Franny

Film 2015 | Drammatico +13 90 min.

Titolo originaleThe Benefactor
Anno2015
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata90 minuti
Regia diAndrew Renzi
AttoriTheo James, Dakota Fanning, Richard Gere, Clarke Peters, Marko Caka, Brian Anthony Wilson Andrea Havens, Maria Breyman, Dennisha Pratt, Erica Cho, Lyssa Roberts, Roy James Wilson, Michael Daisher, Jennifer Butler, Tibor Feldman.
Uscitamercoledì 23 dicembre 2015
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,28 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Andrew Renzi. Un film con Theo James, Dakota Fanning, Richard Gere, Clarke Peters, Marko Caka, Brian Anthony Wilson. Cast completo Titolo originale: The Benefactor. Genere Drammatico - USA, 2015, durata 90 minuti. Uscita cinema mercoledì 23 dicembre 2015 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,28 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un milionario sopra le righe (Richard Gere) si trova costretto a doversi mettere a nudo. In Italia al Box Office Franny ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 1,8 milioni di euro e 999 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato nì!
2,28/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,00
PUBBLICO 1,83
CONSIGLIATO NÌ
Un'opera sul perdono, in cui Richard Gere porta lo spettatore tra i demoni della sua mente.
Recensione di Shaila Risolo
Recensione di Shaila Risolo

Richard Gere è Franny, un milionario filantropico, sopra le righe, senza famiglia, né lavoro, convinto di poter alleviare il suo senso di colpa con i soldi e la morfina. Quando, dopo cinque anni, Olivia (Dakota Fanning) l'unica figlia dei suoi più cari amici tragicamente scomparsi, ritorna nella sua vita, per non perdere anche lei, è costretto a mettere a nudo il suo dolore e le sue debolezze.
Il film è l'opera prima di Andrew Renzi, promettente regista di corti e documentari che per il suo debutto ha centrato in pieno la scelta del suo attore protagonista. Richard Gere. Perché, al di là della sceneggiatura debole, delle mancanze strutturali o di alcune scelte poco convincenti, il nucleo della pellicola è indubbiamente Mister Gere, capace di portare sullo schermo un esilarante miliardario, che demolisce stereotipi e inverte luoghi comuni. Divertente anche nel nome, Franny è uno di quei personaggi a tutto tondo, dove ogni particolare è al servizio del quadro generale. Capelli bianchissimi lasciati crescere nei momenti di depressione, occhi che sono fessure di luce sorridenti e rassicuranti, colorito del volto mutevole in base alle emozioni, foulard al collo per ravvivare e abbellire. Franny è tante cose insieme.
Perseguitato dal ricordo e dal senso di colpa per l'incidente che causò la morte dei suoi amici, è destinato a cercare nel 'dare' un sollievo a questo male che lo tormenta. Ma la generosità non riporta in vita i defunti, né rimargina le ferite. Passati cinque anni da quell'incidente Franny è un uomo solo, di una solitudine rimbombante, annoiato nella stanza d'albergo di lusso dove si lascia vivere, e dove l'unico suono è quello delle lancette dell'orologio. Sarà il trillo gracchiante e improvviso di un telefono a riportarlo al presente, a strapparlo da quella valle di ricordi e dolore dove sono rimasti nella sua memoria i corpi dei suoi amici.
Dopo aver accolto il ritorno di Olivia come un cambiamento radicale nella sua vita, e averle donato tutto il possibile - un lavoro al marito Luke (Theo James) nell'ospedale di sua proprietà e una casa fuori città - , la sua scorta di morfina inizia a vacillare e così il suo temperamento. Costretto a vagare per ospedali e farmacie per procurarsi una nuova dose, Franny inizia lentamente a mostrare la sua vera natura. Renzi avanza sulla lama sottile del thriller, facendo trapelare fin dal principio il dubbio che lo zio Paperone di Philadephia indossi una maschera misteriosa. Solo quando la lama è utilizzata disperatamente dal protagonista per procurarsi una ferita, la dimensione del dramma di Franny perde il controllo e si mette al centro della narrazione. Franny passa dalla Rolls Royce ai mezzi pubblici, dai sorrisi amorevoli alle crisi d'astinenza, dallo smoking al maglione bianco macchiato di sangue.
Mentre la vita diventa una lotta fra il cedere e il resistere, ammettere o negare, lottare o soccombere, Richard Gere dimostra una forza e una capacità interpretativa in grado di portare lo spettatore giù fra i demoni della sua mente e i fantasmi del suo cuore. La leva emotiva è attivata dal suo viso, dai suoi occhi, dalla sua voce fioca e dalle mani tremanti. La fisicità trasmette in piccolissimi dettagli la sofferenza dell'astinenza, quell'urlo interiore che fa strappare i capelli, uscire in pigiama e tremare d'estate. È un lavoro delicato, il risultato di una carriera lunga, di un incedere degli anni affrontato consapevolmente. Il film è anche un'opera sul perdono, sulla redenzione: quando le scuse mancate sono ormai impronunciabili e il bisogno di assoluzione perseguita e non fa dormire. Per questo Gere è un'anima dantesca senza quiete, condannata all'eterno vagare. Fin quando, come la primavera a novembre, la vita tornerà a sorridere, ancora una volta all'improvviso. È nel viso sereno di chi è appena arrivato sulla Terra da chissà quale mondo lontano, che si nasconde una dolce possibilità di consolazione, un bisbiglio di assoluzione e forse anche una dose di autentica pace.

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FRANNY
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 29 dicembre 2015
Sabrinad

Il film è complessivamente da non vedere a meno che, veramente, non si abbiano altre alternative. Il protagonista è Franny (Richard Gere) filantropo milionario. La sua principale attività nella vita è fare beneficenza, crogiolarsi nei sensi di colpa per aver perduto i suoi più cari amici (i genitori di Dakota Fanning) ed intromettersi nella vita di coppia della loro giovane figlia in dolce attesa, [...] Vai alla recensione »

lunedì 11 gennaio 2016
Flyanto

Franny è il nome del personaggio che Richard Gere interpreta nella sua omonima pellicola e tale personaggio risulta quanto mai particolare e stravagante.  Egli infatti è un ricco filantropo che ha dedicato e dedica la propria esistenza ad opere di beneficenza e di aiuto al prossimo. Quando viene contattato dalla figlia giovane, appena sposata e con un figlio in arrivo, di [...] Vai alla recensione »

giovedì 31 dicembre 2015
Laura Pica

Protagonista sgradevole,film altrettanto sgradevole.Da evitare.

sabato 26 dicembre 2015
no_data

film molto brutto, trama molto mediocre, una grande delusione.

lunedì 4 gennaio 2016
Iris2016

Sceneggiatura decisamente debole, trama-truffa perchè non c'è nessun segreto da svelare, una Dakota Fanning in una parte tanto scialba da risultare irritante. Si salva solo la recitazione di Gere. Per il resto è un film di quelli che all'uscita ti lasciano come sei entrata. Anzi, pure irritata per aver trascorso tempo inutilmente.

mercoledì 20 gennaio 2016
pier delmonte

Un Richard Gere che se la canta e se la suona (in effetti canta pure nel film!), solo lui e piccole comparsette che lo circondano, l’idea del benefattore e’ consolatoria ma il personaggio e’ costruito male, la trama e’ sconnessa, i dialoghi insignificanti. Franny…. Ma franny il piacere, va

venerdì 1 gennaio 2016
no_data

Un miliardario filantropo che non volendo formarsi una famiglia propria si installa, di fatto, in quella del suo migliore amico. Quando questi e la moglie muoiono in un incidente stradale lui, che si ritiene responsabile dell'incidente, cade in una profonda depressione e diventa morfinomane. Anni dopo, il ritorno della figlia dei suoi defunti amici, ora cresciuta, sposata e incinta, lo risveglierà [...] Vai alla recensione »

martedì 29 dicembre 2015
Xerox

...(grandissima fan, e temo invaghita di Gere), minacciava di non farmi la pasta al forno per le Feste, se non la portavo a vedere Richard, e io, allora, di buzzo buono, l'ho portata a vedere Franny. Mah! Devo dire la verità che Gere piace anche a me... E' una persona che stimo nella sua interezza... Franny, in sostanza, è un film su di lui... Tutti gli altri personaggi sono nella sua ombra, ma la [...] Vai alla recensione »

sabato 23 gennaio 2016
astromelia

beh,chi si aspetta gere dell'american gigolò si sbaglia,molti anni dopo l'attore si cimenta in ruoli caratteriali stereotipati vedi autumn in new york,la frode ecc,credo che non si possa accettare più di così da lui e mi pare che qui tenti di dare il meglio,comunque un film/commedia godibile,senza mordente è vero,ma neanche da stroncare,il resto del cast giunge al seguito senza fasti....

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Melenso, irritante melodramma immerso tra Lacrime e foglie d'autunno. Il milionario filantropo Franny vive da eremita nella grande villa. Dopo cinque anni è afflitto dai sensi di colpa per aver causato la morte dei suoi due più cari amici. Ed ecco Olivia, La figlia dei defunti, in attesa di un bebè. Accadrà qualcosa? No. Richard Gere inalbera la faccia più mesta.

Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Narciso, invadente di generosità e morfinomane. Questo è Franny, 60enne miliardario arrivato dal nulla che muta in folle drogato in seguito a un incidente di cui si sente responsabile e che è costato la vita ai suoi migliori amici. Per attenuare l'atroce senso di colpa si dedica anima e corpo alla loro figlia, sposata e incinta, a cui è profondamente legato.

Valerio Caprara
Il Mattino

Richard Gere, ahi. È cosa buona e giusta consentire con gli spettatori che idolatrano il divo, ma purtroppo la missione diventa pressoché impossibile con film come «Franny» («TheBenefactor»). La cui imbarazzante bruttezza non può essere neppure accollata unicamente a sceneggiatura e regia, ma riguarda anche la prestazione sopratutte le righe possibili del fascinoso protagonista.

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Dà il titolo al film il nome di un tale (Richard Gere) che l'ambiguo antefatto ci mostra in compagnia di una coppia di amici che il protagonista, generoso finanziatore di un ospedale di cui ha messo l'amico medico a capo, tratta con travolgente entusiasmo. L'antefatto si conclude con un tragico incidente. Anni e anni dopo Franny, supermiliardario (ma non sapremo mai come lo è diventato) che vive da [...] Vai alla recensione »

Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Trascinandosi un senso di colpa insopportabile, il ricco, eccentrico e morfinomane Franny, proprietario tra l'altro d'un ospedale, irrompe nella vita della figlia di due amici deceduti in un incidente e cerca di pilotarla con intrusivi aiuti in lavoro e denaro, verso ciò che reputa il bene. In realtà cerca un perdono. È possibile che, nello stesso film, un personaggio pieno di energia ed esuberanti [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Franny veste in modo strano e porta barba e capelli troppo lunghi per la sua età. Franny abita in una casa che sembra un museo e guida lussuose auto d'epoca, ma ostenta modi camerateschi e uno stile di vita disinvolto. Franny ha passato la sessantina ma non ha una famiglia, non ha una donna, non ha un lavoro. Eppure si muove a Philadelphia e dintorni come se tutto ciò che ha intorno fosse suo - e forse [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Una volta il classico delle festività era il dickensiano Il racconto di Natale, storia di redenzione di un ricco avaraccio. Ora da noi esce Franny, storia di redenzione del multimilionario del titolo che, spendaccione e filantropo qual è, sembra l'esatto opposto di Scrooge. Eppure i due personaggi sono afflitti da un medesimo malessere esistenziale: una profonda solitudine, l'incapacità di intrattenere [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Richard Gere invecchia, eppure non ha ancora settant'anni. All'inizio del film scritto e diretto da un esordiente di Philadelphia, Andrew Renzi, sembra addirittura arrivarci dall'età della pietra. Capelli lunghi oltre le spalle, barbone e baffoni tutti bianchi. Poi sapendo che, come personaggio, viene a fargli visita la figlia di suoi amici carissimi, si fa scorciare le chiome che restano comunque [...] Vai alla recensione »

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