La moglie di Frankenstein

Film 1935 | Horror 80 min.

Regia di James Whale. Un film Da vedere 1935 con Walter Brennan, John Carradine, Boris Karloff, Colin Clive, Valerie Hobson, Elsa Lanchester. Cast completo Titolo originale: The Bride of Frankenstein. Genere Horror - USA, 1935, durata 80 minuti. - MYmonetro 3,50 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Frankenstein non è morto, ma ritorna per pretendere che il suo creatore gli dia una compagna. Il poveretto ubbidisce, ma la promessa sposa rifiuta il mostro. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar,

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,50
CONSIGLIATO SÌ

Frankenstein non è morto, ma ritorna per pretendere che il suo creatore gli dia una compagna. Il poveretto ubbidisce, ma la promessa sposa rifiuta il turpe connubio. Ecatombe finale.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Il barone Frankenstein, tormentato dall'idea di aver inventato un mostro, decide di partire con la moglie, ma il dr. Pretorius lo costringe a un altro esperimento: creare un essere di sesso femminile. Quattro anni dopo il celebre Frankenstein (1931), la Universal decise di dargli un seguito. Il risultato è ottimo, secondo molti, persino migliore del precedente per l'armonia tra i vari contributi: una sceneggiatura che accentua gli aspetti umani e patetici del "mostro"; la raffinata messinscena di Whale; la bellezza dei trucchi di Jack Pierce; gli effetti speciali di John Fulton; la bravura degli interpreti. Circola un'edizione di 75' senza il prologo con Byron e Mary Shelley e la scena in cui il mostro uccide il borgomastro. Rifatto 50 anni dopo come La sposa promessa . Seguito da Il figlio di Frankenstein .

Tutte le recensioni de ilMorandini
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Cento anni di cinema di fantascienza

In una villa a Ginevra, Mary Shelley racconta al marito Percy e a Lord Byron il seguito della storia del dottor Frankenstein... La creatura, scampata miracolosamente all'incendio del mulino, continua a vagare per le campagne. Il dottor Henry Frankenstein, anche lui scampato alla morte, giura alla moglie di non voler più continuare i folli esperimenti, ma riceve la visita del dottor Pretorius, suo antico insegnante, che gli propone di dar vita ad una nuova razza di uomini artificiali donando alla creatura una sposa. Frankenstein, nonostante sia affascinato dalle miniature viventi che Pretorius ha creato, rifiuta di collaborare, ma dopo che il mostro gli ha rapito la moglie è costretto ad accettare. Nel laboratorio di Pretorius le macchine riprendono, dunque, a funzionare: i trasformatori convogliano potenti scariche elettriche su un corpo che attende la vita. Il corpo comincia ad animarsi e liberato dalle bende rivela il volto di una donna. La creatura guarda con affetto alla sua compagna, ma costei scorgendo le fattezze del mostro grida inorridita scatenando la sua furiosa disperazione. Frankenstein e sua moglie fuggono dal laboratorio in fiamme nel quale trovano la morte Pretorius e le due povere creature. Dopo il Frankenstein del 1931, Whale si concede un secondo appuntamento con il mostro di Mary Shelley, e proponendo un'originale rilettura del mito ne addolcisce gli elementi orrorifici con toni da commedia nera. La vicenda è idealmente scandita in tre parti, concentrate, rispettivamente, sulla creatura, su Pretorius e sulla donna artificiale. Karloff interpreta nuovamente il mostro - truccato con leggere variazioni ancora da Pierce - e ne accentua gli aspetti umani (per la prima volta, parla), facendolo più consapevole del destino che lo rende diverso: il mostro uccide ancora, ma è capace di amicizia e di premure verso il cieco solitario suonatore di violino che lo accoglie in casa (...e gli dà da mangiare, da bere e da fumare!). L'uomo artificialmente creato è qui, più che nel primo film, una vittima, non tanto perché perseguitato e incatenato, ma perché votato ad una solitudine senza fine. Pretorius è una sintesi bizzarra (...confessa che il gin è il suo solo vizio, ma poco dopo dice la stessa cosa del fumo) di tutti gli scienziati pazzi fino ad allora apparsi sullo schermo: l'espressione sfuggente e sinistra di Thesinger conferisce alla figura i contorni grotteschi dello scienziato-alchimista depositario di un sapere superiore che gli consente di stravolgere le leggi della vita. Come il mago delle favole - e del cinema delle origini -, mostra compiaciuto le sue miniature viventi (tra le altre: una regina, un re, una danzatrice e una sirena) conservate in ampolle di vetro, godendo dello stupore che sa suscitare. Ma la sua perfidia è tutta "anni '30" essendo le sue armi, per raggiungere lo scopo, il rapimento e il ricatto. Elsa Lanchester, nel ruolo della donna destinata al mostro (ma l'attrice interpreta nel prologo anche la stessa Mary Shelley), è affascinante: vestita con un elegante bianco sudario, sfoggia un'acconciatura nella quale spiccano due bianche strisce saettanti. L'attrice riempie lo schermo con il volto che ha scatti da animale impaurito e con gli occhi che roteano sullo schermo a scoprire la meraviglia che la circonda. Il suo grido finale - uno stridio animalesco - è inimitabile e impressionante. Il laboratorio ha una rilevanza figurativa notevole: all'interno di una torre, si alza vorticosamente verso l'alto il "diffusore" - un fascio di antenne cinto di anelli concentrici ed emisfere di metallo -, mentre una pesante campana convoglia la luce sulla postazione di comando dei due scienziati intenti, con le mani protette da guanti, alla manovra di manopole e leve. Le inquadrature distorte, i primissimi piani dei volti tagliati dai riflessi, le ombre che danzano sulle soffocanti pareti di pietra creano un'atmosfera viva ed angosciante colorando l'ambiente di un fascino misterioso che evoca visioni da incubo. Il lieto fine - con Frankenstein e la moglie Elizabeth che si salvano - venne preferito dai produttori a quello iniziale che vedeva il dottore stesso perire nell'esplosione della torre, e in una delle prime sceneggiature la stessa Elizabeth, dopo essere stata rapita, doveva finire uccisa affinché il suo cuore fosse trapiantato nel corpo della donna artificiale. La lavorazione del film fu accompagnata dalle preventive preoccupazioni dell'Ufficio Hays che, nella persona di Joe Breen, si adoperò per far togliere qualsiasi idealizzazione "divina" alla figura di Frankenstein: nondimeno, ai censori sfuggirono la velata omosessualità di Pretorius e la generosa scollatura di Elsa Lanchester nel ruolo di Mary Shelley. In una edizione italiana del film (trasmessa alla fine degli anni '80 sulle reti televisive Mediaset) sono state tagliate le scene dell'uccisione del borgomastro e dello zio di Karl (l'attore Dwight Frye): a causa dei salti di montaggio, quest'ultimo personaggio passa inspiegabilmente dalla figura dello "scemo del villaggio" a quella di assistente del professor Pretorius; nei titoli di testa, inoltre, il cognome dell'attrice "Lanchester" è storpiato in "Lauchester". L'edizione americana in DVD è corredata dall'interessante documentario She's Alive: Creating The Bride of Frankenstein (1999) di David J. Skal che ricostruisce in 40 minuti la storia del film, con dovizia di aneddoti e di interviste. La colonna sonora di Franz Waxman venne riutilizzata nel serial Flash Gordon del 1936.


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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 10 novembre 2016
Contrammiraglio

Gran film, fotografia pazzesca; peccato l'assassinio operato dal doppiaggio!

domenica 1 febbraio 2015
il befe

meglio di frankenstein

sabato 10 ottobre 2009
Tony71

Alcuni dicono che sia addirittura migliore del primo. A me non è sambrato così. Preferisco decisamente il Frankenstein originale, anche se devo ammettere che questo, comunque, è fatto piuttosto bene. Bella la fotografia e pure alcune scene, come per esempio l'incontro del Mostro con il cieco.

Frasi
Create una razza, una razza che si sparga nel mondo!
Dialogo tra Il dottor Frankenstein (Colin Clive) - Il dottor Pretorius (Ernest Thesiger)
dal film La moglie di Frankenstein
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