| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 87 minuti |
| Al cinema | 3 sale cinematografiche |
| Regia di | Roan Johnson, Davide Pavanello |
| Attori | Lorenzo Aloi, Paola Gioia Kaze Formisano, Margherita Vicario, Claudio Santamaria Carlo Cravino, Kyshan Wilson, Mattia Mor, Federica Bonani, Hamed Seydou, Johnny Marsiglia, Carlo Alberto Cravino, Massimo Valz Brenta, Teodoro Garruto, Ensi. |
| Uscita | giovedì 8 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,75 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 5 ottobre 2026
Un film che è anche esperienza musicale, e che con un linguaggio inedito porta sul grande schermo una storia che parla d'amore e della responsabilità delle proprie scelte. Rider è 95° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 294,00 e registrato 8.283 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Samuele, detto Sami, è un giovane rider, che ogni giorno si muove per le strade di Milano con la sua bici. La notte di Capodanno, mentre la città esplode di luci, consegna un enorme ordine di sushi in una lussuosa villa. Invitato a rimanere per la serata, incontra Nia, una ragazza con la testa sulle spalle, con cui scatta subito una forte connessione. Ma, mentre un nuovo amore muove i primi passi, Sami dovrà decidere se affrontare le conseguenze fatali di una decisione presa d'impulso.
Esperimento originale e riuscito di fusione dei ritmi e della musica rap e hip hop, cantata come in un musical, con la storia di una notte da leone di un rider, in un contesto urbano come quello di Milano.
Finalmente un'idea scagliata, tagliente come una rima, all'interno del nostro cinema italiano che ci appare spesso un pochino - è un eufemismo - avulso dal mondo in cui viviamo. Ci volevano il regista Roan Johnson e il producer musicale Davide Pavanello in arte Dade per immaginare qualcosa di veramente incredibile già sulla carta. Far cantare in rima, anche quando parlano, i protagonisti di un film la cui storia guarda a "Delitto e castigo" con i temi della colpa e della sua espiazione, in una Milano, ma potrebbe essere qualsiasi altra metropoli, in cui i grattacieli e le case bene si poggiano, letteralmente, su un mondo di sfruttati.
Tra questi c'è il nostro protagonista, un rider (ma quanto è bravo, ma che faccia ha Lorenzo Aloi!) che, grazie a questo lavoro a chiamata, è così assorbito dalla quotidianità e dell'immediatezza delle cose (il padre, interpretato da Claudio Santamaria, è ai domiciliari) che non ha capito di aver perso pure un aspetto fondamentale della vita. Quello di pensare anche un po' a se stessi proiettandosi, magari sognando a occhi aperti - non importa! - nella costruzione di un futuro possibile.
Invece tutti i protagonisti di questa storia, che è tanto semplice, lineare e basica, quanto atavicamente profonda, sembrano stare sul cuor della terra, trafitti da un raggio di sole, ed è subito sera. Cioè non si chiedono niente sul futuro, non parlano del passato ma vivono in un estenuante presente che livella tutte le classi sociali, quelle proletarie e quelle altoborghesi, accomunate solo dall'arrivare a fine giornata o nottata.
In questo contesto che, se ben analizzato, è di una tragicità definitiva, Rider inserisce l'elemento amoroso che, per un periodo di tempo purtroppo troppo breve, dà forma e sostanza alla vita del protagonista Sami quando incontra Nia (ma quanto è brava, ma che faccia ha Kaze!). La tenerezza dello sviluppo della loro relazione, la delicatezza shakespeariana delle scene in cui lei parla all'amica di lui e lui all'amico di lei, il loro pudore, sono messi in scena dai due registi, tra soluzioni stilistiche e musicali, con grande naturalezza ed efficacia.
C'è poi l'aspetto innovativo dell'intero progetto con il film che uscirà accompagnato da un disco, dunque un film al servizio di un album al servizio di una storia. Sono tanti, in questo senso, i musicisti che entrano in Rider, a volte solo con un cameo come Rosa Chemical, Levante, Ensi o Margherita Vicario che interpreta un'avvocata, altre volte sorprendendo proprio come 'veri' attori, come il musicista Johnny Marsiglia. È una di quelle volte che un film potrà rappresentare, per il futuro, la memoria di una certa scena musicale accolta però in funzione narrativa.
Che poi in un film italiano si parli di sottoproletariato, di sfruttamento lavorativo, di utilizzo quotidiano di sostanze stupefacenti, di domiciliari, insomma dell'Italia nel 2026, tutto questo chiamando anche interpreti afrodiscendenti, è qualcosa che ci fa gridare al miracolo.
In tempi in cui l'ibrido va di moda, Roan Johnson e Davi- de Pavanello confezionano un oggetto che scivola costantemente tra la musica, il rap (che è a sua volta un altro ibrido tra parola e musica), e la vicenda di Sami, un rider, che finisce la notte di Capodanno in un intrigo pericoloso. Il tentativo non è del tutto nuovo (si pensi a "Zeta-Una storia Hip Hop" di Cosimo Alemà), ma si pone comunque [...] Vai alla recensione »
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