| Titolo originale | La Poupée |
| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 80 minuti |
| Al cinema | 6 sale cinematografiche |
| Regia di | Sophie Beaulieu |
| Attori | Vincent Macaigne, Cécile De France, Zoé Marchal, Marianne Basler, Adèle Journeaux Gilbert Melki, Victor Bonnel, Souleymane Silla, Guillaume Clérice, Mayel Elhajaoui, Gina Jimenez, Mohid Abid, Winston Churchill, Charles de Gaulle. |
| Uscita | giovedì 15 ottobre 2026 |
| Distribuzione | No.Mad Entertainment |
| MYmonetro | 2,64 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 14 ottobre 2026
Una divertente commedia francese capace di trasformare una premessa surreale in un racconto profondamente umano. La bambola è 139° in classifica al Box Office. lunedì 26 ottobre ha incassato € 84,00 e registrato 1.330 presenze in totale.
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CONSIGLIATO NÌ
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Rémi è un uomo di mezza età che vende metrature di finto prato e non ha mai superato il fatto di essere stato lasciato dalla donna che amava. Per non incorrere nel rischio di ulteriori delusioni, ha preferito così rinunciare ad incontrare altre donne e si è dotato della compagnia di una bambola alta, bionda, magra e muta, che ha chiamato Audrey. Quando il collega che divide con lui la scrivania si deve assentare per beneficiare del congedo di paternità, al suo posto arriva una donna, Patricia, e la stessa sera, come per magia, Audrey prende vita. Lo schivo Rémi si trova così a dover interagire con ben due esseri di sesso femminile in carne ed ossa, in casa e sul lavoro.
Impossibile non avvertire, già nell'inizio di trama, l'ironia che Sophie Beaulieu ha scelto come registro primario per il suo lungometraggio d'esordio.
La bambola non è forse il più originale degli espedienti, ma ha il vantaggio di funzionare egregiamente a livello visivo (specie se abbandonata lunga distesa sull'erba davanti a casa), di possedere una natura e una storia piuttosto universali, e di stigmatizzare senza bisogno di spiegazioni l'ideale di un rapporto a senso unico, senza conflitto, dialogo o scambio di sorta. Una donna finta come il prato commercializzato dall'azienda del protagonista, che non si consuma col tempo, nemmeno se calpestata.
Le cose si fanno più interessanti, naturalmente, con l'animarsi della statua di plastica del pigmalione Rémi, perché, svegliatasi alla vita senza sovrastrutture ideologiche, la bella Audrey, pur programmata per amare incondizionatamente, non può fare a meno di notare abusi e contraddizioni della nostra società in materia di genere e di infilare il suo ditino affusolato nella piaga del patriarcato.
Zoé Marchal dà sfogo ad un ampio repertorio vocale e espressivo per restituire la finta ingenuità della bambolona in sottoveste e ci strappa qualche sonora risata giocando con autoironia sugli sbalzi d'umori e sul sovvertimento delle aspettative. Peccato, invece, che Patricia, che dovrebbe essere la vera coprotagonista del film, sia solo abbozzata: Cécile De France fa tutto il possibile per riempire il personaggio di credibilità, ma il ruolo è stretto e le tappe della commedia romantica sono scontate.
Peccato, a maggior ragione, perché conosciamo la capacità di Vincent Macaigne di muoversi sul confine tra dramma e commedia: un po' più di cattiveria avrebbe fatto la differenza. Beaulieu sceglie invece di guardare con tenerezza ai suoi personaggi, gioca un po' col thriller e un po' con la farsa, ma soprattutto con degli stereotipi che davamo per sorpassati, tanto che ripercorrerli non è poi così divertente.
Riprendersi da una delusione sentimentale con una soluzione stravagante: vivere una relazione con una bambola. È la surreale premessa di La Bambola, commedia romantica sul filo dell'assurdo - e sul sovvertimento degli stereotipi femminili - presentata in anteprima al Capalbio Film Festival e in sala dal 15 ottobre distribuita da No.Mad Entertainment, con Cecile De France e Vincent Macaigne nel cast. La regista Sophie Beaulieu ci racconta il film.
Partiamo dall'idea interessante di una bambola che si sveglia e dice finalmente la sua: è una metafora dell'attuale risveglio delle donne?
Proprio così, una metafora delle donne che si svegliano dal sistema che le vorrebbe zitte e al loro posto. L'idea della bambola nello specifico è nata mentre guardavo un documentario in tv che parlava di uomini che negli Stati Uniti convivevano con bambole vere, incredibilmente realistiche. Si possono ordinare su internet, a un prezzo piuttosto alto.
Per questo voluto raccontare un uomo che inizia un rapporto con la sua bambola?
Per raccontare il punto di vista di chi lo paragona a una relazione vera. Quegli uomini del documentario sostenevano fosse un peccato doversi nascondere dalla società, senza poter uscire come una coppia vera con la loro bambola. Ammettevano di esserne innamorati
Quando ho sentito pronunciare la parola "relazione", ho subito pensato: "Ma non c'è nessuna relazione".
Reazione simile a quella del suo personaggio, una bambola che di colpo prende vita, determinata a voler dire la sua.
C'era materiale da farne un film horror, o un revenge movie sulla ricerca di vendetta. Il punto è che non c'è nulla di cui vendicarsi. Quei tizi sono sinceri, pensano davvero di amare seriamente una bambola.
Parliamo del cast, com'è dirigere Cécile de France?
È la cosa più facile del mondo. Le dici qualcosa come: "Per questa parte del dialogo voglio che tu faccia una pausa minuscola tra questa parola e questa", e lei lo fa esattamente come vuoi, anche meglio. È precisa, puntuale, molto professionale e altrettanto umana. E sensibile, umile, piena di empatia.
Cosa vorrebbe che il pubblico cogliesse del suo film?
Prima di tutto vorrei che si divertisse. Questo vuole essere un film che fa stare bene. E magari far riflettere un po', uscire dalla sala e dire: "Caspita, non ci avevo pensato, questo non l'avevo messo in discussione perché è così radicato nella mia vita e nel modo in cui sono stata cresciuto/a. E sì, forse dovrei pensare a questo comportamento, al modo in cui penso, in cui mi comporto con gli altri, specialmente con le donne". È questo che voglio, che la gente pensi. Non che giudichi, facciamo tutti quello che possiamo come possiamo.
Quale ritiene sia il compito del cinema oggi?
Intrattenere, magari rallegrando, ma anche far riflettere senza sguardi giudicanti.
Aveva visto Lars e una ragazza tutta sua con Ryan Gosling?
Sì. È un film molto triste e traumatico. Immagino che per realizzarlo siano partiti dalle stesse domande sulla bambola, ma poi si siano concentrati sulla depressione del ragazzo e sulla sua solitudine. La mia commedia invece riguarda gli uomini che hanno delle bambole. Il focus è un altro.
La bambola, l'angelo del focolare, la moglie perfetta: i ruoli femminili contemporanei riescono ad aggirare certi clichè secolari?
Penso che stia cambiando, anche se il più delle volte le donne sono lì per servire le battute degli uomini, anche nella commedia. Sono le "spalle", non personaggi divertenti di per sé. Ecco perché nella mia commedia ho scelto di fare diversamente. All'inizio si pensa che il protagonista sia Remy, ma sono i personaggi femminili i più divertenti. Portano qualcosa di forte. Sono veri.
C'è una sorta di sorellanza tra loro.
La sorellanza è una cosa complicata. Tutte la desideriamo, ma è difficile perché siamo state cresciute nella competizione reciproca, a sedurre gli uomini e vincere, per esempio,o gareggiare per il potere. Invece nel mio film non volevo alcuna competizione femminile, non c'è conflitto tra loro.
Ritiene che il cinema europeo sia più interessante di quello americano oggi?
A volte sì, ma sento che il cinema americano abbia ancora molto da offrire. E penso anche che ci siano film europei che non propongono nulla di nuovo. Trovo che il cinema francese sia forte e ne sono orgogliosa, in un anno ho visto almeno 10 film molto buoni.
Il suo rapporto con il cinema italiano?
Amo molto Roberto Rossellini, trovo Roma città aperta un capolavoro. E ovviamente non posso non nominare il genio di Fellini.
Registi contemporanei ne segue?
Non sono appassionata di Sorrentino, lo trovo troppo barocco - non lo sto criticando, è solo che non fa per me, non mi identifico facilmente con il suo cinema-. Preferisco Alice Rohrwacher. E Matteo Garrone, con film sul sociale potenti.
Quest'anno a Venezia c'è stato un grosso dibattito per via di un solo film in concorso alla Mostra diretto da una donna. Che ne pensa?
A me sembra che ogni anno ci sia questo problema. Cannes sta cambiando un po', anche se non abbastanza. Non c'è molto spazio per le donne nella società, i festival ne sono lo specchio. Penso che ci vorrà del tempo, dobbiamo fidarci più di noi stesse e tirarci fuori dal sistema di voler o dover compiacere gli uomini. Svegliarci, come fa la bambola del mio film.
Rémi è un uomo di mezza età che lavora come addetto vendite in un’azienda che produce pavimentazioni in erba sintetica. Dopo la sua ultima delusione amorosa, ha deciso di rinunciare a qualsiasi relazione romantica con donne reali per dedicarsi a partner ben più sicure e stabili: le bambole gonfiabili.
Da qualche tempo, ad aspettarlo a casa dopo le giornate di lavoro c’è Audrey: una bambola alta e bionda dai grandi occhi azzurri, con cui Rémi trascorre le serate, si confida, guarda film sui grandi uomini della storia e discorre del più e del meno.
Sebbene sia all’apparenza simile a una donna reale, Audrey ascolta ma non parla, non si muove, non ha esigenze né ambizioni. Almeno fino a quando Rémi non incontra una nuova collega, la spiritosa e affascinante Patricia, arrivata in azienda per coprire il congedo di paternità di un altro dipendente.
Anche solo per la sua fantasiosa premessa - la bambola sessuale Audrey che una sera si ri sveglia davanti al suo "proprietario" - l'opera prima di Sophie Beaulieu merita di essere vi sta. In Barbie di Greta Gerwig la celebre bambola era convinta che il mondo fosse meraviglioso, prima di scoprirne il la to oscuro. Audrey sbarca nella società senza preconcetti, scopre i codici che la regolano, fa domande [...] Vai alla recensione »
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