Ema

Film 2019 | Drammatico, 102 min.

Regia di Pablo Larraín. Un film Da vedere 2019 con Gael García Bernal, Santiago Cabrera, Mariana Loyola, Mariana Di Girolamo, Giannina Fruttero. Cast completo Titolo originale: Ema. Genere Drammatico, - Cile, 2019, durata 102 minuti. Uscita cinema mercoledì 2 settembre 2020 distribuito da Movies Inspired. - MYmonetro 3,57 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ema e Gaston adottano Polo ma l'esperienza si trasforma presto in dramma, e la coppia rischia di scoppiare.

Consigliato sì!
3,57/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,63
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Larraìn cambia registro con un'opera perturbante e incendiaria, un'esperienza stordente aperta al musical e alla stilizzazione del videoclip.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 2 settembre 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 2 settembre 2019

Ema è fuoco che brucia, Gastón il focolare che lo contiene. Lei è una ballerina, lui il suo coreografo. Insieme hanno adottato Polo, insieme hanno fallito la sua adozione. Incapaci di gestire i suoi traumi, lo hanno 'restituito' ai servizi sociali e adesso navigano a vista tra rimorsi e accuse. Ema vuole il divorzio e si rivolge all'avvocato che ha accolto Polo dopo il loro fallimento. La donna, ignara delle reali intenzioni di Ema, se ne innamora come il marito, un pompiere avvenente sedotto dopo l'incendio doloso della propria auto. Perché Ema ha un piano e niente può fermarla.

"Separate una madre da suo figlio e funzionerà sempre", diceva Riccardo Freda, autore 'per tutti i generi'. Il regista italiano sosteneva che il melodramma fosse la maniera del cinema di 'volgarizzare' la tragedia, provocando nello spettatore una forma di piacere nel dispiacere. A lungo, e sovente a torto, questi women's pictures costrinsero le loro eroine dolenti in una condizione di sottomissione e di rassegnazione masochista, almeno fino alle produzioni di John M. Stahl, King Vidor o Douglas Sirk che invertirono la rotta e l'ideologia, prima della lettura pessimista di Rainer Werner Fassbinder e delle deflagrazioni sentimentali di Todd Haynes.

Pablo Larraín realizza un film radicalmente diverso dai precedenti e imprime al melodramma una concezione dell'amore contemporanea (la fluttuazione delle identità di genere), affrancando i sentimenti della sua eroina da qualsiasi senso di colpa e abbandonandola al vacillamento dei sensi e dello spirito.

Autore concettuale, Larraín concepisce la messa in scena come una sperimentazione sul linguaggio, raccontando la storia di una coppia come un flusso di coscienza che si esprime con la luce, i colori, la musica che sale e rifluisce in onde successive seguendo gli slanci amorosi dei personaggi. Larraín continua a interrogare quello che accade intorno a lui alla ricerca di una verità invisibile nella società cilena contemporanea. E niente come il melodramma illustra in maniera altrettanto esemplare il cuore di una nazione e la costruzione sentimentale e sociale dei sessi. Più interessato a sollevare domande, piuttosto che a diffondere o sostenere idee, le sue immagini astratte traducono la ristrutturazione singolare di un ménage familiare abitando sentieri inediti e sconosciuti.

Ema lascia fuori campo la cronaca sentimentale di una diade messa alla prova da un'adozione e si concentra sulla crisi coniugale e il riallineamento delle dinamiche individuali e familiari. L'assestamento si trasforma con Larraín nella coreografia di un corpo elastico e sincopato che esercita una forza di attrazione e allarga gli orizzonti familiari. Sullo sfondo di Valparaíso, 'accesa' col lanciafiamme, il regista cileno sperimenta con la sua protagonista nuove forme espressive, codici relazioni e modelli familiari, aggirando il destino del mélo, trascendendone i codici tradizionali e concependo una nuova (forma) di vita.

Melodramma pansessuale e incendiario, Ema si iscrive nella 'biologia del genere' e si fa trascrizione di un dolore che passa per una rappresentazione conturbante, dove la danza ha un posto preponderante e canalizza l'irriducibilità della sua eroina. Mariana di Girolamo è il volto diafano che detiene quella cosa segreta che Pablo Larraín vuole esaltare, il gesto anarchico che fa esistere (e ardere) il suo film e i suoi spazi urbani. Attrice della televisione cilena, segue il ritmo martellante del reggaeton e quello di un senso di colpa che il suo personaggio prova a far tacere con l'amore. Amore che cerca indistintamente nei letti degli altri e delle altre, perché Ema ama e non conosce limiti, fa solo quello che desidera, non esita a usare la sua libertà (artistica e sessuale) e adesso ha un piano segreto per recuperare quello che ha perduto. Il figlio, il marito e una vita in comune che malgrado il sentimento che li lega ha avuto ragione di loro. Loro che si amano ma si detestano in campo e controcampo, loro che non esitano a dirsi reciprocamente cose orribili attraverso dialoghi frontali che sembrano monologhi interiori.

Vanitosa come Neruda, Ema non si fa scrupoli a manipolare chi la circonda pur di arrivare al suo scopo, riducendo in cenere il suo mondo per poi riconfigurarlo. L'amore è una cosa meravigliosa, certo ma anche complicata per la protagonista, seducente e segreta, tonica e lucida come un metallo. È una donna alla ricerca di sé mentre la sua vita familiare affonda, è una mamma che rischia tutto per raggiungere quello che vuole e (ri)congiungersi con chi vuole, esasperando i più fedeli sostenitori ma continuando a irradiarli parola dopo parola, passo dopo passo.

Ema, opera 'gravida' e perturbante, offre a chi si lascia tentare un'esperienza stordente aperta al musical e alla stilizzazione del videoclip. Come la sua eroina fa breccia nel cuore dello spettatore, disorientato da un tappeto musicale essenziale per la creazione dell'impatto emozionale. La messa in scena non è mai andata così lontana nel cinema di Larraín che 'disegna' coreografie, trasfigura i suoi attori in primi piani iconici e poi deraglia ma solo per trovare un percorso alternativo, quello che conduce all'immaginazione e apre ipotesi sull'individuo e sulla coppia. Per verificarle serve soltanto un pieno di benzina.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 13 settembre 2019
Phil de Semlyen
Time Out

Con la sua tuta da ginnastica e i capelli sbiancati, Ema (Mariana Di Girolamo) esplode fuori dallo schermo nel trascinante, audace e profondamente umano film di Pablo Larraín. Sembra una specie di esuberante opposto alla maestosa Jackie Kennedy vista nel precedente film del regista cileno. A Valparaíso, Ema e il suo compagno (e coreografo) Gaston (Gael García Bernal) hanno adottato un bambino colombiano [...] Vai alla recensione »

martedì 3 settembre 2019
Manuela Caserta
L'Espresso

Ema di Pablo Larrain è l'ultimo film del regista cileno in concorso, molto apprezzato dalla critica e un po' meno dal pubblico. È un'opera che esige un po' di decantazione. Girato interamente a Valparaiso, il personaggio femminile di Ema, interpretato dall'esordiente Marianna Di Girolamo, è un personaggio folle che interpreta tutte le sfumature deliranti della narcisista perversa da manuale.

lunedì 2 settembre 2019
Federico Pedroni
Duels.it

Ema e Gastón sono sposati, lui è un coreografo e lei la sua prima ballerina. Ema e Gastón hanno un figlio adottivo, Polo, o almeno lo avevano visto che per ragioni inizialmente oscure lo hanno "restituito" ai servizi sociali, causando un naturale scandalo e una serie di rinfacci e rivendicazioni. Ma al centro del nuovo film di Pablo Larraín - tornato in Cile dopo la parentesi americana di Jackie - [...] Vai alla recensione »

lunedì 2 settembre 2019
Alessandro Stellino
Filmidee

Sono parecchie sequenze a restare impresse nel nuovo film di Pablo Larraín, Ema, in concorso al Festival di Venezia, per la loro forza e ricercatezza, per l'utilizzo primario di luce e suono, per la capacità di veicolare la radicalità di un senso attraverso la scultoreità dell'immagine. Non necessariamente tra queste sono le pur intense scene di litigio tra Gastón e Ema, coppia sfaldata nella vita [...] Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Francesco Alò
Il Messaggero

Abbiamo la Coppi Volpi femminile? Si chiama Mariana Di Girolamo e nel film più imprevedibile del prolifico cileno Pablo Larrain, già premiato a Cannes e Berlino con No (2012) e Il club (2015), la vediamo girovagare per Valparaiso con un capello biondo platino con coda mullet alla David Bowie di Ziggy Stardust mentre dà fuoco ai semafori con un lanciafiamme, seduce un pompiere e un'avvocatessa (finalmente [...] Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Alessandra Levantesi
La Stampa

Il cileno Pablo Larrain nei festival internazionali sta di casa ed è comprensibile perché è un cineasta interessante che possiede un personale modo di imbastire la narrativa su un flusso di fantasie, stati d'animo e frammenti di memoria. E' una scrittura di cui ha fatto buon uso in passato (Post Mortem, Il Club, Neruda, Jackie), ma è uno stile che presenta limiti quando la materia risulta povera di [...] Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Ma il cinema di creazione abita dalle parti del film di Larrain, che con la sua andatura spezzata, difficile, a tratti oscura, e la sua protagonista irricuperabile ma alla fine vincente, ci ha tenuti sulla corda molto più a lungo dei 100 minuti che dura. Occhi enormi, capelli decolorati, corpo nervoso e capace di performances sorprendenti, la Ema del titolo è una giovanissima danzatrice che ha perso [...] Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Tutto ci si poteva aspettare da Pablo Larraín, regista di "Tony Manero" e "Post Mortem", di "Il club", "Neruda" e "Jackie", tranne che questo "Ema", oggetto affascinante, dissacrante e totalmente sfuggente, indecifrabile nel suo montaggio sconnesso volto alla frantumazione narrativa (specchio di quella che riguarda la famiglia tradizionale), minando il percorso con una evidente chiave parodistica. Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Enrico Danesi
Giornale di Brescia

Tutto è fluido in «Ema», come spesso capita nel cinema di Pablo Larraín, attraente e respingente in egual misura. Girato a Valparaiso, è un melodramma pieno di danza e di musica (da quella sperimentale alla street dance e al reggaeton che spopola tra i ragazzi sudamericani), poste al servizio di una storia che svela la sua complessa circolarità man mano che si dipana la trama, essa pure libera da rigide [...] Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Massimo Lastrucci
Ciak

Un semaforo brucia nel crepuscolo della città. Inizia così Ema, sorta di ritorno (temporaneo?) a casa, Valparaiso, di Pablo Larrain, uno dei nomi di punta del nuovo e vitalissimo cinema cileno post-dittatura. Ema è una ballerina, divide la sua vita tra l'insegnamento e il compagno, regista teatrale di una compagnia di dance-street (o simile) a cui entrambi stanno dando tutto.

domenica 1 settembre 2019
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Il giovane regista cileno Pablo Larrain dalla filmografia strepitosa (Tony Manero, Post Mortem, Jackie, Neruda) diventato la coscienza critica di un paese con film di rilevanza internazionale che hanno portato alla luce tematiche occultate dal periodo della dittatura, incontra questa volta con Ema una generazione ancora più giovane della sua. Si allontana da Santiago e sceglie Valparaiso con il suo [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
Serena Nannelli
Il Giornale

Ieri sera al Lido è stato presentato alla stampa "Ema" di Pablo Larrain, in concorso alla Mostra del Cinema. Stavolta il regista di "Neruda" e "Jackie" (per citare i lavori più recenti) ambienta un suo film non nel passato ma nel Cile contemporaneo, per la precisione nella pittoresca città portuale di Valparaiso. "Ema" racconta di una giovane ballerina di talento (Mariana Di Girolamo) che si esibisce [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
Davide Turrini
Il Fatto Quotidiano

Da un semaforo incendiato nel cuore della città a una famiglia magnificamente disfunzionale. Il percorso è audace, quasi folle, di certo imprevedibile e si chiama Ema. Nome e titolo del settimo lungometraggio del cileno Pablo Larraìn, fra i più talentuosi cineasti della sua generazione e non solo che, dopo aver commosso la platea veneziana - dove concorreva nel 2016 con Jackie - torna ad osservare [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
Elisa Battistini
Quinlan

Ema è una giovane ballerina sposata con il coreografo della sua compagnia, il più maturo Gastòn che però è sterile. Assieme hanno deciso di adottare un bambino di 6 anni, ma dopo una serie di scomposte reazioni dell'infante lo hanno "restituito" ai servizi sociali. La decisione si rivelerà foriera di caotiche, imprevedibili conseguenze... Dopo Jackie (2016) l'ottimo Pablo Larraín torna in Cile, a [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Dopo la parentesi Jackie, e prima dell'annunciato True American, Pablo Larraín torna in Cile, a Valparaíso, per realizzare il suo film forse più anarchico e liberatorio, incendiario e acido, paradossalmente ferocissimo e tenero in egual misura. Il film "è" Ema, giovane ballerina che decide di separarsi dal coreografo Gastón (Gael García Bernal) dopo aver rinunciato a Polo, bambino che avevano adottato [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
Roberto Manassero
Film TV

Ema è una ballerina, una moglie a cui il marito non può dare figli, una madre che ha restituito il bambino preso in adozione, per tutti una fallita. Ema è un corpo in perenne movimento, nella danza moderna, nel reggaeton, da una parte all'altra della città cilena di Valparaiso. Ema è fuoco e acqua, creazione e distruzione; è il presente che non capiamo e il futuro che saremo, per una volta senza temere [...] Vai alla recensione »

sabato 31 agosto 2019
Fabiana Sargentini
Close-up

In questi anni destabilizzanti e confusi le famiglie non sono più solo quelle di sangue, ma delle accozzaglie anomale di scelte preferenziali per vicinanza di gusto, di genere, di sguardo. Ema (Mariana Di Girolamo) è una bella ragazza con i capelli decolorati bianchi, indossa tutte sportive rosse con le righe bianche ai lati delle gambe e giubbotti oversize che le nascondono la figura.

sabato 31 agosto 2019
Lorenzo Rossi
Cineforum

Ema è una forza della natura. Ema vive, ama, danza e parla come le pare. Ema vuole una famiglia e allora se ne fa due, tre... quante vuole. Ema crea, distrugge e si prende tutto ciò di cui ha bisogno, anche quando forse non lo sa di cosa ha bisogno. Ema è il fuoco e l'acqua insieme, il sole e la luna, la notte e il giorno. Ema è l'ottavo film di di Pablo Larraín e il primo ambientato ai nostri giorni. [...] Vai alla recensione »

domenica 1 settembre 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Autore tra i più importanti del cinema contemporaneo, il cileno Pablo Larraín si mette in gioco con Ema, un film ambizioso, difficile, spiazzante. Una storia raccontata in maniera ellittica, con la protagonista Ema (Mariana Di Girolamo) che ha appena "restituito" il bambino adottato insieme al marito coreografo (Bernal). Scatta una comprensibile catastrofe umana e coniugale, ma anche una affannosa [...] Vai alla recensione »

NEWS
MOSTRA DI VENEZIA
lunedì 2 settembre 2019
Marzia Gandolfi

In Concorso a Venezia 76 un'esperienza stordente aperta al musical e alla stilizzazione del videoclip. Prossimamente al cinema. Vai all'articolo »

POSTER
lunedì 2 settembre 2019
 

Ema, giovane ballerina, decide di separarsi da Gastón dopo aver rinunciato a Polo, il figlio che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaíso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie [...]

TRAILER
venerdì 30 agosto 2019
 

Regia di Pablo Larraín. Un film con Gael García Bernal, Santiago Cabrera, Mariana Loyola, Mariana Di Girolamo, Giannina Fruttero. Guarda il trailer »

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