Sentieri selvaggi

Film 1956 | Western 119 min.

Regia di John Ford. Un film Da vedere 1956 con John Wayne, Natalie Wood, Ward Bond, Jeffrey Hunter, Vera Miles, John Qualen. Cast completo Titolo originale: The Searchers. Genere Western - USA, 1956, durata 119 minuti. - MYmonetro 4,33 su 46 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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1868: la guerra civile è finita da tre anni ed Ethan (Wayne) torna a casa. Viene accolto dalla famiglia del fratello.

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Consigliato assolutamente sì!
4,33/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,25
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un classico del genere western che dibatte i grandi temi fordiani.

1868: la guerra civile è finita da tre anni ed Ethan (Wayne) torna a casa. Viene accolto dalla famiglia del fratello. Qualche giorno dopo, con un gruppo di coloni partecipa a una battuta contro una banda di indiani. Nel frattempo la famiglia di suo fratello viene trucidata, tranne una nipotina di pochi anni che viene rapita dagli indiani. Insieme al giovane Martin (J. H.) Ethan comincia la ricerca, che durerà dieci anni. Alla fine trova la ragazza che è diventata un'indiana. Ethan è sul punto di ucciderla, ma all'ultimo momento si ravvede e la porta a casa. Il film è considerato un capolavoro persino dalla grande critica ufficiale, che ha sempre ritenuto il western un genere minore e troppo popolare. Nella più recente classifica stilata da critici di tutto il mondo Sentieri selvaggi è addirittura al quarto posto. In realtà Ford aveva realizzato altri capolavori, più puliti e rigorosi, come Ombre rosse e Sfida infernale, ma Sentieri selvaggi presenta un versante "intellettuale" e spurgato del mito che lo fa preferire (da "quella" critica appunto) ai precedenti titoli, più ingenui e allineati a una morale più rassicurante e "bonariamente" manichea. Si tratta comunque di un grande film che dibatte i grandi temi fordiani e ne aggiunge altri. Wayne non era mai stato così negativo e isterico: l'attore si piacque tanto che diede a suo figlio, nato in quei giorni, il nome di Ethan. Wayne e il giovane compagno percorrono territori e stagioni, nel deserto, nella neve, fra gli indiani, i banditi, i piccoli e grandi paesi, guidati da una notizia, da un sentito dire. Ciclicamente tornano a casa, sempre più stanchi e delusi, ma ripartono e continuano a cercare la ragazza. Faticano a oltranza per la propria identità e coerenza.

Trai più celebrati risultati del grande John Ford.
a cura della redazione
mercoledì 26 luglio 2006

Trai più celebrati risultati del grande John Ford The Searchers e stato forse a suo tempo il più contestato alla prova degli anni, non emerge come la sua opera più calibrata e perfetta ma certo tra le maggiori espressioni della sua arte di narratore popolare e fabbricante di miti Una sto ria che può risultare ancor oggi aspra e disturbante ma comunque scandita - come tanto piaceva al regista demiurgo - da notevoli momenti d ironia e vero e proprio divertimento. Una pellicola visivamente straordinaria nella sua essenzialità capace sequenza dopo sequenza di farsi perdonare piccole contraddizioni e glissati di scrittura e di montaggio che pure ci sono Tutto ruota intorno alla eroica patologia" del virile e combattente, alI american Wayne "the Duke", il Duca, come lo prendeva amabilmente in giro Ford. Ethan spara agli occhi dei guerrieri morti perché non trovino la via del loro paradiso, li scalpa con gusto, stermina inutilmente bisonti per privarli di cibo, prende a calci le squaw e ammazzerebbe la sua stessa nipote perché "infettata" dalla vita promiscua con i pellerossa. Il suo personaggio si fa completo carico di uno sguardo complessivo sul mondo indiano come lercio, seviziatore, stupratore; è tanta la sua rabbia da mettere continuamente gli altri bianchi nella condizione di doverlo moderare, contenere. E in tal modo giganteggia come una bizzarra sorta di "martire razzista". Il film apre e chiude con le fortissime, famose inquadrature dell'avvicinarsi e allontanarsi di Ethan alla casa nella prateria, la cui oscurità interna incornicia l'abbagliante, minacciosa bellezza del selvaggio spazio esterno. Anche a prescindere da queste inquadrature-capolavoro, c'è un cerchio che si chiude tra l'inizio e la fine del film, un cerchio che racchiude un uomo per sempre lontano, condannatosi all'esclusione. In guerra ha perso la sola causa cui tenesse, nel frattempo la donna che amava ha messo su famiglia con il fratello; e "paga" la loro ospitalità con denaro sonante, senza che nessuno glielo chieda. Al termine, fa vincere le ragioni di civiltà e umanità e ricompone famiglie, ma non sono le sue ragioni e non avrà mai una famiglia sua. In fondo risparmiando Debbie ha tradito la sua coerenza, ha contraddetto la sua folle integrità, e non possedeva più altro. L'uomo più simile a lui è il nemico Scarl Scout, lo spietato comanche che uccidendo e violentando, paradossalmente, ridava a Ethan quella parvenza di ragione di vita che è la vendetta a tutti i costi. I loro destini vanno a senso unico, in parallelo; non a caso, fra l'altro, sono primariamente sconfitti - il sudista e l'indigeno - dalla stessa cavalleria yankee, dai "bianchi del Nord". E così - in questo film di genere così sui generis - l'espressione "eroe tutto d'un pezzo" assume una valenza particolarmente inquietante, contrappuntata con le tante declinazioni della sana "duplicità" della gente comune, degli ottimi comprimari... dal gagliardo Clayton che a seconda della bisogna indossa la veste del sacerdote o del ranger del Texas, al giovane (mezzosangue) Martin che a ridosso della solitudine assassina di Ethan matura solo un desiderio di perdono e ritorno alla pace di una fattoria e di una donna, a Mosè, il fool shakesperiano con le sue sagge balordaggini, vagabondo della frontiera che otterrà infine la sua sospirata sedia a dondolo davanti a un bel fuoco acceso.

a cura della redazione

Considerato unanimemente un capolavoro del cinema americano e mondiale in genere, Sentieri selvaggi fu tratto da un romanzo di Alan LeMay, sviluppato con molta abilità da Frank S. Nugent e John Ford. La sceneggiatura mise in rilievo la figura di Ethan Edwards; combattente per i sudisti nella guerra di Secessione e dal passato poco chiaro (probabilmente contrabbandiere fra Stati del Sud e Messico), Ethan appare all'inizio del film mentre fa ritorno a casa del fratello, di cui, si intuisce, ha sempre amato la moglie. John Wayne, qui in una delle sue prove migliori, riuscì a rendere alla perfezione la complessità del personaggio: un uomo non semplice, che ha elaborato un sistema di valori basato sulla lealtà, la fiducia, la tenacia (la ricerca della nipote dura cinque anni!) e, soprattutto, su un individualismo che da un lato Io rende indipendente e pronto ad affrontare ogni situazione, dall'altro gli rende quasi impossibile trovare un proprio posto nella comunità umana.
Il personaggio rimane in mente anche per l'odio patologico che manifesta verso gli indiani, dei quali conosce assai bene usi e costumi. Tremenda la sua abitudine di cavare gli occhi dei morti (gli indiani credono che lo spirito di un cadavere senza occhi vaghi senza pace), impressionante la ferocia con cui uccide i bisonti per privare i nemici di ogni risorsa alimentare. Ma soprattutto èda notare il fatto che quando ritrova Debbie, la nipote rapita dai Comanches, vedendola ormai trasformata in un'indiana preferisce tentare di ucciderla. A un critico cinematografico inglese che si complimentò con John Wayne per come fosse riuscito a interpretare un personaggio "cattivo", l'attore rispose semplicemente che Ethan Edwards era un uomo di quel tempo e a quello si adeguava. Nel corso del film il punto divista del regista sul personaggio risulta caratterizzato da una certa ambiguità: non nasconde certo gli eccessi di Edwards, ma questi contribuiscono ad alimenta me la tragica, solitaria grandezza.
Il duro mondo dei pionieri
Ciò che è certo è che Ford esaltò in Sentieri selvaggi la vita e la forza d'animo della piccola comunità di pionieri, dimenticati dal mondo nel deserto californiano in attesa che qualcuno, prima o poi, si ricordi di loro. La tempra di queste persone, resa da un gruppo di attori magnifici e fedeli al regista (tra gli altri Ward Bond, John Qualen e Ollie Carey, vedova del celebre attore Harry Carey), è in grado di far fronte a ogni rovescio della sorte; lo sparuto gruppo di pionieri costituisce un avamposto della civiltà americana, nata appunto anche grazie al sacrificio di comunità come quella ritratta nel film.
Molto accorto fu l'uso degli esterni, con la Monument Valley resa al massimo delle sue possibilità paesaggistico-spettacolari (memorabile la scena iniziale: nella casa dei pionieri si passa dal buio alla luce, mentre si apre la porta e al di fuori si staglia all'orizzonte la figura di John Wayne). Particolarmente efficace anche la rappresentazione del trascorrere delle stagioni, con le splendide scene invernali che dilatano una ricerca che pare infinita e senza speranze. Alla classicità del film contribuisce anche la colonna sonora di Max Steiner, che accompagna la narrazione nei suoi diversi cambi di tonalità. Infatti, pur essendo Sentieri selvaggi un film fondamentalmente drammatico, Ford non rinuncia a momenti di commedia, come la buffa storia d'amorefra Jeffrey Hunter e Vera Miles o la scazzottata in occasione del secondo ritorno a casa dei cercatori.
Il finale del film, simmetrico rispetto all'inizio (la porta della casa dei pionieri si richiude, lasciando al di fuori John Wayne), ha fatto versare fiumi d'inchiostro. Due le interpretazioni, delle quali ci pare più plausibile la seconda: o Ford ha inteso ridimensionare il personaggio di Wayne, restituendolo alla sua vita di uomo solo che ha ora il compito di affrontare una vita normale, senza più guerre e ricerche impossibili; oppure, al contrario, il regista ha voluto esaltare la grandezza tragica e solitaria del protagonista, al quale il destino non consente di comportarsi come gli altri uomini.
Il tramonto dei miti
Uso degli spazi, rappresentazione del rapporto con la natura e dello scontro fra civiltà, resa spettacolare delle scene d'azione, l'approfondimento psicologico dei personaggi: Sentieri selvaggi indaga a fondo tutte le possibilità del western tradizionale, ma costituisce anche un punto di non ritorno. L'età dei miti e delle certezze stava tramontando e anche il cinema western avrebbe presto dovuto fare i conti con un'America che stava cambiando. Quando il film uscì fu ben accolto dal pubblico e dalla critica, ma fu col passare degli anni che acquisì la fama che ha oggi. Howard Hawks lo riteneva il miglior film a colori mai realizzato, John Milius il più bel film americano di ogni epoca; Martin Scorsese ha dichiarato: "Il dialogo è poesia e le sfumature sono sottili e splendide. Lo rivedo una o due volte all'anno"; anche Steven Spielberg torna a vederlo assai spesso, rimanendo ogni volta colpito dall'interpretazione di John Wayne e dalla cura della messa in scena.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

5° western (su 17) di J. Ford girato quasi interamente nella Monument Valley tra Arizona e Utah. Comincia su una porta che si apre sulla valle, la stessa che si chiude nell'immagine finale con Ethan Edwards, eroe delle cause perse, che si allontana. Due anni dopo la Guerra civile, il sudista Ethan torna a casa. I Comanches Noyaki, i più nomadi della tribù, incendiano il vicino ranch degli Jorgensen, imparentati con gli Edwards, massacrando la famiglia e portando con sé due ragazzine. Col giovane Martin Pawley, Ethan si mette alla loro ricerca. Durerà 5 anni. Dopo che la cavalleria e i rangers attaccano il campo dei Comanches, uccidendo anche donne e bambini, Ethan e Martin rientrano con Debbie, moglie di Scuot, il capo dei Noyaki. È uno dei western più affascinanti di Ford sul piano figurativo: la Monument Valley non è mai stata fotografata - Vistavisione di Winton C. Hoch e Alfred Ginks - così bene e così in largo. E uno dei più complessi sul piano drammaturgico, incentrato su Ethan, il più ambiguo e tragico personaggio di tutto John Wayne. Altrettanto significativo, soprattutto sul tema razziale, è quello di Hunter. Ford ha messo a frutto la lezione di Shakespeare nel continuo passaggio dei toni, dal più alto (l'odio razzista di Ethan, la vendetta) al più basso (la commedia che trapassa in farsa) attraverso il gioco dei sentimenti. Scritto da Frank S. Nugent da un romanzo di Alan LeMay. Musica: Max Steiner. Prodotto da C.V. Whitney. Distribuito da Warner Bros.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 7 aprile 2019
samanta

Il film è un capolavoro assoluto del cinema, certamente il più bel western. Inizia e finisce con una melodia romantica "What nakes a man to wonder?" Nella scena iniziale si apre una porta di una casa affacciata sulla Monument Valley, una donna esce e vede avvicinarsi un cavaliere, la scena finale si vede una porta aprirsi sullo stesso paesaggio e un uomo si allontana.

giovedì 14 luglio 2011
Ford Wayne

Senza privare il western della sua forza mitica, john ford manifesta una distanza  dal genere. Distanza che nemmeno lui sospettava e che si esprime nel non detto degli enigmi che avvolgono Ethan, tutti riassumibili nel dilemma su cosa abbia fatto esattamente dopo la fine del conflitto é un eroe di guerra o un bandito? Il suo estremo razzismo è davvero fondato su un desiderio [...] Vai alla recensione »

domenica 27 febbraio 2011
il cinefilo

John Wayne è,ormai,da classificarsi come l'attore che molto più di altri(stiamo bene attenti a non dimenticarci,però,di Gary Cooper e del bellissimo film MEZZOGIORNO DI FUOCO di fred Zinnemann)ha recitato,sullo schermo,in alcuni  dei punti più alti de l'epopea western americana...e se si pensa che la sua carriera è incominciata proprio con il [...] Vai alla recensione »

sabato 12 gennaio 2013
DOMENICO RIZZI

Forse per comprendere a fondo un film occorrono degli anni ed è prroprio il caso di "The Searchers", "Sentieri selvaggi", di John Ford. La critica lo accolse tiepidamente alla sua uscita - in Francia venne presentato come un western qualunque, con il titolo "La prigioniera del deserto", coem se si trattasse di una storia sulla Legione Straniera! - e Wayne, [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 giugno 2011
Vincenzo Carboni

 Sentieri selvaggi… Il titolo risuona araldico, nella ellissi della una ricerca di una bambina intorno al buco creato dal massacro dei Comanchi Noyeki. Il Reale come accadimento, come evento nucleare, nell’etimo dell’infinitamente piccolo che allarga il proprio centro all’infinitamente grande nella sua deflagrazione, crea il buco nero, selvaggio e incapace di mediazione, [...] Vai alla recensione »

domenica 25 luglio 2010
Renato C.

Uno dei migliori western firmati da John Ford e interpretati da John Wayne. Non si tratta del classico western d'azione, ma di un serio e spesso molto triste racconto! La trama è basata sul desiderio di vendetta del protagonista Wayne sugli indiani Comanches che hanno sterminato la famiglia di suo fratello. Se pur non manca anche qui delle sue classiche battute spiritose (come ad esempio chiamare [...] Vai alla recensione »

domenica 3 maggio 2015
tomdoniphon

Il reduce sudista Ethan Edwards, assieme al mezzosangue Martin, si mette sulle tracce di due giovani nipoti, rapite dai comanches che hanno ucciso suo fratello Aaron e sua cognata. Dopo lunghe ricerche, rintraccia una delle ragazze, scopre che è diventata un'indiana e ha la tentazione di ucciderla. Il western più maturo e complesso di John Ford, con al centro un personaggio eroico, [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 maggio 2014
Great Steven

  SENTIERI SELVAGGI (USA, 1956) diretto da JOHN FORD. Interpretato da JOHN WAYNE – JEFFREY HUNTER – VERA MILES – WARD BOND – NATALIE WOOD § Nel 1868 la guerra di secessione americana è terminata e il soldato sudista Ethan Edwards fa ritorno a casa del fratello, venendo accolto con tutti gli onori e l’orgoglio della famiglia.

lunedì 18 novembre 2019
elgatoloco

La grandezza di John Ford, nel western ma come noto non solo, è nota. In questo"The Searchers"(1956)che ricostruisce una sorta di"Piccola Epopea"posteriore di poco(tre anni)alla fine della"Guerra di Secessione"(che molti Statunintensi definiscono diversamente, in realtà)è indubbia, nell'attenzione ai dettagli(i magnifici tramonti, in genere gli [...] Vai alla recensione »

martedì 13 settembre 2016
mencio

Il film, certamente bello e godibile, è in alcuni punti una specie di risposta a se stesso, al Ford regista del film Il Massacro di Fort Apache. Nelle scene finali di quest'ultimo si mostra il nascere della leggenda menzognera dell'incapace colonnello, sconfitto da indiani cenciosi (seppure guidati dal grande Cochise) immaginato invece dal gazzettiere di turno come in lotta contro gli [...] Vai alla recensione »

giovedì 19 gennaio 2012
Alfred Newman

L'armonia la tragedia, l'immagine, la musica, i colori, fanno di questo film uno dei capolavori più complessi e introspettivi della storia del cinema, Ford come del resto dimostra una distanza particolare dal genere, distanza che delimita il confine tra opera d'arte e dozzinale western, Ford in tutta la sua maestria firma un opera a cavallo tra realtà e sogno, la semplicit&agr [...] Vai alla recensione »

sabato 21 agosto 2010
il cinefilo

TRAMA:un soldato sudista(l'attore è John Wayne)si mette alla ricerca,insieme a un ragazzo,della sua giovane nipote rapita dalla tribù degli indiani Comanches...RECENSIONE: John Ford firma un altro importante classico della cinematografia western americana e considerato giustamente un "cult-movie".  L'importante differenza che distingue SENTIERI SELVAGGI [...] Vai alla recensione »

sabato 6 novembre 2010
lukytells

è il film che fa da spartiacque in questo genere; nel senso che secondo me, c'è un prima Sentieri selvaggi e un dopo. è il film che ha sdoganato il genere, dal mondo cosiddetto "infantile o giovanile" di una volta a quello adulto. non lo si piò classificare. ethan ha una personalità complessa, di non facile comnprensione al primo impatto.

lunedì 23 novembre 2009
ethan

"Torniamo a casa,Debbie!" Ethan.mentre avvolge in un abbraccio caldo come la Monument Valley la sempre sua Debbie!E la piccola sente,stringendosi al cuore di Ethan ,rinascere,dopo anni di tortura e disperata solitudine,l'amore,l'affetto e la stima della sua famiglia!E'proprio quello l'abbraccio che tutti noi in tanti momenti angoscianti,abbiamo sognato,abbaiamo sognato sempre!

domenica 8 luglio 2012
massimiliano riccardi

Sentieri selavaggi... un capolavoro non solo di John Ford ma del cinema nel suo insieme .Basterebbero le poche inquadrature iniziali per dare un senso alla parola CINEMA, ..dal buio profondo si apre la porta sull'immensita' della prateria, una donna che si staglia...in attesa, un uomo che giunge. La speranza di una nazione che nasce , dal buio della barbarie una porta si apre sulla luce accecante [...] Vai alla recensione »

venerdì 27 gennaio 2012
massimiliano riccardi

Sentieri selavaggi... un capolavoro non solo di John Ford ma del cinema nel suo insieme .Basterebbero le poche inquadrature iniziali per dare un senso alla parola CINEMA, ..dal buio profondo si apre la porta sull'immensita' della prateria, una donna che si staglia...in attesa, un uomo che giunge. La speranza di una nazione che nasce , dal buio della barbarie una porta si apre sulla luce accecante [...] Vai alla recensione »

mercoledì 30 gennaio 2013
bartolomeoaloia

Sentieri selvaggi , The Searchers, non è un gran bel film, come dicono molti. Sentieri selvaggi è il più grande film western della Storia, ed uno dei più grandi flim in assoluto. Un capolavoro assoluto e pertanto irripetibile. Devo assolutamente vederlo almeno due volte l'anno. Ma sono in buona compagnia. Ho letto più volte ed in siti diversi e quindi deve essere [...] Vai alla recensione »

lunedì 15 aprile 2019
Fabio

Davanti allo scenario spettacolare offerto dalla  Monument Valley John Ford racconta l'epopea della frontiera americana. Il dramma dello scontro tra i pionieri e gli indiani s'intreccia con un'altra tragedia: la guerra civile che ha lasciato ferite profonde  nell'anima di tanti reduci, come testimoniano dapprima i silenzi e poi improvvise esplosioni di odio del protagonista. Rest [...] Vai alla recensione »

lunedì 15 aprile 2019
Fabio

Davanti allo scenario spettacolare offerto dalla  Monument Valley John Ford racconta l'epopea della frontiera americana. Il dramma dello scontro tra i pionieri e gli indiani s'intreccia con un'altra tragedia: la guerra civile che ha lasciato ferite profonde  nell'anima di tanti reduci, come testimoniano dapprima i silenzi e poi improvvise esplosioni di odio del protagonista. Rest [...] Vai alla recensione »

venerdì 5 gennaio 2018
stefano capasso

Ethan, reduce sudista, torna a casa dal fratello. Gli indiani nei dintorni stanno facendo piccole scorribande e proprio mentre si mette alla loro caccia, un gruppo di pellerossa trucida tutta la sua famiglia ad eccezione delle due nipoti. Ethan insieme al mezzosangue Martin si mette alla ricerca della bambina, in un inseguimento che durerà diversi anni.

sabato 6 settembre 2014
tomdoniphon

Il reduce sudista Ethan Edwards, assieme al mezzosangue Martin, si mette sulle tracce di due giovani nipoti, rapite dai comanches che hanno ucciso suo fratello Aaron e sua cognata. Dopo lunghe ricerche, rintraccia una delle ragazze, scopre che è diventata un'indiana e ha la tentazione di ucciderla. Il western più maturo e complesso di John Ford, con al centro un personaggio eroico, [...] Vai alla recensione »

Frasi
Vorrei che moriste.
Un giorno succederà.
Dialogo tra Ethan Edwards (John Wayne) - Martin Pawley (Jeffrey Hunter)
dal film Sentieri selvaggi
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