ergono uguali a sempre immersi nel verde e nella ragnatela dell’intrigo politico, ma circondati da una città verticale e aerodinamica, avviluppati da strade che paiono uscite dal più ardito immaginario del XX secolo. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

No, non è questo il futuro che avevamo sognato. Sulla Terra del 2054 non è arrivato nessun alieno buono, neanche l’ombra di un "E.T." capace di portare agli umani lo sperato messaggio di pace e amore. I nostri discendenti, protagonisti di Minority Report di Steven Spielberg, sono soli, maledettamente soli, alle prese con tutti i pasticci che, nel frattempo, hanno combinato. L’azione si svolge a Washington, dove i simboli del potere sono rimasti quelli di oggi (i grandi palazzi, i riti sempre uguali di chi detiene le leve del comando), ma in un contesto profondamente mutato. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

È l’occhio il centro di Minority Report (Usa, 2002, 145’). Che cos’è, se non uno sguardo illimitato e onnipotente, la "macchina d’ordine" che - a partire da un breve racconto di Philip K. Dick -, gli sceneggiatori Scott Frank e Jon Cohen chiamano Precrimine? Nel 2054 immaginato da Steven Spielberg si attuano il desiderio e il sogno d’ogni potere: riuscire a scrutare nei singoli, fin nel fondo delle loro coscienze e addirittura delle loro intenzioni e delle loro passioni. Meglio ancora: riuscire a prevederle, per poi prevenirle. »

di Umberto Curi

Fino a che punto la conoscenza del futuro può essere importante per determinare ciò che accadrà? E, correlativamente, sussisterebbe la possibilità di esercitare una scelta libera, anche quando si fosse al corrente che il proprio destino è in qualche modo già “segnato”? Fin dove giunge il confine della mera previsione, e dove invece essa si converte in pre-destinazione? Su questi interrogativi - la cui specifica filigrana filosofica è ben evidente - è costruita l’opera più recente di Steven Spielberg. »

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