In primo piano, camicia jeans, serio, poco curato, Robert Redford racconta: "Jesse James, Wyatt Earp, Billy the Kid, il generale Custer, Toro seduto, Cavallo pazzo. Abbiamo scritto la storia della frontiera e il futuro degli Stati Uniti. È la ricostruzione completa di uno dei passaggi cruciali di questo paese. Questa è la storia del West." La prima puntata, La storia del west - Nascita di una nazione, di sei, trasmesse da Rai Storia, detta un sommario: "Dalle ceneri della guerra civile nasce una nuova generazione di americani, pronti a giocarsi il loro destino nelle terre sconfinate del West. Nell'arco di un trentennio i coloni occuperanno 174 milioni di ettari di terra. Ma mentre il governo lancia la corsa verso l'Ovest, gli sconfitti della guerra civile tornano a reclamare ciò che hanno perso diventando dei fuorilegge. La guerra appena finita rischia di ricominciare." Non c'è dubbio che a uno come Redford sia bene prestare attenzione. Conosciamo la sua attitudine progressista: la verità, l'ecologia, l'attenzione al futuro, ai giovani e ai diritti civili, che non sono mai una sicurezza su cui adagiarsi. E poi anche lui è un uomo del west, non solo perché è nato in California, soprattutto perché ha toccato il west nei film, con titoli mai convenzionali, classici magari senza epica, come Butch Cassidy, Ucciderò Willie Kid e, soprattutto, Corvo rosso non avrai il mio scalpo.


