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giovedì 21 marzo 2019

Julia Roberts

L'attrice più popolare d'America

Nome: Julie Fiona Roberts
51 anni, 28 Ottobre 1967 (Scorpione), Smyrna (Georgia - USA)
occhiello
Come va?
Bene.
E come stai?
Bene.
È da quando siano partiti che mi dici solo bene. Non potresti cambiare parola?.
str***o.
Andava meglio "bene".

dal film Pretty Woman (1990) Julia Roberts è Vivian Ward
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Julia Roberts
Golden Globes 2019
Nomination miglior attrice in una serie televisiva drammatica per il film Homecoming di Sam Esmail

Critics Choice Award 2019
Nomination miglior attrice in una serie televisiva drammatica per il film Homecoming di Sam Esmail

Razzie Awards 2017
Nomination peggior attrice per il film Mother's Day di Garry Marshall

BAFTA 2014
Nomination miglior attrice non protagonista per il film I segreti di Osage County di John Wells [I]

Golden Globes 2014
Nomination miglior attrice non protagonista per il film I segreti di Osage County di John Wells [I]

Premio Oscar 2014
Nomination miglior attrice non protagonista per il film I segreti di Osage County di John Wells [I]

Golden Globes 2010
Nomination miglior attrice in un film brillante per il film Duplicity di Tony Gilroy

Golden Globes 2008
Nomination miglior attrice non protagonista per il film La guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols

Golden Globes 2001
Premio miglior attrice per il film Erin Brockovich - Forte come la verità di Steven Soderbergh

Golden Globes 2001
Nomination miglior attrice per il film Erin Brockovich - Forte come la verità di Steven Soderbergh

Premio Oscar 2000
Nomination miglior attrice per il film Erin Brockovich - Forte come la verità di Steven Soderbergh

Premio Oscar 2000
Premio miglior attrice per il film Erin Brockovich - Forte come la verità di Steven Soderbergh

Golden Globes 2000
Nomination miglior attrice per il film Notting Hill di Roger Michell

Golden Globes 1998
Nomination miglior attrice per il film Il matrimonio del mio migliore amico di P.J. Hogan

Golden Globes 1991
Premio miglior attrice per il film Pretty Woman di Garry Marshall

Golden Globes 1991
Nomination miglior attrice per il film Pretty Woman di Garry Marshall

Golden Globes 1990
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Fiori d'acciaio di Herbert Ross

Golden Globes 1990
Premio miglior attrice non protagonista per il film Fiori d'acciaio di Herbert Ross

Premio Oscar 1990
Nomination miglior attrice per il film Pretty Woman di Garry Marshall

Premio Oscar 1989
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Fiori d'acciaio di Herbert Ross



L'attrice racconta con Sam Esmail la serie che la vede protagonista, dal 2 novembre su Amazon Prime Video.

Julia Roberts: «Homecoming? La scelta migliore per il mio esordio nella serialità tv»

martedì 30 ottobre 2018 - a cura della redazione cinemanews

Julia Roberts: «Homecoming? La scelta migliore per il mio esordio nella serialità tv» La serie di Amazon Prime Video Homecoming ispirata a un podcast con Catherine Keener è l'opera più recente di Sam Esmail, il creatore della serie Mr Robot. Dieci puntate per arrivare al cuore di un mistero che debuttano sulla piattaforma digitale il 2 novembre, un thriller psicologico tutto basato sui personaggi e la loro disamina. Esmail ha voluto come protagonista Julia Roberts, nei panni dell'operatrice sociale Heidi, chiamata da una misteriosa organizzazione a lavorare con un gruppo di veterani di guerra bisognosi di riabilitazione psicologica. L'attrice di popolari commedie cinematografiche come Il matrimonio del mio migliore amico e Se scappi ti sposo, l'iconica prostituta Vivian di Pretty Woman si era già cimentata con questo genere - basti ricordare Il rapporto Pelican - ma non con la serialità. Homecoming segna il suo debutto - "Perché non l'ho fatto prima? Nessuno me lo aveva proposto!" ha commentato ironicamente - come attrice in una serie di cui, tra l'altro, è anche produttrice: "Il mondo di oggi è un luogo completamente differente rispetto a trent'anni fa, anche per gli attori. E anche io mi trovo in una posizione diversa, per cui ho la possibilità di essere coinvolta in più cose" ha replicato.

Ecco cos'altro ci hanno raccontato Julia Roberts e Sam Esmail.

Homecoming è un thriller paranoico che ricorda molto i film sulle teorie della cospirazione degli anni '70: sente di dovere qualcosa ad Alan J. Pakula e Brian de Palma?
Sam Esmail: Quando ho ascoltato per la prima volta il podcast, ciò che mi ha colpito maggiormente è stata proprio l'atmosfera oppressiva di paranoia che lo permeava e il fatto che si concentrasse molto di più sui personaggi che sull'intreccio. De Palma è una delle ragioni per cui ho deciso di fare il film maker e mi capita spesso di riguardare i suoi film ossessivamente perché contengono una scena specifica o una specifica ripresa. Se poi penso ai thriller politici di Pakula, a Una squillo per l'Ispettore Klute o Perché un assassinio, e alle iconiche musiche di Michael Small, beh, quelli erano capolavori e quando mi si è presentata l'occasione di realizzare Homecoming ho cercato di catturare quei toni. Questo decennio ha in più che la tecnologia, da un punto di vista sociale, contribuisce a dare un senso straniante di paranoia, qualcosa che si percepisce nell'aria e che si connette molto bene con il genere.

Di Homecoming non è solo attrice ma anche produttrice.
Julia Roberts: La mia compagnia di produzione - penso sappiate che ho una mia compagna di produzione - mi ha dato grandi soddisfazioni. Quando sei un'attrice, il tuo livello di partecipazione è limitato: arrivi quando i giochi sono fatti, e ovviamente non hai la visione completa di tutto quello che succede. È interessante, invece, fare parte della conversazione, sapere cosa succede prima che inizino le riprese, partecipare alle operazioni che regolano la creazione di un film molto prima delle riprese. Com'è essere una produttrice donna oggi rispetto a un uomo? Non lo so, non sono mai stata un produttore uomo, ma penso di avere sempre ragione. Sì, non posso esserne sicura al 100% ma di solito è così.
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Julia Roberts e Javier Bardem tornano nella capitale del "mangia".

Mangia Prega Ama: tre comandamenti per una nuova vita

venerdì 17 settembre 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

Mangia Prega Ama: tre comandamenti per una nuova vita Dimenticate le quarantenni tutte edonismo e gioia di vivere di Sex & The City. Alle nuove scrittrici newyorkesi di successo non bastano le avventure con giovani attori off Broadway e una sessione di chiacchiere a colazione per superare una crisi esistenziale. La nuova terapia prevede invece un viaggio intorno al mondo alla riscoperta di se stessi e del piacere legato ai bisogni primari del corpo, dello spirito e del cuore. Mangia Prega Ama sono i tre comandamenti che si è imposta la scrittrice americana Elizabeth Gilbert per trovare la propria identità smarrita in seguito a una crisi di matrimonio. Attraverso il cibo italiano, la spiritualità induista e un amore inatteso a Bali, Gilbert ha trovato non solo se stessa ma anche un grande successo letterario che è poi diventato un film con Julia Roberts, Javier Bardem e Richard Jenkins. I tre protagonisti più il regista Ryan Murphy (Correndo con le forbici in mano, più vari episodi delle serie Glee e Nip/Tuck) sono tornati su uno dei luoghi del "delitto" per presentare la loro visione un po' d'antan dell'italianità, dell'induismo e della società indonesiana al pubblico romano. Il quale, fra corsi di espressioni gestuali e filosofia del "dolce far niente", ne esce davvero come il popolo del "magna".

Terza volta a Roma in cinque anni. Qual è il rapporto con la città?
Julia Roberts: Dopo le riprese di Ocean's Twelve e Duplicity, ormai per me questa città non conserva più il mistero e le curiosità di quando mi ci sono addentrata la prima volta. Tuttavia, in questo film assume un ruolo particolare, diventando il luogo del piacere e della riscoperta dei sapori del percorso di Liz Gilbert. D'altronde il vostro cibo squisito è senza dubbio uno dei protagonisti del film e, anche se non ho preso così tanti chili da potermi definire "cinematograficamente" grassa, ero molto sollevata all'idea che in India avremmo indossato abiti e tuniche larghe. Non posso dire però di conoscere altrettanto bene Napoli, dove abbiamo effettuato il viaggio più veloce della storia: siamo arrivati, mi sono mangiata circa sette pizze e poi siamo ripartiti.

Cosa ha visto nel libro di Elizabeth Gilbert?
Julia Roberts: Lo lessi subito, appena uscito e lo trovai una fantastica lettura fantastica. Leggendolo si impara davvero ad apprezzare gli aspetti umani di questa donna, l'accettazione delle proprie frustrazioni e il coraggio di una scelta radicale che la porta a imbarcarsi in un viaggio di un anno da sola. Il mio coinvolgimento nel film è dovuto a queste emozioni, a una bellissima sceneggiatura all'idea che avremmo girato nei veri luoghi del racconto. È una scelta sempre più rara a Hollywood, ma era assolutamente fondamentale per descrivere realisticamente tutte le emozioni del percorso della protagonista.

Si è immedesimata completamente nella vita della protagonista?
Julia Roberts: Non posso dire di aver vissuto una crisi simile a quella di Liz Gilbert. Ho la fortuna di fare un mestiere che ti permette di essere sempre qualcun altro, di interpretare varie persone e differenti stati d'animo, quindi è davvero difficile stancarsi e perdere passione per questo. Tuttavia ci sono delle tappe nella vita in cui tutti arriviamo a un punto cieco e a porci delle domande esistenziali. Come la fine del percorso di studi, o il momento in cui si compiono trent'anni. Sono momenti in cui viene spontaneo tirare un bilancio, cercare di capire un po' se stessi e intraprendere una sfida esistenziale.
Posso dire però che anche la mia vita si costruita di grandi incontri. Oltre agli incontri personali, ho vissuto di grandi amicizie professionali. Senza dubbio fra queste c'è Garry Marshall, con il quale ormai si è creato un grande rapporto d'affetto. Poi c'è Steven Soderbergh, un grande talento, una persona dotata di una straordinaria sensibilità artistica. Poi senza dubbio direi anche Mike Nichols, uno dei più grandi registi viventi.

Tony Gilroy torna dietro la macchina da presa per mettere in scena una (romantica) storia di spie industriali.

Duplicity: complicità e sospetti

martedì 24 marzo 2009 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Duplicity: complicità e sospetti A cinque anni dalla torbida relazione che li ha visti protagonisti di Closer, Clive Owen (che secondo alcuni è dotato dello stesso fascino e carisma di Cary Grant) e Julia Roberts (una delle cinquanta donne più belle al mondo) tornano ad affiancarsi in un film che mette in luce le intricate vicende del controspionaggio industriale. Duplicity racconta di una guerra fredda che si svolge a Manhattan tra due multinazionali concorrenti. Al centro dello spy caper - firmato dallo sceneggiatore e regista Tony Gilroy - si muovono, a passi felpati, due spie industriali che s'avventurano in una storia d'amore clandestina mentre lottano sui fronti opposti di una battaglia aziendale all'ultimo sangue combattuta con la stessa tenacia e le stesse complessità di una guerra fredda tra paesi rivali.

Ben Is Back

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,84)
Un film di Peter Hedges. Con Julia Roberts, Lucas Hedges, Courtney B. Vance, Kathryn Newton, Tim Guinee.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2018. Uscita 20/12/2018.

Wonder

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,63)
Un film di Stephen Chbosky. Con Julia Roberts, Jacob Tremblay, Owen Wilson, Mandy Patinkin, Ali Liebert.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 21/12/2017.

Mother's Day

* * - - -
(mymonetro: 2,13)
Un film di Garry Marshall. Con Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis, Britt Robertson.
continua»

Genere Commedia, - USA 2016. Uscita 23/06/2016.

Money Monster - L'altra faccia del denaro

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,93)
Un film di Jodie Foster. Con George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe.
continua»

Genere Thriller, - USA 2016. Uscita 12/05/2016.

Il segreto dei suoi occhi

* * - - -
(mymonetro: 2,31)
Un film di Billy Ray. Con Julia Roberts, Nicole Kidman, Michael Kelly, Chiwetel Ejiofor, Dean Norris.
continua»

Genere Thriller, - USA 2015. Uscita 12/11/2015.
Filmografia di Julia Roberts »

venerdì 8 marzo 2019 - Al via dall'8 marzo con una programmazione di oltre 40 titoli interamente dedicata al mondo femminile.

Sky Cinema Collection, il canale si accende con un omaggio alla forza delle donne

Marzia Gandolfi cinemanews

Sky Cinema Collection, il canale si accende con un omaggio alla forza delle donne Thelma è vittima di un abuso, Louise colpevole di aver ucciso l'uomo che non aveva capito che "no, è no". Realizzato nel 1991, il film culto di Ridley Scott si rivela ferocemente attuale e soffia sulle ceneri ancora ardenti dell'affaire Weinstein. "Thelma & Louise vivranno per sempre" c'è stampato sulla t-shirt di una delle manifestanti che in questi giorni affollano le strade del mondo e che confluiranno l'otto marzo in una grande piazza ideale per celebrare la Giornata internazionale della lotta per i diritti delle donne. In teoria, perché in pratica si preferisce chiamarla "festa della donna", sulla scia delle sempiterne operazioni di marketing: "un diamante per sempre" o "una manicure comprata, la seconda regalata". Lo smalto, naturalmente, è sempre rosa. Ma come non smettono di sottolineare le politiche UE in materia di parità tra uomini e donne, l'otto marzo è una giornata creata in una prospettiva militante, l'otto marzo non è San Valentino e nemmeno la Festa della Mamma. L'otto marzo è una bella occasione per ricordare il cammino che resta da percorrere.

Sky Cinema Collection, canale 303, illustra in una galleria di oltre quaranta titoli alcune stazioni di un percorso a ostacoli che vede le donne impegnate da sempre in prima linea. Una 'collezione' di titoli che ripercorrono le tappe conquistate in attesa di coprire la distanza che separa i due generi in termini di diritti umani e civili.

Il più rappresentativo in questo senso è La battaglia dei sessi, pamphlet politico e femminista interpretato da Emma Stone e Steve Carell. Al di là del match leggendario tra Billie Jean King e Bobby Riggs, il film di Valerie Faris e Jonathan Dayton racconta una doppia liberazione. Quella collettiva delle giocatrici di tennis che si affrancano dalla dominazione maschile e creano negli anni Settanta un torneo femminile professionale, e quella intima della protagonista, che scopre fuori campo la propria omosessualità.

Servizio vincente anche per Cristiana Capotondi (Nome di donna) che avrà (legalmente) la meglio sull'omertà delle colleghe e sull'abuso di potere del direttore della struttura presso cui è impiegato il suo personaggio, una giovane madre che sogna un domani migliore per la sua bambina. Diretto da Marco Tullio Giordana, Nome di donna ha l'urgenza di tutti i suoi film: cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. Dopo il caso Weinstein, che ha rimesso in discussione i privilegi, la dominazione e i crimini sessisti, anche il cinema italiano prende la parola, si interroga e smonta il meccanismo del patriarcato.

giovedì 14 febbraio 2019 - La proposta di un remake hollywoodiano sarebbe arrivata al regista direttamente da Julianne Moore, 'folgorata' dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria. Da giovedì 7 marzo al cinema.

Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento

Ilaria Ravarino cinemanews

Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento Orso d'Argento alla protagonista Paulina Garcia durante la Berlinale del 2013, Gloria del cileno Sebastian Lelio è stato un successo in patria e un trionfo fuori dai confini nazionali. Passato in Canada al Festival di Toronto, premiato in Europa (al festival di Berlino, ma anche a San Sebastian), in Messico, in Argentina, in Perù e in India, negli Stati Uniti il quarto film di Lelio (primo regista cileno a ricevere l'Oscar, nel 2018, con Una donna fantastica ha ricevuto l'attestato di stima più grande che Hollywood possa consegnare a un regista non americano: l'offerta di un remake, identico all'originale, ma girato con attori statunitensi. Una proposta che sarebbe arrivata a Lelio direttamente da Julianne Moore, coproduttrice dell'operazione, "folgorata" dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria, e decisa a confrontarsi con l'eccellente performance della Garcia. Il risultato, nelle sale italiane dal 7 marzo, è Gloria Bell: un film girato da Lelio come su carta carbone, uguale in ogni inquadratura all'originale, con due importanti differenze. Un nuovo cast (oltre a Moore anche John Turturro, Michael Cera, Brad Garrett) e un'ambientazione diversa, da Santiago a Los Angeles. A Toronto, dove il film è stato presentato a settembre, Lelio ha superato se stesso, battendo - per gradimento - il suo film originale. Il remake americano di un film straniero è da sempre un grande classico di Hollywood. Eppure è raro che a dirigere il nuovo progetto sia chiamato il regista del film originale (come dimostra di recente Il capitale umano di Paolo Virzì, diretto negli Stati Uniti da Marc Meyers). Eppure il "caso" Lelio non è isolato. Tra i primi a ricevere l'onore di dirigere il proprio remake a Hollywood (o di sfruttarne la vetrina) fu Alfred Hitchcock, che nel 1956 si fece produrre la versione americana del suo L'uomo che sapeva troppo, già realizzato nel 1934 ma in Inghilterra. Come diretto antecedente del "caso" Lelio c'è senza dubbio l'operazione Funny Games, con cui nel 2007 l'austriaco Michael Haneke riconvertì per gli States - riproducendolo inquadratura per inquadratura - il suo film del 1997.

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