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Franco NeroAspettando il NeroNome: Francesco Sparanero71 anni, 23 Novembre 1941 (Sagittario), Bedonia (Italia) |
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![]() Voi mi state dicendo a vostro modo che non parlate perché gli assassini sono ancora in libertà. Ma gli assassini sono in libertà perché voi non parlate.
dal film Il giorno della civetta (1968)
Franco Nero è Il capitano Bellodi
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Nel panorama cinematografico italiano Franco Nero è uno degli interpreti più originali, anzi oseremo dire surreali. Aggettivo che prendiamo in prestito alla luce di uno dei registi che l'ha diretto nella sua lunga e fortunata carriera: Luis Buñuel.
Attore dalla professionalità eccellente, è stato anche un impagabile protagonista dello spaghetti western italiano - chi non ha seguito le avventure di Django sul grande schermo? -, quindi libero da schemi e da pregiudizi, ha appassionato grandi e piccoli con i suoi intensi occhi blu, attraversando il cinema nel più ampio dei modi, dai grandi autori alle pellicole di serie B, ma sempre con estrema competenza.
La vocazione per la recitazione
Figlio di un poliziotto, dopo essersi diplomato in Ragioneria, si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio, ma prestissimo sceglie di interrompere gli studi per seguire dei corsi di recitazione presso il Piccolo Teatro di Milano. Da Milano si sposta poi a Roma, dove spera di ottenere qualche scrittura come attore cinematografico ma, al contrario, non gli offrono che contratti per apparire in fotoromanzi.
Almeno fino a quando la sua bellezza, e soprattutto i suoi profondi occhi blu, non colpiscono John Huston che si trovava a Cinecittà per girare un film. È la fine della sua carriera da pittore e fotografo - mestieri con i quali principalmente si guadagnava da vivere - e l'inizio di quella di attore.
Una brillante carriera
Il suo debutto avviene nel 1962 con Pelle viva di Giuseppe Fina, accanto a Elsa Martinelli, poi - a volte con il nome di Frank Nero - comincerà a imporsi nelle pellicole di Antonio Margheriti, Florestano Vancini, Pasquale Squitieri, Enzo Girolami Castellari, Sergio Corbucci e Carlo Lizzani.
In brevissimo tempo, esplora tutti i generi dei B movie italiani: dalla fantascienza alle commedie, dai thriller mafiosi ai poliziotteschi, dalle pellicole d'avventura a quelle che andranno a finire nei grindhouse, con una particolare propensione per gli spaghetti western, dove assumerà di volta in volta ruoli e nomi da pistolero come quelli di: Charley Garvey, Burt Sullivan, Tom Corbett, Don José, Yodlaf Peterson, Dmitri Vassilovvich Orlowsky, Johnny Ears, Onion Stark, ma soprattutto Django.
I film d'autore, il decollo di un attore
Nel 1965, arriva il salto di qualità: Antonio Pietrangeli lo inserirà in Io la conoscevo bene con Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli, mentre l'anno successivo sarà accanto a Claudio Gora in Gli uomini dal passo pesante. Ritroverà poi Gora in ben due pellicole di Damiano Damiani: Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica (1971) e Perché si uccide un magistrato(1974). Da Lucio Fulci passa finalmente a John Huston che lo inserirà ne La Bibbia (1966), con Peter O'Toole e Ava Gardner, nel ruolo di Abele.
Una compagna per la vita e tanti film condivisi
Poi arriva l'amore, ma non un amore qualsiasi. Franco Nero perde la testa per una giovane e famosa attrice inglese che ha lavorato con lui sul set di Camelot (1967) e che altri non è che Vanessa Redgrave. Grazie a quel film non solo Nero riceve la sua prima e unica nomination ai Golden Globe come miglior promessa maschile per il ruolo di Lancillotto, ma instaura con la Redgrave un'unione sentimentale che durerà anni e anni, coronata dalla nascita di un figlio, il regista Carlo Gabriel Nero.
I film con la Redgrave sono tantissimi: dal drammatico Un tranquillo posto di campagna (1968) di Elio Petri a Diceria dell'untore (1990), dai film di Tinto Brass Dropout (1970) e La vacanza (1971), a La giovinezza di Caterina (1991) fino al film diretto dal loro unicogenito L'escluso (2000) e a Mirka (2000) con Gérard Depardieu. È palese che l'unione con la Redgrave porti nella carriera di Nero un influsso benefico, soprattutto a livello lavorativo. Le proposte per nuovi film aumentano vertiginosamente: Gianfranco Mingozzi lo affianca a Charlotte Rampling per Sequestro di persona (1967) e ha persino l'occasione di lavorare accanto all'iracondo Klaus Kinski ne L'uomo, l'orgoglio, la vendetta (1967).
I premi, i colleghi internazionali, la tv
Nel 1968 arriva ad aggiudicarsi un David di Donatello per la sua interpretazione ne Il giorno della civetta e, l'anno successivo, divide con Yul Brynner e Orson Welles il set de La battaglia della Neretva (1969).
Grazie alle fortunate produzioni internazionali europee riesce ad accaparrarsi il ruolo del pittore amante di Catherine Deneuve in Tristana (1970) di Luis Buñuel, ma anche quello di Matteotti ne Il delitto Matteotti (1973) con Vittorio De Sica. Così facendo, arricchisce la sua carriera di titoli come: Mussolini ultimo atto (1974), con Rod Steiger e Henry Fonda; Gente di rispetto (1975), ancora con Gora e James Mason; 21 ore a Monaco (1976), con Wiliam Holden; Marcia trionfale (1976) di Marco Bellocchio; Profezia di un delitto (1976), con Stefania Sandrelli e, infine, Forza 10 da Navarone (1978) con Harrison Ford.
Cominciano anche le incursioni nel piccolo schermo, centellinate e in prevalenza dirette verso film tv come: The Pirate (1978) con Christopher Lee - che lo affiancherà anche ne La salamandra (1981) e The Girl (1986) - o la miniserie Le rose di Danzica (1981). Dopo Stridulum (1978) con Glenn Ford, John Huston e Sam Peckinpah, stringe una cordiale amicizia con il regista Rainer Werner Fassbinder che lo vorrà accanto a Jeanne Moreau nella sua ultima pellicola Querelle De Brest (1982, nel ruolo del capitano innamorato del marinaio Querelle), anche se immediatamente dopo se lo ritroverà compagno di set, ma come attore, ne Kamikaze 1989 (1982).
Mettendo un po' da parte il cinema che sembra averlo leggermente dimenticato (almeno quello italiano, infatti si moltiplicano le apparizioni nel cinema tedesco), si presta per serie tv - anche straniere - come Wagner (1983) con Richard Burton e Laurence Olivier, The Last Days of Pompeii (1984) con Ernest Borgnine, Garibaldi il Generale (1987, nel ruolo dell'eroe dei due mondi) e I promessi sposi (1989) nella parte di Fra' Cristoforo, accanto ad Alberto Sordi e Burt Lancaster.
È il 1985, quando recita il ruolo di Falco nella pellicola Il pentito con Max von Sydow (con il quale girerà anche ne L'inchiesta, 2006) ed è invece il 1988, quando avrà l'occasione di recitare accanto a Elizabeth Taylor e Philippe Noiret ne Il giovane Toscanini. Va meno bene Magdalene (1989) con Nastassja Kinski, ma del resto, con l'aumento della sua età diminuiscono le possibilità di essere protagonista di una pellicola e Nero, pur di lavorare, accetta anche mediocri prodotti televisivi come: i film tv Un altare per la patria (1986), Oggi ho vinto anch'io (1989) e Il magistrato (1989).
Hollywood lo reclama
Con gli anni Novanta, inaspettatamente, è Hollywood a richiamarlo fra le sue fila, chiedendogli di ricoprire una piccola parte nell'action movie Die Hard 2 - 58 minuti per morire (1990) con Bruce Willis. Nero accetta e ritorna sul grande schermo anche in pellicole come Fratelli e sorelle (1992) di Pupi Avati e From Time to Time (1992) ancora con Depardieu. Nel frattempo, continua a accumulare presenze nel tubo catodico: riprende con i film tv grazie a Azzurro profondo (1993), Nemici intimi (1994), La Bibbia - David (1997), Bella Mafia (1997, con la Redgrave e la Kinski) e con le miniserie come Desideria e l'anello del drago (1994), Il ritorno di Sandokan (1996), La Sacra famiglia (2006), Deserto di fuoco (1997, con Vittorio Gassman), Nessuno escluso (1997), Il tesoro di Damasco (1998), Gli angeli dell'isola verde (2001) e Crociati (2001).
Inaspettatamente nel 2001, vince anche il disco d'oro con il brano "Girotondo Rap" scritto ed eseguito con Dj Roberto Onori, il cui incasso andò alla fondazione Don Bosco di Tivoli e, sempre improvvisamente, si lancia anche nella carriera di regista, firmando la sua opera prima Forever Blues (2005), tratto da un testo teatrale di Enrico Bernard e con Minnie Minoprio. Ma torna poi repentino alla recitazione sul grande schermo con l'ex divo di Miami Vice Don Johnson in Bastardi (2008).
Il ritorno in Italia
Il 2011 è l'anno del film drammatico Rasputin, nel quale recita accanto a Francesco Cabras e Daniele Savoca, per la regia di Louis Nero.
Interprete personale e intimo, dalla carriera palesemente variegata, il suo nome ha un luogo immediatamente riconoscibile nell'immaginario collettivo cinematografico di tutti noi. Da perfetto maschio mozzafiato e sfrenato quando ha una pistola in mano a eroe odierno che ha un po' dimenticato di essere stato uno sciupafemmine e si lascia gustare per altri piaceri.
David di Donatello 1968
Caro Farinotti,
Le sono grato per il succo della Sua lettera che da un lato mi ristora, dall'altro mi fa sentire un vecchio dinosauro che va cercando un'erba che forse non esiste più. Quando giro per il mondo, e ciò succede spesso, la prima cosa che mi si chiede è "come va il cinema italiano signor Nero?". Da quarant'anni un tormentone, quasi fossi il medico che l'ha in cura. Si comincia immancabilmente con La dolce vita per finire, quasi sempre, con "le biciclette" di De Sica. Questo poteva succedere con un tassista di Belgrado o con un portiere d'albergo di Valencia, su un volo delle linee slovacche o in un pub di Caracas. Una cosa è certa, i film italiani degli ultimi decenni che si conoscono all'estero sono tre, Tre! Io parlo della gente qualunque, non dei cinefili. "Un popolo ha una cinematografia importante quando la si vede all'estero", me l'ha insegnato Cristaldi, l'ultimo vero produttore italiano, uno dei pochi che ogni volta metteva i soldi e correva il rischio di perderli. Quali sono questi film? Nuovo Cinema Paradiso, Il Postino e La vita è bella. Il resto della produzione nazionale? Fuochi d'artificio casarecci che già a Chiasso hanno perso ogni fragore. Il Cinema italiano da quando è ostaggio delle reti televisive è diventato un clan per i soliti noti, fortuitamente capaci di cose egregie, come le ciambelle che ogni tanto escono senza buco, provetti maestri di cose inutili. Io stesso di quest'ultime ne ho fatte tante, senza mai sottrarmi, ma a mie spese e per incoraggiare giovani che altrimenti sarebbero morti nell'attesa di incontrarsi con un funzionario sulla cui lapide, ci scommetto, farà scrivere "in riunione".
Il Cinema italiano ha succhiato per trent'anni da due sole tette, quella del Ministero e dall'antenna della Rai. La prima ha chiuso il rubinetto dopo che ci hanno ciucciato un po' tutti; alla seconda si sono appiccicati i soliti "abbonati" ma il latte è sempre quello. Io comunque sono un privilegiato, ho altre tette in giro per il mondo... Nella mia carriera finora mi hanno chiamato per interpretare trenta eroi di trenta nazionalità diverse, devo dire che da qualche tempo mi sono un po' stufato di sentire la domanda : "come va il cinema italiano signor Nero?" così anziché dire "mi deprime", come è solito invece confessare il mio amico Tarantino (che mi ha invitato il 31 a Venezia per un party in suo onore a porte quasi chiuse), lascio cadere il sipario affidando a Vanessa un sorriso cortese.
Cordialmente, Franco Nero
Ps: Per quanto riguarda il film western a cui fa cenno, non è stato ancora fatto perché a dire degli "antennisti" il western appartiene ad un genere tramontato in Italia; ma non demordo, penso di avere ancora qualche interlocutore oltre Chiasso.
Caro signor Nero,
le dico che sono molto felice per lei, per questo momento che le è così favorevole. Alludo ai suoi due ultimi impegni: Angelus Hiroshimae, che sarà presentato a Venezia, soprattutto a Letters to Juliet, in uscita nelle sale. Di "Letters" conosco la storia e ho visto il trailer. Lei arriva a cavallo verso il suo grande amore perduto (e ritrovato), Vanessa Redgrave. Vi incontrate e lei la guarda proprio come Lancillotto guardava Ginevra in quel Camelot, quando vi siete conosciuti. Correva il 1967. Le dico, Franco, che lei non è mai banale, protagonista di una realtà che è meglio di una fiction.
Ci conosciamo abbastanza bene, lei conosce le mie idee riferite al cinema italiano e al cinema di Franco Nero. Un piccolo promemoria comunque. Lei ha dato corpo e volto a Lancillotto, appunto, a Django, al partigiano Valerio giustiziere del Duce, a Matteotti, Garibaldi, fra' Cristoforo, a quel John Reed che seguiva le rivoluzioni e che poi ha ripreso Warren Beatty, ha fatto il capitano dei carabinieri nel Giorno della civetta, da Sciascia. È stato scelto da artisti come Fassbinder e Buñuel. Insomma dati oggettivi che la accreditano come grande attore. Una volta a Venezia, ho incrociato Tarantino, gli ho chiesto cosa gli piacesse del cinema italiano, mi ha risposto "Franco Nero". E Tarantino è uno certamente inserito nel cinema contemporaneo.
Il punto è questo: quando il cinema italiano è cambiato, peggiorando, perché lei si è sottratto? Si facevano dei brutti film ma almeno avremmo avuto un attore con appeal e bravura. O forse non si è sottratto, c'era poco spazio per i ruoli alla Nero, per l'appeal e per l'eroe. Dico che era un peccato, e credo che lei condivida. Certo, questo stato del nostro cinema le ha dato modo di diventare primatista del mondo per numero paesi che hanno prodotto i suoi film.
Ricordo che qualche anno fa la Commissione consultiva, del Ministero, approvò una sua sceneggiatura per un western. Ricordo che c'erano grandi nomi, come Michey Rourke, Jon Voight, lo stesso Tarantino, e altri. Perché il film non è stato fatto? Posso tentare una mia lettura: perché il western raccontava vicende semplici e buone, non c'erano trans, spinelli e straniere che vengono a prostituirsi nel nostro paese.
Il mio auspicio è che su questo nuovo abbrivio, doppiamente importante, per qualità e popolarità, lei si faccia valere coi produttori che prevalgono adesso. Certo, non è più un ragazzino, ma lo slancio, la qualità, le iridi, sono quelle di un cinquantenne in ottima forma. Trovi modo di imporsi, il nostro cinema, quasi sempre triste e depresso, con modelli quasi sempre senza fascino, ha bisogno almeno di un eroe.
Un saluto, suo Pino Farinotti
Mercoledì 23 lo Spazio Oberdan di Milano ospiterà Franco Nero. L'occasione è la presentazione dell'ultimo film di cui è protagonista, Angelus Hiroshimae, più che occasione, è pretesto. Sarà l'attore al centro dell'attenzione. Un'attenzione che Franco Nero certamente merita. Per molte ragioni. Voglio esordire con una citazione nobile. In Viale del tramonto Joe Gillis (William Holden) dice a Norma Desmond (Gloria Swanson) "io vi conosco, siete Norma Desmond. Eravate grande". L'anziana diva solleva il sopracciglio e solenne risponde "io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo." La partenza è un po' enfatica, ma visto che di cinema trattasi, voglio trasferire il concetto a Franco Nero. Negli anni Ottanta, quando certi codici del cinema italiano vennero rivisti, Nero era davvero "troppo grande" per quel cinema. Da quel momento l'attore è diventato una sorta di primatista mondiale delle produzioni. Ha girato in una trentina di Paesi. Scelto da alcuni dei massimi maestri del mondo, come Fassbinder, Buñuel e Chabrol. In America è adorato. Uno dei suoi più grandi fans è Quentin Tarantino che recentemente, a New York, in occasione della prima mondiale di Angelus Hiroshimae ha detto che se non ci fosse stato Nero non ci sarebbe stato Tarantino. Il regista di Pulp Fiction ha forse un po' sospinto il concetto, ma è vero che Nero ha percorso anche quel cinema italiano di "sottogeneri" del quale si intravvedono precisi segnali nel percorso di Tarantino.
F ranco Nero ha presentato in anteprima a Hollywood l'ultimo film di cui è protagonista, Angelus Hiroshimae. "È il mio ruolo più estremo, quello che amo di più, per molte ragioni" ha dichiarato. Le "ragioni" ci sono davvero, artistiche e personali, dolorose. Ma prima di scrivere del suo "Angelus" è doveroso un promemoria di Franco Nero.
Biografia
Una sua biografia termina con questa frase: "l'attore è stato diretto da molti registi importanti del cinema italiano, ma anche da artisti come Buñuel e Fassbinder. Il talento di Franco Nero è stato abbondantemente riconosciuto e legittimato" .
Dico che l'ultima affermazione è impropria: il talento è stato riconosciuto, ma non abbastanza. Nel novembre dell'anno prossimo Nero compirà settant'anni. Certo, ha fatto molto. Era un divo a 25 anni. Ma quando avrebbe potuto dare il meglio, negli anni '80/'90 il cinema gli si è sottratto, non lo ha ignorato, ma non gli ha concesso ciò che avrebbe dovuto. Perché il cinema italiano era cambiato, impegnato a rincorrere il sociale e la politica. Dedito a trasfigurare alcuni dei codici che sono indispensabili al cinema, ne sono il cuore e la testa: l'eroe, il buono che prevale sul cattivo, il modello in cui ci si può identificare, dunque migliore di noi e con maggiore appeal. E poi naturalmente le storie: i sentimenti diventavano banali, i genitori dovevano essere cattivi, il diverso era sempre migliore di te, se non ti facevi almeno uno spinello diventavi uno sospetto. E poi si dileguavano i generi. I nuovi protagonisti si chiamavano, fra gli altri, Orlando, Lo Cascio, Fantastichini, Amendola, e più tardi Marcoré, Bisio, De Luigi. Modelli di un cinema provinciale e modesto che avrebbe allontanato il pubblico, quasi azzerato l'esportazione, e che sarebbe stato ignorato dai grandi Premi. Certo non era più il cinema di Nero, di un divo, di un eroe. La sua faccia internazionale e nobile, il suo appeal, i suoi occhi brillanti come alogene azzurre, non servivano più.
Eccezionalmente ambientata nella Biblioteca Angelica (attigua alla basilica di Sant'Agostino a Roma), la conferenza di Sant'Agostino, la fiction in onda su Rai Uno domenica 31 gennaio e lunedì 1 febbraio, realizzata con un cast e una produzione internazionali (Rai Fiction, LuxVide, Eos Entertainment, Rai Trade, Grupa Filmowa Baltmedia), per la regia di Christian Duguay. Un grande onore presentare questo film, esordisce il direttore Del Noce, che si inserisce nel "filone impegnato" cui la Rai punta da un po' di tempo (il film su Anna Frank di mercoledì 27 gennaio ha ottenuto il 27% di share). Agostino, il più grande filosofo dell'umanità, oltre che un santo; una vicenda emblematica di un uomo che riuscì a trasformare una vita da intellettuale a spirituale. Presentata a Papa Benedetto XVI, lo scorso settembre nella residenza di Castel Gandolfo, a dimostrazione di come, anche attraverso la televisione, si possa trattare una storia così profonda, lo stesso ha commentato che se suo padre, filosofo, fosse stato vivo, sarebbe stato fiero di questa realizzazione televisiva. Una scelta, quindi, coraggiosa e difficile di cui la rete va fiera chiosa Del Noce. Presente il presidente della Lux, Ettore Bernabei, insieme ai figli Luca e Matilde, che ha parlato di un'opera di divulgazione popolare, trattandosi di un personaggio eminente della cultura universale. Egli ha aggiunto che questa fiction non solo ha il merito di far conoscere un'epoca della storia dell'umanità, ma anche il percorso di un uomo che avrebbe potuto vivere ai nostri giorni. Ci sono, infatti, nella sua vicenda le esperienze di tanti uomini e donne, soprattutto quella di incamminarsi nella via tormentata del successo personale e del potere, attraverso anche vicende trasgressive, ma sempre con lo spirito della ricerca, della conoscenza. Un uomo prima, un santo poi, che non andava alla ricerca della verità, ma che desiderava che la verità trovasse lui, atteggiamento colto dal Sommo Pontefice, speranzoso che, attraverso questa dinamica, ogni uomo trovi la carità. Esperienze attuali, appunto, affinché il pubblico possa ricavarne un vantaggio per la propria vita. Un lavoro di sceneggiatura non facile per la mole di storia e per l'epoca di cui tratta: sul declino dell'Impero Romano, quando l'uomo cominciò a guardare ad Oriente. Molto grato per questa realizzazione Padre Vittorino Grossi, preside dell'Università Lateranense, per la proposizione dell'uomo Agostino, capace di lezioni di solidarietà perché sempre attento alla gente e alle sue fatiche umane. Nel film sono proposte le tre età di Sant'Agostino: il giovane (Matteo Urzia), il maturo (Alessandro Preziosi) e l'anziano (Franco Nero).
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Django Unchained
continua»
Genere Western, - USA 2013. Uscita 17/01/2013. |
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Cars 2
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Genere Animazione, - USA 2011. Uscita 22/06/2011. |
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Rasputin
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Genere Drammatico, - Italia 2011. Uscita 08/04/2011. |
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Letters To Juliet
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Genere Commedia, - USA 2010. Uscita 25/08/2010. |
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Mario il mago
Genere Commedia, - Ungheria, Italia 2008. Uscita 28/11/2008. |
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