Gli invisibili

Film 2014 | Drammatico, +13 120 min.

Titolo originaleTime Out of Mind
Anno2014
GenereDrammatico,
ProduzioneUSA
Durata120 minuti
Regia diOren Moverman
AttoriRichard Gere, Ben Vereen, Jena Malone, Steve Buscemi, Danielle Brooks, Geraldine Hughes Yul Vazquez, Jeremy Strong, Brian d'Arcy James, Tonye Patano, Colman Domingo, Maria-Christina Oliveras, Victor Pagan, Miranda Bailey, Anjili Pal.
Uscitamercoledì 15 giugno 2016
TagDa vedere 2014
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,08 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Oren Moverman. Un film Da vedere 2014 con Richard Gere, Ben Vereen, Jena Malone, Steve Buscemi, Danielle Brooks, Geraldine Hughes. Cast completo Titolo originale: Time Out of Mind. Genere Drammatico, - USA, 2014, durata 120 minuti. Uscita cinema mercoledì 15 giugno 2016 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,08 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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George è un homeless che non ammette di esserlo. Vaga per la città tra disperati come lui, delinquenti e assistenti sociali poco umani. Al Box Office Usa Gli invisibili ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 108 mila dollari e 19,2 mila dollari nel primo weekend.

Gli invisibili è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,08/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,13
PUBBLICO 3,11
CONSIGLIATO SÌ
Una parabola contemporanea che non abbassa mai lo sguardo e non si concede soluzioni facili.
Recensione di Paola Casella
lunedì 20 ottobre 2014
Recensione di Paola Casella
lunedì 20 ottobre 2014

George è un senzatetto, ma non lo ammette nemmeno con se stesso. La sua esistenza è un'odissea che si consuma nella ricerca di qualcosa da bere e mangiare e di un letto per dormire, in una New York che è il luogo più idoneo a generare e perpetuare l'esistenza di chi si appoggia ad un sistema sociale che assiste ma non aiuta, perché ragiona solo in termini di numeri, scartoffie e gradi di temperatura (sotto una certa soglia, a Manhattan, non si ha diritto a soggiornare in un pronto soccorso, se non si ha di dove andare).
Gli invisibili segue George nella sua perpetua peregrinazione, documentando i suoi incontri con altri disperati come lui, con assistenti sociali ben intenzionati che usano l'ironia e la rassegnazione come lame di coltello, con giovinastri che lanciano oggetti ai barboni e vegani gentili pronti ad offrire un piatto di riso. E con Maggie, la figlia che George ha abbandonato a 12 anni, lasciandola nelle mani della nonna materna mentre lui precipitava giù per la tana del coniglio. La sua favola nera, da quel momento in poi, è quella di Alice nel paese degli orrori, personificazione dell'incubo più condivisibile dei nostri tempi: la perdita di un lavoro, di una casa, e dunque di un'identità.
Che è soprattutto un'identità maschile. La storia di George è infatti inquadrata anche come la messa in crisi di un genere che, soprattutto negli Stati Uniti, ha creduto nel mito del self made man: non a caso l'uomo ripete ossessivamente di essere stato "salvato" da donne gentili, non a caso il suo precipitare è cominciato con la perdita della moglie, non a caso è attraverso la figlia che cerca di ritrovare la strada.
Con Gli invisibili, che è anche il titolo del 30esimo album di Bob Dylan, Oren Moverman conclude la trilogia dedicata alla critica sociale dell'America post 11 settembre cominciata con Oltre le regole -The Messenger e proseguita con Rampart, creando una parabola contemporanea che non abbassa mai lo sguardo e non si concede soluzioni facili. George è un "uomo ri": rifiutato, rilocato, rimpiazzato. La sua vita è un prefisso che nega la sua unicità e sottolinea il suo essere sostituibile, spostabile, facilmente dimenticabile. Il rischio apparentemente incosciente del film - assegnare a Richard Gere, anche produttore, il ruolo del protagonista - è in realtà un saggio investimento in metacinema, prima di tutto perché se un divo come Gere può precipitare in quella voragine di degrado e disistima, significa (simbolicamente parlando) che può capitare ad ognuno di noi. Gere si fa schermo bianco per le nostre paure, scegliendo (volontariamente) una recitazione completamente passiva, una fissità dello sguardo solo occasionalmente reattiva, mai attiva. Nella sua (caratteristica) apatia c'è lo smarrimento esistenziale di un personaggio persino irritante nel suo ostinarsi a vivere nel presente senza iniziare quella risalita a lui accessibile, in quanto bianco, istruito, e di gradevole aspetto.
Di più: Gere presta alla storia, senza alcuna vanità, la sua vecchiaia, i suoi capelli bianchi e il suo inedito fisico rilassato che contrasta con il ricordo indelebile, nell'immaginario collettivo, del suo American gigolò intento a fare flessioni a mezz'aria. Ecco come sono finiti gli anni Ottanta, dice Moverman, il reaganismo edonista e la certezza del benessere: oggi Julian Cole non ha l'armadio pieno di camicie di Armani, ma come in American Gigolò cerca la salvezza attraverso una donna che abbia pietà della sua anima e prenda per mano il suo disorientamento. Un disorientamento che Moverman descrive per immagini spesso inquadrate attraverso quel vetro che divide un qui da un là, ricordandoci costantemente che potremmo essere noi, a trovarci dalla parte "sbagliata". Il mondo che racconta è fatto di superfici riflettenti, in una infinita rifrazione di percorsi umani destinati a perdersi in un altrove incerto.
Allo straniamento dello spettatore contribuisce il sound: nessuna colonna sonora, solo rumori d'ambiente che isolano, distraggono, confondono. Con lentezza talvolta esasperante scivoliamo in quel nulla chiassoso insieme a George, ci risvegliamo in ambienti che non ci appartengono e sottolineano la loro estraneità attraverso l'esperienza sensoriale. Gli invisibili racconta un tempo (anche mentale) interminabile che si consuma in un continuo passaggio fra interno ed esterno, e testimonia la crisi di un paese brancolante fra le macerie di una grande illusione collettiva.

Sei d'accordo con Paola Casella?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

La sua ultima ospite cambia casa e George, 60enne alcolizzato e senza lavoro, bianco, sano e di aspetto gradevole, diventa a poco a poco uno dei molti homeless di NY: girovaga, chiede l'elemosina, si ubriaca, fa la fila alle mense e ai dormitori per i poveri, copula con una barbona, subisce la compagnia di un nero mitomane e logorroico. La sua unica speranza è la figlia barista che però lo rifiuta perché lui l'ha abbandonata a 12 anni. Il 3° LM dell'indipendente Moverman prosegue la cruda dissezione dello sfacelo sociale USA dei primi Duemila: il sogno americano si è trasformato in un incubo. Gli "invisibili" sono le migliaia di sradicati - senza casa, senza lavoro ma soprattutto senza legami affettivi - che pullulano nelle megalopoli. Moverman inquadra spesso George da lontano per rendere l'indifferenza con cui sono guardati dalla gente "normale". Nelle 2 storie complementari - quella della progressiva caduta di George e quella della sua sofferta possibile risalita - l'interpretazione di Gere (che ha anche prodotto il film), basata sulla sottrazione, senza concessioni all'istrionismo, è una delle carte vincenti. C'è in essa un rimando per antitesi, forse intenzionale, al Julian Kay di American gigolo (1980), quando George dichiara che, prima di diventare senzatetto, se l'era cavata facendosi ospitare da donne cui piaceva. George è Julian Kay 35 anni dopo?

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 19 giugno 2016
Maurizio.Meres

Questo film rappresenta quello che vediamo,anzi che facciamo finta di non vedere tutti i giorni,dignità umana calpestata da un destino atroce,malvagio,che non lascia speranza,a chi purtroppo sfortunato nella vita è costretto a vivere in questo mondo. La dignità e la consapevolezza di non essere più se stessi oltrepassa ogni limite di sopportazione,rimane inalterata perché la mente dell'essere umano [...] Vai alla recensione »

mercoledì 6 gennaio 2016
p0vr0

Non è una sceneggiatura originale, ma questo film ha due punti a suo vantaggio : la bravura del regista nell'evitare filtri retorici e nel rendere la narrazione piana e consapevole, forse meno emotiva ma sicuramente più realistica ; la determinazione di Gere nell'interpretazione di un ruolo a cui evidentemente tiene molto, dando l'impressione di usare la finzione scenica per [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 giugno 2016
Flyanto

Un altro ruolo particolare e fortemente drammatico per Richard Gere che, dopo il suo precedente in "Franny" dove interpreta un uomo fortemente dipendente dal vizio del bere, ne "Gli Invisibili" riveste i panni di un individuo che vive alla stregua di un barbone. Egli, non se ne capisce direttamente la motivazione ma si intuisce che la causa scatenante sia stata la morte improvvisa [...] Vai alla recensione »

domenica 9 ottobre 2016
Ashtray_Bliss

Moverman confeziona un film semplice e onesto, mettendo in scena uno dei problemi sociali più importanti al quale girano le spalle istituzioni e persone comuni. Ecco allora che si creano sciami di invisibili, persone che hanno perso tutto e che si ritrovano a barcamenarsi nelle fredde e disumane metropoli, un po' a chiedere carità per strada e un po' a chiedere un posto letto, [...] Vai alla recensione »

sabato 3 ottobre 2015
simo8788

Essendo un film indipendente è un film che generalmente viene svolto da persone ambiziose e molto orgogliose del proprio lavoro. E' un film definito anche sperimentale perché in genere lasciando che sia il regista a curare completamente ogni dettaglio senza che sia seguito dallo studio di produzione, varca lo schema stesso del genere cinematografico d'appartenenza rendendolo più impersonato, alla mente [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 gennaio 2019
ALBERTO PEZZI

FILM ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE. UNO SPECCHIO NUDO E CRUDO DELLA NOSTRA SOCIETA’. OREN MOVERMAN CI FORNISCE UN PICCOLO MA SIGNIFICANTE AFFRESCO DI TUTTO CIO’ CHE CI CIRCONDA, MA CHE PURTROPPO NON VOGLIAMO VEDERE. RICHARD GERE E’ GEORGE, UN UOMO DISPERATO. QUANTI DI NOI SONO DISPERATI?? QUANTI SONO MESSI IN GINOCCHIO DALLA VITA?? TUTTI NOI PRIMA O POI ATTRAVERSIAMO IL DOLORE.

lunedì 15 maggio 2017
Diabolik0

Interessante questa incursione nel mondo dei "clochard", non mi pare che mai altri cineasti  si siano cimentati all'uopo e abbiano affrontato il tema dei "senza fissa dimora"un esercito di invisibili, che non hanno identità,non hanno di che sfamarsi e un giaciglio per dormire,sballottolati tra una burocrazia ottusa e insensibile e una indifferenza assoluta, [...] Vai alla recensione »

sabato 18 febbraio 2017
toty bottalla

Il film narra di un uomo che, dopo aver perduto: lavoro, casa e moglie, si ritrova vagabondo cercando in qualche modo di riavvicinarsi a sua figlia Maggie...Un lavoro ben diretto che ha le sembianze di un true reality, nel raccontare una storia così drammatica e intima, la macchina da presa si tiene a distanza lasciandoci vedere con discrezione gli eventi, bravo Gere che anima il personaggio [...] Vai alla recensione »

domenica 30 ottobre 2016
gianleo67

Cacciato dall'appartamento fatiscente in cui era ospite a causa dello sfratto della sua amica e affittuaria, George si ritrova a vagabondare per le strade di Manhattan passando dalla sala d'aspetto di un grande ospedale ad un affollato dormitorio pubblico, da un banco dei pegni in cui racimolare qualche soldo ad un ufficio dell'assistenza sociale dove riscattare le proprie credenziali, [...] Vai alla recensione »

martedì 21 ottobre 2014
Melvin II

 Il biglietto d’acquistare per “Time out of mind” 3)Di pomeriggio  “Time out of mind” è un film del 2014 scritto e diretto da Oren Moverman con Richard Gere. Basta poco per cadere e ritrovarsi con il “culo a terra”. La crisi economica sta distruggendo la classe media e creando nuovi poveri.

lunedì 21 agosto 2017
Spei00

Grazie a Moverman per questo bel ritratto del mondo dell'aiuto, capace di costruire una morbida barriera per separare l'uomo in carriera da quello fuori. Molti sono i livelli di emarginazione,  non solo il clochard, ma ugualmente per tutti vale la parabola di Moverman, interpretata con maestria da Gère, ovvero c'è solo una persona che ci vuole e ci può capire e [...] Vai alla recensione »

domenica 23 ottobre 2016
g_andrini

La paura del destino accomuna tutti, ognuno teme di finire senza affetti. E' un film che fa riflettere, l'argomento è trattato con intelligenza. Ottima la fotografia, con l'uso delle Alexa sempre più diffuso.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

A poca distanza da "Franny", dove era un miliardario, Richard Gere torna in un ruolo all'opposto di quello. L'anziano George è un homeless che si aggira alla deriva per le strade della New York invernale. Non ha dove dormire; se rimedia qualche soldo, lo beve; quanto a sua figlia Maggie non vuole avere nulla a che fare con lui. Malgrado possa usufruire di alcuni servizi sociali, non possiede la documentazio [...] Vai alla recensione »

Francesco Alò
Il Messaggero

Per le strade di New York si aggira George Hammond (Richard Gere). Sappiamo pochissimo di lui ma nel corso de Gli invisibili impareremo che ha una figlia e forse sapeva suonare molto bene il pianoforte. Ci vuole pazienza per apprezzare un film scorbutico ed enigmatico come il suo protagonista. Anche il regista Oren Moverman (regista di The Messenger e Rampart nonché sceneggiatore raffinato per conto [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Il quotidiano tentativo di tenersi a galla, trovare di che mangiare e dormire: Gli invisibili ci introduce nel mondo dei barboni, ovvero di coloro che per caso, malasorte o scelta autodistruttiva sono finiti ai margini della società civile e non hanno speranza di reintegrarsi. La maggior parte di noi gli sfila indifferente accanto, ma il senzatetto newyorkese del film di Oren Moverman non possiamo [...] Vai alla recensione »

Massimo Bertarelli
Il Giornale

Insolito, toccante dramma sull'emarginazione dei cosiddetti invisibili, come suggerisce l'azzeccato titolo tradotto. Vaga per New York senza meta il depresso George. La barba lunga, un berrettino di lana, lo sguardo perso nel vuoto. Poi ottiene un letto all'ospizio, dove condivide i crucci con un ex jazzista nero: la moglie è morta di cancro e la figlia barista Maggie non vuole più vederlo.

NEWS
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venerdì 10 giugno 2016
 

Richard Gere è in Italia per presentare l'ultimo suo lavoro, Gli Invisibili, e per ricoprire il prestigioso ruolo di Presidente Onorario della Giuria del 62esimo Taormina Film Festival dove, nella serata dell'11 giugno, sarà protagonista dell'iniziativa [...]

GALLERY
lunedì 20 ottobre 2014
 

Al 9° Festival Internazionale del Film di Roma, ieri è stato il giorno di Richard Gere, interprete e produttore di Time Out Of Mind di Oren Moverman. Sul red carpet anche il cast di I milionari di Alessandro Piva (in evidenza, tra gli altri, Francesco [...]

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