A Chiara

Film 2021 | Drammatico, +13 121 min.

Anno2021
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia
Durata121 minuti
Al cinema20 sale cinematografiche
Regia diJonas Carpignano
AttoriSwamy Rotolo, Claudio Rotolo, Grecia Rotolo, Giuseppina Palumbo, Giorgia Rotolo Salvatore Rotolo, Rosa Caccamo, Concetta Grillo, Carmela Fumo, Carmelo Rotolo.
Uscitagiovedì 7 ottobre 2021
TagDa vedere 2021
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,57 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jonas Carpignano. Un film Da vedere 2021 con Swamy Rotolo, Claudio Rotolo, Grecia Rotolo, Giuseppina Palumbo, Giorgia Rotolo. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2021, durata 121 minuti. Uscita cinema giovedì 7 ottobre 2021 distribuito da Lucky Red. Oggi tra i film al cinema in 20 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,57 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una notte a Gioia Tauro il mondo di una ragazza comincia a ribaltarsi, mettendo in crisi le sue sicurezze. La vita di Chiara sarà cambiata per sempre. In Italia al Box Office A Chiara ha incassato 87,7 mila euro .

Consigliato sì!
3,57/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,62
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Carpignano torna in Calabria e su un tema a lui caro: la difficoltà di appartenere a un mondo di cui non si condividono le scelte.
Recensione di Paola Casella
venerdì 9 luglio 2021
Recensione di Paola Casella
venerdì 9 luglio 2021

È il 18esimo compleanno di Giulia, figlia maggiore di una famiglia di Gioia Tauro. Sua sorella Chiara di anni ne ha 15 ed è nella fase della vita in cui comincia a porsi molte domande. Quando però suo padre Claudio sfugge alle forze dell'ordine le domande che Chiara pone alla sua famiglia diventano scomode: non è abbastanza grande per capire, non sa che ci sono cose che è meglio non sapere e cose che non è meglio non dire. Ma Chiara non sa stare zitta e non smette di cercare risposte, soprattutto da quel padre cui è profondamente legata e che ha appena rivelato un lato di sé a lei completamente sconosciuto.

Con A Chiara Jonas Carpignano approfondisce un tema autoriale che gli è proprio: la difficoltà di scoprirsi immersi in un mondo del quale non si condividono le scelte, e la difficoltà speculare e contraria di separarsi da una comunità cui comunque si appartiene per nascita, per affetto, per radici identitarie.

Come in A Ciambra, qui esplicitamente citato attraverso la comunità Rom di Gioia Tauro e attraverso il cammeo di Pio Amato, A Chiara vede al centro un'anima giovane che deve trovare la sua strada ma che fa parte di un insieme nel quale in buona parte si riconosce.

Fin dalle prime scene il regista-sceneggiatore ritrae la medio-piccola borghesia calabrese attraverso i riti della modernità urbana nel nostro Sud: i selfie, il rap, le feste iperdecorate. Ma il suo non è uno sguardo distaccato, come in Reality di Matteo Garrone: Carpignano ficca la cinepresa in mezzo invece di lasciarla sopra un piedestallo, e condivide il kitch posticcio come il calore autentico di certi riti comunitari che diventano folkloristici solo se li guardiamo da lontano, e con supponenza.

C'è una verità, nella sua mano di regia, che gli impedisce di esprimere (o sollecitare) facili giudizi e che gli fa perdonare anche qualche caduta nella recitazione disomogenea dei suoi non-attori (a parte la protagonista Swamy Rotolo, sempre sul pezzo) e almeno una svolta narrativa poco probabile.

In casa di Chiara c'è un buco nero che la ragazza immagina prima di scovarlo, ed è un buco che le si allarga dentro; il suo intuito attraversa una realtà che si trasforma in incubo, e il lavoro di Carpignano si gioca anche sul silenzio e sulle vibrazioni sonore (a firmare il commento musicale questa volta, oltre a Dan Romer, c'è Benh Zeitlin, il regista di Re della terra selvaggia) che la accompagnano, replicando lo straniamento in cui la ragazza è catapultata e che comincia nel cuore del suo nido, nel mezzo della sua famiglia così amata. "Che sta succedendo?" chiede Chiara, un attimo prima di scontrarsi contro il muro dell'omertà che in Calabria (ma anche a Milano, come denuncia una targa d'automobile) ha il nome della 'ndrangheta.

Chiara non rispetta le regole, nemmeno quelle della società civile, non crede al sistema ereditario 'ndranghetista e ad un destino già segnato. E tuttavia smarcarsi comporta strazio e rimorso. Come Carpignano, Chiara è condannata a vedere le cose come sono, non come vorremmo che fossero: una chiamata etica ed estetica che è impossibile ignorare. A Chiara comincia e finisce con una celebrazione, ma c'è poco da festeggiare, e la malinconia ci accompagna all'uscita.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 ottobre 2021
goldy

L'uso della macchina da presa a mano, peraltro fastidiosa, è inarrivabile per l'efficacia  che restituisce nel raccontare  la situazione drammatica  descritta  nel film- Una dimensione di credibilità  davvero notevole che non  perviene a soluzion consolatorie nè apre a speranze  illusorie, Crudo quanto basta.

FOCUS
FOCUS
giovedì 7 ottobre 2021
Roberto Manassero

Con A Chiara Jonas Carpignano ha concluso la trilogia di film ambientati tra Gioia Tauro e Rosarno, nella Calabria degli immigrati dall’Africa subsahariana sfruttati nei campi di agrumi (Mediterranea, 2015), dei rom accampati in baraccopoli ai confini della città (A Ciambra, 2017) e della borghesia cittadina che dietro la facciata rispettabile nasconde l’affiliazione alla ’ndrangheta, come si racconta per l’appunto in questo ultimo lavoro, premiato a Cannes con il Label Europa Cinemas Cannes per il Miglior film europeo.

Il cinema di Carpignano, newyorchese di nascita ma italiano e caraibico di origine, cineasta apolide e viaggiatore, rimanda al metodo di molto cinema contemporaneo, dalle indagini tra le strade di Tijuana di Jean-Charles Hue, al lavoro sui bassifondi delle città americane di Sean Baker, all’attraversamento delle banlieue parigine di Alice Diop in Nous, vincitore quest’anno della sezione Encounters della Berlino. 

Con questi esempi di cinema di ricerca e ripresa del reale (per quanto, almeno nel caso di Sean Baker, profondamente confuso con la finzione), Carpignano condivide l’interesse per un ambiente e i suoi molteplici livelli sociali; la voglia di indagare un mondo e le macro e microstrutture che lo sottendono. 

La trilogia è composta coma un risalita – fisica e ideale, con il passaggio dall’Africa all’Europa – dalla condizione di diseredato di Koudous Seihou, il cittadino del Burkina Faso al centro di Mediterranea, a quella di straniero di Pio, il sedicenne rom di A Ciambra, a infine quella di estranea al proprio ambiente di Chiara, la protagonista dell’ultimo film. Come se, procedendo dal basso verso l’alto, Carpignano si preoccupasse di sradicare le sue creature dall’ambiente in cui le ha collocate.

L’ormai consolidata abitudine di girare un cortometraggio in preparazione al lungo – A Chjàna (2011) per Mediterranea, A Ciambra (2014) e A Chiara (2021) per i successivi film omonimi – chiarifica una pratica di avvicinamento e conoscenza che lascia agli interpreti dei film di Carpignano, scelti fra gli abitanti di Gioia Tauro e dintorni, il tempo di trovare dentro di sé, e dentro il film, i personaggi che li caratterizzano.

In tal senso, A Chiara è il film più narrativo della trilogia, un racconto di formazione che si apre e si chiude in maniera speculare e non nasconde la propria derivazione fiabesca, anche a costo di dare al proprio racconto un ingombrante senso d’artificiosità. Il buco che Chiara, ragazzina costretta a fare i conti con la sparizione del padre, trova nella sua abitazione ha tutti gli elementi per ricordare la tana del coniglio di Alice nel paese delle meraviglie. È l’ingresso di un abisso che porterà la protagonista – interpretata dalla brava Swamy Rotolo, l’unica interprete del film a reggere la finzione in ogni sua deriva – dentro un incubo la cui sola possibile conclusione sarà un brusco e definitivo risveglio.

Come Pio in A Ciambra, adolescente dal destino segnato, anche Chiara sfugge a un’identità segnata; ma diversamente da quanto succede nel film precedente, ora Carpignano prevede la fuoriuscita da Gioia Tauro, la possibilità di fuga per il suo personaggio e anche per sé stesso, in quanto regista giunto oramai alla fine di un percorso

Carpignano è un cineasta che sa osservare, che sa vivere in prima persona e filmare – come ad esempio nella bellissima sequenza iniziale del compleanno – gli spazi e i tempi dei suoi eroi minimi. La stoffa è dunque quella del documentarista, anche se l’ambizione – per ora non ancora definita e acerba – è quella del cineasta totale.

FOCUS
sabato 2 ottobre 2021
Giovanni Bogani

Non era facile girare un film in modo così naturale, così “vero”, su di un tema che tanti film e tante serie televisive hanno affrontato. Ma Jonas Carpignano c’è riuscito. Ha girato un film tutto addosso agli occhi, al volto, all’ostinazione e alla fragilità della sua protagonista. Adolescente in un Sud italiano che è tutti i Sud del mondo, ma insieme è assolutamente preciso, dettagliato: è la piana di Gioia Tauro, quell’angolo di mondo che Carpignano ha raccontato anche nei suoi due precedenti film, Mediterranea e A Ciambra.

E come a ricordarci che si tratta di tre fotografie dello stesso mondo, delle stesse strade, compaiono brevemente i protagonisti dei due film precedenti: Koudous Seihon, il migrante del Burkina Faso di Mediterranea, e Pio Amato, il ragazzo Rom protagonista di A Ciambra. Un po’ come accadeva – chissà se Carpignano lo ha visto – in Decalogo di Krzysztof Kieslowski, dove in ogni episodio compariva, marginalmente, chi era stato protagonista di un episodio precedente.

A Chiara, presentato a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs, distribuito negli Stati Uniti e in Francia, oltre che in Italia con Lucky Red, è il terzo segnale di una presenza unica nel panorama del cinema italiano. Nato a New York padre italiano, madre originaria delle Barbados, Carpignano riunisce in sé la libertà, il radicalismo da filmmaker newyorkese con un’attenzione al reale, una fluidità rosselliniana. Non è un caso se, per il film precedente, ha attirato l’attenzione di Martin Scorsese, che è entrato come produttore esecutivo nell’avventura di A Ciambra.

Carpignano è un regista “immersivo”. Con lui, e con la fotografia di Tim Curtin, si nuota dentro un mondo. Le prime immagini sono talmente ravvicinate da essere quasi incomprensibili, lo schermo diventa una tela astratta. Carpignano azzera la distanza dai suoi protagonisti: la telecamera respira insieme al personaggio. Il film racconta dal punto di vista di una persona costantemente vicina. Non esiste il punto di vista di Dio, non ci sono riprese dall’alto, non c’è la sensazione di un “narratore” che sa di più, e ti racconta una storia.

All’inizio, potrebbe quasi sembrare un film di Kechiche: chiacchiere, volti di adolescenti, il presente assoluto che si dipana. Ragazzine che si siedono su un muretto, che spettegolano, guardano Instagram. Chiara, la protagonista – si chiama Swamy Rotolo, metà della bellezza del film è sua – e le sue amiche. Tempo che scorre, fra accadimenti qualsiasi.

E poi una festa di compleanno, che Carpignano filma a lungo, tanto che ti chiedi perché: scene di ordinario benessere, capelli piastrati, vestiti e cellulari alla moda, bottiglie mezze vuote sui tavoli, voci che si alzano. E il Tuca tuca di Raffaella Carrà. Minuti e minuti, ma alla fine capisci il perché: quella sequenza infinita fa sedimentare, fa lievitare il senso della famiglia. E poi, quello strano momento: in cui il padre di Chiara non riesce a fare un brindisi, come incapace di trovare delle parole, o di trovare dentro di sé l’allegria necessaria. Non riesce ad alzarsi, a entrare in sintonia con l’euforia collettiva. Riesce solo a dire alla figlia, con una mestizia infinita, e sottovoce: “Tu sei la mia vita, sono orgoglioso di te”.

Un padre che, per intrecciare forte i legami fra reale e finzione, è il vero padre di Swamy. Così come le sorelle nel film sono le vere sorelle di Swamy, e la madre nel film è la vera madre. Solo la storia è una storia di finzione. Con un copione che Carpignano ha consegnato ai suoi attori giorno per giorno, senza che potessero sapere come la vicenda si sarebbe sviluppata. Portati, tutti, a vivere sulla propria pelle l’incertezza dei propri personaggi.

L’incertezza, l’insicurezza, i dubbi di Chiara. Che cerca di capire che cosa sta succedendo, che cerca di intuire da dettagli che cosa sia quel segreto che tutti sembrano conoscere, tranne lei. Una conoscenza da conquistare, centimetro dopo centimetro. E noi con lei. Una conoscenza che comporta, per Chiara, la fine dell’innocenza.

Potrebbe essere un thriller, il film di Carpignano, se non che lui sta bene attento a non farsi attirare verso nessuna scena “da film”. E non cerca neppure l’epica: tutto è a dimensione intima, microscopica, personale. Quando il racconto rischia di diventare “a tema”, come nel momento in cui compare un’assistente sociale, rischia anche di perdere la sua forza. Diviene più didascalico, rigido, astratto. Carpignano è un po’ come il padre, interpretato da Claudio Rotolo: non è tanto a suo agio con le parole. Ma quando sta addosso a Chiara, alla sua ostinazione, alla sua spavalderia, alla sua ingenuità, tutto riprende quota, tutto ridiventa vero e toccante.

INCONTRI
martedì 28 settembre 2021
Paola Casella

Jonas Carpignano è piombato sul panorama cinematografico italiano (e internazionale) come un ciclone, vincendo premi a Cannes, a Venezia e ai David di Donatello. Certo, le premesse c’erano tutte: uno zio regista, Luciano Emmer, un nonno che girava Caroselli, un compagno di scuola, Benh Zeitlin, destinato a diventare un regista di talento e un nume tutelare, Martin Scorsese, disposto a supervisionare il montaggio del suo secondo film da regista. Più un’innegabile capacità poetica nel raccontare storie di chi deve trovare il proprio posto nel mondo a dispetto di grandi difficoltà. A Chiara, vincitore del premio Label Europa Cinemas alla Quinzaine des Realizateurs di quest’anno (che Carpignano aveva già conquistato nel 2017 con il film precedente) è il terzo elemento di una trilogia ambientata a Gioia Tauro iniziata con Mediterranea (il cui titolo originale era A Chjàna) e proseguita con A Ciambra.

Qual è il filo rosso che collega i film della trilogia?
I loro tre protagonisti cercano di capire ciò che sono disposti o meno ad accettare del mondo in cui vivono, del quale mettono in discussione le regole senza rifiutarle completamente, alla ricerca della propria bussola morale. Tutti e tre si sforzano di decidere per loro stessi come vogliono vivere nella loro realtà.

Tuttavia per loro anche l’appartenenza alla comunità è importante.
Certo, e abbandonarla per trovare la propria via non è sempre una scelta. Ci sono persone che lasciano completamente le radici, altre che trovano una via di mezzo, altre che rimangono radicate al loro mondo. Per questo mi interessano soprattutto i giovani, Pio e Chiara (i protagonisti di A Ciambra e A Chiara) ma anche Koudous (il protagonista di Mediterranea) che pur non essendo giovane come loro viene in contatto con un nuovo mondo e sta a lui a decidere come vuole vivere, chi vuole essere e quali regole vuole seguire in quel mondo. 

È successo anche a lei di chiedersi quali regole voleva accettare e quali no?
Sì, e penso succeda a tutti, anzi, mi auguro che succeda a tutti, perché è nel momento in cui mettiamo in discussione non solo noi stessi ma il mondo come ci viene presentato che iniziamo veramente a essere indipendenti, a riconoscerci come individui che cercano il loro posto nel mondo.

In quale cultura si ritrova maggiormente, quella afroamericana di sua madre o quella italiana di suo padre?
In entrambe, perché sono tutte e due le cose. Mi sono formato a livello accademico negli Stati Uniti perché mamma e papà ci tenevano tantissimo a mandarmi a scuola là, dato che all’epoca era un pregio formarsi all’estero - oggi non credo sia esattamente così, anzi, spingerei nella direzione opposta - però sento di appartenere a tutti e due i mondi. La decisione di fare cinema mi ha portato a vivere qua perché il cinema italiano mi sembrava più avvicinabile: da bambino ero sempre sul set con mio zio e mio nonno. Sento di appartenere alla cultura e alla tradizione italiana ma anche al mondo afroamericano del Bronx, che mi ha dato tantissimo.
 

Girerebbe mai un film in quel Bronx?
Beh, mai dire mai! Ma il Bronx dove sono cresciuto io non esiste più, un altro motivo per cui mi sento più a mio agio qui: non riconosco più la New York in cui sono cresciuto, mentre riconosco ancora l’Italia del passato e ho una famiglia molto ampia qui, mentre in America eravamo sempre in pochi, mamma, papà e alcuni cugini materni. Per me l’Italia è sempre stata un punto fermo, e mi sento molto più vicino al modo di fare italiano che a quello americano.

In A Chiara racconta una storia in cui la criminalità organizzata ha un impatto sulla vita privata delle persone attraverso il genere, come hanno fatto anche Piazza e Grassadonia in Sicilian Ghost Story.
In realtà parto sempre dal punto di vista del protagonista e cerco sempre di raccontare un mondo che assomigli a quello in cui vive. In A Ciambra il modo di raccontare era rocambolesco perché la ciambra è così, mentre invece il mondo della criminalità organizzata raccontato in A Chiara è strutturato, pieno di segreti e di luoghi nascosti, quindi volevo che anche il racconto avesse un linguaggio cinematografico più strutturato. Certo, siccome al centro della storia c’è un mistero che Chiara sta cercando di risolvere, riconosco che nel film ci sono elementi di genere giallo.

La protagonista di A Chiara non può fare a meno di cercare la verità, un po’ come lei. È una condanna o un privilegio?
Chi è fatto così non ha scelta: ci viene naturale sfidare i nostri contesti, indagare, approfondire. Se nel mio caso questo sia un pregio o un difetto ancora non l’ho capito (ride). Ma per quanto riguarda Chiara e la sua interprete, Swamy Rotolo, e per la sua generazione è un pregio. Loro appartengono a un mondo globalizzato, nel bene e nel male, non sono più chiusi nella scatola della provincia o del piccolo paese, riescono a ragionare incorporando altri punti di vista perché il mondo per loro è aperto, e questo dà loro una grande forza. Anche la musica in questo film ha lo scopo di far capire che i ragazzi oggi appartengono ad una cultura più ampia e globale.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 10 ottobre 2021
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Segreti di famiglia. Se fosse un film tradizionale "A Chiara" apparterrebbe a questo sottogenere, magari in modalità "crime" per usare una categoria rassicurante e alla moda. C' è un padre che si nasconde. C' è una figlia adolescente che scopre più cose del dovuto. C' è un muro di omertà che con il pretesto di difendere Chiara e i suoi 15 anni le impedisce di conoscere la verità, dunque di crescere. [...] Vai alla recensione »

sabato 9 ottobre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Jonas Carpignano è nato nel 1984 a New York. Ha trovato il suo luogo del cuore e l' ispirazione nella piana di Gioia Tauro. Dentro e fuori dalla comunità rom, dove aveva ambientato "A Ciambra" ( che qui viene citato, lo aveva prodotto Martin Scorsese), o tra i braccianti di Rosarno. "A Chiara" è il nuovo titolo, il terzo dopo "Mediterranea" girato nel 2015.

venerdì 8 ottobre 2021
Lee Marshall
Screen Daily

Dopo aver sviluppato un particolare genere di neo-neorealismo immersivo con due film innovativi e toccanti (Mediterranea e A Ciambra), il regista italoamericano Jonas Carpignano sfida i suoi limiti creativi con quello che lui stesso ha detto essere il capitolo finale di una trilogia ambientata a Gioia Tauro, città calabrese assediata da criminalità organizzata e crisi economica.

giovedì 7 ottobre 2021
Alessandra De Luca
Avvenire

La malavita organizzata e l' economia sotterranea che ne consegue sono osservate attraverso gli occhi di Chiara, una quindicenne che dopo la festa per i 18 anni della sorella maggiore, un' occasione felice e la sua famiglia molto unita, è costretta a fare i conti con l' improvvisa partenza del padre. Una notizia in rete e la scoperta di un bunker sotto casa cambieranno per sempre la sua vita.

giovedì 7 ottobre 2021
Stefano Giani
Il Giornale

Chiara non si arrende all' omertà. Vuol sapere chi è suo padre. Che cosa c' è dietro quel paravento felice della festa dei 18 anni di sua sorella più grande. Vuole la verità ma a Gioia Tauro, capitale della 'ndrangheta, quella parola non si dice. E, quando papà scompare, ufficialmente latitante ma in realtà rintanato in un rifugio segreto, pretende le ragioni della misteriosa, auto imposta prigionia. [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 ottobre 2021
Francesco Alò
Il Messaggero

Un anno di vita per la calabrese Chiara, dal compleanno della sorella Giulia in cui papà Claudio non riesce a fare il brindisi perché commosso («È troppo forte») al successivo in cui sarà cambiato tutto. Carpignano torna al suo universo dopo l' eccellente, nonché superiore, A Ciambra (David di Donatello per regia e montaggio 2018) non raccontando gli zingari di Gioia Tauro ma una ragazzina borghese [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 ottobre 2021
Roberto Nepoti
La Repubblica

Rigore e linguaggio personale contraddistinguono (e non è poco, nel cinema odierno) i film di Jonas Carpignano, che con A Chiara torna a Gioia Tauro per chiudere la trilogia iniziata da Mediterranea e passata per il premiato A Ciambra . Nel piccolo centro calabrese, ostaggio della criminalità e del declino economico, i ragazzi conducono un' esistenza simile a quella di tutti gli altri.

giovedì 7 ottobre 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

Ambientato nella cornice di un' invernale Gioia Tauro, A Chiara porta la firma di Jason Carpignano, talentoso cineasta capace di imbastire, a misura di attori presi dalla vita, storie giocate su un indistinguibile confine fra finzione e realtà. Vitalistica protagonista, la quindicenne del titolo è anche «l' occhio» attraverso cui leggiamo il mondo intorno: un mondo che rivela il lato oscuro quando [...] Vai alla recensione »

mercoledì 6 ottobre 2021
Giovanni Spagnoletti
Close-up

A ragione e a torto, giunto solo al suo terzo lungometraggio, il giovane italo-americano Jonas Carpignano, classe 1984, è già diventato un regista di culto - tra l'altro, buon sangue evidentemente non mente, è nipote del regista milanese Luciano Emmer. Una fama, probabilmente data e nata, non solo dal suo peculiare stile quasi da documentarista d'osservazione con grande uso e abuso della macchina a [...] Vai alla recensione »

martedì 5 ottobre 2021
Roberto Silvestri
Film TV

Metà italiano, metà Barbados, cultura cinematografica Manhattan, Jonas Carpignano, che dal 2010 vive in Italia, tra Calabria e Sicilia, è un casseur estetico. Rompe le barriere posticce, e ci invita a partecipare alla gran festa. È un saldatore specializzato nell'ibridare soavi melodie mediterranee e ritmi tropicali conturbanti; dark e light; cultura alta e bassa; globalizzazione e localismi; nomadismo [...] Vai alla recensione »

sabato 2 ottobre 2021
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Dopo Mediterranea (2015) e A Ciambra (2017), Jonas Carpignano completa la trilogia di Gioia Tauro: A Chiara è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, dove ha vinto l' Europa Cinemas Label, e dal 7 ottobre arriva nelle nostre sale. Dopo la comunità africana (Mediterranea) e quella rom (A Ciambra), il regista si volge alla 'ndrangheta e la trova in seno alla famiglia Guerrasio riunita [...] Vai alla recensione »

martedì 13 luglio 2021
Aldo Spiniello
Sentieri Selvaggi

Chiara conduce la vita "normale" di una quindicenne. Almeno apparentemente. Va a scuola, corre in palestra, ha due genitori amorevoli, gioca con le sorelle, la maggiore Giulia e la più piccola Giorgia, si diverte con le amiche, tra canzoni, pettegolezzi e battibecchi, nel lungomare di Gioia Tauro. Senza troppi pensieri, piccoli gesti di ribellione, una sigaretta elettronica fumata neanche troppo di [...] Vai alla recensione »

domenica 11 luglio 2021
Andrea Chimento
Il Sole-24 Ore

Il cinema italiano protagonista al Festival di Cannes: in attesa di Nanni Moretti con «Tre piani», alla Quinzaine des Réalisateurs è stato presentato il primo titolo di casa nostra in cartellone, «A Chiara» di Jonas Carpignano. Chiusura di un'ideale trilogia che il regista ha ambientato in Calabria, dopo «Mediterranea» del 2015 e «A Ciambra» del 2017 (entrambi presentati sempre a Cannes), questo nuovo [...] Vai alla recensione »

sabato 10 luglio 2021
Chiara Borroni
Cineforum

Jonas Carpignano è ormai talmente affezionato a quei luoghi e a quei volti che racconta da esserne diventato parte. Con A Chiara torna nella Gioia Tauro di A Ciambra quattro anni dopo per raccontare dall'interno, questa volta, una famiglia di affiliati a una delle 'ndrine di zona. Una sorta di ampliamento dello sguardo portato sulla medesima realtà in cui gli stessi rom entrano in scena come controcanto [...] Vai alla recensione »

sabato 10 luglio 2021
Raffaele Meale
Quinlan

In questo Festival di Cannes fuori stagione si avverte, più che mai, il differente posizionamento sul cinema italiano (o forse sul cinema tout court) tra la selezione ufficiale sotto l'egida di Thierry Frémaux e le selezioni collaterali, la Quinzaine des réalisateurs e la Semaine de la Critique. Da un lato il classicismo romano di Nanni Moretti e del suo Tre piani, un usato di qualità e soprattutto [...] Vai alla recensione »

venerdì 9 luglio 2021
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Nel giorno del 18esimo compleanno della sorella, la quindicenne Chiara, dopo i festeggiamenti scopre che il padre è scomparso. Si mette alla ricerca, trovando un mondo pericoloso. Carpignano chiude il trittico gioiese (citando i lavori precedenti) con la sua opera più matura, trasformando l'agnizione di un genitore per la propria figlia in una specie di horror familiare e sociale (horror non è detto [...] Vai alla recensione »

venerdì 9 luglio 2021
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Ancora Gioia Tauro, ancora un coming of age, stavolta al femminile. Quattro anni dopo lo splendido A Ciambra, Jonas Carpignano torna alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes con A Chiara, titolo che "brinda" alla sua omonima protagonista (Swamy Rotolo, magnetica), quindicenne che di punto in bianco, senza alcun preavviso, scopre che il padre traffica droga per la 'ndrangheta.

sabato 10 luglio 2021
Cristina Piccino
Il Manifesto

A Chiara - applaudito ieri alla Quinzaine, che in sala arriverà con Academy Two e Lucky Red inizia e finisce con una festa dei diciotto anni: due situazioni quasi opposte che si specchiano l' una nell' altra in una siderale distanza. Nel mezzo c' è una vita che cambia, ci sono un' esperienza di consapevolezza e una scelta - quella della giovane protagonista - che non sarà mai condivisa intimamente [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
martedì 21 settembre 2021
 

Jonas Carpignano torna in sala con il film che conclude la trilogia di Gioia Tauro in Calabria dopo Mediterranea e A Ciambra. Vai all'articolo »

TRAILER
martedì 21 settembre 2021
 

Un racconto di formazione dolceamaro con cui il regista conclude la sua personalissima trilogia di Gioia Tauro. Premiato a Cannes e dal 7 ottobre al cinema. Guarda il trailer »

CANNES FILM FESTIVAL
venerdì 9 luglio 2021
Paola Casella

Dopo A Ciambra, il regista racconta le difficoltà di appartenere a un mondo del quale non si condividono le scelte. Vai all'articolo »

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