Homecoming

Film 2018 | Drammatico +13 30 min.

Titolo originaleHomecoming
Anno2018
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata30 minuti
Regia diSam Esmail
AttoriStephan James, Julia Roberts, Bobby Cannavale, Shea Whigham, Alex Karpovsky Ayden Mayeri, Sissy Spacek, Marianne Jean-Baptiste.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro

Regia di Sam Esmail. Una serie con Stephan James, Julia Roberts, Bobby Cannavale, Shea Whigham, Alex Karpovsky. Cast completo Titolo originale: Homecoming. Genere Drammatico - USA, 2018, Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 STAGIONI: 1 - EPISODI: 10

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Un'impiegata governativa accoglie un soldato che vuole riprendere la vita normale dopo la sua ultima traumatica missione. La serie ha ottenuto 3 candidature a Golden Globes, 1 candidatura agli Emmy Awards, 3 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a Writers Guild Awards,

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Il non facile rientro a casa di un soldato.
giovedì 9 novembre 2017
giovedì 9 novembre 2017

Heidi Bergman è un'assistente sociale all' Homecoming Transitional Support Center, una struttura di supporto del Geist Group che aiuta e sostiene i soldati di ritorno dalla guerra a reinserirsi nella vita civile. Walter Cruz è uno di questi soldati, pronto a iniziare una nuova fase della sua vita.

A capo della struttura e di Heidi c'è Colin Belfast, un uomo ambizioso le cui richieste maniacali riveleranno dubbie motivazioni. Ritroviamo Heidi quattro anni più tardi, ha intrapreso una nuova vita, vive con sua madre e lavora come cameriera, quando un ispettore del Dipartimento della Difesa la rintraccia per capire il motivo che l'ha indotta a lasciare Homecoming. Heidi capisce così che quello che ha sempre creduto è ben lontano dalla verità.

Episodi: 10
Regia di Sam Esmail, Kyle Patrick Alvarez.

Una seconda stagione fortemente stilizzata che si riannoda su se stessa e svela troppo presto il gioco di prestigio

Recensione di Andrea Fornasiero

Una donna si sveglia su una barca senza remi nel mezzo di un lago. Di sé non ricorda nulla, nemmeno il proprio nome. Trova l'aiuto di uno svitato, che riconosce il nome di un bar da un tovagliolo in suo possesso, e da lì inizia a risalire il flusso della propria esistenza misteriosamente come resettata. Dire altro della trama sarebbe un peccato e ci fermiamo qui.

Senza più Julia RobertsSam Esmail alla regia, torna Homecoming con una seconda e ultima stagione, che cambia prospettiva e si riannoda su se stessa con un ingegno purtroppo gratuitamente artificioso.

Non che l'artificio mancasse dalla prima stagione, ma al cuore della precedente annata c'era il rapporto umanissimo che si costruiva tra i personaggi di Julia Roberts e Stephan James. Quest'anno invece Roberts si è limitata al ruolo di producer e lo stesso vale per Sam Esmail, che ha ceduto la regia a Kyle Patrick Alavarez. Quest'ultimo fa un ottimo lavoro in diverse sequenze dei primi due episodi e del settimo e ultimo, ma in mezzo, convince molto meno, inoltre è scomparsa l'alternanza di formati d'immagine della stagione precedente, nonostante siano rimasti i due piani temporali.

Si riparte dallo scenario naturale in cui avevamo lasciato Walter Cruz, ma il tono è immediatamente quello di un thriller barocco, con colonna sonora molto ingombrante, piani sequenze, dissolvenze incrociate e con ben pochi dialoghi. I primi due episodi sono uno sprint teso e in medias res, forse anche troppo visto che della protagonista - assente nella prima stagione - non sappiamo niente e quindi non molto ci importa, anche per via della sua durezza di sguardo e carattere. Del resto, scopriremo negli episodi centrali, pure prima di perdere la memoria era una donna con pochi scrupoli.

Aver diviso così nettamente la parte thriller e quella che riavvolge il flusso del tempo, per tornare agli eventi iniziali solo nell'episodio conclusivo, non è però una scelta che ha pagato. Il mistero su chi sia la protagonista si scioglie infatti già al terzo capitolo e da lì in poi la narrazione diventa didascalica, illustrando quello che il pubblico sa già come finirà e quindi in parte può intuire da sé. Cosa facilitata anche da quello che si era scoperto sugli esperimenti mnemonici praticata dall'azienda Geist nella precedente stagione.

Per quanto quindi Homecoming rimanga una serie fortemente stilizzata, il gioco di prestigio si svela troppo presto, la tensione si dirada e i personaggi al centro della storia sono in fondo abbastanza laterali nella vicenda. Le cose migliorano quando ritorna Stephan James nei panni di Walter e soprattutto quando è in gioco il personaggio Chris Cooper, che però nonostante il ruolo cruciale è poco presente in scena. Lo stesso vale per la sempre brava Joan Cusack, che avrebbe potuto elevare e alleggerire la storia se le fosse stato di più su cui lavorare.

Con questo non si vuole sminuire le due protagoniste Janelle Monáe e Hong Chau, ma i loro personaggi non sono costruiti organicamente e sembrano da subito ingranaggi di una macchinazione più grande di loro. Ordita però non da chissà quale avversario bensì dagli sceneggiatori, cercando di ricreare nel pubblico lo spaesamento della protagonista, per poi però ricomporlo dopo un paio di puntate - e senza che la donna viva in realtà quella ricomposizione della memoria.

Homecoming parte quindi con un taglio netto e radicale, ma poi cede allo "spiegone" e lo fa dilungandosi nonostante la brevità degli episodi e della stagione. Il materiale narrativo sarebbe bastato per un film, ma queste sette puntate lo distendono più del necessario. D'altra parte aver dovuto inventare tutta un'altra storia rispetto a quella del podcast originale, ampiamente stravolto nel corso della prima stagione, non dev'essere stato facile. E se ne deve essere accorta presto Julia Roberts, che aveva comunicato almeno un anno fa la sua non partecipazione come attrice alla nuova annata (concede invece un breve ritorno Bobby Cannavale come guest star).

Un peccato, perché la prima stagione di Homecoming è stata tra le migliori serie di Amazon, che conferma dopo la débâcle di Jack Ryan di avere un problema con le annate successive alla prima.

Episodi: 10
Regia di Sam Esmail.

Thriller paranoico solido e ricco di invenzioni, tratto da un podcast ma sviluppato magnificamente per la TV

Recensione di Andrea Fornasiero

Heidi è una cameriera in una tavola calda della Florida, ma in passato è stata a capo di un progetto di accoglienza per reduci affetti da disturbo post traumatico da stress e tra i suoi pazienti ha particolarmente legato con Walter Cruz. Thomas Carrasco è un impiegato del Dipartimento della Difesa e indaga su un presunto incidente avvenuto nel centro in cui ha lavorato Heidi, detto Homecoming. Heidi con lui si dimostra estremamente reticente, ma Thomas sente che qualcosa non torna e il suo rimestare le acque finisce per attirare l'attenzione anche di Colin, il capo di Heidi quando lavorava a Homecoming. In tutto questo dove sia finito Walter Cruz sembra un mistero, anche perché sua madre rifiuta a sua volta di collaborare con Carrasco...

Thriller paranoico tratto da un podcast ma sviluppato magnificamente per la Tv, Homecoming brilla sia per la solidità del racconto e delle interpretazioni, sia per la regia ricca di invenzioni e di scelte suggestive di Sam Esmail, l'autore di Mr. Robot.

Diverse cose colpiscono subito di Homecoming, a partire dall'uso di colonne sonore classiche da film come Vestito per uccidere, Vertigo, Il maratoneta, Tutti gli uomini del presidente, Duel, Carrie, La conversazione, Fuga da New York, La Cosa, Il braccio violento della legge, Scanners, I tre giorni del Condor, Brivido caldo, La zona morta e molti altri. Colonne sonore usate oltretutto in modo irruento, a ritmare segmenti con una irruenza insolita, come si può concedere in effetti solo a un grande accompagnamento musicale. L'effetto è di evocare subito un clima da paranoia anni 70, che del resto è richiamato anche dalla gamma cromatica utilizzata nella fotografia delle scene ambientate al progetto Homecoming e nel dipartimento della difesa.

L'altra scelta, non meno vistosa, è di usare formati diversi per il presente e il passato, dove il primo è ritagliato in verticale, come fosse girato con uno smartphone, mentre il secondo è più tradizionalmente cinematografico. Esmail non si farà mancare nemmeno alcuni momenti in cinemascope, quindi con barre orizzontali sopra e sotto l'immagine, per marcare in modo ancora diverso certe sequenze. Tutto questo può sembrare un espediente, probabilmente debitore di Mommy di Xavier Dolan, ma trova una sua ragione "poetica" visto che, per diverse ragioni, i protagonisti nel presente, ossia Heidi e Carrasco, si muovono con una visione ridotta, come se avessero un paraocchi. Meglio però non dire troppo dell'uso dei formati per non rovinare le sorprese, basti sapere che alla fine risulta convincente, inoltre Esmail riesce a utilizzare egregiamente anche quello verticale, facendone sentire il senso di claustrofobia e chiusura e gestendo con naturalezza le transizioni tra presente e passato, focalizzando l'inquadratura su un elemento centrale.

Non mancano poi pezzi di bravura, come l'ormai immancabile piano sequenza, qui nel primo episodio, per altro molto mobile e articolato, tanto che Julia Roberts si era detta provata dalla difficoltà di quella ripresa. Riguardo a bravura proprio Roberts è qui al massimo della forma, costretta a comunicare confusione, paura e determinazione spesso solo con le proprio espressioni, a riprova che un testo puramente audio è stato reso in modo davvero cinematografico. Molto bravo anche Stephan James (Se la strada potesse parlare), cui si potrebbe obiettare che è fin troppo bello per il ruolo dell'ex marine e viene da chiedersi perché non avesse scelto di fare il modello, ma a Hollywood è una convenzione cui siamo abituati. Shea Whigham, che spesso è confinato a parti da caratterista, qui ha invece diverse scene tutte per sé e le controlla alla perfezione, così come l'istrionismo di Bobby Cannavale rende il suo personaggio imprevedibile e irresistibile anche se repellente.

Esmail del resto si era già avvalso di lui nella terza stagione di Mr. Robot e chiaramente sapeva di potersi fidare. Se questo quartetto poi non bastasse metteteci due grandi attrici come Sissy Spacek nei panni della madre di Heidi e Marianne Jean-Baptiste (Segreti e bugie) in quelli della madre di Walter, inoltre da Girls ritroviamo pure il buon Alex Karpovsky.

Esmail ha quindi avuto i mezzi e gli attori per affrontare un adattamento molto difficile - il podcast pure era recitato da voci del calibro Oscar Isaac e da Catherine Keener ed è stato di grande successo in Usa - ma ha saputo uscirne benissimo, prendendosi il rischio di soluzioni che potevano scivolare nella trova a effetto, ma senza esserne mai travolto.

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