| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Serbia, Croazia |
| Regia di | Nicola Sorcinelli |
| Attori | Matilda De Angelis, Prince Chughtai, Babak Karimi, Giovanni Toscano, Ivar Wafaei . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 31 agosto 2026
Un incontro tra una dottoressa italiana e un direttore d'orchestra in fuga dall'Afghanistan.
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CONSIGLIATO SÌ
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La rotta balcanica è un itinerario di migrazione che da est prevede la risalita attraverso i paesi slavi e l'ingresso in Italia nei dintorni di Trieste. È il cammino che intraprendono il direttore d'orchestra Nazar e suo figlio Jalil, che suona la tuba. I due sono in fuga dall'Afghanistan, paese nel quale i talebani hanno bandito la pratica e l'ascolto di ogni forma di musica, e sognano di arrivare in Italia dove hanno già la possibilità di organizzare un concerto. Sul tratto finale del loro percorso, le condizioni di salute precarie di Nazar gli faranno incontrare Greta, dottoressa italiana che pattuglia il confine per offrire assistenza ai migranti.
Esordio alla regia nel lungometraggio per Nicola Sorcinelli, talentuoso regista di corti che ora realizza un'opera prima impegnata e militante su un tema sempre necessario come i flussi migratori che ci circondano.
Immergendo lo spettatore in atmosfere plumbee e invernali, si concentra sul fronte orientale con una storia asciutta ma di impatto.
Le storie dei migranti che intraprendono la cosiddetta "rotta balcanica" per entrare in Italia stanno ricevendo sempre più attenzione, e per chi volesse approfondire si consiglia l'ideale complemento del bel documentario Trieste è bella di notte, per la regia di Segre, Calore e Collizzolli. Non molto contesto si può ricavare da Balcanica perché il tratto di viaggio dei protagonisti è quello finale; Sorcinelli però ce lo mostra intriso di tutta la fatica e sofferenza fin lì accumulata, e ben visibile sui volti (in particolare quello di Babak Karimi, che si ricorderà per un ruolo in Una separazione di Farhadi) e sui corpi di un padre e di un figlio.
Il regista sopperisce alla desolazione dei luoghi (terre di confine e di posti di blocco, all'apparenza popolate soltanto da forze dell'ordine e da chi cerca di eluderle) e all'essenzialità narrativa con ottimi valori tecnici soprattutto dal lato dell'immagine: la fotografia di Damjan Radovanovic naviga una gamma cromatica gelida e crepuscolare, e distorce gli attori nell'inquadratura come ad esasperarne le distanze, in un film che del resto rende agonizzante percorrere gli ultimi chilometri di un viaggio infinito, dando l'idea di allontanarsi tanto più ci si avvicina al traguardo.
Dall'altra parte del confine parte invece Greta, la dottoressa interpretata da Matilda De Angelis, che mette la sua popolarità al servizio di un progetto piccolo ma meritevole, e in cambio riceve l'opportunità di recitare su registri diversi da quelli a cui è abituata. Il suo incontro con Nazar e Jalil è breve, verosimile e non sfocia nel sentimentalismo; eppure è sufficiente per scatenare un processo di resistenza personale e dare al film uno spirito battagliero.
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