| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Francesco Bruni |
| Attori | Pilar Fogliati, Ginevra Francesconi, Nika Perrone . |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 ottobre 2026
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CONSIGLIATO NÌ
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Antonia ha trent'anni, si è laureata brillantemente, la migliore del suo corso, ha scritto un romanzo che ha vinto un premio importante e si è specializzata a Parigi. Poi tutto si è fermato, e ora fa la cameriera in un ristorante e vende foto del suo seno ad un cliente viscido. Un'ex compagna di università le passa il contatto della manager di Cecilia Cambiaghi, "content creator" diciottenne con una marea di follower e un gran bisogno di contenuti da comunicare via social e nelle sue apparizioni in pubblico. Cecilia è una persona "gentile, educata e pura", come la descrive sua nonna, che è anche la sua agente, e va seguita in ogni suo spostamento, in vista della maturità imminente e con l'obiettivo di aiutarla ad affrontare il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. E Antonia ha bisogno di quel lavoro per uscire dalla condizione di ristrettezze economiche, ma anche dalla sua impasse esistenziale.
Il profilo dell'altra si basa sul romanzo omonimo di Irene Graziosi, sceneggiato da Francesco Bruni, che è anche il regista del film.
Purtroppo, nonostante la grande esperienza e abilità di autore di Bruni, questa storia non sembra essere nelle sue corde, e fin dall'inizio comunica un'impressione di inautenticità che si protrae per tutto il racconto. Ed è un peccato, perché il contrasto fra un'intellettuale di talento ma squattrinata e risentita e una content creator senza contenuti idolatrata dal mondo delle apparenze ma spaventata dal proprio vuoto interiore sarebbe davvero interessante e attuale, un bel punto di partenza per raccontare le derive della contemporaneità. Il contrasto però avrebbe potuto, e forse dovuto, rimanere quello, e invece la storia trova giustificazioni emotive nel passato di entrambe che appaiono come ridondanti "funzioni narrative", escamotages per dare spessore e pathos a due personaggi che altrimenti non lo avrebbero, quando invece la loro situazione di vita sarebbe di per sé ampiamente sufficiente per mostrare il tracollo socioculturale di questo Paese. E all'interno di questo tracollo ci sarebbe ampio spazio per tratteggiare due figure complesse e umanamente stratificate, senza bisogno di (melo)drammi nel rispettivo vissuto.
Bruni scrive dialoghi ben confezionati, dirige sempre meglio, soprattutto gli attori - e tanto Pilar Fogliati nel ruolo di Antonia quanto Ginevra Francesconi in quello di Cecilia sono abili e adatte ai rispettivi personaggi - ma qui manca la credibilità del loro percorso e delle loro identità, che vengono raccontate dal di fuori, come dallo scranno di un arbitro di tennis più che da un narratore con una comprensione reale, "tolstoiana", della loro natura umana profonda. Anche la critica implicita verso gli inglesismi che Cecilia usa a raffica e verso le cause che appoggia sa di commentario da opinionista più che di autentica costruzione narrativa, e polarizza i due personaggi senza consentire loro quelle contraddizioni interne che conferiscono credibilità umana, delle quali Bruni è normalmente maestro: Antonia è tutta ombra, Cecilia sembra una versione nostrana di Cher Horowitz in Ragazze a Beverly Hills o di Elle Woods nella versione seriale di La rivincita delle bionde. Quando poi arriva il momento gay (lo spoiler è consentito, perché la svolta si intuisce dall'inizio) sembra davvero di assistere ad un manuale di messa in scena "per" i nostri tempi, invece che "dei" nostri tempi.
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