| Anno | 2026 |
| Genere | Avventura, Drammatico, Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 106 minuti |
| Al cinema | 122 sale cinematografiche |
| Regia di | Brian Duffield |
| Attori | Austin Abrams, Elisabeth Shue, Josh Brolin, Jane Levy, Emily Rudd John Ortiz, Mark Meloro Jr, Nicholas Gould. |
| Uscita | giovedì 15 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Walt Disney |
| MYmonetro | 3,34 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 16 ottobre 2026
L'incontro di un uomo con un terrificante predatore marino. Whalefall - Nella Balena è 17° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 31.598,00 e registrato 75.260 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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È passato un anno dalla morte di suo padre e Jay Gardiner rientra a casa dal college per la prima volta, tornando a Monterey in California. Il loro rapporto era travagliato e Jay è alle prese con sentimenti contrastanti di dolore e sollievo perché il padre si è tolto la vita mentre era prossimo alla morte a causa di un mesotelioma, gettandosi in mare sul ciglio del canyon di Monastery Beach, al largo della costa centrale della California. Jay va a fare un'immersione nella speranza di trovare i suoi resti ma s'imbatte in un calamaro gigante in fuga da un enorme capodoglio e viene inghiottito dal cetaceo. Ha solo un'ora di ossigeno a disposizione.
Sorprendente survival movie che mette in scena un'ora di pura claustrofobia per raccontare gli spazi quasi infiniti d'una complessa relazione padre/figlio.
Quello che si propone di fare il ragazzo, ossia cercare il corpo, un osso, un oggetto del padre in
fondo al mare, appare in un primo momento insensato. Ma Whalefall ha la peculiarità di spiegare
tutto e bene attraverso flashback che diventano via via più densi e profondi. Ma in fondo, per lenire
le ferite, ognuno di noi ha una ricetta tutta sua. Questa linea narrativa comprensibilissima a tutti
prende quasi subito una piega da thriller di sopravvivenza che arriva a sconfinare nell'orrore più
puro arrivando a mettere a dura prova lo spettatore che si contorce nella poltrona. Il regista Brian
Duffield riesce a spingere l'asticella della claustrofobia un pochino più in là dirigendo con grande
maestria la sequenza in cui un capodoglio cerca di mangiare un calamaro gigante che finirà per
essere inghiottito insieme al nostro protagonista.
Non esistono casi comprovati che questo sia mai
accaduto nella realtà ma, come ha scoperto lo sceneggiatore Daniel Kraus che ha pubblicato il
libro omonimo, nessun altro cetaceo, a differenza del capodoglio, può inghiottire corpi o oggetti di
una certa dimensione. Quindi il lato scientifico della vicenda è quantomeno realistico e dà modo
allo scenografo Ramsey Avery di creare un ambiente interno all'apparato digerente che si rivela
così claustrofobico da far più paura di tanti horror. Jay Gardiner viene praticamente schiacciato da
pareti di mucose, la sua pelle lacerata dai succhi gastrici, ci si mette pure il becco del calamaro
gigante a ferirlo. Ogni volta che tenta di riprendere la via da dove è entrato, proprio quando sembra
avercela fatta, la sceneggiatura lo fa diabolicamente riscivolare al punto di partenza. In più lo
spettatore sa che i minuti di autonomia della bombola stanno drammaticamente scendendo.
In questo impianto spettacolare quasi 'indigeribile' per il livello di angoscia che mette, il film
introduce quello meraviglioso dei ricordi degli insegnamenti del padre, autoritario e scontroso, che
finiscono per rivelarsi come l'unica chiave per la sua fuga. Tra la sua vita in pericolo e la morte del
padre, Jay sembra stare scontando un suo personale purgatorio in cui ha il tempo di ripensare alla
sua vita familiare complicata. Perché il difficile rapporto con il padre non nasconde anche quello
con le sorelle e con la madre.
Certo siamo nel territorio classico del padre che sprona e sgrida il
figlio maschio apparentemente non amato, anche se le sorelle gli ricordano che chiedeva sempre
di lui, 'solo' per farlo crescere. E in questa autoanalisi, che dura temporalmente meno di una
seduta da uno bravo, Jay sarà chiamato a risolvere problemi pratici molto contingenti insieme a
quelli più profondi di una vita. Dovrà separare le cose buone da quelle tossiche che il padre ha
cercato di trasmettergli. La metafora degli abissi (della memoria), quella di Giona che visse tre
giorni in una balena e quella di Pinocchio che dentro il pescecane ritrova il padre Geppetto,
risuonano nella nostra mente ma non trovano una diretta corrispondenza in un film originale che
nasconde anche una delicata anima ambientalista, con il rispetto della natura sottolineata da tutte
le azioni del padre interpretato da Josh Brolin che si dimostra ancora una volta un attore capace di
prove letteralmente muscolari.
Sempre il padre insegna al figlio che una balena che muore
affondando nell'oceano dà vita a un ricco ecosistema marino che si chiama proprio Whalefall. In
questo senso la simbiosi con il cetaceo è tale che Jay inizia a sentire le voci e a confondere la
realtà con la memoria in un parallelo di morte e di vita e di elaborazione del lutto che sfrutta la
fotografia coinvolgente di Aaron Morton, il montaggio serrato di Pietro Scalia e la musica che non ti
molla mai di Joseph Trapanese.
L'idea alla base era piuttosto ambiziosa. Prendere il romanzo di un autore di successo (Daniel Kraus, il coautore, insieme a Guillermo Del Toro, di Trollhunters - I racconti di Arcadia e La forma dell'acqua; ora Premio Pulitzer per il dramma bellico metafisico Angel Down), adattarlo alle proprie esigenze e farne un film ambientato in un unico luogo minaccioso pronto a riempirsi non solo di tensione, [...] Vai alla recensione »
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