Lisbon Story

Film 1995 | Commedia, +16 105 min.

Regia di Wim Wenders. Un film Da vedere 1995 con Rudiger Vogler, Patrick Bauchau, Vasco Sequeira, Canto e Castro, Viriato Jose da Silva. Cast completo Genere Commedia, - Germania, Portogallo, 1995, durata 105 minuti. Uscita cinema lunedì 22 giugno 2026 distribuito da CG Entertainment. Oggi tra i film al cinema in 3 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,81 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 16 giugno 2026

Philip, tecnico del suono, risponde a un misterioso messaggio di un suo vecchio amico regista e parte da Parigi per Lisbona. Lisbon Story è 86° in classifica al Box Office. sabato 4 luglio ha incassato € 208,00 e registrato 273 presenze in totale.

Consigliato assolutamente sì!
3,81/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 3,63
CONSIGLIATO SÌ
Un film nel film, in cui Wenders torna a riflettere sul senso della sua professione.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 16 giugno 2026
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 16 giugno 2026

Philip Winter, tecnico del suono, riceve una lettera dall'amico regista Fritz Monroe che gli chiede di raggiungerlo a Lisbona per aiutarlo a finire il film che sta girando. Giunto nella capitale portoghese Philip non vi trova l'amico che sembra essere scomparso. Nell'attesa gira per la città registrando suoni da accoppiare alle immagini che Fritz ha già girato e che si trovano nel suo ampio appartamento.

Wenders torna a riflettere, con una maggiore leggerezza, sul senso del lavoro che si è scelto: il regista.

Lo aveva già fatto con Lo stato delle cose nel 1982 e tornerà a farlo in futuro ma qui il livello teorico si fonde con la narrazione delle vicende di un protagonista il cui focus risiede nel sentire e nel trovare ciò che aiuta a vedere meglio. A marcare l'intero percorso troviamo un duplice omaggio a Federico Fellini. Nella sequenza di apertura, in mezzo alla posta che Philip riceve, vediamo la prima pagina del settimanale Wochenpost con il titolo "Ciao Federico!" che è un chiaro riferimento alla scomparsa del regista. Nel finale troviamo la stessa scritta presente sulla parete di una stanza nella casa di Fritz Monroe.

Il film poteva ridursi ad essere un documentario di occasione. È infatti il produttore Paulo Branco ad invitare Wenders nella capitale lusitana in occasione della nomina della città a capitale europea della cultura. Ma Wim ha già girato Tokyo-ga e vuole trovare una nuova forma di scrittura intorno a una città.
L'idea di partenza è quella, deja vu, del film che non sta andando avanti (e qui torna Federico con il suo 8 e ½) e tutta la prima parte si presenta come una sorta di sospensione, uno stato di attesa che viene reso più dolce dalla presenza di Teresa, cantante dei Madredeus, che attira l'attenzione di Philip ma poi parte con il gruppo in tournée.

Nel 1982 erano due concezioni del fare cinema che si confrontavano: da un lato la visione europea e dall'altro quella made in Usa. Qui invece domina il timore della perdita di senso della professione a causa della progressiva invasione delle nuove tecnologie che rischiano di metterne addirittura in discussione la possibilità di continuare ad esistere. Il quesito si presenta (e oggi è forse ancora più cogente) in maniera chiara. Deve prevalere, nell'oceano di immagini che ci travolge ad ondate sempre più invasive, una visione pessimistica che spinga a lasciar perdere tutto o invece è necessario che gli autori si sentano coinvolti nella necessità di prendere posizione e fare propria una precisa assunzione di responsabilità?
Con l'aiuto della bellezza della città, con quello dei suoni che la innervano e anche del Maestro De Oliveira che fa una sua apparizione con un cameo role, si può pensare che per la settima arte ci sia ancora un futuro.

Un film nel film, con un profilo altissimo di regia.

Philip (Vogler), tecnico del suono, risponde a un misterioso messaggio di un suo vecchio amico regista e parte da Parigi per Lisbona. Ma, giunto in città, non ha notizie dell'amico. Dopo qualche giorno passato nella sua casa, trova del materiale girato e inizia a lavorarci. Gira per la città a cercare suoni. Incontra la dolce cantante dei Madredeus (è il momento più bello del film). Quando trova finalmente l'amico, questi è in preda a una grottesca ossessione: ha ripreso centinaia di ore di pellicola, puntando la macchina dietro le spalle, per non vedere le immagini, e lasciarle incontaminate. Philip lo riporta con i piedi per terra, gli corregge filosofia e obiettivi. I due gireranno un film "normale" guardando le immagini. Insieme a Smoke è il titolo più importante del 1995. Profilo altissimo di regia, con quelle doti in più che hanno i fuoriclasse come Wenders, forse il massimo autore contemporaneo. Viene riproposto nel ruolo del regista grottesco lo stesso personaggio di un vecchio film di Wenders, Lo stato delle cose. Temi dunque che tornano e ritornano. L'autore tedesco non rinuncia ai suoi discorsi sul senso della vita, sempre tradotto dalla storia di un film nel film, che è forse l'unico limite del "maestro". A suggello di questo concetto, l'intervento del vecchio regista portoghese Oliveira, che detta le regole decisive sullo stile e sull'arte. Un film anche ottimista, in questo senso dunque nuovo rispetto al solito rigore drammatico. Nei titoli di testa il regista non dimentica una citazione per Fellini.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 9 dicembre 2010
mario_platonov

Lisbon story unisce l’amore per il cinema al racconto di una città. Ma non è la Lisbona turistica quella ripresa dall’occhio di Wenders: il regista ci offre i vicoli, le scalinate che si arrampicano sulle colline, le brutte periferie con la polvere e i panni stesi ad asciugare, i rumori e la musica che convivono alla perfezione con il silenzio.

Frasi
"Le immagini non sono più quelle di un tempo. Impossibili fidarsi di loro, lo sappiamo tutti, lo sai anche tu. Mentre noi crescevamo le immagini erano narratrici di storie e rivelatrici di cose. Ora sono tutte in vendita, con le loro storie e la loro prose. Sono cambiate sotto i nostri occhi, non sanno più come dimostrare nulla, hanno dimenticato tutto, le immagini vengono svendute aldilà del mondo Winter e con grossi sconti!"
Una frase di Friedrich Monroe (Patrick Bauchau)
dal film Lisbon Story - a cura di federica
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Cartoline da Lisbona: le firma Wim Wenders, il regista tedesco che, dopo essere stato per lungo tempo uno degli autori più originali - e copiati - del cinema contemporaneo, sembra da qualche tempo dibattersi in una profonda crisi. Lisbon Story dà segnali di guarigione? Forse sì complice la bellezza della straordinaria capitale portoghese: se la storia zoppica, se le citazioni abbondano, se la noia [...] Vai alla recensione »

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