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Frank Capra

Frank Capra è un regista, produttore, è nato il 18 maggio 1897 a Bisacquino (Italia) ed è morto il 3 settembre 1991 all'età di 94 anni a La Quinta, California (USA).
Nel 1937 ha ricevuto il premio come miglior regia al Premio Oscar per il film È arrivata la felicità. Dal 1935 al 1937 Frank Capra ha vinto 2 premi: Premio Oscar (1935, 1937).

Nato povero in un paesino della Sicilia, a soli sei anni emigrò con i genitori e i suoi sei fratelli in America in cerca di migliori condizioni di vita. La famiglia si stabilì a Los Angeles e il giovane Frank iniziò la sua ascesa verso il successo in quel paese così ricco di opportunità, secondo la favola. Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, restò disoccupato a causa della crisi industriale del primo dopoguerra e approdò casualmente al cinema nel 1921, quando divenne creatore di gag per il produttore Mack Sennett, e diresse due film rimasti famosi: La grande sparata (1926) e Le sue ultime mutandine (1927), interpretati da Harry Langdon, il celebre comico dall'aspetto infantile. Successivamente la carriera di Langdon andò declinando, mentre la personalità e il talento di Capra crebbero rapidamente. Dopo una infelice trasferta a New York, per dirigere un film con Claudette Colbert ( For the love of Mike, 1927), ottenne un vantaggioso contratto dalla Columbia. Una volta entrato a far parte della Columbia ebbe inizio la parabola ascendente della sua carriera. Con molta sagacia si dedicò a soggetti d'attualità; la caduta di un dirigibile nell'Antartico in Dirigibile (1931) e la crisi di una banca in La follia della metropoli (1932). In quest'ultimo film Capra migliorò in maniera evidente la propria tecnica: aumentò il ritmo del dialogo, permettendo che le battute degli attori non si accavallassero, eliminò i tempi morti, preferendo gli stacchi alle dissolvenze. Ma fu soltanto con Accadde una notte (1934) insieme a una recuperata Claudette Colbert, la quale ebbe per questo l'Oscar, come lui del resto (ne ricevette altri due), che Capra scoprì quale deve essere la sua vera vocazione di regista: narratore di ottimistiche e graziose favolette che mostrano come, in un'America squassata dalla crisi, gli uomini di buona volontà possano superare ogni ostacolo. Mentre altri registi di successo nella Hollywood degli anni '30 si erano accontentati del fascino degli interpreti e di trame sfavillanti e irreali, capra realizzò delle opere basate sulla realtà in cui il pubblico viveva, o in cui avrebbe desiderato vivere. Furono i film dell'idealismo roosveltiano, del " sogno americano ". Con Accadde una notte Capra raggiunse inoltre una nuova spontaneità: le scene con Clark Gable, mordace giornalista, e Claudette Colbert, ereditiera fuggitiva, che Gable insegue prima come cronista e poi come innamorato, erano vivaci e immediate. Capra dimostrò di essersi ormai definitivamente allontanato dal clima salottiero delle sue precedenti commedie, come La donna di platino (1931). Le componenti del personaggio incarnato da Clark Gable, cioè la semplice rispettabilità, la propensione a godere delle piccole cose di tutti i giorni, riappaiono con maggiore evidenza in Longfellow Deeds (Gary Cooper) protagonista di E' arrivata la felicità (1936). L'eredità lasciatagli da uno zio fa sì che Deeds venga letteralmente catapultato dalla cittadina di provincia in cui abita, Mandrake Falls, nella frenetica New York. Certe sue semplici abitudini (suona la tuba e scrive versi sulle cartoline augurali) provocano beffe e derisione, mentre avvocati, giornalisti e creditori tentano di sfruttarlo. Ma i valori positivi di cui Deeds è portatore hanno il sopravvento sulla corruzione e sul cinismo che lo circondano. Colpito dalle condizioni dei contadini ridotti in miseria, Deeds decide di dividere con loro la sua fortuna, regalando a ciascuno una mucca, un cavallo, delle sementi e un pezzo di terra. La buona società di New York protesta e viene addirittura aperto un processo per dichiarare Deeds insano di mente. La sua autodifesa fornisce uno spunto per avviare un vivace dibattito sui valori della società americana, da cui emerge il populismo di Capra, la sua fiducia nell'integrità morale degli oppressi e degli sfruttati. Il successivo film di Capra, Orizzonte perduto (1937), può apparire a prima vista un film enfatico, lento e talora lezioso, estraneo alla vena poetica del regista. Gran parte delle riserve avanzate sul film poggiano sul paragone con le più spontanee e drammaticamente articolate commedie incentrate sul dualismo tra umili e potenti alle quali è soprattutto legata la fama di Capra. Privo di un vero protagonista nel quale lo spettatore medio possa riconoscersi ed identificarsi, il film trova il vero significato nella sincera ispirazione che riversa nella descrizione della società utopistica, dove l'innocenza e la pace sono riconquistate. Il regista tornò presto al suo genere preferito con L'eterna illusione , adattamento della popolare commedia di Kauffman e Hart, che girò nel 1938. La trasposizione cinematografica rese i personaggi più vivi, le idee in cui essi credevano più evidenti. Per questo film Capra si aggiudicò il suo secondo premio Oscar come miglior regista. Con Mister Smith va a Washington (1939) Capra aveva trasferito direttamente nel campo della politica la sua polemica in favore dei lavoratori oppressi. Eppure nei suoi film la sua posizione politica personale era estremamente vaga dal resto, se così non fosse stato, il successo che ottenne non sarebbe stato così grande. Verso la fine del decennio, tuttavia, le minacce al sogno americano di Capra si fecero sempre più pericolose, visto l'imminente scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Come sottolineò un critico, nemmeno lui, con la sua armonica, poteva arrestare i progetti diabolici di Hitler. E nel film Arriva John Doe (1941) l'uomo della strada stavolta viene ingannato e sconfitto. E' un film amaro, che mette in guardia sui pericoli quali l'annullamento dell'individuo per la massa, lo strapotere e il cinismo dei mass-media in qualsivoglia forma. Nel 1946, quando Capra prese a realizzare film come regista e produttore indipendente, dopo una brillante carriera come supervisore della serie di documentari di argomento bellico Why We Fight , l'isterismo che aveva dominato la trama di Meet John Doe era svanito. Ma evidentemente gli ideali di Capra non erano più intatti: George Bailey, il disperato e filantropo eroe di La vita è meravigliosa (1946) giunge quasi al suicidio. Solo l'intervento di un angelo, che mostra al protagonista (James Stewart) come si andrebbe rovinata la cittadinanza di Bedford Falls se egli non fosse mai esistito, lo salva dalla morte e gli fa comprendere l'importanza della vita. Nonostante tutte le perplessità e bizzarrie che contiene, il film rimane uno straordinario esempio delle raffinate capacità tecniche di capra e del suo amore illimitato per l'America delle piccole città di provincia. I film successivi non furono all'altezza dei suoi migliori, ad eccezione di Lo stato dell'Unione (1948), che è un po' il suo testamento spirituale. Capra si dimostrò però coerente ai suoi principi e, quando la sua libertà di autore si rivelò incompatibile con le leggi di Hollywood, si rassegnò a un lungo esilio dal set, realizzando con modestia e passione una serie di documentari didattici per la televisione. Tornato al cinema nel '59, diede prova di non aver smarrito la sua grande verve. Ma aveva ormai lo sguardo rivolto al passato: come dimostra il suo ultimo film, Angeli con la pistola (1961), appassionato e nostalgico remake di una sua commedia di trent'anni prima. Negli ultimi trent'anni, il cantore dei buoni sentimenti e degli uomini semplici e onesti dalle grandi speranze, visse lontano dalla Hollywood che negli anni d'oro lo aveva visto incontrastato protagonista.

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