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venerdì 29 maggio 2020

Elio Germano

Il talento di un figlio unico

39 anni, 25 Settembre 1980 (Bilancia), Roma (Italia)
occhiello
Che voi veramente pensate che poi la classe operaia ve segue…!
dal film Mio fratello è figlio unico (2007) Elio Germano  Accio Benassi
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Elio Germano
Festival di Berlino 2020
Premio miglior attore per il film Volevo nascondermi di Giorgio Diritti

David di Donatello 2018
Nomination miglior attore non protagonista per il film La tenerezza di Gianni Amelio

Nastri d'Argento 2016
Nomination miglior attore per il film Alaska di Claudio Cupellini

Nastri d'Argento 2015
Nomination miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

Nastri d'Argento 2015
Premio miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

David di Donatello 2015
Premio miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

David di Donatello 2015
Nomination miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

Nastri d'Argento 2014
Nomination miglior attore per il film L'ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore per il film Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore per il film Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek

David di Donatello 2011
Nomination miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

David di Donatello 2011
Premio miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Festival di Cannes 2010
Premio miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2010
Premio miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

European Film Awards 2010
Nomination miglior attore europeo per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore per il film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore per il film Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi

David di Donatello 2007
Premio miglior attore per il film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti

David di Donatello 2007
Nomination miglior attore per il film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti

David di Donatello 2004
Nomination miglior attore non protagonista per il film Che ne sarà di noi di Giovanni Veronesi



L'attore racconta con Gianni Zanasi e Alba Rohrwacher il film Troppa grazia, presentato alla Quinzaine di Cannes e dal 22 novembre al cinema.

Elio Germano: «Ognuno di noi ha i suoi demoni e le sue... madonne»

giovedì 8 novembre 2018 - Paola Casella cinemanews

Elio Germano: «Ognuno di noi ha i suoi demoni e le sue... madonne» Troppa grazia è un film anomalo come tutti quelli scritti e diretti da Gianni Zanasi: difficile catalogarlo secondo un unico genere. Al suo interno si muovono personaggi credibili che affrontano situazioni al limite della credibilità. Ma le relazioni (e le reazioni) sono autentiche, hanno il sapore della vita vissuta: anche per gli attori che li interpretano. Ne abbiamo parlato con il regista e parte del cast. "Troppa grazia è un film stra-ordinario in cui si ride molto. una lettera d'amore e un'ode pagana agli artisti". Elio e Alba, nel film la vostra sembra una coppia rodata da tempo: come avete raggiunto quel livello di familiarità, da attori?
Elio Germano: Alba ed io ci conosciamo da tanti anni, abbiamo cominciato a lavorare insieme quando lei era appena uscita da Centro Sperimentale e ci troviamo bene. Inoltre ogni film di Zanasi è compartecipato: la sceneggiatura è molto precisa, ma lui è pronto a metterne in discussione ogni aspetto e personaggio, il che apre la strada a far emergere più gli esseri umani che i performer.
Alba Rohrwacher: La forza del rapporto fra i nostri due caratteri era già in sceneggiatura. C'è una scena bellissima che descrive perfettamente la fine di un amore fra due che si sono amati profondamente e che in qualche modo non riusciranno mai a lasciarsi. Prima di rivederlo sul grande schermo non avevo capito che Troppa grazia fosse una storia d'amore, e che le scene fra me ed Elio fossero lo scheletro attorno a cui tutta la vicenda si animava.

Alba, come si è rapportata con Hadas Yaron, che interpreta il ruolo della Madonna?
Alba: Quando ho conosciuto Hadas ho provato subito un sentimento di vicinanza con lei che ha facilitato il nostro rapporto artistico. Poi ci siamo trovate insieme nel campo in cui Lucia vede per la prima volta la Madonna, e quando Hadas è arrivata un venticello le ha sollevato il velo dal capo. Era come se si fosse materializzata improvvisamente, nella maniera più semplice, e da lì siamo partiti. Poi abbiamo lavorato molto di improvvisazione, guidate dalle voci di Gianni Zanasi. La scena della lotta è stata impegnativa e divertente: sono portata all'autoflagellazione, ma in genere è interiore, qui invece ha raggiunto livelli fisici notevoli, dato che si è trattato di prendersi seriamente a schiaffi (ride).

Terzani rivive in La fine è il mio inizio, tratto dall'omonimo libro di memorie.

Ogni casa è illuminata

venerdì 25 marzo 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Ogni casa è illuminata Parla svelto, Folco Terzani, senza accento, e sembra un fiume in piena. Ha 41 anni ma ne dimostra dieci di meno, con i capelli lunghi e i jeans da ragazzino, questo adulto bambino che spende fiumi di parole su suo padre ma di sé dice soltanto di esser venuto al mondo «in una valigia». A due settimane di vita era già su una nave che dall’America lo portava in Italia, poco dopo era a Singapore, e ancora attraverso l’Asia, infine in Cina, dove a 12 anni di giorno faceva l’alzabandiera e di sera piangeva di nascosto per non deludere il padre Tiziano. Un padre «ingombrante», un mostro sacro del giornalismo, corrispondente dal Vietnam e dalla Cina, che quando Folco era solo un’idea voleva chiamarlo Mao. E che prima di morire, spento da un tumore, proprio Folco ha voluto accanto a sé per raccontargli come la sua vita fosse cambiata, finalmente illuminata, e per raccogliere le sue memorie in un libro, "La fine è il mio inizio", che oggi è anche un film in sala dal 1 aprile. A presentarlo a Roma ci sono gli interpreti, Bruno Ganz, Elio Germano e Andrea Osvart, il regista Jo Baier e tutta la famiglia di Tiziano Terzani: la figlia Saskia, biondissima e mite, la moglie Angela, e Folco. Che da suo padre ha ereditato, prima di tutto, l’innata capacità di conquistare la scena.

Il nuovo film di Daniele Vicari al Festival del Cinema di Roma.

Il passato è una terra straniera, un inusuale thriller di formazione

domenica 26 ottobre 2008 - Gabriele Niola cinemanews

Il passato è una terra straniera, un inusuale thriller di formazione Ancora un film di genere per il Festival del Film di Roma ma questa volta insospettabilmente italiano. È infatti lo stesso Vicari che ha definito il suo Il passato è una terra straniera come film di genere, anche se non crede molto nell'utilità di tale definizione: "I generi ormai si mescolano in maniera inestricabile, le denominazioni thriller psicologico o romanzo di formazione sono definizioni di comodo utili a discutere".
E la discussione c'è stata come avviene ogni qualvolta un film italiano tenta di avventurarsi nel territorio del thriller e del poliziesco senza guardare ai modelli americani più scontati e nemmeno a quelli nostrani.
Con dietro le spalle l'omonimo libro di Gianrico Carofiglio (di cui hanno ammesso tutti è stata usata solo una parte) Daniele Vicari ha orchestrato assieme ai suoi sceneggiatori una storia dall'impianto molto simile a quello di un altro suo film Velocità massima: due uomini che collaborano "professionalmente" nel cui rapporto si inseriscono anche i legami personali che stringono con altre persone.

Esce il secondo film di Paolo Franchi: vicende critiche di figli di padri illustri e ingombranti.

Nessuna qualità agli eroi: Nel nome del padre e in assenza del padre

giovedì 27 marzo 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Nessuna qualità agli eroi: Nel nome del padre e in assenza del padre Dopo La spettatrice, storia di una giovane donna che osserva la vita degli altri dietro il vetro di una finestra, Paolo Franchi torna con un'opera nevrotica e dolorosa ma soprattutto con un'idea di cinema accostato alla psicanalisi, probabilmente per quel carattere di sogno collettivo che il cinema spesso possiede o per le dinamiche di proiezione e di identificazione che sollecita. Al centro di Nessuna qualità agli eroi ci sono due padri illustri, ingombranti e (quasi) invisibili, che hanno controllato e condizionato l'esistenza dei propri figli, incapaci di vivere e di crescere se non in un rapporto di dipendenza rabbiosa dal genitore, oggetto di amore e di odio autodistruttivo. Elio Germano interpreta Luca, il figlio disadattato di un usuraio che prende a modello della sua "realizzazione" il broker assicurativo di Bruno Todeschini, figlio integrato di un artista deceduto. In mezzo a loro c'è la grazia di Irène Jacob, moglie e "spettatrice" di quel poco che resta da guardare con affetto. La solitudine, l'incomunicabilità, la pesantezza terrena dei corpi e dei desideri, l'afasia dei personaggi che diventa afasia del vivere, sono alcuni dei temi che legano La spettatrice a Nessuna qualità agli eroi, due film che si muovono sotto il segno della follia in quanto infelicità. L'opera non riconciliata di Paolo Franchi dimostra un'infaticabilità artistica, un'inesauribile voglia di capire e l'irrequietezza di porsi nuovi interrogativi.

Dopo le prime esperienze televisive il giovane attore romano ha ingranato la marcia superiore.

5x1: Elio Germano, dalla tv al David di Donatello

martedì 26 febbraio 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Elio Germano, dalla tv al David di Donatello Sfogliando con attenzione il curriculum di Elio Germano si scopre un attore senza esitazioni, che va per la sua strada, convinto che un giorno arriverà da qualche parte. A vederlo oggi, dopo i meritatissimi premi come Miglior Attore ai David di Donatello e il Globo d'oro come rivelazione dell'anno per Mio fratello è figlio unico, si capisce come anche le parentesi televisive e con i fratelli Vanzina abbiano sortito un effetto. Quello di dire addio agli snobismi, per essere attore a 360°, non solo sembrarlo, accettando tutte le sfide. È la storia di un ragazzo che, anche dopo la meritata popolarità, sceglie di vivere al Corviale, problematica periferia di Roma, tra gli amici di sempre, all'insegna dell'essere e non del sembrare. Niente baretti o ponti con i lucchetti per Elio. Nella sua storia c'è stato Daniele Luchetti, che in Mio fratello è figlio unico lo ha affiancato all'astro di Scamarcio. Inutile dire come Elio ne sia uscito assoluto vincitore.
Ora Germano vuole dimostrarci che Il mattino ha l'oro in bocca, accettando la difficile sfida di interpretare un film biografico su un personaggio che non è morto ma, anzi, è vivo e vegeto e nel pieno del successo professionale, quel Marco Baldini che con "Il giocatore" ha raccontato il suo personalissimo demone del gioco d'azzardo. Chissà Elio come ce lo descriverà…

Francesco Patierno adatta (liberamente) Il giocatore di Marco Baldini per il grande schermo.

Il mattino ha l'oro in bocca: storia di un giocatore d'azzardo

mercoledì 20 febbraio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Il mattino ha l'oro in bocca: storia di un giocatore d'azzardo La storia di Marco Baldini - dj e storico socio di Fiorello - la conoscono tutti. Chi non ha letto la sua autobiografia, "Il giocatore (ogni scommessa è un debito)", la conosce attraverso i suoi racconti in radio e in tv. Ed è proprio sulle registrazioni originali di Baldini e sui racconti di amici e conoscenti che Francesco Patierno ha basato Il mattino ha l'oro in bocca, film liberamente tratto dal libro. "Abbiamo scelto di raccontare la storia di Baldini mantenendo una certa distanza sia per quanto riguarda l'interpretazione degli attori che per la storia prendendoci delle libertà" ha spiegato il regista. "Ci siamo ispirati maggiormente alle registrazioni di quando lavorava alla radio fiorentina e quelle di Radio Deejay firmate insieme a Fiorello, e in particolare alle loro storie leggendarie raccontate da chi li conosceva".

Volevo nascondermi

Volevo nascondermi

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,99)
Un film di Giorgio Diritti. Con Elio Germano, Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo, Pietro Traldi, Orietta Notari, Andrea Gherpelli.
continua»

Genere Biografico, - Italia 2020. Uscita 04/03/2020.
L'uomo senza gravità

L'uomo senza gravità

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,78)
Un film di Marco Bonfanti. Con Elio Germano, Michela Cescon, Elena Cotta, Silvia D'Amico, Vincent Scarito, Pietro Pescara, Jennifer Brokshi, Andrea Pennacchi.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2019. Uscita 21/10/2019.
Troppa grazia

Troppa grazia

* * * - -
(mymonetro: 3,31)
Un film di Gianni Zanasi. Con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli.
continua»

Genere Commedia, - Italia, Spagna, Grecia 2018. Uscita 22/11/2018.
Io sono Tempesta

Io sono Tempesta

* * - - -
(mymonetro: 2,21)
Un film di Daniele Luchetti. Con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini, Marcello Fonte.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2018. Uscita 12/04/2018.
La tenerezza

La tenerezza

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,68)
Un film di Gianni Amelio. Con Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2017. Uscita 24/04/2017.
Filmografia di Elio Germano »

mercoledì 27 maggio 2020 - Annunciate le candidature ai premi di quest’anno che verranno consegnati a fine giugno. 

Nastri d’Argento 2020 - Si dividono il primato Favolacce e Pinocchio

a cura della redazione cinemanews

Nastri d’Argento 2020 - Si dividono il primato Favolacce e Pinocchio Favolacce (guarda la video recensione) con gli applausi e l’Orso d’argento conquistato a Berlino e il Pinocchio (guarda la video recensione) di Matteo Garrone, con un racconto che ancora una volta ha incantato il grande pubblico - testa a testa, con 9 nomination ciascuno - sono i film più candidati ai Nastri d’Argento 2020. A contendersi il Nastro per il miglior film anche Gli anni più belli (guarda la video recensione) di Gabriele Muccino, Hammamet (guarda la video recensione) di Gianni Amelio e La Dea Fortuna (guarda la video recensione) di Ferzan Ozpetek.

Annuncio ufficiale a Roma, rispettando una tradizione, anche se quest’anno in diretta streaming, dal MAXXI - il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo - per le candidature della 74.ma edizione dei Nastri d’Argento con la quale i Giornalisti Cinematografici mai come quest’anno vogliono essere solidali con il cinema senza lavoro: migliaia di operatori del settore, con gli autori e i protagonisti, che ancora non possono tornare al lavoro. Proprio come i film non riescono ancora ad uscire in sala.
Tornando alle candidature: Gli anni più belli (guarda la video recensione), con 8 nomination, è anche tra i film più candidati di quest’anno insieme a La Dea Fortuna (guarda la video recensione), Il Sindaco del Rione Sanità (guarda la video recensione) di Mario Martone e Martin Eden (guarda la video recensione) di Pietro Marcello (questi ultimi, 7 nomination ciascuno). Con cinque candidature li inseguono Hammamet (guarda la video recensione) di Gianni Amelio, Tornare di Cristina Comencini, Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione) di Gabriele Salvatores e Il primo Natale (guarda la video recensione) di Ficarra e Picone, in cinquina per la migliore commedia dell’anno con Figli (guarda la video recensione), l’ultimo film scritto da Mattia Torre diretto da Giuseppe Bonito, Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, Odio l’estate (guarda la video recensione) di Massimo Venier e Tolo tolo (guarda la video recensione) di Luca Medici.

Sei, quest’anno, gli autori delle opere prime in gara, più difficili da scegliere per la qualità e la varietà di uno scouting tra i più interessanti degli ultimi anni: Stefano Cipani con Mio fratello rincorre i dinosauri (guarda la video recensione), Marco D’Amore con L’Immortale (guarda la video recensione), Roberto De Feo con The Nest, Ginevra Elkann con Magari (guarda la video recensione), Carlo Sironi con Sole (guarda la video recensione) e Igor Tuveri (Igort) con 5 è il numero perfetto

Sono stati già annunciati, li ricordiamo, il Nastro dell’anno per Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti, che premia il regista, i produttori (Carlo Degli Esposti e Nicola Serra per Palomar e Paolo Del Brocco per Rai Cinema), lo straordinario protagonista Elio Germano (con un Nastro collettivo per l’intera squadra dei collaboratori tecnici) e il Nastro alla carriera a Toni Servillo. Il Direttivo come sempre, assegnerà intanto anche alcuni riconoscimenti speciali: il Nastro europeo e il Nastro della legalità, il Premio SIAE per la sceneggiatura e il Nuovoimaie destinato dallo scorso anno ai doppiatori professionisti e, infine, i Premi  Biraghi e il  Bonacchi per giovani attrici e attori.

martedì 26 maggio 2020 - All’attore il Nastro d’Argento alla carriera che gli verrà consegnato durante la cerimonia di fine giugno. 

Nastri d’Argento 2020, riconoscimento alla carriera a Toni Servillo

a cura della redazione cinemanews

Nastri d’Argento 2020, riconoscimento alla carriera a Toni Servillo Va a Toni Servillo il Nastro d’Argento alla carriera 2020, riconoscimento che il Direttivo dei Giornalisti Cinematografici assegna tradizionalmente, oltre il verdetto che annualmente premia i migliori dell’anno attraverso il voto degli iscritti al Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani che assegna i Nastri dal 1946. Queste le motivazioni: 
 
"Un protagonista che continua a lasciare il segno regalandoci personaggi e interpretazioni sempre indimenticabili, nel cinema quest’anno con L’uomo del labirinto di Donato Carrisi, 5 è il numero perfetto, film d’esordio di Igort e, anche nel doppiaggio, con la bellissima voce di Leonzio in un piccolo gioiello come La famosa invasione degli orsi in Sicilia (guarda la video recensione) di Lorenzo Mattotti”, si legge nella motivazione. “È un perfezionismo, il suo, che continua ad affascinarci e fa la differenza anche nella qualità, nata oltre lo schermo e prima dello schermo, nel suo fare teatro”.
“Personaggi come i sorrentiniani Tony Pisapia de L’uomo in più, Il Divo Giulio o Jep Gambardella che a Hollywood piace perfino per le giacche o il Titta de Le conseguenze dell’amore, sono icone in un quarantennio di performance che,  tra teatro e cinema, continuano a sorprendere il pubblico come la stampa e la critica” sottolinea  ancora, a nome  dei Giornalisti Cinematografici, Laura Delli Colli “senza dimenticare le inquietudini di certi inquirenti che - dal Commissario de La ragazza del lago all’agente Vogel de La ragazza nella nebbia (guarda la video recensione) fino all’investigatore Genko de L’uomo del labirinto – ci regalano, tra il  giallo e il noir, un’altra gamma delle sue interpretazioni”.
 
Toni Servillo riceverà il Nastro alla carriera - come i vincitori del Nastro dell’Anno andato al film di Giorgio Diritti Volevo Nascondermi (guarda la video recensione) con Elio Germano – nel corso della serata di premiazione prevista alla fine di Giugno a Roma, dopo il voto che assegnerà i premi tra i candidati che saranno annunciati domani.

   

martedì 26 maggio 2020 - Il film ha inaugurato la piattaforma #iorestoinsala preceduto dalla presentazione LIVE dei due registi, i fratelli D’Innocenzo.

Favolacce, un double act che non manca mai di lasciare il segno

Tommaso Tocci cinemanews

Favolacce, un double act che non manca mai di lasciare il segno Un grande impatto all’ultimo Festival di Berlino, culminato nel premio per la Miglior Sceneggiatura, un successo costruito sulle promesse del loro esordio (La terra dell’abbastanza) e ora un percorso in sala annunciato ma dirottato online a causa dell’emergenza sanitaria. I fratelli D’Innocenzo - scrittori, registi e personaggi del nuovo cinema italiano - accompagnano l’uscita del film che li consacra con una presentazione in diretta, questa sera dalle 20.00, moderati da Paolo Mereghetti, prima della proiezione del loro ultimo lavoro alle 20.30 nell’ambito del lancio della nuova piattaforma #iorestoinsala su cui il film sarà visibile.

Per certi versi non poteva essere altrimenti, dato che il profilo dei due gemelli è inestricabile dal film stesso, con la mitologia dell’uno costruita in modo non meno complesso di quella degli altri.


Favolacce è la storia di un’estate avvelenata che appiccica il malessere esistenziale sulla pelle lucida dei suoi personaggi, un collettivo di famiglie piccolo borghesi intrappolate nei loro villini a schiera alla periferia di Roma.
Tommaso Tocci, MYmovies.it
La terra dell’abbastanza, nel suo manierismo quasi rispettoso, trattava luoghi del reale, duri e storicizzati. Con Favolacce, il salto più grande e più riuscito dei D’Innocenzo è invece nell’astrazione di un luogo indefinibile, in cui si ritrova la satira sociale e asfissiante del più grande analista della suburbia americana, Todd Solondz, così come un remix di tante coordinate del cinema italiano, quelle nate per commedia negli anni Sessanta e finite nel grottesco negli anni Settanta, come a sfumare ciò che siamo soliti dare per scontato in termini di classe, territorio, alto e basso, indagine antropologica.

Potrebbe essere, quella dei D’Innocenzo, un’Italia popolare in versione alternativa, cronaca di un paese che in passato ha imboccato dei binari diversi. Al tempo stesso è intimamente riconoscibile, e anzi a volte sembra voler rendere complice lo spettatore della miseria che mette in scena. D’altronde lo schema è quello della favola, della dimensione altra, allegorica. Più che “c’era una volta”, poteva e potrà esserci.

La storia di queste famiglie, capeggiate dal padre incerto e irascibile di Elio Germano, è filtrata da un narratore, come ne Il nastro bianco di Haneke, che omette e sorvola; le loro piccole e grandi meschinità sono spiate ad altezza bambino dai loro figli, che assorbono e respingono; oppure sono distanziate dall’inquadratura aerea, che le omologa e forse le perdona.

La sfida più ardita di Favolacce è proprio quella di decidere quali sono i frutti della sua satira, da chi e per chi è stata scritta, come quel manoscritto volutamente nebuloso che dà il via alla storia. Ci si può limitare all’accusa di questi “mostri” contemporanei? Quando la macchina da presa di Paolo Carnera si alza a guardarli, lo fa con empatia o con facile disprezzo?

Ai D’Innocenzo il compito di dirimere la questione, portando il loro “double act” - che non manca mai di lasciare il segno - nei salotti italiani mentre questi provano a vestirsi da cinema con le iniziative di #iorestoinsala. È già un mondo diverso rispetto a quello di febbraio, nel quale il film si è presentato al pubblico per la prima volta. La sua autopsia pressurizzata della realtà domestica, che sembra recintata da una barriera molto più minacciosa dei cespugli che corrono attorno alle villette, ha già cambiato significato ma continuerà a stimolare domande nel suo pubblico.
   

sabato 23 maggio 2020 - Opera seconda dei fratelli D'Innocenzo, il film ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura alla Berlinale.

Favolacce, la favola nera dei fratelli D'Innocenzo approda su MioCinema

a cura della redazione cinemanews

Favolacce, la favola nera dei fratelli D'Innocenzo approda su MioCinema Da sabato 23 maggio Favolacce (guarda la video recensione), dei fratelli D’Innocenzo sarà visibile su MioCinema.

Questa sera alle ore 21.00 il film sarà presentato al pubblico di MioCinema in diretta streaming dai suoi autori. 

Su MioCinema sarà infatti possibile ascoltare dalla voce dei due registi la presentazione dell’imperdibile favola nera che ha incendiato il cuore della critica al Festival di Berlino, dove il film è stato premiato per la Migliore sceneggiatura. Tra i protagonisti uno strepitoso Elio Germano. A dialogare con Damiano e Fabio D’Innocenzo, che dopo il sorprendente esordio de La Terra dell’abbastanza (guarda la video recensione), hanno confermato il proprio talento originale e graffiante, ci sarà il critico Goffredo Fofi.

Dopo l’appuntamento di sabato 23 maggio, il film sarà a disposizione sulla piattaforma, con le consuete modalità.

   

domenica 26 aprile 2020 - Una lettura moderna di Giacomo Leopardi impreziosita dall’interpretazione di Elio Germano. Disponibile gratuitamente in streaming. 

Consigliato on demand: Il giovane favoloso, di Mario Martone

a cura della redazione cinemanews

Consigliato on demand: Il giovane favoloso, di Mario Martone Il giovane favoloso inizia con la visione di tre bambini che giocano dietro una siepe, nel giardino di una casa austera. Sono i fratelli Leopardi, e la siepe è una di quelle oltre le quali Giacomo cercherà di gettare lo sguardo, trattenuto nel suo anelito di vita e di poesia da un padre severo e convinto che il destino dei figli fosse quello di dedicarsi allo "studio matto e disperatissimo" nella biblioteca di famiglia, senza mai confrontarsi con il mondo esterno.

Mario Martone comincia a raccontare il "suo" Leopardi proprio dalla giovinezza a Recanati, seguendo Giacomo nella ricerca costantemente osteggiata da Monaldo e da una madre bigotta e anaffettiva delineata in poche pennellate, lasciandoci intuire che sia stata altrettanto, e forse più, castrante del padre: sarà lei, più avanti, a prestare il volto a quella Natura ostile cui il poeta si rivolgerà per tutta la vita con profondo rancore e con la disperazione del figlio eternamente abbandonato.

Elio Germano, nei panni di Giacomo Leopardi, restituisce un’interpretazione struggente e del tutto postmoderna. 
Infatti la narrazione fornisce lo spaccato della vita dell’autore ma al tempo stesso una chiave di lettura del presente, sottolineata dalle musiche che vanno da Rossini alla musica elettronica del tedesco Sasha Ring (alias Apparat). Una rilettura che non manca della classica malinconia decantata però in maniera molto lontana dagli stantii testi scolastici. 

Il giovane favoloso è disponibile gratuitamente in streaming su RaiPlay. 
   

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