| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Cristiana Mainardi |
| Attori | Mauro Pagani, Manuel Agnelli, Arisa, Dori Ghezzi, Luciano Ligabue Mahmood, Marco Mengoni, Giuliano Sangiorgi, Badara Seck, Ornella Vanoni. |
| Uscita | lunedì 16 febbraio 2026 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | 3,58 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 12 febbraio 2026
Il documentario segue Mauro Pagani mentre, dopo aver perso temporaneamente la memoria, ricostruisce la propria identità intrecciando ricordi, musica e incontri con amici e colleghi. In Italia al Box Office Andando dove non so - Mauro Pagani, una vita da fuggiasco ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 21,2 mila euro e 20,5 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ci sono artisti che attraversano la musica senza mai porsi al centro della scena: presenze silenziose, quasi volutamente periferiche, ma dall'impronta indelebile. Mauro Pagani è uno di questi: profilo basso e mille idee, una riserva inesauribile di spunti sonori, capace di attraversare le epoche e di legarle con il filo invisibile del talento e della curiosità. Andando dove non so, documentario di Cristiana Mainardi, restituisce con misura e sensibilità la parabola di un musicista che ha fatto della discrezione una forma d'arte, accompagnando con la propria voce e i propri strumenti alcune delle pagine più alte della musica italiana.
La carriera di Pagani attraversa mondi apparentemente inconciliabili: la stagione del progressive rock, quella del cantautorato, l'esplorazione di linguaggi mediterranei che hanno riscritto le coordinate della canzone d'autore.
Dai primi anni con la Premiata Forneria Marconi - quando il rock italiano guardava a Londra con occhi sognanti - fino al sodalizio con Fabrizio De André, la sua traiettoria è un viaggio nella storia culturale del Paese. Creuza de Mä, capolavoro assoluto, non sarebbe esistito senza la sua intuizione e la sua ricerca musicale: Pagani ha costruito insieme a De André un universo sonoro nuovo, fatto di strumenti arcaici e visioni moderne, in cui il Mediterraneo diventa una lingua comune. Quasi una profezia sulle bellezze e le storture della difficile epoca che a Creuza è seguita. Il documentario traccia questa evoluzione con rispetto e una pacata linearità, assecondando il passo tranquillo del suo protagonista. Mainardi adotta uno stile sobrio, quasi classico, che riflette la personalità schiva e disciplinata di Pagani. La regia non cerca effetti o enfasi, ma lascia che siano le parole, i gesti e, soprattutto, la musica a parlare. I problemi di memoria che oggi affliggono il musicista diventano così il filo conduttore del racconto: frammenti, ricordi, immagini sgranate che si rincorrono, componendo il ritratto di un musicista che prova a riannodare i fili della propria vita attraverso il suono.
A emergere non è soltanto l'artista, ma l'uomo: curioso, gentile, privo di qualsiasi narcisismo. Pagani racconta se stesso con l'onestà di chi non ha bisogno di mitologie. È consapevole di aver attraversato stagioni irripetibili, ma guarda al passato senza nostalgia, con la serenità di chi ha saputo restare fedele a un'idea semplice di musica come condivisione e mestiere. E questa dimensione collettiva trova la sua incarnazione nelle Officine Meccaniche, lo studio di registrazione che ha fondato a Milano, divenuto negli anni una vera fucina di creatività. Nel film scorrono i volti di molti compagni di viaggio - da Giuliano Sangiorgi a Manuel Agnelli - che testimoniano quanto la sua figura sia stata, e continui a essere, un punto di riferimento silenzioso per generazioni di musicisti. Tutti riconoscono in Pagani non solo un maestro, ma un amico: un uomo capace di ascoltare prima di suonare, di costruire armonie anche fuori dallo spartito. Andando dove non so è un titolo perfetto per definire la sua traiettoria: un viaggio continuo, aperto, senza coordinate fisse. Un ritratto in levare, non agiografico, elegante e discreto, come la sua musica. In un panorama dominato dall'urgenza dell'immagine, la figura di Mauro Pagani - e il modo in cui il documentario la racconta - è un antidoto prezioso: ci ricorda che la grandezza può stare anche nella misura, nell'ascolto, nella capacità di non occupare tutto lo spazio. La sua voce, come i suoi arrangiamenti, continua a vibrare, nei solchi di una storia collettiva che forse non si è mai davvero interrotta.
Viaggio all?interno dell?anima splendida del Maestro Mauro Pagani, girato magistralmente, tra l?altro esordio alla regia.Uno dei migliori documentari che ho visto.
"Ti ricordi il sogno, ma sempre meno i particolari. Sul sogno avevamo costruito tutto. Anche la musica era costruita sul sogno". Mauro Pagani si racconta e ricorda anche il suo grave problema di salute che lo ha colpito, senza timore e senza nascondersi. Da bambino viveva in disparte e da subito i suoi compagni di viaggi divennero viaggiatori sulle barche a vela.