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Libera 2, Intervista a Matteo Martari e Gianluca Mazzella

Nella sezione Italian Showcase è stata presentata all’Italian Global Series la seconda stagione di Libera.
di Claudia Catalli

mercoledì 8 luglio 2026 - News

Nella sezione Italian Showcase è stata presentata all’Italian Global Series la seconda stagione di Libera, produzione Rai di successo che tornerà il prossimo autunno, sempre incentrata sulle vicende della giudice di Trieste interpretata da Lunetta Savino. Ne parliamo con il regista Gianluca Mazzella e il co-protagonista Matteo Martari.

Quali novità regalerà al pubblico questa nuova stagione?
Martari: La più grande è dichiarata già alla fine della prima stagione, il mio personaggio è padre e lo ritroveremo in questa dinamica, nel tentativo di essere appunto un padre di famiglia. Rimane il rapporto che si è consolidato tra i due personaggi, quello di Pietro e quello di Libera che si trovano in situazioni un po' meno personali rispetto alla prima stagione dove si parlava della figlia del giudice, però la collaborazione tra i due sarà sempre bellissima. 

Come spiegate il successo della serie della prima stagione?
Martari: Credo che sia dettato dal fatto che è una serie con la quale è facile empatizzare, i temi che vengono trattati che sono sempre attuali, i personaggi sono costruiti a 360 gradi…
Mazzella: Concordo, di rapporti umani se ne raccontano tanti e a diversi livelli, sono degli incroci interessanti. Poi nella prima stagione c'era questa bellissima sottotrama del fatto che Pietro fosse il padre di Clara e Clara non ne fosse a conoscenza e la trama iper drammatica del dramma di Libera che aveva perso una figlia e cercava di scoprire come le cose fossero andate. C'erano tante trame che si intrecciavano in maniera molto armonica passando da un registro drammatico a uno comico con disinvoltura. Penso sia stata questa la ricetta del suo successo, Nella seconda stagione questa ricetta è confermata, addirittura le trame che si intrecciano sono ancora di più. Se lì c'era la trama fortissima della morte della figlia di Libera, qui c'è un grande processo che intreccerà tante cose insieme e tanti personaggi nuovi.

Come è stato ritrovare Lunetta Savino?
Martari: Lunetta è ha tanta esperienza e la porta sul set, in aggiunta c'è la caratura dell'essere umano, è una persona incredibile con la quale relazionarsi, quindi è facilissimo lavorare con lei. La novità, tra i nostri personaggi, sarà la condivisione dell'educazione di Clara. Il mio Pietro è uno che si sta giocando bene  una seconda possibilità, Libera invece è una donna di giustizia, quindi il loro punto di partenza è molto diverso. E quella è anche la cosa bella, la capacità di far collaborare questi due modi opposti di vedere la vita.

Qual è secondo voi lo stato di salute della serialità italiana?
Martari: Mi sembra in ottima salute.
Mazzella: Io vedo un miglioramento, di qualità, di ricezione al pubblico, di attenzione, di interesse. Trovo si stia facendo un incredibile lavoro sulla qualità, un segno dello stato di salute della serie è anche il fatto che ci sono attori che passano con disinvoltura dal cinema alla televisione, significa che anche la serialità è arrivata a un livello alto.

Per un attore dev’essere un lusso poter riprendere un personaggio che ha funzionato e portarlo avanti per un arco temporale ancora più lungo.
Martari: È una fortuna, assolutamente sì. Con Pietro ho un rapporto di grande amore, mi regala la possibilità di un linguaggio che mi appartiene, quello del nord-est, difficile da poter effettivamente utilizzare dal punto di vista professionale. Quindi per me è una goduria anche da quel punto di vista.

Le donne sono sempre più centrali nella narrazione della serialità televisiva, come valutate questo cambiamento?
Martari: Io mi auguro che il cambiamento sia concreto anche su altri punti di vista, probabilmente le cose stanno finalmente cambiando e il fatto che si scriva più per le donne è anche un riflesso dei cambiamenti sociali.
Mazzella: Ben venga questa apertura sempre maggiore, anzi non bisognerebbe neanche parlare di apertura, dovrebbe essere già aperta la porta, però purtroppo sappiamo da dove proveniamo. Per me raccontare storie di donne è uno stimolo, avvicinarmi a un mondo, a una sensibilità, a un universo che non è quello proprio mio è una sfida bellissima, sono apertissimo e stimolatissimo da questo.

Le vostre serie preferite?
Mazzella: Breaking Bad, quanto all’Italia sono fermo al Sandokan di Sollima con cui sono cresciuto, quella è proprio la serie iconica che potrei vedere sempre.
Martari: Io dico True Detective, prima stagione. E di italiane Un medico in famiglia e Rocco Schiavone che mi diverte molto.    


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