Boris KarloffNome: William Henry PrattData nascita: 23 Novembre 1887 (Sagittario), Londra (Gran Bretagna) Data morte: 2 Febbraio 1969 (81 anni), Midhurst (Gran Bretagna) |
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![]() Anck-es-en-Amon, il mio amore ha resistito più a lungo dei templi degli dèi.
dal film La mummia (1932)
Boris Karloff è Im-Ho-Tep; Ardeth Bey
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Attore inglese. È una leggenda del cinema, sublimato dall’immaginario collettivo nell’icona corpulenta e barcollante, dalla faccia ricucita, del mostro Frankenstein. I suoi esordi risalgono agli anni ’10 in Canada, in compagnie teatrali di giro, e poi sui set statunitensi in forza di un aspetto truce, catalizzato dallo sguardo fisso e inquietante. Specializzatosi in ruoli di villain, gira decine di pellicole finché nel 1931 il regista J. Whale, che sta mettendo mano a una storia della paura ispirata al Frankenstein della scrittrice inglese M. Shelley, cerca il candidato idoneo a essere trasformato nell’orrida, sensibile e infelice creatura assemblata con pezzi di cadaveri e rivitalizzata da un fulmine. La Universal, produttrice del film, punta su questo ancora poco noto caratterista e lo affida al truccatore J. Pierce. Costui, attingendo a studi di anatomo-patologia criminale e a erudite letture sull’imbalsamazione, crea la celeberrima maschera che subito K. perfeziona con le dovute posture meccaniche e l’ineffabile malinconia del viso deforme. Dopo Frankenstein (1931) e La moglie di Frankenstein (1935), sempre di Whale, seguono parecchie altre opere in cui alterna ritorni sempre efficaci del «suo» mostro a sinistri personaggi ai quali riesce a conferire spessore malgrado l’ostentata malvagità, come per es. il redivivo Im-Ho-Tep di La mummia (1932) di K. Freund o il nerovestito vetturino di La jena (1945) di R. Wise. Gli anni ’60 lo vedono protagonista nei lavori di R. Corman (I maghi del terrore, 1963) nonché anfitrione del film a episodi I tre volti della paura (1963) di M. Bava, capostipite dell’horror italiano.

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Scarface - Lo sfregiato
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Genere Poliziesco, - USA 1932. |
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Frankenstein
continua»
Genere Horror, - USA 1931. |
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Gli invincibili
continua»
Genere Avventura, - USA 1947. |
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Bersagli
Genere Horror, - USA 1968. |
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Black Horror - Le messe nere
Genere Horror, - Gran Bretagna 1968. |
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C'è stato un periodo nel quale si sono formati molti, se non tutti, gli stereotipi e i modelli usati ancora oggi nel cinema horror e di quel periodo è alfiere la Universal, una delle major hollywoodiane più caratterizzate, che nei prossimi giorni si prepara a terrorizzare l'Italia con Wolfman (dal 19 febbraio al cinema).
. L'horror aveva cominciato a fare capolino nei cinema di tutto il mondo in modo significativo con l'espressionismo, forgiatore di canoni espressivi subito assunti come parametri per la creazione di atmosfere macabre e tenebrose. La Universal, nel lanciare la sua linea di horror, tiene conto in modo significativo dei suggerimenti visuali dell'espressionismo - anche perché diversi dei suoi autori (Karl Freund su tutti) provengono proprio da quella scuola - ma li coniuga con una narrazione compatta e un formidabile appeal commerciale creando un insieme che si rivela subito vincente.
Il ciclo dell'horror Universal parte nel 1931 con l'accoppiata Dracula e Frankenstein, ma già prima c'erano state avvisaglie interessanti. Il gobbo di Notre Dame (1923) e Il fantasma dell'Opera (1925) appartengono forse più al melodramma che all'horror, ma sono fortemente segnati dalla presenza di Lon Chaney, che può essere considerato la prima icona horror per la quantità e qualità delle sue interpretazioni "estreme", caratterizzate da un make-up particolarmente innovativo e geniale.
Ma sono Dracula e Frankenstein, entrambi del 1931, a porre le basi per il cinema horror come lo conosciamo tuttora. Provenienti dalla letteratura britannica - rispettivamente dai romanzi di Bram Stoker e Mary Shelley - Dracula e Frankenstein vengono immediatamente adottati da Hollywood, diventandone degli indimenticabili emblemi. Caratteristiche dei film, l'uso di un abile registro visuale espressionista, un'apprezzabile economia narrativa e la presenza di attori fortemente carismatici che sarebbero diventati sinonimo del genere, vale a dire Bela Lugosi e Boris Karloff. Oltre, naturalmente, al fatto di contenere in sé la forza di creare "mitologie" ripetibili che avrebbero generato una serie di seguiti, remake e imitazioni sostanzialmente infinita. E se Dracula, pur con qualche magico sprazzo della visionarietà del regista Tod Browning, resta un po' troppo vincolato dalla sua origine teatrale (è la versione della commedia di Balderston e Deane che furoreggiava a Broadway, più che del romanzo di Stoker), Frankenstein è un capolavoro che rende giustizia all'opera di Mary Shelley. Viene sfrondato di molto del romanticismo gotico caro all'autrice e viene anche tolta gran parte della dialettica "filosofica" che animava sulla pagina il rapporto tra il mostro e il suo creatore, ma da un punto di vista cinematografico, visuale, il film è un trionfo, a partire dalla creazione di un'icona irresistibile come quella del mostro di Frankenstein, interpretato con pathos e finezza da Boris Karloff, sin lì un caratterista come tanti e dopo di allora la personificazione stessa del genere horror.
Sia Dracula sia Frankenstein generano dei seguiti dimostrando d'essere anche un investimento per il futuro. In particolare, La moglie di Frankenstein (1935) riesce a essere un raro esempio di sequel migliore del capostipite. Più libero di imporre la propria visione dopo il successo di Frankenstein, James Whale si sbizzarrisce in un compendio di stranezze e tocchi geniali, sempre tenendo fermamente la rotta del timone nella narrazione. Karloff è ancora più a suo agio nei panni del mostro ed Ernest Thesiger tratteggia con sublime disinvoltura un ritratto sopra le righe di alchimista mago e scienziato che ruba spesso la scena.
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