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Peter BoyleIl Frankenstein che non fa pauraData nascita: 18 Ottobre 1935 (Bilancia), Filadelfia (Pennsylvania - USA)Data morte: 12 Dicembre 2006 (71 anni), New York City (New York - USA) |
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![]() Questa roba della tv non funziona... Non voglio parlare con nessuno e non voglio dire niente. È importante che tu mostri la tua faccia: è quella che dobbiamo vendere per prima. Già, apparenza.
dal film Il candidato (1972)
Peter Boyle è Marvin Lucas
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Stella della televisione italiana, il più improbabile Frankenstein cinematografico, verosimile suocero televisivo, Peter Boyle fu uno degli attori più veri e pungenti dell'America, con tutte le doti di un notevole caratterista che si rispetti.
Figlio di un famoso cartoonist televisivo per bambini, dopo la laurea a La Salle University di Philadelphia, si fece monaco per l'ordine religioso americano dei Christian Brothers, ma poi scelse la carriera di attore, lasciando l'ordine per la recitazione e per l'attivismo politico.
Il suo primo ruolo in un film fu ne Il gruppo (1966) di Sidney Lumet con Candice Bergen, ma attirò l'attenzione del pubblico americano nel ruolo di un razzista violento in Joe (1970) di John G. Avildsen e nel pieno della guerra del Vietnam, divenne membro della sinistra radicale di Hollywood accanto a Jane Fonda e Donald Sutherland, impegnandosi in prima linea nelle manifestazioni anti-guerra fuori dalle basi americane europee e asiatiche.
Dopo aver rifiutato il ruolo principale nel poliziesco d'azione di William Friedkin Il braccio violento della legge (1974) per la troppa violenza delle scene, si lanciò per la prima volta in un ruolo comico nella pellicola che lo rese più celebre: Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, sul quale set incontrò la reporter del magazine Rolling Stone, Lorain Alterman, che sposò nel 1977, facendola diventare la signora Boyle (nonché madre delle sue due figlie Lucy e Amy) ed entrando nei salotti di Jonh Lennon e Yoko Ono che divennero i loro più cari amici.
Non si era mai visto al cinema un mostro che facesse meno paura di quello! Un Frankenstein, assemblaggio di cadaveri vari, che cantava e danzava su un palcoscenico con Gene Wilder, che passò alla storia del cinema. Poi Herbert Ross, Peter Yates, Martin Scorsese (che lo volle nel suo capolavoro Taxi Driver), William Friedkin, Norman Jewison e Paul Schrader continuarono a fargli acquistare la solidità di un attore che aveva tutte le carte per diventare un lungimirante veterano di Hollywood, come infatti è stato!
Perfino il nostro Carlo Lizzani ha dato il suo contributo alla notorietà di questo attore, dirigendolo in Crazy Joe (1973), storia di mafia con Frank Adonis e Rip Torn. Mentre negli anni Ottanta è diretto dal collega Marty Feldman nel comico Frate Ambrogio (1980), cui seguirà la pellicola fantascientifica con Sean Connery Atmosfera zero (1981) di Peter Hyams, il film del grande Wim Wenders Hammett - Indagine a Chinatown (1983) e alcune pellicole di qualità mediocre.
Spike Lee lo inserirà nel cast di Malcolm X (1992), ma nel Duemila sarà fortemente ricordato per il ruolo del suocero di Halle Berry in Monster's Ball (2001), pur senza trascurare un altro suocero, quello invadente nella sitcom di Ray Romano "Tutti amano Raymond" (1996-2005) accanto a Doris Roberts.
Già colpito da ictus nel 1990 (che gli impedì di parlare per sei mesi) e da infarto nel 1999, muore in un ospedale di New York il 12 dicembre 2006.
L'orrore è un genere che spesso ama gli eccessi e, dove c'è l'esagerazione, c'è inevitabilmente la parodia. Inoltre, è fisiologico nell'horror spingere al massimo la soglia dell'incredibile richiedendo agli spettatori una altrettanto massima sospensione dell'incredulità. In questo modo, le storie si popolano di fatti poco realistici e anche poco credibili, ma mantengono intatte le loro capacità visionarie, metaforiche e soprattutto di intrattenimento. Tutto questo produce terreno fertile per trasformare la paura in risata, con solo qualche accorgimento di tono. Le parodie hanno quindi accompagnato gli horror sin dai primi tempi, trovando gioco facile nel metterne in burletta gli aspetti più mostruosi e inattendibili. Un gioco facile, ma dalla riuscita tutt'altro che scontata. Molte volte le battute cadono piatte e la farsa non produce una comicità accettabile. Il meccanismo più semplice è quello di mettere un comico - generalmente presentato come pavido e pauroso - di fronte a uno dei mostri classici. Gli esempi sono tantissimi e, per restare ai soli film italiani, basta ricordare Tempi duri per i vampiri in cui Renato Rascel si trovava di fronte al vampiro per eccellenza Christopher Lee o Un mostro e mezzo in cui sono Franchi e Ingrassia a essere coinvolti in una vicenda che fa il verso a quella di Frankenstein. Oppure, in epoca più recente, il delirante - ma per niente disprezzabile - Fracchia contro Dracula.
La parodia perfetta
Frankenstein Junior è però una cosa del tutto diversa e ha tracciato una strada che pochi altri sono riusciti a percorrere con merito. Un conto è infatti un film comico che riprende stilemi e personaggi di un determinato genere cinematografico e li inserisce all'interno di una struttura semplice - quale generalmente quella della farsa - per trarne spunti comici; tutt'altra cosa è una parodia vera e propria che riprende con rispetto e affetto un film o una serie di film per trarne qualcosa di autonomamente valido e autenticamente spassoso. Lo scopo di Mel Brooks quando realizza Frankenstein Junior è quello di realizzare un omaggio a un cinema che ama - quello della Universal degli anni d'oro dell'horror e in particolare il ciclo di Frankenstein - attraverso la sua bonaria presa in giro. La profonda e perfetta conoscenza del modello permette a Brooks di effettuare dei precisi rimandi cinefili che vanno oltre il richiamo agli aspetti esteriori più noti e banali. Dalla partita di freccette di Il figlio di Frankenstein all'incontro con l'eremita cieco di Frankenstein, sono molte le scene ricreate in modo da mantenerne l'estetica ma riuscendo a mutarne lo spirito con una perfetta scelta dei tempi comici. Che Brooks voglia ricreare il fascino visivo dei film degli anni '30 risulta evidente non solo dalla scelta - decisamente controcorrente - di usare il bianco e nero, ma anche dalla grande cura nelle scenografie spinta sino all'uso di elementi originali impiegati nei vecchi film di Frankenstein, macchinari di laboratorio compresi. Tutto questo crea un'atmosfera ricca e impagabile, ma non soverchia lo spirito comico profuso a piene mani da Brooks e da Gene Wilder in una sceneggiatura vivace e brillantissima. Il regista massimizza l'effetto comico inserendo le gag in un contesto che riprende meticolosamente quello dei film oggetto della parodia, senza essere sbrigativo nei valori estetici. E molte di queste gag sono rimaste proverbiali a testimonianza di una felicità di scrittura assai rara.
Il cast perfetto
Oltre alle qualità di scrittura, di impostazione e di regia (un Mel Brooks mai così sorvegliato e attento), il film ha anche il vantaggio - tipico di quelle situazioni in cui tutto sembra andare per il verso giusto - di un perfetto casting: gli attori sono tutti giusti nei rispettivi ruoli e per alcuni di loro questo risulta "il" ruolo della loro carriera. Questo è senz'altro vero per Marty Feldman, il comico dagli occhi sporgenti, che dipinge un ritratto perfetto di un personaggio, quello di Ygor, che avrebbe potuto facilmente ridursi a macchietta. Nelle mani di Feldman, l'assistente di Frankenstein diventa invece la lunare proiezione di un prototipo ormai consunto, ridandogli vita e significato. Dal Fritz di Dwight Frye (Frankenstein) all'Ygor di Bela Lugosi (Il figlio di Frankenstein), Feldman trae spunto per divertentissimi nonsense che hanno fatto epoca e scuola. Gene Wilder - vero motore alla base dell'esistenza stessa del film - perfeziona la sua recitazione fatta di attese e di finezze, riuscendo a trovare un equilibrio di comicità e ironia che porta il suo stile a livelli di efficacia ancora maggiori delle sue migliori riuscite precedenti (Per favore, non toccate le vecchiette e l'episodio della pecora in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere di Woody Allen). Peter Boyle, robusto caratterista, riesce a trovare il modo di dare sottigliezza e umorismo alla caratterizzazione forse più difficile, quella del mostro di Frankenstein, già ridotto a inerte caricatura in così tanti film da rendere difficile immaginare una nuova dimensione della parodia. Eppure, Boyle ci riesce, dando calore e umanità al mostro e rendendolo motivo di ilarità senza ridurlo a zimbello. Ma anche gli attori dei ruoli minori sono azzeccati. Su tutti, basta ricordare la bravissima Cloris Leachman, nei panni dell'austera e sinistra Frau Blücher che, in una delle gag più note e più assurde del film, causa un nitrito di cavalli ogni volta che viene pronunciato il suo nome.
Un cocktail di intelligenza e umorismo rimasto unico
Molti altri film hanno cercato di sfruttare la scia di Frankenstein Junior per far ridere prendendo in giro i mostri tipici dell'horror, però il cocktail di intelligenza, affetto, umorismo e conoscenza del genere di riferimento di questo film è rimasto unico, probabilmente anche per la fortunata coincidenza dell'incontro di diversi spiriti creativi all'apice della loro brillantezza. Quando, molti anni dopo, Mel Brooks ha ritentato il colpo con l'altro grande mito dell'horror realizzando Dracula morto e contento il risultato è stato ben diverso.
Taxi Driver
continua»
Genere Drammatico, - USA 1976. |
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Frankenstein Junior
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Genere Comico, - USA 1974. |
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Scary Movie 3
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Genere Comico, - USA 2003. |
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Monster's Ball - L'ombra della vita
Genere Drammatico, - USA 2002. |
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Malcolm X
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Genere Drammatico, - USA 1992. |
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| Taxi Driver (1976) | Frankenstein Junior (1974) |